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domenica 21 ottobre 2018

Sonia Ghinelli di FAVIS e la propaganda «anti-sette» contro Mario Pianesi

A conferma di quanto si accennava all’inizio dell’ultimo post (relativo a tutt’altro argomento), è evidente in taluni esponenti «anti-sette» lo sforzo continuo, ma fallimentare, di smentire i nostri post. D’altronde, quando non si hanno prove né documenti ma ci si affida a sentito dire, chiacchiere da  bar o da stadio, opinioni e «testimonianze» tendenziose, è alquanto arduo riuscire nell’intento di confutare chi invece riferisce dei fatti.

Così è ad esempio per Sonia Ghinelli di FAVIS, associazione corrispondente italiana per la controversa sigla europea FECRIS nonché referente privilegiata della «polizia religiosa» SAS, la discussa «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno.

Tentando di replicare al nostro post del 14 ottobre scorso riguardo a Mario Pianesi e al caso giudiziario/mediatico del quale è vittima dalla scorsa primavera, Sonia Ghinelli ha pubblicato dapprima questo post in cui riprende (omettendone furbescamente la data) la trasmissione televisiva «Quarto Grado» andata in onda il 25 marzo:


Da notare come le fa il verso Lorita Tinelli del CeSAP, la quale evidentemente dev’essersi sentita pure lei coinvolta dalla nostra denuncia delle atrocità commesse nei confronti di Mario Pianesi e della sua associazione.

Discorso simile per Giovanni Ristuccia, esponente «anti-sette» di Novara amicissimo di Ghinelli e Tinelli, che non manca di riprendere e ripubblicare pedissequamente:


Subito dopo, Sonia Ghinelli ha pubblicato sul blog di FAVIS un post in cui affastella alcuni articoli presi a caso sulla vicenda, dando ovviamente il maggior spazio possibile a quelli denigratori e dedicando le ultime poche righe alla replica dei figli di Mario Pianesi, di cui abbiamo parlato nel nostro pezzo citato prima.

Chissà perché a Sonia Ghinelli viene in mente di riprendere quella replica (peraltro relegandola al fondo pagina del suo post) ben oltre due settimane dopo la pubblicazione dell’articolo di «Cronache Maceratesi» e solo dopo che noi lo abbiamo ripreso e commentato sul nostro blog… già questo è un segnale inequivocabile che in FAVIS vi è piena consapevolezza delle proprie negligenze e che il nostro lavoro li obbliga ad una maggiore trasparenza, per lo meno apparente.


Per non parlare dell’uso del tutto fuorviante del vocabolo «aggiornamenti»: fa a pugni con il video presentato in apertura del post, che è ancora quello di «Quarto Grado» del 25 marzo scorso, cioè quasi sette mesi fa.

Ma non è nemmeno questa tendenziosità il fatto più grave: vi è invece una manipolazione delle informazioni ancora più subdola e maligna.

Analizziamo un poco più attentamente quanto scrive Sonia Ghinelli nel suo post su Facebook:


Peccato che Mario Pianesi non ha mai affermato ciò che Sonia Ghinelli va sostenendo.

Se infatti si visiona il video (e noi l’abbiamo fatto, contrariamente a quanto è facile presumere sia accaduto con le persone che potrebbero aver letto quel post su Facebook), il punto cui certamente si fa riferimento è questo:


«(…) e mi sono scelto una dieta di crema di riso (…), semolino,
cipolle e carote. Ho fatto una dieta tanto per calmare lo stomaco
e mi trovo che ho curato anche il tumore.»

Anzitutto va chiarito che qui Mario Pianesi stava raccontando un’esperienza personale, vissuta sulla propria pelle, a seguito della quale, profondamente perplesso rispetto alle terapie proposte dalla farmacopea tradizionale, aveva deciso di approfondire, con tutta la necessaria scientificità e con metodo (come poi di fatto fece), il vasto campo della nutrizione nelle sue interrelazioni con la medicina. Sta quindi esponendo un background individuale del proprio vissuto per far comprendere la genesi della sua preparazione culturale sul soggetto, non sta fornendo indicazioni a chicchessia né tantomeno prescrivendo diete o delineando i contorni di un piano alimentare da lui studiato!

Come tutti sanno, estrapolare e isolare una frase dal proprio contesto ne snatura completamente il senso. Questo è un caso lampante di tale prassi.

