Visualizzazione post con etichetta FECRIS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FECRIS. Mostra tutti i post

giovedì 10 gennaio 2019

Il caso dello psicologo Luigi Corvaglia: gli «anti-sette» sono attendibili o manipolano l’informazione?

Tra le figure attualmente più in vista nel chiacchierato sottobosco italiano delle associazioni «anti-sette», oggigiorno in auge è indubbiamente Luigi Corvaglia, psicologo dipendente dell’ASL di Bari nonché presidente del chiacchierato CeSAP, il «centro studi» improntato alla lotta contro i nuovi movimenti religiosi fondato dalla sua amica e collaboratrice Lorita Tinelli; oltre a dirigere un «SerT», Corvaglia si fregia altresì del ruolo di membro del comitato direttivo della controversa organizzazione europea FECRIS, mentre da ateo conclamato (e apertamente anticlericale, se non addirittura antireligioso tout-court) assieme a un prete (don Aldo Buonaiuto) è parte integrante della struttura che fa da sfondo ideologico al discutibile operato della «Squadra Anti-Sette» (SAS) del Ministero dell’Interno. Qui una sua foto recentissima.


Di Luigi Corvaglia e della tattica «anti-sette» (ormai conclamata) di sfruttare il cancan mediatico ai danni dei movimenti religiosi «alternativi» per procurare vantaggi economici e popolarità per le categorie dei presunti esperti (dalla difficile credibilità), dei «documentaristi» improvvisati, dei giornalisti compiacenti o degli ex membri vendicativi con lampanti secondi fini, abbiamo già dato conto più volte in precedenza.

Avevamo anche documentato l’inesattezza e la tendenziosità insiste nel tentativo compiuto da Luigi Corvaglia di difendere la teoria «anti-sette» del «lavaggio del cervello», ormai ampiamente screditata dalla comunità accademica. Rilievi, i nostri, che non solo si sono rivelati corretti, ma sono stati addirittura confermati in pieno dai successivi colloqui «virtuali» intercorsi online proprio con lo psicologo leccese.

A quello scambio di commenti sulla pagina Facebook del nostro blog, fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dello scorso anno, ne seguì un ulteriore in cui Luigi Corvaglia da un lato mostrò l’indubbio pregio (alquanto fuori dal comune fra i suoi colleghi «anti-sette» più estremisti) di non sottrarsi alle nostre critiche e di rendersi disponibile ad un contraddittorio, dall’altro lato non riuscì a dare spiegazioni e risposte tali da permetterci di modificare le nostre conclusioni; al contrario, non poté che fornirci delle conferme definitive che a certe nostre obiezioni non vi è alcun’altra risposta se non la constatazione della (triste) realtà delle stesse. Due punti, fra tutti quelli toccati in quel frizzante «carteggio» pubblico online, li riportiamo qui per esemplificare a dovere l’esito delle nostre osservazioni.

Avevamo contestato allo psicologo Luigi Corvaglia di essere in un certo senso venuto meno ai suoi stessi principi epistemologici nel momento in cui afferma, quali «verità indiscusse», i soliti elementi dell’ideologia «anti-sette» ai danni dei nuovi movimenti religiosi. La sua risposta fu l’ammissione (certamente condivisibile) che «le conoscenze scientifiche sono SEMPRE discusse e MAI definitive. Non sono verità di fede. È per questo che le teorie sulla manipolazione mentale - la stragrande maggioranza delle quali non condivido io stesso - sono scientifiche, proprio perché popperianamente falsificabili». Dieci e lode. Peccato, però, che quando poi va in TV per pubblicizzare il CeSAP e la propria attività di psicologo per «curare» le ipotetiche «vittime» di presunte «sette», ciò che ne risulta siano i soliti, triti e ritriti «dogmi» e anatemi tipici della sua ideologia:


L’altra profonda contraddizione è quella relativa alla succitata FECRIS: insistentemente abbiamo rimarcato che il ruolo di Luigi Corvaglia quale dirigente di tale organizzazione «anti-sette» europea dovrebbe farlo riflettere profondamente sulle modalità e sulle conseguenza della propaganda portata avanti da quell’ente e da tutte le associazioni ad esso (e quindi a lui medesimo) collegate o subordinate. Le sue risposte sono variate da un iniziale «non è neppure vero che io presieda addirittura “un blocco di associazioni”», salvo poi confermare appieno il proprio «ruolo ufficiale (…) di componente del comitato direttivo», passando per un «io potrò anche parlare a nome di altri proprio per quel minimo di rappresentatività che ho (e che lei esagera), ma altri non parlano a nome mio», per approdare al traballante alibi «al 99 per cento non conosco (…) le persone che costituiscono il "blocco di associazioni" che dovrei presiedere». Quando però gli sono stati fatti nomi e cognomi di una dozzina di militanti con cui collabora, non ha potuto che ammettere di sapere perfettamente chi siano e ribadire di «riconoscermi nella filosofia e nelle azioni di FECRIS, rappresentata in Italia da cesap e favis». E stando a quanto egli stesso pubblica su Facebook, non potrebbe mai negare di trovarsi spesso allo stesso tavolo con vari esponenti «anti-sette» europei e di frequentarli anche al di là degli appuntamenti «professionali».

Vi sarebbe altresì spazio per l’asserto secondo cui a Luigi Corvaglia non piacciono gli attacchi basati «sulla demolizione della persona più che alle idee, sul dileggio più che sull’argomento»: basterebbe ricordare alcuni suoi post come quelli su Madre Teresa di Calcutta per non parlare di certe violenze verbali da parte della sua amica e collega Lorita Tinelli (ampiamente documentate nel nostro e in altri blog e siti Web), ma sospendiamo un momento questo punto per riprenderlo fra poco.

In altri termini, fra gli «anti-sette» regna una costante contraddittorietà, documentata ormai da una miriade di elementi concreti (e principalmente desunti dalle loro stesse dichiarazioni ed esternazioni) che può trovare una spiegazione valida solamente nella finalità che legano assieme soggetti tanto diversi: il lucro, il profitto, il vantaggio personale.

Poco importa a Luigi Corvaglia se il verbo propagato dalla Chiesa Cattolica è quanto di più lontano potrebbe esserci dalle sue vedute: tutto fa brodo, se grazie a don Aldo Buonaiuto la «Squadra Anti-Sette» è diventata ormai un prodotto mediatico per la «grande distribuzione» dei talk-show da «TV spazzatura».

Poco importa se accanto al CeSAP c’è un’associazione diretta da due o tre facinorosi come AIVS, il cui presidente Toni Occhiello coglie occasioni a più non posso per infamare senza ritegno la religione di cui ha fatto parte per trent’anni.

