sabato 15 dicembre 2018

Reazioni degli «anti-sette» alla verità: gli sfoghi di Lorita Tinelli e le eterne contraddizioni

di Mario Casini

In uno degli ultimi post di questo blog, è stata svelata la genesi dell’estremismo «anti-sette» espresso a ogni piè sospinto da Lorita Tinelli nei suoi frequenti interventi pubblici sui mass media in qualità di consulente della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno) ed esponente del CeSAP, sigla italiana corrispondente della controversa associazione europea FECRIS.

Mi aspettavo una delle sue (consuete) reazioni scomposte, e infatti non ho dovuto attendere per rilevare un suo (tipico) commento piccato e inviperito con offese vaghe e accuse nei miei riguardi né fondate né circostanziate (che lasciano il tempo che trovano). È qualcosa a cui ho fatto l’abitudine, essendo oramai oltre un anno da che amministro questo blog e ne curo buona parte del materiale.

Ma – una volta di più – lo sbotto della psicologa Lorita Tinelli fornisce indicazioni utili a riesaminare con genuinità e senso critico quanto si è qui pubblicato a proposito dei prodromi che hanno condotto alla sua militanza «anti-sette».

La Tinelli addirittura arriva a fare quest’affermazione:

Mi hai mai visto ingaggiare, lecitamente o meno, una guerra ad personam?

Fosse per me, risponderei immediatamente e senza alcun dubbio: sì, eccome!

Io, però, potrei essere considerato «di parte» per via delle intimidazioni e delle invettive che ho ricevuto da Lorita Tinelli.

In tal caso, basterebbe provare a porre la stessa domanda ad altri studiosi e professionisti che a turno sono finiti nel mirino della psicologa pugliese. Lasciatemi fare nomi e cognomi, non certo perché si debbano (indebitamente) coinvolgere queste persone nel tormentato panorama delle ossessioni di qualcuno, ma perché a una domanda tanto diretta e – fatemelo dire – clamorosa non si può non dare risposta. Basti citare studiose come la dott.ssa Silvana Radoani, la prof.ssa Raffaella Di Marzio, la dott.ssa Simonetta Po (che fra l’altro proprio nei giorni scorsi è tornata sull’argomento), piuttosto che un ricercatore come il dott. Vito Carlo Moccia, o anche un giornalista come il dott. Camillo Maffia, e persino una esponente «anti-sette» come la (criminologa?) Patrizia Santovecchi. E molto probabilmente sto tralasciando qualche altro caso simile.

Tant’è che qui in questo commento Lorita Tinelli rammenta proprio le sue persecuzioni ai danni delle sue tanto odiate (presunte) concorrenti:


E qui dovrei aprire un’ulteriore parentesi, sulla seconda frase riguardo al «profilo anonimo» a cui sarebbe (a suo dire) sbagliato «dare un like». A me questa pare un’evidente manifestazione di ipocrisia: non è proprio Lorita Tinelli a mettere «Mi piace» ogni giorno e in continuazione al profilo (anonimo e controverso) della sua collega «anti-sette» Sonia Ghinelli di FAVIS, alias «Ethan Garbo Saint Germain»? Provasse a negare questa lampante, inconfutabile ovvietà!

Ossia: quando il profilo anonimo (e quanto mai discutibile) è di una sua amica, allora è «buono» e dice cose «giuste»; quando invece il profilo (cioè il mio) non è nemmeno anonimo (perché c’è la mia foto in bella vista) ma – caso mai – fa capo a un’identità personale sulla cui autenticità sono stati sollevati dubbi (ammessi ma non concessi), allora ciò che quell’utente scrive va considerato una «vigliaccheria»! Semplicemente assurdo, oltre che offensivo.

Ma vado oltre, non è nemmeno questo l’aspetto che desidero sottolineare nelle disarmanti reazioni di Lorita Tinelli.

Ricordiamoci che sto parlando di una psicologa (lo si noti: non di una figura accademica esperta nelle diverse forme di religiosità e spiritualità!) la quale – di fatto – esprime o diffonde in continuazione pareri profondamente ostili nei confronti di gruppi religiosi non tradizionali, e che però (parole sue!) «non si è mai posta nella condizione di giudizio» e che sin «dall’inizio del suo percorso» ha «capito che le problematiche vanno affrontate non col giudizio ma con l'ascolto».