Non solo, una «citazione» manipolata in quel modo potrebbe anche risultare diffamatoria, come si spiega bene in «Dialogica del diritto» del prof. Antonio Punzi:


Ma grazie all’interpretazione tendenziosa e fuorviante degli «anti-sette», ecco cosa diventa quel semplice racconto di un’esperienza di vita:


Sulla base di questo giudizio, costruito su una mezza frase interpretata ad uso e consumo di un «tribunale» mediatico, è stata pronunciata una «sentenza» di condanna ancora prima che si apra un processo in sede giudiziaria.

Questo è l’operato degli «anti-sette»: disinformazione sistematica.

mercoledì 2 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS e i loro fuochi di paglia

Sulle pagine Facebook di AIVS, poco più  di un mese fa si leggevano roboanti proclami in merito a degli asseriti casi di presunta «intimidazione» a danno di bambini da parte di non meglio identificate maestre facenti parte del movimento religioso più frequentemente oggetto delle loro angherie:


Autore del post (che risale al 30 Marzo scorso) è Luciano Madon, amicissimo di Toni Occhiello e suo stretto collaboratore.

Tralasciamo i commenti degli utenti in quel post perché non sono altro che l’ennesima dimostrazione del livello di qualità dialettica di costoro, già più che ampiamente trattato in precedenza.

Le medesime dichiarazioni vengono riportate in forma di commento, in calce a un altro post, più o meno in contemporanea:


Abbiamo riportato solo una porzione di quel commento per rimanere in tema, ma più oltre lo riprendiamo e lo completiamo perché fornisce un ulteriore spunto di riflessione.

Il fatto che intendiamo qui sottolineare sono le affermazioni avventate, le accuse pesanti e prive di qualsivoglia verifica mosse da AIVS nei confronti di una minoranza religiosa pacifica che conta decine e decine di migliaia di fedeli.

Dichiarazioni che intendono sollecitare allarme («clear and present danger», ossia «un pericolo evidente e attuale») e giudizi fortemente infamanti («una infiltrazione cancerogena che raggiunge tutti i gangli della società italiana») che istigano ostilità e repulsione.

Quanto possiamo ritenere attendibili tali roboanti grida di scandalo?

A giudicare da ciò che è avvenuto solo una ventina di giorni più tardi, ben poco.

Ecco infatti cosa aveva scritto Giovanni Ristuccia (un altro «anti-sette» dall’attendibilità piuttosto opinabile, operativo nella zona di Novara) quello stesso giorno (30 Marzo) interessandosi al caso:


La risposta di AIVS è immediata e promette grandi cose:


Tuttavia, quasi tre settimane più tardi (20 aprile), Ristuccia è ancora a bocca asciutta e così si trova costretto a sollecitare:


Risposta di AIVS, che si commenta da sé:


Un fuoco di paglia, con ben poco di concreto, documentabile e circostanziato.

La colpa, naturalmente, è altrui, come Occhiello e i suoi non mancano di precisare.

Eppure, sulla base di quella «storia» non ancora adeguatamente puntualizzata e dettagliata, AIVS è pronta a chiedere denunce e ritorsioni nei confronti dei «colpevoli», ovviamente classificati come tali ancora prima che possano venire svolti degli accertamenti seri ed obiettivi.

«Giustizia» sommaria ed inquisitoria: questa sembra  dunque essere la mira di Occhiello e dei suoi.

Ma torniamo ora al commento che avevamo riportato solo parzialmente e vediamone la parte conclusiva:


Qui sembra essere Toni Occhiello a scrivere, lo sospettiamo per lo stile (anche se non si firma).

Chiunque sia, dichiara di essere un «giornalista» con una qualifica («della International Press Academy di Beverly Hills») che come minimo desta qualche perplessità e piuttosto richiama alla memoria un passaggio del seminario online tenuto da Lorita Tinelli il 18 Aprile scorso (di cui ci siamo occupati in dettaglio in tre diversi post):


Attendiamo con grande speranza di venire smentiti da Occhiello su questo specifico punto: se possiede il titolo di studio da lui dichiarato, sarà senz’altro in grado di esibirlo o di fornirne gli estremi.

mercoledì 7 marzo 2018

Aggiornamento breve - Giovanni Ristuccia e le sue «fake news»

Di Giovanni Ristuccia, apostata del movimento Anima Universale, si è già detto in un precedente post.