Poco importa se la screditata teoria della «manipolazione mentale» viene invocata per fare pressione sul parlamento affinché ripristini il reato fascista di «plagio»: chi come Luigi Corvaglia si definisce «un libertario» (convinto di «una irriducibile sovranità individuale che non può essere violata da alcun potere o pretesa del singolo o della collettività») dovrebbe insorgere come fecero gli intellettuali di cinquant’anni fa e battersi a spada tratta per difendere i propri valori (sacrosanti, oseremmo dire) da un’iniziativa liberticida.

Tutto ciò non avviene per un fatto alquanto semplice: pecunia non olet, è più conveniente infischiarsi dei principi asseriti pubblicamente come propri e insindacabili, ma operativamente traditi in pieno.

Tale spiegazione e il movente che abbiamo così individuato risultano fra l’altro illuminanti anche come chiave di lettura di un ulteriore elemento che riteniamo completi il quadro. Lo citiamo ricordando quell’emblematico assunto secondo cui Luigi Corvaglia disdegna gli attacchi «ad hominem».

Si noti come a più riprese lo psicologo pugliese prenda di mira un (vero) esperto di religioni e sette, il prof. Massimo Introvigne. Citiamo ad esempio solo l’ultima delle sue critiche, risalente alla scorsa settimana:


Se si fosse documentato almeno un pochino invece di abbandonarsi a quella che ha tutta l’aria di essere mera invidia, lo psicologo Luigi Corvaglia non solo non si sarebbe «perso», ma avrebbe facilmente trovato quanto noi abbiamo rinvenuto con una semplice ricerca in Internet, ossia questo articolo de «La Stampa» in cui il diretto interessato dichiara quanto segue:

Non ho nessuna difficoltà a confessare di essermi sbagliato. Come molti altri, vedevo i buoni frutti della congregazione dei Legionari di Cristo e avevo difficoltà a convincermi che potessero venire da una radice perversa. Sapevo anche che il beato Giovanni Paolo II – come il film non manca di ricordare – credeva all’innocenza di padre Maciel. Avevo torto io, e aveva ragione il cardinale Ratzinger che invece fin dall’inizio riteneva colpevole il fondatore dei Legionari di Cristo. Mi è già capitato di fare ammenda – in pubblico, con una lettera letta al congresso dell’International Cultic Studies Association tenuto a Montreal nel 2012 – per una posizione sbagliata che può avere arrecato dolore ad autentiche vittime dei crimini di padre Maciel.

Per inciso: l’articolo andrebbe peraltro letto integralmente per capire non solo come la piaga della pedofilia nel clero sia un tema profondamente sentito e all’attenzione in Vaticano perché i suoi effetti devastanti non potranno mai essere negati da alcuno, ma anche come la propaganda mediatica contro la Chiesa Cattolica sia talvolta tanto strumentale e maliziosa da somigliare parecchio a quella regolarmente messa in atto contro i nuovi movimenti religiosi.

Ma tornando al post di Luigi Corvaglia, nei commenti si osserva una chiosa che elimina qualsiasi dubbio sul fatto che lo psicologo del «SerT» abbia sottoposto il proprio giudizio a una qualche forma di riesame:


Si noti il commento di Lorita Tinelli, che non perde l’occasione per dimostrare la propria inattendibilità: non solo le scuse di cui parla si sono verificate diversi anni or sono, ma se si parla di onestà e di umiltà qualcuno dovrebbe soppesare con estrema cautela le proprie parole per non rischiare di venire clamorosamente smentito.

E qui si apre un ulteriore siparietto, che mostra come la manipolazione delle informazioni ad opera dei dirigenti del CeSAP finisca per tradursi nella diffusione di «fake news» da parte dei loro adepti.

Sì, perché il Pier Paolo Caselli al quale Corvaglia ha appena somministrato la propria «perla di saggezza» ai danni della reputazione di un esperto internazionale come il prof. Massimo Introvigne, è lo stesso soggetto di cui abbiamo parlato ai primordi del nostro blog in quanto arcinoto ammiratore di Lorita Tinelli e altrettanto arcinoto persecutore online della studiosa Simonetta Po. Teorema che non fallisce nemmeno questa volta. Infatti il ringraziamento di Caselli a Corvaglia porta l’ora delle 15:34, e appena nove minuti più tardi il cinquantacinquenne vicentino ha già riversato in forma di gossip la diceria sul gruppo di discussione Google su Scientology curato proprio dalla Po:


Si noti peraltro la modalità di relazione della «notizia»: il post di Luigi Corvaglia e la domanda di Caselli diventa «mi è stato riferito» (ma in realtà è Caselli che ha chiesto chiarimenti, perché evidentemente non ne sapeva nulla), un illustre sociologo di fama internazionale diventa «un ben noto esponente anti anti-sette», e la menzogna a proposito della «copertura» dei pedofili diventa un fatto che viene dato quasi per sottinteso.

Ma mentre a un soggetto come Caselli più di tot non si può rimproverare se non la lampante facilità con cui il suo giudizio viene fuorviato da chi secondo lui è il detentore della «verità», al contrario ben più grave è la faziosità di tale operato se a portarla avanti è l’esponente di un’istituzione europea come la FECRIS, la cui influenza si estende ben oltre il già vasto distretto della città che la finanzia (Parigi) e raggiunge zone lontane come la Russia e la Cina attraversando il vecchio continente tutto, alimentando direttamente odio e persecuzioni religiose anche violente.

sabato 8 dicembre 2018

Paradossi «anti-sette», Maurizio Alessandrini: un abuso della professione di psicologo?

Una settimana fa il sito Internet «Ananke News» (che sembra a poco a poco divenire l’organo di stampa ufficiale della controversa associazione «anti-sette» FAVIS), ha pubblicato un articolo scritto «per la redazione» da Maurizio Alessandrini, dal significativo titolo, esposto tutto in maiuscolo, «Sul condizionamento psicologico e fisico per fini non etici: santoni, guru e culti distruttivi della personalità».

Non si dimentichi che FAVIS è, assieme al CeSAP, sigla italiana referente della discussa organizzazione europea FECRIS, nonché consulente della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno).


L’articolo di Maurizio Alessandrini si propone infatti di illustrare «un breve elenco, non esaustivo, delle situazioni che producono, anche involontariamente, dei condizionamenti moralmente ammessi e socialmente accettati e condivisi» nell’ambito dei «nostri rapporti sociali» (da notare che nella frase originale è contenuta un’improprietà pronominale, un «ne» di troppo, che non può non segnalare di per sé qualcosa a proposito della preparazione dell’estensore).

Ma sorvoliamo sulle lacune linguistiche e andiamo al sodo. Afferma il presidente di FAVIS:

Il patrimonio più prezioso che l’essere umano possiede è la salute della propria mente, intesa come capacità di intendere, di volere, di autodeterminarsi, di discernere, di rapportarsi con gli altri e la realtà esterna. In Italia esiste di fatto il ‘diritto a manipolare e plagiare’ gli altri esseri umani, e non il contrario, purtroppo.