Una psicologa che fa di tutto per porre la propria persona sul palcoscenico mediatico e sotto i riflettori, e che lavora costantemente per coltivare una propria popolarità, utile per vari scopi.

Eppure, sebbene si tratti indubitabilmente di un personaggio pubblico, per quanto mi riguarda e per quanto concerne le attività del nostro blog, non è di alcun interesse la vita privata di Lorita Tinelli. L’unica rilevanza dei suoi trascorsi sta nel fatto che lei per prima ha adombrato le vere ragioni del suo «interessamento» rispetto ai nuovi movimenti religiosi, o rispetto a quello che ella definisce il fenomeno delle «sette religiose» o dei «culti distruttivi», presentandosi come ricercatrice di un singolare «centro studi» e proponendosi come imparziale ed obiettiva, quando di fatto sta portando avanti da venticinque anni una sorta di vendetta personale.



Un vezzo, questo, che in varie forme accomuna parecchi «anti-sette»: Lorita Tinelli ha avviato il suo business di «esperta» sulle «sette» per problemi sentimentali (ma guai a dirlo con chiarezza e sincerità!); Maurizio Alessandrini afferma che suo figlio è stato «rapito» e «mentalmente manipolato» da una «santona» mentre in realtà è fuggito da un ménage familiare «degno» di un personaggio come il Marchese di Sade; e Toni Occhiello sostiene di essere stato danneggiato dal gruppo religioso di cui faceva parte, mentre in realtà chi lo ha conosciuto bene ne parla come se fosse un danno ambulante e descrive una vita dissoluta (di cui qualche traccia affiora qua e là).

In poche parole, questi signori si arrogano il diritto di invadere le vite private e libertà altrui (in qualche caso addirittura incitando a violare la privacy), ma non appena qualcuno fa notare che non la stanno raccontando giusta e che stanno mettendo a repentaglio la reputazione altrui pubblicamente e senza alcun ritegno, che fanno? Berciano, strepitano e schiamazzano in coro!

Inoltre tentano in maniera preoccupante (come già ho personalmente denunciato in precedenza) di riqualificare la terminologia: quando uno di loro diffonde con asfissiante ripetitività gossip, articoli scandalistici o testimonianze non verificate né verificabili si dovrebbe parlare di «diritto di cronaca», quando invece un cittadino come me o qualche studioso quotato fa notare (e documenta, con dovizia di particolari) le incongruenze presenti nelle loro stesse dichiarazioni, allora si deve parlare di «stalking». Un ragionamento tanto lineare che somiglia a una pentola di spaghetti appena buttati nel colapasta.

Per usare le parole della stessa Lorita Tinelli, a quanto pare gli «anti-sette» sono persone che «ragionano in termini settari, del tipo con noi o contro».


Usciranno mai costoro da questa eterna, lapalissiana contraddittorietà?

lunedì 10 dicembre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: il ruolo della CIA e i legami con Jim Jones

Certi giornalisti allineati alla propaganda «anti-sette» (come quelli della trasmissione «Mangiafuoco sono io» che nei giorni scorsi hanno riproposto la versione mediatica «di regime» dell’eccidio del «Tempio del Popolo» diffusa sin dai primi giorni dopo quei tragici fatti) hanno buon gioco a bollare come «complottisti» le prove e i documenti emersi nel corso degli anni successivi.

Troppa onestà intellettuale servirebbe loro per esaminare quel materiale e rendersi conto di aver abboccato a una serie di mistificazioni e di menzogne mediatiche. Bugie certamente «utili» a mantenere quella che oramai è divenuta una credenza popolare (la falsa spiegazione del «suicidio di massa») ma pur sempre bugie.

Ma non dilunghiamoci oltre e lasciamo spazio al contributo di Epaminonda, ai fatti e a una ricostruzione storica equanime.

Al lettore il giudizio.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown
:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)
- [2 Agosto 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» e il falso «suicidio di massa»
- [19 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: falliscono i tentativi di insabbiamento
- [24 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di menzogne «anti-sette»
- [30 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: business della morte, documentario di Di Caprio
- [14 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Jonestown strumentalizzata per scopi politici
- [22 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Leo Ryan contro la CIA e l’MK-Ultra, un atroce esperimento di controllo mentale a Jonestown



sabato 8 dicembre 2018

Paradossi «anti-sette», Maurizio Alessandrini: un abuso della professione di psicologo?