Ci è stata segnalata un’altra delle sue «fake news», questa volta in ambito medico (nel quale non ci risulta che Ristuccia abbia alcuna competenza specifica):


Al di là del roboante proclama con cui commenta il post, sarebbe bastato un semplice approfondimento a Ristuccia per capire che era abboccato all’amo della propaganda mediatica.

La «notizia», infatti, è una mezza bufala ed è stata parzialmente smentita e fortemente ridimensionata sui siti specializzati, in quanto (per farla breve) le precisazioni chiariscono che il trattamento in questione è tutt’altro che una novità e soprattutto può venire adoperato solo in casi specifici, pertanto non si può sperare (purtroppo per molti sfortunati) in guarigioni miracolose da una manciata di minuti. Nessuna rettifica, però, è intervenuta da parte dell'esponente «anti-sette» novarese.

Non sarà certo un caso di importanza capitale, ma questo ennesimo scivolone di Ristuccia non fa che confermare le copiose prove a disposizione dell’inattendibilità degli «anti-sette» come lui, che prendono per oro colato certe «notizie» solo quando fa loro comodo e recalcitrano con veemenza quando si chiede loro di fare un onesto esame di coscienza.

E, comunque, si parla del referente di un'associazione che si relaziona con la forza pubblica e le autorità, cosa di cui lui stesso ci informa pavoneggiandosi:


Dunque la SAS (la «Squadra Anti Sette» del Ministero dell'Interno) si appoggia a proclamatori di «fake news»?

lunedì 5 marzo 2018

Le «fake news» e la manipolazione mentale degli «anti-sette» a «Presa Diretta»

[Post aggiornato il 17 Marzo 2018]

Si è già detto nell’ultimo post (ed ha ovviamente colpito nel segno, considerando le reazioni di FAVIS, CeSAP e AIVS, che non si sono fatte attendere) della clamorosa ignoranza messa in mostra dagli «anti-sette» in occasione della trasmissione televisiva «Presa Diretta – Io ci Credo» andata in onda su RAI 3 Sabato 24 Febbraio scorso.

Trasmissione che è già stata da più parti contestata, con dovizia di particolari e di argomentazioni scientifiche, oltre che da noi, dall’organizzazione buddista Soka Gakkai, dal blog indipendente di Alessandro Reda (studioso di libertà religiosa) e dalla prof.ssa Raffaella Di Marzio.

Quella puntata di «Presa Diretta» con il servizio di Raffaella Pusceddu fornisce inoltre diversi spunti per descrivere il carattere della «manipolazione mentale» messa in atto nei confronti del vasto pubblico proprio dagli stessi «anti-sette» (e dei loro «assistenti-megafono», ovvero per l’appunto i giornalisti). Tale manipolazione ha l’obiettivo di far passare una certa interpretazione di fatti spacciandola per ovvia o logica (quando tale non è affatto), o anche di sottintendere una data spiegazione per talune circostanze e situazioni. Il tutto, ovviamente, ai danni dei tanto detestati gruppi spirituali di minoranza da loro etichettati come «culti distruttivi».

D’altronde, l’operato degli «anti-sette» si palesa anche mediante la generazione di vere e proprie «fake news», come quella che segnaliamo qui di seguito, facilitata e in parte derivante proprio da quel genere di propaganda.

Nella fattispecie: una porzione della trasmissione «Presa Diretta» (da 1h03m26s a 1h17m19s - a breve metteremo a disposizione il video) ha preso di mira la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Vediamo come viene commentato da uno dei vari gruppi Facebook contro i Testimoni di Geova, collegati agli attivisti «anti-sette» ed ispirati alla mezza dozzina dei loro ideologi militanti (don Aldo Buonaiuto, Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia, Sonia Ghinelli e Maurizio Alessandrini, Patrizia Santovecchi, Giovanni Ristuccia):


Il fumetto, però, è un falso bello e buono.