Chi non conoscesse le (non-)qualifiche e i trascorsi di Maurizio Alessandrini, potrebbe pensare che, se costui parla di salute mentale e di capacità di intendere e volere, debba essere uno psichiatra. Il disorientamento subentra invece repentino nel momento in cui, con un considerevole balzo acrobatico, l’ex ragioniere in pensione si improvvisa addirittura giurista. Che sia divenuto d’un tratto una sorta di tuttologo?

Vediamo cosa ha detto suo figlio Fabio qualche anno fa a tal proposito:


Il seguito dell’articolo ripropone le solite tesi «anti-sette», trite e ritrite, che non ci arrischieremo nemmeno a commentare poiché sono già state oggetto di ampie trattazioni e confutazioni da parte di accademici e di esperti (veri) di religioni, sette e movimenti religiosi, tanto quanto dagli analisti della fenomenologia dei movimenti «anti-sette».

Ciò che però ha carpito la nostra attenzione è come un ex ragioniere vada discettando di abusi psicologici, di integrità psichica, di personalità, di problemi relazionali, di condizionamento emozionale affettivo, di perdita della capacità critica, ecc. Tutti aspetti e fattori che afferiscono evidentemente al campo della psicologia, la quale viene definita dal vocabolario Treccani come «scienza che studia la psiche, che analizza i fenomeni e i processi psichici». Il lemma enciclopedico della medesima opera specifica ulteriormente che la psicologia tratta «i processi psichici, coscienti e inconsci, cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero ecc.) e dinamici (emozioni, motivazioni, personalità ecc.)».

La domanda sorge spontanea: perché la psicologa «anti-sette» Lorita Tinelli non è saltata al collo di Maurizio Alessandrini gridando all’abuso di professione di psicologo, come usa fare sin troppo spesso? E sì che l’usurpazione dell’ambito di competenza è lampante. Oppure, data l’amicizia che li lega, perché non gli ha almeno fatto pubblicamente osservazione mettendo in luce l’incongruenza del suo agire e l’impropria invasione di campo?

E perché la redazione di «Ananke News» ha lasciato correre, sebbene sia costituita da figure che possono invece accampare delle competenze specifiche nell’ambito della pedagogia e della psicologia?

Evidentemente, fa più comodo lasciar mano libera a chi non ha mai studiato seriamente i meccanismi della psiche ma vuole ammantarsi di una presunta conoscenza degli stessi per corroborare tesi controverse ai danni di gruppi minoritari.

Ulteriore menzione andrebbe fatta per il modo come l’ex ragioniere della Provincia di Rimini si improvvisa anche giureconsulto: «Dopo l’abrogazione dell’art. 600 del c.p. (Reato di plagio) avvenuta nel giugno 1981, si è creato un vuoto normativo con conseguente vuoto di tutela». A parte il fatto che l’articolo era il 603 (approvato con Regio Decreto del 19 ottobre 1930, in pieno periodo fascista) e non il 600 («riduzione in schiavitù»), il presidente di FAVIS dovrebbe spiegare con quale criterio egli ritiene se stesso superiore per capacità di valutazione a un collegio giudicante di magistrati della Corte Costituzionale (sic!) e per giunta con un’unica, lapidaria frase a fronte di un’intera, organica e argomentata sentenza. Noi non siamo riusciti a darci una spiegazione di tale sbalorditivo fenomeno.

Conclude Maurizio Alessandrini la sua trattazione con questa frase:

Nel frattempo inquirenti e investigatori debbono procedere all’individuazione dei reati – singoli o plurimi – connessi alle varie casistiche settarie.

Si riferiva forse alla condotta posta in essere da lui medesimo con quel suo articolo, che rasenta l’abuso della professione di psicologo?

Si riferiva invece al «settarismo» evidenziato dai suoi stessi compari «anti-sette»?

Si riferiva alla disinformazione e alla manipolazione dei fatti messa in atto mediante la propaganda ideologica contro individui e associazioni «non conformi» alle sue vedute?

Oppure si riferiva ai soprusi familiari raccontati proprio da suo figlio Fabio, dai quali quest’ultimo fu costretto a fuggire vent’anni fa?


Non è dato sapere a cosa si riferisse davvero: l’unica cosa evidente è la solita, certificata, disarmante contraddittorietà «anti-sette».

sabato 1 dicembre 2018

Genesi di un militante «anti-sette»: Lorita Tinelli e… una vendetta d’amore?

La figura di Lorita Tinelli, psicologa «anti-sette» del CeSAP, emerge di frequente nei vari post del nostro blog che trattano delle diverse ingiustizie commesse dai militanti contro i movimenti spirituali «non tradizionali». Di fatto, e come lei stessa ama raccontare ai mass media, l’attività lavorativa della Tinelli negli ultimi vent’anni è stata per la gran parte ipotecata dalla propaganda contro tutti i gruppi religiosi minoritari, con particolare attenzione ai Testimoni di Geova. Con l’andar del tempo, il CeSAP è poi diventato parte di un piccolo gruppo di associazioni italiane (che solo pochi giornalisti hanno il coraggio di descrivere per ciò che sono e fanno veramente) entrate nell’orbita della controversa FECRIS (un’organizzazione europea votata al contrasto continuo e intollerante verso la religiosità non convenzionale, finanziata dal governo francese) e divenute dalla fine del 2006 collaboratori della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno).

In molti si sono domandati la ragione di tanto astio da parte di Lorita Tinelli: un odio tanto costante e inflessibile da venire declinato quasi giornalmente in dichiarazioni ed articoli denigratori pubblicati sui suoi siti Internet, sui mass media di mezzo paese, su Facebook, in eventi pubblici, ecc.: mai una parola di riguardo, di rispetto, di comprensione, di curiosità genuina per le diverse rappresentazioni del divino o ricerche della spiritualità personale, mai un sincero apprezzamento per gli sforzi delle diverse congregazioni di integrarsi con la società o di contribuire ad un miglioramento delle comunità in cui si sono insediate. C’è spazio solo per testimonianze di apostati inviperiti, storie allarmanti (ma dalla dubbia attendibilità) che sovente vengono del tutto ridimensionate, accuse infamanti, recriminazioni e quant’altro.

Come giunge una psicologa, laureatasi appena pochi anni prima, ad autoproclamarsi «esperta» di «sette» tanto da fondare e dirigere un «centro studi» come il CeSAP focalizzato sin dai suoi primordi sul contrasto ai nuovi movimenti religiosi? Di fatto, tale «specializzazione» per Lorita Tinelli è addirittura precedente alla fondazione della sua associazione «anti-sette», se si considera che già nel 1998, per l’Editrice Vaticana, aveva dato alle stampe un libro con l’inequivocabile titolo «Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova».