Una settimana fa il sito Internet «Ananke News» (che sembra a poco a poco divenire l’organo di stampa ufficiale della controversa associazione «anti-sette» FAVIS), ha pubblicato un articolo scritto «per la redazione» da Maurizio Alessandrini, dal significativo titolo, esposto tutto in maiuscolo, «Sul condizionamento psicologico e fisico per fini non etici: santoni, guru e culti distruttivi della personalità».

Non si dimentichi che FAVIS è, assieme al CeSAP, sigla italiana referente della discussa organizzazione europea FECRIS, nonché consulente della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno).


L’articolo di Maurizio Alessandrini si propone infatti di illustrare «un breve elenco, non esaustivo, delle situazioni che producono, anche involontariamente, dei condizionamenti moralmente ammessi e socialmente accettati e condivisi» nell’ambito dei «nostri rapporti sociali» (da notare che nella frase originale è contenuta un’improprietà pronominale, un «ne» di troppo, che non può non segnalare di per sé qualcosa a proposito della preparazione dell’estensore).

Ma sorvoliamo sulle lacune linguistiche e andiamo al sodo. Afferma il presidente di FAVIS:

Il patrimonio più prezioso che l’essere umano possiede è la salute della propria mente, intesa come capacità di intendere, di volere, di autodeterminarsi, di discernere, di rapportarsi con gli altri e la realtà esterna. In Italia esiste di fatto il ‘diritto a manipolare e plagiare’ gli altri esseri umani, e non il contrario, purtroppo.

Chi non conoscesse le (non-)qualifiche e i trascorsi di Maurizio Alessandrini, potrebbe pensare che, se costui parla di salute mentale e di capacità di intendere e volere, debba essere uno psichiatra. Il disorientamento subentra invece repentino nel momento in cui, con un considerevole balzo acrobatico, l’ex ragioniere in pensione si improvvisa addirittura giurista. Che sia divenuto d’un tratto una sorta di tuttologo?

Vediamo cosa ha detto suo figlio Fabio qualche anno fa a tal proposito:


Il seguito dell’articolo ripropone le solite tesi «anti-sette», trite e ritrite, che non ci arrischieremo nemmeno a commentare poiché sono già state oggetto di ampie trattazioni e confutazioni da parte di accademici e di esperti (veri) di religioni, sette e movimenti religiosi, tanto quanto dagli analisti della fenomenologia dei movimenti «anti-sette».

Ciò che però ha carpito la nostra attenzione è come un ex ragioniere vada discettando di abusi psicologici, di integrità psichica, di personalità, di problemi relazionali, di condizionamento emozionale affettivo, di perdita della capacità critica, ecc. Tutti aspetti e fattori che afferiscono evidentemente al campo della psicologia, la quale viene definita dal vocabolario Treccani come «scienza che studia la psiche, che analizza i fenomeni e i processi psichici». Il lemma enciclopedico della medesima opera specifica ulteriormente che la psicologia tratta «i processi psichici, coscienti e inconsci, cognitivi (percezione, attenzione, memoria, linguaggio, pensiero ecc.) e dinamici (emozioni, motivazioni, personalità ecc.)».

La domanda sorge spontanea: perché la psicologa «anti-sette» Lorita Tinelli non è saltata al collo di Maurizio Alessandrini gridando all’abuso di professione di psicologo, come usa fare sin troppo spesso? E sì che l’usurpazione dell’ambito di competenza è lampante. Oppure, data l’amicizia che li lega, perché non gli ha almeno fatto pubblicamente osservazione mettendo in luce l’incongruenza del suo agire e l’impropria invasione di campo?

E perché la redazione di «Ananke News» ha lasciato correre, sebbene sia costituita da figure che possono invece accampare delle competenze specifiche nell’ambito della pedagogia e della psicologia?

Evidentemente, fa più comodo lasciar mano libera a chi non ha mai studiato seriamente i meccanismi della psiche ma vuole ammantarsi di una presunta conoscenza degli stessi per corroborare tesi controverse ai danni di gruppi minoritari.