Ecco, infatti, cosa aveva invece affermato Alberto Troisi, l’addetto stampa dei Testimoni di Geova (cfr. da 1h05m44s a 1h07m04s; qui un estratto del video):



La breve sequenza appena successiva porta un'ulteriore testimonianza dalla quale si può comprendere qual è la posizione dei Testimoni di Geova sul punto:


Ma tornando alla dichiarazione dell'addetto stampa Troisi, eccone la trascrizione:

(Pusceddu) «Quando queste regole diventano troppo strette e qualcuno se ne va, è vero che – come dire – la comunità si chiude
(Troisi) «Allora, è vero: chi entra a far parte della comunità dei Testimoni di Geova col passo del battesimo, sa che ci sono delle regole da rispettare; ecco perché – le dicevo prima – dev’essere consapevole di quello che sta facendo. D’altra parte la persona che commette una trasgressione, se vogliamo chiamarla così, non viene automaticamente allontanata dalla comunità. Una persona viene allontanata dalla comunità quando questo… questo problema, questa trasgressione, viene praticata in maniera impenitente. (…)»
(Pusceddu) «Quindi non c’è la chiusura, ad esempio bisogna evitare i familiari, vengono interrotti i rapporti con i familiari…»
(Troisi) «Allora: i rapporti che s’interrompono con la comunità sono quelli di natura spirituale. È vero che nel momento in cui una persona che è un mio familiare in qualche modo tradisce i suoi principi che sono anche i miei, io comincio a tenerlo un po’ più lontano. (…) »
(Pusceddu) «Anche se è un familiare, dice…»
(Troisi) «Invece i normali rapporti familiari soprattutto quelli che avvengono in casa, quindi tra moglie e marito, il marito se ne va e la moglie rimane una testimone o viceversa, quelli rimangono, o i figli, quelli rimangono.»

Condivisibile o non condivisibile che sia la posizione di questo rappresentante dei TdG, come si può ben vedere, è inconfutabile che il senso della risposta di Troisi è stato completamente stravolto e travisato con un «taglia e cuci» alquanto malizioso. Questa è «informazione tendenziosa», se non pura e semplice disinformazione.

Ed è naturale che produca i risultati evidentemente voluti, come queste manifestazioni di ostilità e di odio che si notano nei commenti in calce al post:


Non è strano: questi commenti sono basati sul post, non sulle parole vere e proprie dell’esponente TdG.

E non solo quel post «anti-sette» non è stato smentito o rettificato. Al contrario, ne è stata realizzata una versione ulteriormente offensiva che dileggia impunemente il rappresentante di una minoranza religiosa:


Qui il falso «bello e buono» diventa un falso «brutto e cattivo», potremmo dire con una punta di ironia per stemperare dei toni tanto deprimenti (e preoccupanti).

Una siffatta trasmissione, d’altro canto, produce giudizi sommari come questo espresso sempre quel giorno da Pier Paolo Caselli, un pubblico sostenitore del CeSAP (alias Lugi Corvaglia e Lorita Tinelli):


I fedeli dei movimenti religiosi o delle correnti filosofiche «alternative» come Damanhur o Arkeon sono quindi «gentaglia»: a quando delle leggi repressive per impedirne il libero pensiero e autorizzarne la deportazione?

Questo modo di «fare informazione» tanto caro agli «anti-sette», altro non è se non la creazione e propagazione di «fake news» e, come s’è visto, generano intolleranza.

martedì 13 febbraio 2018

Gli «anti-sette» sono contro tutte le religioni?

Ci occupiamo qui di un aspetto che nel presente blog è stato approfondito ancora poco, ma che probabilmente merita maggiore attenzione. Per quale ragione? Perché pone in risalto una sfaccettatura per lo più ignorata, ma tuttavia significativa in quanto permette di capire quale spirito sinistro anima il già discutibile operato degli «anti-sette».

Come già si riferiva in un precedente post sul medesimo tema, sono numerose le situazioni in cui i vari esponenti del mondo «anti-sette» criticano aspramente, dileggiano o insultano non solo gruppi più «discussi», in più rapida diffusione e paradossalmente meno «integrati» come la Soka Gakkai, Scientology o i Testimoni di Geova, ma anche movimenti maggiormente connessi al mondo tradizionale come i Legionari di Cristo, il Cammino Neocatecumenale o le diverse denominazioni evangeliche quali Mormoni, Pentecostali, ecc.

«Facile» e «scontato» vedere, a firma di Sonia Ghinelli per FAVIS o di Lorita Tinelli per CeSAP piuttosto che di Giovanni Ristuccia o di Laura Fezia o di qualche esponente del GRIS, post come questi direttamente contro Scientology:


Meno ovvio e più insolito, invece, vedere attacchi come il seguente (qui ad opera di Laura Fezia, scrittrice legata al CeSAP), con un gruppo cattolico di stampo carismatico definito addirittura «psicosetta» proprio come usualmente viene bollata Scientology, che però è un movimento d’ispirazione completamente diversa e per certi versi antitetica rispetto alla tradizione ebraico-cristiana:


Da notare l’immagine animata con cui la Fezia conclude il suo commento: un disprezzo profondo, beffardamente ostile.