Dunque per Lorita Tinelli è stato assai breve il passo fra la laurea e l’attività di militante contro i «culti distruttivi» o «culti abusanti», come lei ama definire le nuove religioni riconosciute tali da esperti accademici di mezzo mondo o anche da interi governi nazionali (eclatante il caso della Soka Gakkai, confessione religiosa dotata di un’intesa addirittura con il governo di un paese a stragrande maggioranza cattolica come il nostro, ma «setta criminale» secondo i più facinorosi sostenitori e collaboratori del CeSAP, amici della psicologa pugliese, come Toni Occhiello).

In una parola: perché?

Troviamo la risposta nel quarto libro dell’Eneide, verso 412 («Malvagio Amore, che cosa gli animi mortali non spingi a fare!»), a cui risaliamo partendo da una traccia che ci lasciò in un commento, più di un anno fa, un utente del nostro blog:


Di tale indizio avevamo avuto un primo riscontro da persone che avevano conosciuto la Tinelli da studente universitaria, ma una conferma piena, rotonda e assolutamente autorevole ce l’ha fornita la stessa psicologa qualche giorno fa in un’intervista andata «in onda» su una radio online amatoriale. Ecco l’estratto:


Quando studiavo ancora all’università avevo una persona carissima che ha iniziato a frequentare un gruppo chiuso, un gruppo totalitario. Io conoscevo molto bene questa persona nelle sue passioni, nei suoi interessi, e anche nelle sue fragilità. E sono state queste il punto diciamo d’ingresso in questa nuova esperienza. Ho visto questa persona nel giro di pochissimo tempo cambiare completamente…

E chi può essere «una persona carissima» che Lorita conosceva «molto bene (…) nelle sue passioni, nei suoi interessi, e anche nelle sue fragilità»? Forse un familiare, ma difficilmente non se ne saprebbe nulla dopo vent’anni di intensa attività «anti-sette». L’unica ipotesi plausibile è quella dell’amicizia profonda, oppure… della relazione amorosa. Questo conferma completamente l’indiscrezione.

In parole povere: Lorita Tinelli aveva un fidanzato di cui era molto innamorata, il quale ha deciso di lasciarla e di rompere la propria relazione per seguire un gruppo religioso.

Quale gruppo religioso? Basta vedere chi ha cominciato sin da subito ad attaccare la psicologa pugliese ancora prima di fondare il CeSAP, astutamente coinvolgendo chi poteva avere il massimo interesse nel sostenerla (un certo clero intransigente) e da lì in poi trasformando assieme ai suoi collaboratori in una sorta di business la propaganda «anti-sette»: i Testimoni di Geova.

Da quel periodo in poi, come lei stessa racconta nell’intervista di qualche giorno fa, Lorita Tinelli è stata indottrinata contro le nuove religiosità da un altro psicologo che in quei tempi era noto, oltre che per l’etilismo, anche per le sue discutibili tecniche di spionaggio ai danni dei gruppi religiosi minoritari da lui ritenuti «pericolosi», Maurizio Antonello, morto suicida a quarantanove anni nel maggio del 2003. Il collega della Tinelli deve avere avuto gioco facile nel predisporla all’odio verso i nuovi movimenti religiosi, considerando il momento di travaglio emotivo di lei, sul quale molto probabilmente egli deve aver anche fatto leva.


In breve tempo, la psicologa Lorita Tinelli si inventa «esperta» di «sette», accampando un mirabolante curriculum, pur non avendo una preparazione accademica seria e concreta in materia di religione o di sociologia ma per lo più un’imbottitura di informazioni «anti-sette» dovute alla frequentazione con il collega Antonello esponente dell’ARIS Veneto, associazione definitivamente cessata da alcuni anni ma anch’essa collegata alla FECRIS nell’ultimo periodo della sua attività.

Ciò rende ancora più speciose, artefatte e strumentali affermazioni come la seguente, in cui la Tinelli tenta di presentarsi come una «studiosa» tollerante ed equilibrata:


Un asserto tanto più inverosimile se paragonato al curriculum discriminatorio e persecutorio evidenziato non solo nel nostro blog, ma anche nelle dichiarazioni di altri studiosi ed ex collaboratori della psicologa «anti-sette».

Lo stesso vale per la presunta qualifica di «esperta» di fenomeni religiosi, mai realmente dimostrata tale a meno che non si debba dare credito a trasmissioni televisive scandalistiche o alla carta patinata stracolma di gossip.

Eppure Lorita Tinelli sostiene di utilizzare sempre il «metodo scientifico»:


Non è chiaro a cosa si riferisca qui Lorita Tinelli, ma basti ricordare (uno su tutti) il clamoroso esempio di superficialità messo in mostra dalla psicologa «anti-sette» in occasione del suo webinar di aprile scorso che ha realmente rasentato la pseudoscienza.

La verità nuda e cruda ci dice invece di un livore profondo, motivato da tutt’altro che un’ispirazione umanistica, caso mai da una ragione certo comprensibile, ma comunque strettamente personale: una delusione d’amore.

Una causa accettabile per un odio tanto viscerale?

Come si può considerare attendibile una presunta studiosa/ricercatrice mossa dal risentimento, quando si esprime su un soggetto così delicato come la scelta religiosa? Come può la magistratura dare credito ad una persona che valuta come negativa l'adesione a taluni movimenti religiosi solo perché un antico fidanzato l'ha lasciata per una scelta religiosa che li ha allontanati? Quanto può dirsi imparziale e onesta una persona che dopo tutti questi anni sta ancora inseguendo la propria vendetta?

domenica 21 ottobre 2018

Sonia Ghinelli di FAVIS e la propaganda «anti-sette» contro Mario Pianesi

A conferma di quanto si accennava all’inizio dell’ultimo post (relativo a tutt’altro argomento), è evidente in taluni esponenti «anti-sette» lo sforzo continuo, ma fallimentare, di smentire i nostri post. D’altronde, quando non si hanno prove né documenti ma ci si affida a sentito dire, chiacchiere da  bar o da stadio, opinioni e «testimonianze» tendenziose, è alquanto arduo riuscire nell’intento di confutare chi invece riferisce dei fatti.

Così è ad esempio per Sonia Ghinelli di FAVIS, associazione corrispondente italiana per la controversa sigla europea FECRIS nonché referente privilegiata della «polizia religiosa» SAS, la discussa «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno.

Tentando di replicare al nostro post del 14 ottobre scorso riguardo a Mario Pianesi e al caso giudiziario/mediatico del quale è vittima dalla scorsa primavera, Sonia Ghinelli ha pubblicato dapprima questo post in cui riprende (omettendone furbescamente la data) la trasmissione televisiva «Quarto Grado» andata in onda il 25 marzo:


Da notare come le fa il verso Lorita Tinelli del CeSAP, la quale evidentemente dev’essersi sentita pure lei coinvolta dalla nostra denuncia delle atrocità commesse nei confronti di Mario Pianesi e della sua associazione.