Ulteriore menzione andrebbe fatta per il modo come l’ex ragioniere della Provincia di Rimini si improvvisa anche giureconsulto: «Dopo l’abrogazione dell’art. 600 del c.p. (Reato di plagio) avvenuta nel giugno 1981, si è creato un vuoto normativo con conseguente vuoto di tutela». A parte il fatto che l’articolo era il 603 (approvato con Regio Decreto del 19 ottobre 1930, in pieno periodo fascista) e non il 600 («riduzione in schiavitù»), il presidente di FAVIS dovrebbe spiegare con quale criterio egli ritiene se stesso superiore per capacità di valutazione a un collegio giudicante di magistrati della Corte Costituzionale (sic!) e per giunta con un’unica, lapidaria frase a fronte di un’intera, organica e argomentata sentenza. Noi non siamo riusciti a darci una spiegazione di tale sbalorditivo fenomeno.

Conclude Maurizio Alessandrini la sua trattazione con questa frase:

Nel frattempo inquirenti e investigatori debbono procedere all’individuazione dei reati – singoli o plurimi – connessi alle varie casistiche settarie.

Si riferiva forse alla condotta posta in essere da lui medesimo con quel suo articolo, che rasenta l’abuso della professione di psicologo?

Si riferiva invece al «settarismo» evidenziato dai suoi stessi compari «anti-sette»?

Si riferiva alla disinformazione e alla manipolazione dei fatti messa in atto mediante la propaganda ideologica contro individui e associazioni «non conformi» alle sue vedute?

Oppure si riferiva ai soprusi familiari raccontati proprio da suo figlio Fabio, dai quali quest’ultimo fu costretto a fuggire vent’anni fa?


Non è dato sapere a cosa si riferisse davvero: l’unica cosa evidente è la solita, certificata, disarmante contraddittorietà «anti-sette».

lunedì 3 dicembre 2018

Giornalisti «anti-sette»: Giorgio Romiti e un esempio di istigazione all’odio

Abbiamo dato conto in un post della scorsa settimana dell’ennesimo esempio di propaganda mediatica contro i nuovi movimenti religiosi, nella fattispecie una congregazione evangelica pentecostale di grande successo in questi anni, nota come «Parola della Grazia» o PdG.

Riprendiamo il discorso per fornire ulteriori elementi a riprova di quanto abbiamo scritto: in particolare, a supporto del fatto che lo pseudo-giornalista in questione, quel Giorgio Romiti (che preferisce operare nell’anonimato utilizzando lo pseudonimo Gaston Zama) autore di un servizio de «Le Iene» profondamente tendenzioso nei confronti di quel movimento, si era mosso (alla ricerca del giovane ex omosessuale ritornato etero dopo aver abbracciato quella fede) quando già era carico di un profondo pregiudizio nei loro riguardi.

Era partito con un’idea negativa già ben formata, con il preconcetto che si trattasse di una «setta», con l’intento di metterla alla berlina perché «colpevole» di aver «provocato» la trasformazione di un ragazzo da gay a eterosessuale e con l’obiettivo di riproporre la cantilena mediatica sul fantomatico «plagio» mentale.

È sufficiente leggere il post che Giorgio Romiti ha pubblicato la mattina del 4 novembre scorso sul proprio profilo Facebook pubblico, con il quale dà il la a delle discussioni anche feroci da parte di un gran numero di utenti. Per inciso: utenti reali? artificiali? opera di qualche «influencer»? chi può dirlo?


Come si può notare, i commenti vanno ben oltre i 2000 e fra questi si trova un vasto repertorio di offese scurrili, ingiurie nei confronti del giovane pentecostale, accuse infamanti a lui, a sua madre ed alla sua congregazione, ecc.


Affermazioni qua e là anche violente scritte da «leoni da tastiera» evidentemente incapaci di rispettare le credenze altrui.


E Giorgio Romiti alias Gaston Zama che fa? Ammicca agli intolleranti.


Ma non solo: la scusa è buona per mettere in piazza non solo il nome e cognome, ma anche l’indirizzo del profilo Facebook personale del ragazzo preso di mira per la propria identità sessuale (che egli afferma di aver ritrovata), così che possa venire esposto al pubblico ludibrio (evitiamo di riportare quei commenti solo per tutelare nei limiti del possibile l’identità del ragazzo).