Ma facciamo qualche altro esempio. Qui ecco che la controversa «manipolazione mentale» viene appioppata a un ordine monastico cattolico sulla base di alcune dichiarazioni (come sempre, tutte da verificare) da parte di una ex suora fuoriuscita da un convento:


In poche parole, con un post su Facebook e qualche riga buttata lì dalla solita Sonia Ghinelli, la Chiesa Cattolica diventa una «psicosetta» che pratica il «plagio» ai danni dei suoi «adepti». Insomma, la sempiterna linea ideologica trita e ritrita degli «anti-sette».

Ma costoro mirano ben più in alto: direttamente contro il Papa, di fatto uno dei loro obiettivi preferiti (come peraltro raccontavamo in un precedente post). Qui è ancora Sonia Ghinelli l’artefice del vilipendio (notare con quale sprezzante scherno e totale mancanza di rispetto viene apostrofata la massima autorità dei Cattolici):


A qualcuno potrà apparire un intercalare innocuo e semplicemente scherzoso. Forse… ma si notino i commenti al post, stimolati e avallati dalla Ghinelli:


Insomma, di nuovo accuse infamanti e offensive buttate lì a casaccio e senza costrutto. Pubblicamente, però.

Oltretutto, questa boutade su Facebook della Ghinelli contro Papa Bergoglio si presta anche ad un’ulteriore riflessione sulla produzione di «fake news» da parte degli «anti-sette», ma ciò sarà oggetto di un post successivo ad hoc.

Stessa situazione per un post, proprio di oggi, scritto da Lorita Tinelli e condiviso dal suo amicissimo e fervente sostenitore Cosimino Placido (stesso commentatore del post della Ghinelli), in cui si sparla di un prete finito protagonista di un episodio di cronaca:


Ecco dimostrato, nuovamente, il risultato dello stillicidio propagandistico di CeSAP e FAVIS: sempre più odio, sempre più intolleranza nei confronti della religione. «Ti inchioderei sulla croce», dice uno dei simpatizzanti del CeSAP.

E pensare che appena il giorno prima proprio Lorita Tinelli propalava illuminati proclami sul rispetto reciproco:


La domanda sorge spontanea: in quale modo si «rispetta il prossimo», secondo la psicologa pugliese?

Forse dileggiandolo pubblicamente come nei numerosi casi documentati in questo blog (qui un esempio) e in altri luoghi del Web?

Forse pronunciando un’implicita sentenza di condanna ai danni di un intero movimento prima ancora che si siano svolte delle indagini a carico di un singolo individuo macchiatosi di un grave reato, solo in base alla presunzione o al sospetto che quel singolo individuo facesse parte del movimento (ecco un esempio)?

Insomma, l’incoerenza di un tanto specioso asserto della Tinelli risulta quanto mai evidente.

E come se non bastasse, in uno dei commenti a quello stesso, la Tinelli post raggiunge un parossismo di ipocrisia:


Davvero?

Si riferiva a…?


Non è forse opera giornaliera, quella proprio della Tinelli e del CeSAP, dipingere come «pericolosi» e «distruttivi» i gruppi religiosi minoritari e i rispettivi leader, di quando in quando anche facendosi beffe di loro e molto spesso con titoloni (come quello qui sopra riportato) che generalizzano indiscriminatamente così da generare allarmismo?

Un bell’esame di coscienza sarebbe come minimo auspicabile: lo faranno mai?

mercoledì 27 dicembre 2017

Aggiornamento breve – Ecco cosa dicono del «plagio» i veri esperti di spiritualità e religione

Gli esponenti «anti-sette», quando vengono posti di fronte a interrogativi diretti e stringenti, non possono far altro che ammettere la lacunosità della loro preparazione in materia di religioni e di spiritualità.

Invece, i veri esperti esistono e svolgono un’attività continua di informazione e di promozione della cultura del rispetto per le diversità e dell’interazione fra le differenti culture ed etnie.