Discorso simile per Giovanni Ristuccia, esponente «anti-sette» di Novara amicissimo di Ghinelli e Tinelli, che non manca di riprendere e ripubblicare pedissequamente:


Subito dopo, Sonia Ghinelli ha pubblicato sul blog di FAVIS un post in cui affastella alcuni articoli presi a caso sulla vicenda, dando ovviamente il maggior spazio possibile a quelli denigratori e dedicando le ultime poche righe alla replica dei figli di Mario Pianesi, di cui abbiamo parlato nel nostro pezzo citato prima.

Chissà perché a Sonia Ghinelli viene in mente di riprendere quella replica (peraltro relegandola al fondo pagina del suo post) ben oltre due settimane dopo la pubblicazione dell’articolo di «Cronache Maceratesi» e solo dopo che noi lo abbiamo ripreso e commentato sul nostro blog… già questo è un segnale inequivocabile che in FAVIS vi è piena consapevolezza delle proprie negligenze e che il nostro lavoro li obbliga ad una maggiore trasparenza, per lo meno apparente.


Per non parlare dell’uso del tutto fuorviante del vocabolo «aggiornamenti»: fa a pugni con il video presentato in apertura del post, che è ancora quello di «Quarto Grado» del 25 marzo scorso, cioè quasi sette mesi fa.

Ma non è nemmeno questa tendenziosità il fatto più grave: vi è invece una manipolazione delle informazioni ancora più subdola e maligna.

Analizziamo un poco più attentamente quanto scrive Sonia Ghinelli nel suo post su Facebook:


Peccato che Mario Pianesi non ha mai affermato ciò che Sonia Ghinelli va sostenendo.

Se infatti si visiona il video (e noi l’abbiamo fatto, contrariamente a quanto è facile presumere sia accaduto con le persone che potrebbero aver letto quel post su Facebook), il punto cui certamente si fa riferimento è questo:


«(…) e mi sono scelto una dieta di crema di riso (…), semolino,
cipolle e carote. Ho fatto una dieta tanto per calmare lo stomaco
e mi trovo che ho curato anche il tumore.»

Anzitutto va chiarito che qui Mario Pianesi stava raccontando un’esperienza personale, vissuta sulla propria pelle, a seguito della quale, profondamente perplesso rispetto alle terapie proposte dalla farmacopea tradizionale, aveva deciso di approfondire, con tutta la necessaria scientificità e con metodo (come poi di fatto fece), il vasto campo della nutrizione nelle sue interrelazioni con la medicina. Sta quindi esponendo un background individuale del proprio vissuto per far comprendere la genesi della sua preparazione culturale sul soggetto, non sta fornendo indicazioni a chicchessia né tantomeno prescrivendo diete o delineando i contorni di un piano alimentare da lui studiato!

Come tutti sanno, estrapolare e isolare una frase dal proprio contesto ne snatura completamente il senso. Questo è un caso lampante di tale prassi.

Non solo, una «citazione» manipolata in quel modo potrebbe anche risultare diffamatoria, come si spiega bene in «Dialogica del diritto» del prof. Antonio Punzi:


Ma grazie all’interpretazione tendenziosa e fuorviante degli «anti-sette», ecco cosa diventa quel semplice racconto di un’esperienza di vita:


Sulla base di questo giudizio, costruito su una mezza frase interpretata ad uso e consumo di un «tribunale» mediatico, è stata pronunciata una «sentenza» di condanna ancora prima che si apra un processo in sede giudiziaria.

Questo è l’operato degli «anti-sette»: disinformazione sistematica.

venerdì 12 ottobre 2018

Incoerenza o provocazione? Gli «anti-sette» hanno la coda di paglia?

Dalle pagine di questo blog abbiamo notato e messo in luce molte volte come – da un lato – gli esponenti «anti-sette» di CeSAP, FAVIS, AIVS e GRIS (per non parlare della loro capofila europea FECRIS e della «polizia religiosa» di cui sono consulenti, la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno, meglio nota come SAS) spesso si lancino in affermazioni di nobili principi o in un’apparente difesa dei valori della convivenza civile o della legalità. Principi e valori che, però, sovente sono i primi a infrangere con le loro offese, le loro intimidazioni, le loro canzonature, le loro false accuse, le loro denigrazioni strumentali e le loro allucinatorie delazioni. È questo un fenomeno tanto ricorrente che abbiamo dedicato un’intera pagina di riepilogo (che teniamo costantemente aggiornata) ai post della categoria Contraddizioni e incoerenza.

I loro tentativi di offuscare la libertà religiosa mettendo alla gogna i piccoli gruppi spirituali e le confessioni minoritarie definendoli «sette religiose», «culti distruttivi» o «culti abusanti» per ghettizzarle e sottoporle a un vero e proprio «stigma» tramite campagne mediatiche e propaganda continua, sono ormai un fatto noto di cui sempre più gente viene a conoscenza e che costoro nemmeno tentano più di negare.

Forse per provocazione o forse nel disperato tentativo di coprire i propri reali intenti, assistiamo a post come il seguente, condiviso alcuni giorni fa da Sonia Ghinelli di FAVIS:


Il post consente di visualizzare questo video:


Ci domandiamo: non è forse questo il massimo in fatto di ipocrisia? Proprio una esponente «anti-sette», che (anche perché non impegnata in altra occupazione o professione che possa dirsi utile alla società) fa della promozione e trasmissione dell’odio online la sua attività principale, condivide un tale video? Proprio Sonia Ghinelli, che dal suo discutibile profilo anonimo Ethan Garbo Saint Germain, di giorno in giorno diffonde «notizie» o comunicati per lo più tendenziosi che mirano a generare allarmismo nella gente e a spaventare le persone?

Perché questo video non lo ha condiviso proprio con i suoi amici militanti «anti-sette» che conducono le medesime attività spesso facilmente riconoscibili come «hate speech»?

Non ci risulta infatti che Sonia Ghinelli sia mai intervenuta per ricondurre nei ranghi del senso civico i suoi colleghi di AIVS, nemmeno nei momenti di maggiore espressione online di odio nei confronti di confessioni religiose, minoranze etniche, o intere nazionalità per mezzo di false «notizie» allarmanti.

Non ci risulta nemmeno che Sonia Ghinelli sia intervenuta per fare osservazione alla sua collega e amica di sempre Lorita Tinelli in una delle innumerevoli occasioni in cui ha pronunciato uno dei suoi anatemi generalizzati contro le fantomatiche «sette».