Fortunatamente, intervengono diversi utenti per reagire a questa sottospecie di tribunale inquisitorio virtuale:


Tutto ciò si svolge una settimana prima del «servizio» televisivo prodotto da Giorgio Romiti per «Le Iene». Fatto, questo, che dimostra in maniera inequivocabile come quel video fosse nato già in un crogiolo (forse sarebbe più corretto dire in un trogolo) di pregiudizio e di intolleranza anti-religiosa di differenti estrazioni.

D’altronde, lo dice persino Lorita Tinelli, esponente «anti-sette» di prima linea, che «Le Iene» sono una trasmissione «folkloristica»:


Per una volta, non possiamo che sottoscrivere quanto dichiara la psicologa pugliese.

sabato 1 dicembre 2018

Genesi di un militante «anti-sette»: Lorita Tinelli e… una vendetta d’amore?

La figura di Lorita Tinelli, psicologa «anti-sette» del CeSAP, emerge di frequente nei vari post del nostro blog che trattano delle diverse ingiustizie commesse dai militanti contro i movimenti spirituali «non tradizionali». Di fatto, e come lei stessa ama raccontare ai mass media, l’attività lavorativa della Tinelli negli ultimi vent’anni è stata per la gran parte ipotecata dalla propaganda contro tutti i gruppi religiosi minoritari, con particolare attenzione ai Testimoni di Geova. Con l’andar del tempo, il CeSAP è poi diventato parte di un piccolo gruppo di associazioni italiane (che solo pochi giornalisti hanno il coraggio di descrivere per ciò che sono e fanno veramente) entrate nell’orbita della controversa FECRIS (un’organizzazione europea votata al contrasto continuo e intollerante verso la religiosità non convenzionale, finanziata dal governo francese) e divenute dalla fine del 2006 collaboratori della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno).

In molti si sono domandati la ragione di tanto astio da parte di Lorita Tinelli: un odio tanto costante e inflessibile da venire declinato quasi giornalmente in dichiarazioni ed articoli denigratori pubblicati sui suoi siti Internet, sui mass media di mezzo paese, su Facebook, in eventi pubblici, ecc.: mai una parola di riguardo, di rispetto, di comprensione, di curiosità genuina per le diverse rappresentazioni del divino o ricerche della spiritualità personale, mai un sincero apprezzamento per gli sforzi delle diverse congregazioni di integrarsi con la società o di contribuire ad un miglioramento delle comunità in cui si sono insediate. C’è spazio solo per testimonianze di apostati inviperiti, storie allarmanti (ma dalla dubbia attendibilità) che sovente vengono del tutto ridimensionate, accuse infamanti, recriminazioni e quant’altro.

Come giunge una psicologa, laureatasi appena pochi anni prima, ad autoproclamarsi «esperta» di «sette» tanto da fondare e dirigere un «centro studi» come il CeSAP focalizzato sin dai suoi primordi sul contrasto ai nuovi movimenti religiosi? Di fatto, tale «specializzazione» per Lorita Tinelli è addirittura precedente alla fondazione della sua associazione «anti-sette», se si considera che già nel 1998, per l’Editrice Vaticana, aveva dato alle stampe un libro con l’inequivocabile titolo «Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova».

Dunque per Lorita Tinelli è stato assai breve il passo fra la laurea e l’attività di militante contro i «culti distruttivi» o «culti abusanti», come lei ama definire le nuove religioni riconosciute tali da esperti accademici di mezzo mondo o anche da interi governi nazionali (eclatante il caso della Soka Gakkai, confessione religiosa dotata di un’intesa addirittura con il governo di un paese a stragrande maggioranza cattolica come il nostro, ma «setta criminale» secondo i più facinorosi sostenitori e collaboratori del CeSAP, amici della psicologa pugliese, come Toni Occhiello).

In una parola: perché?

Troviamo la risposta nel quarto libro dell’Eneide, verso 412 («Malvagio Amore, che cosa gli animi mortali non spingi a fare!»), a cui risaliamo partendo da una traccia che ci lasciò in un commento, più di un anno fa, un utente del nostro blog:


Di tale indizio avevamo avuto un primo riscontro da persone che avevano conosciuto la Tinelli da studente universitaria, ma una conferma piena, rotonda e assolutamente autorevole ce l’ha fornita la stessa psicologa qualche giorno fa in un’intervista andata «in onda» su una radio online amatoriale. Ecco l’estratto:


Quando studiavo ancora all’università avevo una persona carissima che ha iniziato a frequentare un gruppo chiuso, un gruppo totalitario. Io conoscevo molto bene questa persona nelle sue passioni, nei suoi interessi, e anche nelle sue fragilità. E sono state queste il punto diciamo d’ingresso in questa nuova esperienza. Ho visto questa persona nel giro di pochissimo tempo cambiare completamente…

E chi può essere «una persona carissima» che Lorita conosceva «molto bene (…) nelle sue passioni, nei suoi interessi, e anche nelle sue fragilità»? Forse un familiare, ma difficilmente non se ne saprebbe nulla dopo vent’anni di intensa attività «anti-sette». L’unica ipotesi plausibile è quella dell’amicizia profonda, oppure… della relazione amorosa. Questo conferma completamente l’indiscrezione.

In parole povere: Lorita Tinelli aveva un fidanzato di cui era molto innamorata, il quale ha deciso di lasciarla e di rompere la propria relazione per seguire un gruppo religioso.

Quale gruppo religioso? Basta vedere chi ha cominciato sin da subito ad attaccare la psicologa pugliese ancora prima di fondare il CeSAP, astutamente coinvolgendo chi poteva avere il massimo interesse nel sostenerla (un certo clero intransigente) e da lì in poi trasformando assieme ai suoi collaboratori in una sorta di business la propaganda «anti-sette»: i Testimoni di Geova.

Da quel periodo in poi, come lei stessa racconta nell’intervista di qualche giorno fa, Lorita Tinelli è stata indottrinata contro le nuove religiosità da un altro psicologo che in quei tempi era noto, oltre che per l’etilismo, anche per le sue discutibili tecniche di spionaggio ai danni dei gruppi religiosi minoritari da lui ritenuti «pericolosi», Maurizio Antonello, morto suicida a quarantanove anni nel maggio del 2003. Il collega della Tinelli deve avere avuto gioco facile nel predisporla all’odio verso i nuovi movimenti religiosi, considerando il momento di travaglio emotivo di lei, sul quale molto probabilmente egli deve aver anche fatto leva.


In breve tempo, la psicologa Lorita Tinelli si inventa «esperta» di «sette», accampando un mirabolante curriculum, pur non avendo una preparazione accademica seria e concreta in materia di religione o di sociologia ma per lo più un’imbottitura di informazioni «anti-sette» dovute alla frequentazione con il collega Antonello esponente dell’ARIS Veneto, associazione definitivamente cessata da alcuni anni ma anch’essa collegata alla FECRIS nell’ultimo periodo della sua attività.

Ciò rende ancora più speciose, artefatte e strumentali affermazioni come la seguente, in cui la Tinelli tenta di presentarsi come una «studiosa» tollerante ed equilibrata:


Un asserto tanto più inverosimile se paragonato al curriculum discriminatorio e persecutorio evidenziato non solo nel nostro blog, ma anche nelle dichiarazioni di altri studiosi ed ex collaboratori della psicologa «anti-sette».

Lo stesso vale per la presunta qualifica di «esperta» di fenomeni religiosi, mai realmente dimostrata tale a meno che non si debba dare credito a trasmissioni televisive scandalistiche o alla carta patinata stracolma di gossip.

Eppure Lorita Tinelli sostiene di utilizzare sempre il «metodo scientifico»:


Non è chiaro a cosa si riferisca qui Lorita Tinelli, ma basti ricordare (uno su tutti) il clamoroso esempio di superficialità messo in mostra dalla psicologa «anti-sette» in occasione del suo webinar di aprile scorso che ha realmente rasentato la pseudoscienza.

La verità nuda e cruda ci dice invece di un livore profondo, motivato da tutt’altro che un’ispirazione umanistica, caso mai da una ragione certo comprensibile, ma comunque strettamente personale: una delusione d’amore.

Una causa accettabile per un odio tanto viscerale?

Come si può considerare attendibile una presunta studiosa/ricercatrice mossa dal risentimento, quando si esprime su un soggetto così delicato come la scelta religiosa? Come può la magistratura dare credito ad una persona che valuta come negativa l'adesione a taluni movimenti religiosi solo perché un antico fidanzato l'ha lasciata per una scelta religiosa che li ha allontanati? Quanto può dirsi imparziale e onesta una persona che dopo tutti questi anni sta ancora inseguendo la propria vendetta?