In data 22 Novembre scorso, nell’ambito di una conversazione pubblica sulla nostra pagina Facebook, Sonia Ghinelli (sempre sotto lo pseudonimo del suo controverso profilo Facebook «Ethan Garbo Saint Germain») messa di fronte a una domanda senza fronzoli, risponde ammettendo chiaramente che non ha alcuna qualifica di merito (ovvio che poi fa tutto un peana per accampare pretese sulla giustezza del suo operato, ma il fatto resta):


Similmente, appena qualche giorno fa Giovanni Ristuccia ha altrettanto pubblicamente ammesso (senza che nemmeno glielo domandassimo, ma tant’è) di essere privo di qualifiche accademiche:


Veramente sbalorditivo: Ristuccia non ha mai conseguito titoli «cattedratici» (che forse, con un italiano migliore, più che «cattedratici» avrebbe definito «accademici»), però siccome ha molta «esperienza» (qualità alquanto impalpabile se non si producono numeri, circostanze e prove concrete) si professa «esperto». Bontà sua, con tutto il rispetto non può che definirsi una competenza completamente autoreferenziale.

Discorso non dissimile per la figura di don Aldo Buonaiuto sul quale, come invece citavamo in un recente post, è intervenuto niente meno che Massimo Introvigne (in questa intervista), chiosando come quel prete «anti-sette» sia evidentemente «un militante, non uno studioso», infatti nel suo curriculum non potrà mai elencare «centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali, o presso case editrici accademiche, che le sottopongono al vaglio rigoroso della (…) recensione anonima da parte di colleghi universitari», come invece possono fare i veri esperti che si sono dati la pena di esaminare a fondo e in modo obiettivo le spiritualità più disparate e i gruppi religiosi più distanti dalla nostra tradizione.

Qualcuno potrà interrogarsi sulla ragione per cui siamo tanto insistenti a proposito dei titoli di studio: certamente un abito non fa il monaco e non è detto che si debba avere una laurea per concretizzare delle buone intenzioni, tuttavia quando si esprimono giudizi tanto forti e categorici (come fanno Sonia Ghinelli, Maurizio Alessandrini, Giovanni Ristuccia, Lorita Tinelli, don Aldo Buonaiuto, ecc., i principali militanti «anti-sette» italiani) nei confronti di gruppi spirituali o di meditazione, confessioni religiose, minoranze, ecc., si dovrebbe essere come minimo preparati. Inoltre, più severo è il giudizio che si formula o il provvedimento che si adotta, maggiore ci si aspetterebbe che fosse la competenza in materia. Per fare un paragone, non si affiderebbe mai la costruzione di un viadotto a qualcuno che abbia «studiato ingegneria» e che abbia «lavorato per vent’anni nel settore» (magari vendendo attrezzature); no davvero: una tale opera sarebbe da affidare (tanto per cominciare) a un ingegnere iscritto all’albo, e che possa sfoggiare referenze di tutto rispetto e qualifiche certificate! E questo è un concetto talmente banale, che mette in luce in modo ancora più lampante l’assurdità dei discorsi di Ghinelli, Ristuccia e compagnia quando tentano di difendere l’indifendibile.

Non hanno affrontato studi seri e completi in materia, eppure si lanciano in teoremi fantasiosi su vari aspetti del complesso mondo della spiritualità alternativa e dei movimenti religiosi, tanto quanto sul famigerato concetto di «plagio» o «lavaggio del cervello» o «manipolazione mentale» che dir si voglia.

Ed eccoci finalmente al tema proposto nel titolo del presente post: un brevissimo ma interessante video della prof.ssa Raffaella Di Marzio, docente universitaria e studiosa di religioni, sette e spiritualità:


D’altronde, sul controverso (proprio ad opera degli «anti-sette») argomento della «manipolazione mentale» proprio il succitato prof. Introvigne ebbe a scrivere un intero saggio, dall’eloquente titolo «Il lavaggio del cervello: realtà o mito?». Maggiori informazioni a proposito della controversia sul «plagio» si possono trovare in questa pagina.

Ecco, dunque, quanto è netta la distinzione fra i veri esperti (studiosi qualificati) e i facinorosi militanti «anti-sette».

giovedì 30 novembre 2017

Giovanni Ristuccia, un altro apostata «anti-sette» dall’esemplare incoerenza


Ecco come protesta il rappresentante per Novara del fronte «anti-sette» (portavoce dell'associazione «SOS Antiplagio») contro le critiche alla sua religione:



Non entriamo qui nel merito della discussione, piuttosto desideriamo focalizzarne le modalità: quando è la sua religione a subire una critica carica di pregiudizio, allora scatta la polemica.