Non è dunque giunto il momento di lavare i panni sporchi in casa propria, invece di aggiungere un po’ di lustrini all’abito e girarlo al rovescio per nasconderne le macchie?

lunedì 1 ottobre 2018

Gli «anti-sette» e le loro invettive contro la religione Cattolica e contro Dio

Da questo blog si è già dimostrato in numerose occasioni (ad esempio qui, qui e qui), come le diverse cellule dei militanti «anti-sette» italiani abbiano orientamenti ideologici e religiosi diametralmente opposti fra loro, eppure collaborino per generare allarmismo contro i «culti alternativi», mettendo palesemente in mostra la propria contraddittorietà.

Così è infatti per il fronte ateo rappresentato da FAVIS e CeSAP (con la sua propaggine AIVS) e della loro organizzazione europea di riferimento, la controversa FECRIS: queste sigle spesso collaborano con la frangia degli estremisti pseudo-cattolici «anti-sette» del GRIS di cui fa parte don Aldo Buonaiuto; trait d’union fra i due schieramenti, la «polizia religiosa» del Ministero dell’Interno meglio nota come «Squadra Anti-Sette» o SAS.

In questo post esaminiamo a quali livelli riesca a spingersi la propaganda più propriamente antireligiosa, la cui somiglianza con la propaganda «anti-sette» è alquanto stretta e rasenta l’uguaglianza.

Come molte volte s’è documentato, dalle sue pagine Facebook ufficiali AIVS (il gruppo «anti-sette» guidato dall’ex cineasta mancato Toni Occhiello) compie una continua opera di irrisione e denigrazione nei confronti di talune realtà religiose non tradizionali; per lo più si tratta del movimento di cui aveva egli stesso fatto parte per sette lustri, ma non solo: nella sconfinata Internet c’è spazio per prendere di mira anche altri movimenti spirituali, e persino le religioni maggioritarie. Come in questo caso:


Qui Toni Occhiello (riteniamo sia ancora lui a parlare per conto di AIVS) coglie l’occasione di un articolo di «wired.it» che – in poche parole – critica profondamente le credenze e le pratiche cristiane che ruotano intorno a Medjugorje (cittadina situata in Bosnia Erzegovina), riducendole a un mero fenomeno commerciale e irridendo la religione cattolica.

A nulla vale un indignato, focoso ma senz’altro accorato commento di protesta di una utente la quale ringrazia Dio per aver partecipato a dei pellegrinaggi di Medjugorje e fornisce vari spunti per una confutazione del pezzo di «wired.it». Il commento è piuttosto facondo ed esordisce così:


La replica di Toni Occhiello è di fatto un tentativo di evitare le critiche (forse perché a corto di argomentazioni valide?), scantonando, senza entrare nel merito (si noti come cerca di dare a intendere, ma non dichiara apertamente, che la utente indignata sia carente nelle proprie facoltà intellettive):


Tergiversando e lavandosi le mani per le offese arrecate ai fedeli di Medjugorje, AIVS lascia spazio a chi invece critica e accusa in modo tutt’altro che pudibondo:


Si noti l’uso della parola «setta», ovviamente mirato ad offendere e dileggiare, nel caso di specie rivolta nei confronti di un movimento di preghiera e adorazione precipuamente cattolico.

Che in Medjugorje vi siano degli aspetti discutibili (o che comunque meriterebbero approfondimenti e studi) sotto il profilo scientifico ed economico, è fuor di dubbio, specialmente se si affronta il tema con un atteggiamento rispettoso e obiettivo. Ma qui – come nel caso di Lorita Tinelli e delle sue invettive contro le credenze religiose che (a suo dire) non hanno «una base teorica e ideologica sostenibile» – ciò che viene criticata è la dottrina stessa, la professione stessa di fede; fatto di per sé gravissimo e distintivo di un militante o di un estremista, piuttosto che di uno studioso serio o di un critico equilibrato.

In altri termini, secondo costoro non si dovrebbe essere liberi di credere alle apparizioni della beata Vergine Maria a meno di non voler essere ritenuti dei minorati mentali. Tutto ciò non è solo oltraggioso, è anche illegittimo ed anticostituzionale.

D’altro canto è esattamente l’accusa che a più riprese viene mossa proprio agli «anti-sette» di AIVS, quella di voler provare a vincere il confronto dialettico offendendo l’interlocutore. Ecco un esempio pescato da un post altro ma contemporaneo al precedente (18 settembre):


Ma vediamo a cosa conducono ideologie estremiste come quella di AIVS: non solo al razzismo nei confronti di minoranze etniche come Rom e Sinti o di interi paesi come il Giappone, ma anche all’intolleranza rispetto a fenomeni religiosi maggioritari.

Vedasi per esempio un accanito sostenitore del CeSAP, notoriamente amico di Lorita Tinelli, un artigiano pugliese di nome Cosimino Placido:


O un altro affiliato al CeSAP, un certo Dino Potenza, responsabile di una caduca associazione «anti-sette» del passato denominata «AssoTutor» (ancora in essere sulla carta ma di fatto inattiva da pochi mesi dopo la sua nascita, almeno per quanto attiene alla lotta contro i «culti distruttivi»):


È proprio da questo genere di ideologia che con breve passo si giunge ad affermazioni estremiste come la seguente, solo per fare esempio:


Ogni commento è superfluo; ci limitiamo a domandarci se non sia, questo, davvero «estremismo» o, come si usa dire oggidì, «radicalismo», nella fattispecie radicalismo antireligioso.

Quale giovamento, dunque, porta alla nostra società l’operato degli «anti-sette»?

Quale contributo alla pace nel mondo e al rispetto reciproco?

giovedì 27 settembre 2018

Business «anti-sette» e intolleranza religiosa: come sfruttare le dicerie per costruirsi un’immagine

Alla fine di aprile scorso, a Milazzo (Messina), è stato presentato pubblicamente un video contro i Testimoni di Geova prodotto da un’aspirante giornalista diciannovenne (fra un mese), tale Sofia Mezzasalma, nata nella capitale ma residente sin da piccola nella città teatro della storica battaglia fra Romani e Cartaginesi.

[Modifica del 02/10/2018 - la fotografia precedente è stata rimossa]
Ci scusiamo con i lettori e con Sofia Mezzasalma per aver inizialmente utilizzato una fotografia sbagliata (peraltro diffusa da lei stessa tramite il proprio profilo Facebook) che abbiamo provveduto a rimpiazzare tempestivamente, non appena siamo stati resi edotti dell'errore.

Il video si intitola «Nel nome di Geova», dura poco meno di 59 minuti e contiene sostanzialmente le solite dicerie in stile «peste e corna» ed alcune «testimonianze» di ex fedeli, ovviamente cariche delle peggiori accuse e condite con storie strappalacrime e riferite da soggetti per la maggior parte occultati al fine di nascondere l’identità degli accusatori.

Si parla di individui che (alcuni per molti anni) hanno creduto e insegnato i testi sacri dei Testimoni di Geova, poi hanno cambiato idea e, pieni di livore e di astio, hanno cominciato a gettare fango addosso a coloro che fino a poco prima chiamavano «fratelli».


Non è strano; al contrario, è un fenomeno tanto peculiare e iterativo che è stato oggetto di studi da parte di esperti di religione, i quali hanno scandagliato le opportunità offerte dagli «ex membri» di rendere dei resoconti attendibili, scoprendo che un tale caso è alquanto raro se non impossibile.

«Il membro deluso, e l’apostata, in particolare, sono informatori le cui prove devono essere utilizzate con circospezione. L’apostata ha generalmente bisogno di giustificare se stesso. Cerca di ricostruire il suo passato, di scusare le sue affiliazioni precedenti e di biasimare coloro che erano stati i suoi colleghi più prossimi. Non è dunque raro che impari a fabbricarsi una “storia di atrocità” per spiegare come — attraverso la manipolazione, l’inganno, la coercizione o le frodi — è stato prima condotto ad aderire, quindi gli è stato impedito di abbandonare un’organizzazione che oggi disapprova e condanna. Gli apostati, le cui narrazioni sono sensazionalizzate dalla stampa, cercano talora di trarre profitto dalle loro esperienze vendendo i loro racconti ai giornali o pubblicando libri.»


Questo stralcio è desunto da un saggio dal titolo «Le dimensioni sociali del settarismo» scritto per Clarendon Press (Oxford) nel 1990 dal prof. Bryan Ronald Wilson (1926-2004), un insigne sociologo inglese già presidente della Società Internazionale di Sociologia della Religione.

È talmente vero che i racconti struggenti degli apostati sono da esaminare con estrema cautela, che persino Sofia Mezzasalma, posta di fronte ad alcuni dubbi di attendibilità da parte (addirittura!) di un detrattore dei Testimoni di Geova, a proposito di alcune affermazioni riproposte nel suo «documentario», risponde così:


E infatti, sono emblematici i primi fotogrammi del sedicente «documentario»:


«Non ho elementi sufficienti per dichiarare quella storia veritiera», però la include nel suo video che poi reclamizza sfruttando TV locali, Internet e Facebook. Forse per venderlo al miglior offerente, all’insegna del business «anti-sette» di cui abbiamo più volte denunciato la malevola prassi?

«La storia della signora sembrerebbe abbastanza coerente» (dichiara candidamente Sofia Mezzasalma), però viene adoperata per suffragare una linea ideologica atta a demonizzare un’intera minoranza religiosa composta da decine e decine di migliaia di persone!

Tutto questo dice davvero molto sulla «serietà» del lavoro svolto dalla Mezzasalma.

E sulla stessa falsariga, troviamo l’immancabile «contributo» della psicologa «anti-sette» Lorita Tinelli del CeSAP (referente italiana della controversa associazione europea FECRIS), una delle principali detrattrici dei Testimoni di Geova sul territorio italiano, sempre pronta a diffondere «notizie» odiose o dicerie contro di loro pescate qua e là per la rete o fra i suoi contatti.


Dice la Tinelli che nell'ambito di un movimento religioso (da lei solitamente definito «culto distruttivo») come il Geovismo «si comanda, si dirige, si gestisce la vita del singolo inividuo».

Una frase che ci ricorda molto un argomento che avevamo trattato in un precedente post nel quale abbiamo dimostrato come l’ideologia «anti-sette» si possa applicare anche alle religioni tradizionali come il Cattolicesimo ed altre. Basterebbe adattare l’asserto di Lorita Tinelli contro i Testimoni di Geova, riportato nel video qui sopra, a questo post di Giovanna Balestrino del GRIS:


Come si è già detto nel succitato post, non troviamo affatto alcunché di criticabile nel fervore religioso di Giovanna Balestrino e nella sua fede nella parola di Dio.

Al contrario, troviamo una forte somiglianza con il fideismo sul quale si fondano le credenze dei Testimoni di Geova, secondo cui la Bibbia non è un semplice libro religioso che «parla di Dio», ma un libro mediante il quale «Dio stesso parla»: è «la parola di Dio» (seconda lettera a Timoteo, capitolo 3, versetti 16-17); fideismo già profondamente denigrato proprio dalla psicologa pugliese Lorita Tinelli.

«Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.»

I Testimoni di Geova fanno notare come la locuzione «ispirata da Dio», secondo un dizionario biblico, sia la traduzione del termine greco «θεόπνευστος» («theòpneustos», letteralmente «alitato da Dio») e compaia nella Sacra Bibbia una sola volta, identificando chiaramente Dio come fonte prima ed autore unico delle Sacre Scritture. Per questa ragione i Geovisti aspirano a regolare la propria vita secondo gli insegnamenti che ivi sono esposti.

Quando si diventa Testimone di Geova, si è pienamente consapevoli delle regole cui si sceglie di sottostare; regole che la Congregazione professa quale emanazione della volontà di Dio espressa nelle sue Scritture e indi divulgata dai dirigenti dell’organizzazione.

Nei confronti di coloro che cambiano idea e si dissociano o intraprendono una condotta che li porta ad essere espulsi, i Testimoni di Geova applicano ciò che si legge sempre nella traduzione della Bibbia edita della CEI (prima lettera ai Corinzi, capitolo 5, versetti 11 e 13):

«Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è impudico o avaro o idolàtra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. (...) Togliete il malvagio di mezzo a voi!»

Liberamente si diventa Testimoni di Geova, liberamente si può cessare di esserlo, liberamente si può tornare a far parte della congregazione, liberamente si può scegliere di abbandonarla per sempre. In molti lo fanno, alcuni tornano, altri prendono strade diverse. Ma solo una minuscola percentuale di loro si lacera le vesti correndo in lacrime a vomitare la propria «storia» tragica a qualche TV. Perché allora i media strombazzano solo (o per lo più) le versioni di costoro?

E se dei «giornalisti» come «Le Iene» (o dei giovani aspiranti tali come Sofia Mezzasalma) vengono a conoscenza di presunti illeciti o reati gravi come abusi su minori e simili, perché non li denunciano loro stessi? Forse perché si tratta di storie che «sembrano abbastanza coerenti» (cfr. post sopra riportato) ma costoro non dispongono di «elementi sufficienti per dichiararle veritiere» ossia perché, detto più semplicemente, sono racconti del tutto autoreferenziali e senza prove? E se non denunciano loro, perché pretendono che debbano farlo altri nell’incertezza sulla veridicità di quelle «testimonianze»?

In definitiva, considerando da un lato lo scarso approfondimento delle questioni teologiche e dottrinali afferenti alla pratica religiosa dei Testimoni di Geova e dall’altro la superficialità nel ritenere attendibili certe «testimonianze» senza verificarle adeguatamente, il lavoro di Sofia Mezzasalma sembra più un maldestro, tendenzioso tentativo di sfruttare una campagna mediatica già esistente (quella dettata dall’ideologia estremista «anti-sette») per darsi un tono, per crearsi un audience o più semplicemente per guadagnare popolarità e (magari) anche del denaro.