Quando invece è proprio lui, Ristuccia, a fare esattamente la stessa cosa nei confronti di altri movimenti o religioni che lui, a suo insindacabile giudizio, ritiene «culti distruttivi», allora si sente completamente legittimato a mettere in moto la macchina del fango, ad usare parole pesanti e giudizi implacabili, a formulare sentenze in assenza di dibattimento, ad alimentare odio e intolleranza. Come in questo caso, ad esempio:



«Culto coercitivo», «molto pericoloso» (sorvoliamo sui due strafalcioni che si presume siano dei banali errori da tastiera)… ecco Ristuccia che sale in cattedra e, dall’alto del suo piedistallo di presunto (più che altro, sedicente) «esperto di sette», pronuncia il suo anatema contro un movimento religioso pacifico che conta migliaia e migliaia di aderenti solo nel nostro paese. Ma la sua Bibbia, quella no: non si può e non si deve criticarla!

L’ex seguace di «Anima Universale», nonché fratello di Osvaldo Ristuccia (tuttora un esponente di spicco del movimento), Giovanni Ristuccia, sempre con il petto pieno delle proprie convinzioni personali (del tutto rispettabili di per sé, ma altrettanto indebitamente fatte assurgere a «parere qualificato» da seguire a mo’ di diktat) non perde occasione per proclamare i propri anatemi contro questo o quel movimento a lui inviso.

Quindi la comprensione reciproca, la cultura, la tolleranza e il rispetto sono importanti, sì… ma solo se devono essere gli altri ad usarle. Lui, invece, se ne può ritenere completamente dispensato. Infatti, non esita a vendersi alla stampa come responsabile di una associazione «anti-sette», con i soliti slogan allarmistici sulle «vittime di sette e “santoni”»… ovviamente non meglio identificati né definiti, altrimenti sarebbe costretto a fornire dettagli, circostanze, nomi e (possibilmente) statistiche concrete.



Macché: i suoi giudizi, esattamente al pari degli altri «anti-sette» di cui parla il nostro blog, sono sempre generalizzati, mai realmente contestualizzati, ed esprimono giudizi gravi e a senso unico. Come questo su Sahaja Yoga (sul quale, si noti, uno dei soli due «Like» è del poliziotto «anti-sette» Bruno Zambon, delle cui predilezioni si parlava in un nostro precedente post):



Oppure quest’altro sulla comunità spirituale e filosofica nota come «Damanhur»:



Osservando da vicino le asserzioni di Ristuccia, diventa sempre più chiara qual è la matrice del suo pensiero: bigottismo e intolleranza religiosa. Ecco un suo post che rende bene l’idea dell’imparzialità e della prospettiva super partes con la quale costui si approccia ai fenomeni sociali, religiosi e spirituali:



Tant’è vero che, da «buon» cattolico intransigente, Ristuccia si scaglia contro il «gay pride»:



A proposito, la sua amicona «anti-sette» Sonia Ghinelli del FAVIS (della quale si parlava in uno degli ultimi post) lo sa? Lei non pare affatto porsi questo genere di scrupolo morale.

Negli anni ’90 due famosi ricercatori statunitensi di psicologia, David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, formularono una tesi a proposito delle «distorsioni cognitive», divenuta poi famosa sotto il nome, per l’appunto, di «effetto Dunning-Kruger» Se ne può trovare una descrizione alquanto completa (e più seriosa) qui oppure (più scherzosa) qui.

Il tema è: «gli individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media»e finendo per «sopravvalutare le proprie abilità» fra cui, in particolare, la propria competenza. E infatti, che fine fa Ristuccia? Anche lui, come gli altri «anti-sette», diffonde bufale: non sottopone le notizie ad adeguata verifica come ci si aspetterebbe dal responsabile di un’associazione che opera nel sociale (e, pertanto, in una certa misura un personaggio pubblico):



Non contento, dopo aver pubblicato una bufala (qui mostriamo un altro caso) ed averlo addirittura ammesso, non la cancella né dimostra una qualche forma di pentimento. Al contrario, se ne bea! (poco importa se, nel frattempo, come si può notare dai commenti, qualcuno si è indignato per la sua notizia fasulla):



Torniamo dunque a domandarci: è a questo genere di figura che dovrebbe fare riferimento lo stato per giudicare in materia di fenomenologia religiosa?