Il solito business «anti-sette»?

lunedì 13 agosto 2018

Gli «anti-sette» e l’illegalità: il «dossieraggio» e l’interferenza nella vita privata

di Mario Casini


Già in precedenza abbiamo documentato dei chiari indizi dell’attività di «dossieraggio» posta in essere da taluni esponenti «anti-sette», in particolare Toni Occhiello, esponente di AIVS, ultima nata fra le associazioni «anti-sette» italiane e spalleggiata da Lorita Tinelli del CeSAP (sigla che non solo si dichiara referente della polizia religiosa «SAS», ma è anche una consociata della FECRIS, la controversa ONG europea che combatte la spiritualità non convenzionale).

Quasi per caso, navigando qua e là al rientro dalle ferie, mi sono imbattuto in una breve serie di post pubblicati fra aprile e maggio 2017 sulla pagina Facebook di una collega proprio di Lorita Tinelli, la psicologa Ornella Minuzzo di Marostica (VI), già candidata vicesindaco del blasonato comune vicentino alle ultime elezioni:


Il post inneggia al GRIS, gruppo cattolico estremista presente nelle principali curie su tutto il territorio nazionale che combatte la religiosità «alternativa», e lo presenta come «unica associazione impegnata in questo campo» (addirittura), il che già di per sé denota un’evidente inesperienza nel settore dal momento che di organizzazioni di rilievo nazionale attive nel contrasto ai nuovi movimenti religiosi ve n’è almeno tre o quattro, e si conoscono reciprocamente.

Ma ecco l’esordio del post in questione, datato 15 maggio 2017:


La prima cosa che ho notato è – di nuovo – l’incursione del tutto indebita di una psicologa in un campo di conoscenze vasto e specialistico come quello della religione, della sociologia e della spiritualità, superficialmente impacchettato ed etichettato con la nomea stigmatizzante di «culti distruttivi», facile ghetto dialettico ben studiato per incasellare sin da subito intere comunità confessionali in un loculo nel quale possano essere più agevolmente prese di mira dalle tirate denigratorie. Inoltre – di nuovo, e malignamente – all’ambito della spiritualità viene associato il fumoso, vago concetto di «manipolazione mentale»; concetto che, come si è documentato precedentemente in questo blog, riporta a teorie ampiamente screditate (vedere qui e qui) in ambito accademico la cui citazione oramai, per gli «anti-sette», è diventata una sorta di autogol.

Proseguendo nella lettura e facendomi largo fra il coacervo dei soliti anatemi propagandistici, pregiudizi allarmistici e generalizzazioni superficiali, ho potuto scorgere una sezione – se possibile – ancora più inquietante perché mostra in maniera quanto mai evidente come l’ideologia «anti-sette» militante induca davvero all’ostilità nei confronti di coloro che possano essere in qualche maniera classificati come «sospetti» o «ambigui».

L’intero post di Ornella Minuzzo è piuttosto corposo ed articolato e meriterebbe senz’altro un approfondimento assieme agli altri tre della sequela, tuttavia in questo mio contributo vorrei concentrarmi solamente su un singolo aspetto e rimandare a più avanti la critica puntuale delle rimanenti sezioni, che da un lato sfiorano il grottesco per la loro incoerenza e dall’altro suscitano persino qualche sorriso (per quanto amaro).

Prendo quindi in considerazione questo interessante passo, di cui sottolineo qualche riga:


Proviamo a ripassare un momento il significato del vocabolo «dossieraggio» citando un dizionario autorevole: «attività di raccolta di informazioni riservate e scottanti su personaggi in vista, da usare in genere a fini di ricatto».

Si potrebbe questionare sulla finalità di ricatto, apparentemente non esplicitata nel post della Minuzzo, ma non la si potrebbe escludere dato che già lo spauracchio della querela può risultare relativamente intimidatorio, specie nei confronti di chi sta soltanto cercando di professare il proprio credo proclamandolo ampiamente e coinvolgendo più persone possibile.

Anche al netto dell’eventualità che il «personaggio» vittima della «raccolta di informazioni riservate e scottanti» sia particolarmente «in vista», rimane il fatto che la Minuzzo esorta a tenere traccia scritta ed accurata di quelle informazioni che afferiscono a tutti gli effetti ad ambiti personali e affatto privati.

Condotta, quella caldeggiata dalla psicologa vicentina, che ricorda anche un’altra fattispecie di reato descritta dal codice penale, la «interferenza illecita nella vita privata» (art. 615 bis), che così recita: «chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni».

Il 615 bis prevede anche: «alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo». Il che è esattamente quanto Ornella Minuzzo consiglia di fare a genitori e parenti di persone che abbiano fatto una scelta religiosa ritenuta «discutibile»: ossia passare le informazioni (personali e riservate) ai mass media così che si possa «informare» la massa su questioni del tutto private, con nomi e cognomi.

In parole povere, la psicologa pensa che se un papà e una mamma sono preoccupati – dopo aver visto in TV l’ennesima, roboante trasmissione in cui si grida all’allarme contro le «sette» – perché un loro figlio ha appena abbracciato la fede buddista Soka Gakkai (o ha deciso di trascorrere una settimana presso la comunità Damanhur, o sta leggendo libri di Osho Rajneesh o segue regolarmente degli incontri di Scientology), la soluzione sta nel fare in modo che loro si fingano gentili e amorevoli, spillino più informazioni possibile al ragazzo sul gruppo di cui fa parte, le tengano registrate per benino, corredino il tutto con qualche opuscolo o volantino della congregazione, confezionino per bene il «resoconto» facendosi aiutare dal GRIS o da qualche altra associazione «anti-sette», e alla fine corrano a spifferare l’intera storia a qualche giornalista per uno splendido «scoop».

Un rimedio collaudato? Chissà, forse per le tasche del giornalista e per la popolarità dell’esponente «anti-sette» di turno. Ma – io credo – non certo per la disarmonia di quella famiglia e per la conflittualità fra genitori e figli.

Lasciatemelo dire chiaro e tondo: queste metodologie da delatore non sono soltanto palesemente immorali, sono anche ai limiti del lecito (secondo i succitati riferimenti normativi) e sono un invito alla devastazione dei rapporti fra familiari. E di casi concreti in cui ciò è avvenuto ve n’è a iosa, purtroppo.

Mi auguro che la psicologa Ornella Minuzzo sia sufficientemente indaffarata nel risolvere i problemi psicologici della sua clientela, piuttosto che nell’istigare tumulti nelle famiglie di chi abbraccia una fede non tradizionale… proprio lei, che come candidata vicesindaco avrebbe assunto le deleghe alla cultura e ai servizi sociali!