giovedì 30 novembre 2017

Giovanni Ristuccia, un altro apostata «anti-sette» dall’esemplare incoerenza


Ecco come protesta il rappresentante per Novara del fronte «anti-sette» (portavoce dell'associazione «SOS Antiplagio») contro le critiche alla sua religione:



Non entriamo qui nel merito della discussione, piuttosto desideriamo focalizzarne le modalità: quando è la sua religione a subire una critica carica di pregiudizio, allora scatta la polemica.

Quando invece è proprio lui, Ristuccia, a fare esattamente la stessa cosa nei confronti di altri movimenti o religioni che lui, a suo insindacabile giudizio, ritiene «culti distruttivi», allora si sente completamente legittimato a mettere in moto la macchina del fango, ad usare parole pesanti e giudizi implacabili, a formulare sentenze in assenza di dibattimento, ad alimentare odio e intolleranza. Come in questo caso, ad esempio:



«Culto coercitivo», «molto pericoloso» (sorvoliamo sui due strafalcioni che si presume siano dei banali errori da tastiera)… ecco Ristuccia che sale in cattedra e, dall’alto del suo piedistallo di presunto (più che altro, sedicente) «esperto di sette», pronuncia il suo anatema contro un movimento religioso pacifico che conta migliaia e migliaia di aderenti solo nel nostro paese. Ma la sua Bibbia, quella no: non si può e non si deve criticarla!

L’ex seguace di «Anima Universale», nonché fratello di Osvaldo Ristuccia (tuttora un esponente di spicco del movimento), Giovanni Ristuccia, sempre con il petto pieno delle proprie convinzioni personali (del tutto rispettabili di per sé, ma altrettanto indebitamente fatte assurgere a «parere qualificato» da seguire a mo’ di diktat) non perde occasione per proclamare i propri anatemi contro questo o quel movimento a lui inviso.

Quindi la comprensione reciproca, la cultura, la tolleranza e il rispetto sono importanti, sì… ma solo se devono essere gli altri ad usarle. Lui, invece, se ne può ritenere completamente dispensato. Infatti, non esita a vendersi alla stampa come responsabile di una associazione «anti-sette», con i soliti slogan allarmistici sulle «vittime di sette e “santoni”»… ovviamente non meglio identificati né definiti, altrimenti sarebbe costretto a fornire dettagli, circostanze, nomi e (possibilmente) statistiche concrete.



Macché: i suoi giudizi, esattamente al pari degli altri «anti-sette» di cui parla il nostro blog, sono sempre generalizzati, mai realmente contestualizzati, ed esprimono giudizi gravi e a senso unico. Come questo su Sahaja Yoga (sul quale, si noti, uno dei soli due «Like» è del poliziotto «anti-sette» Bruno Zambon, delle cui predilezioni si parlava in un nostro precedente post):



Oppure quest’altro sulla comunità spirituale e filosofica nota come «Damanhur»:



Osservando da vicino le asserzioni di Ristuccia, diventa sempre più chiara qual è la matrice del suo pensiero: bigottismo e intolleranza religiosa. Ecco un suo post che rende bene l’idea dell’imparzialità e della prospettiva super partes con la quale costui si approccia ai fenomeni sociali, religiosi e spirituali:



Tant’è vero che, da «buon» cattolico intransigente, Ristuccia si scaglia contro il «gay pride»:



A proposito, la sua amicona «anti-sette» Sonia Ghinelli del FAVIS (della quale si parlava in uno degli ultimi post) lo sa? Lei non pare affatto porsi questo genere di scrupolo morale.

Negli anni ’90 due famosi ricercatori statunitensi di psicologia, David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, formularono una tesi a proposito delle «distorsioni cognitive», divenuta poi famosa sotto il nome, per l’appunto, di «effetto Dunning-Kruger» Se ne può trovare una descrizione alquanto completa (e più seriosa) qui oppure (più scherzosa) qui.

Il tema è: «gli individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media»e finendo per «sopravvalutare le proprie abilità» fra cui, in particolare, la propria competenza. E infatti, che fine fa Ristuccia? Anche lui, come gli altri «anti-sette», diffonde bufale: non sottopone le notizie ad adeguata verifica come ci si aspetterebbe dal responsabile di un’associazione che opera nel sociale (e, pertanto, in una certa misura un personaggio pubblico):



Non contento, dopo aver pubblicato una bufala (qui mostriamo un altro caso) ed averlo addirittura ammesso, non la cancella né dimostra una qualche forma di pentimento. Al contrario, se ne bea! (poco importa se, nel frattempo, come si può notare dai commenti, qualcuno si è indignato per la sua notizia fasulla):



Torniamo dunque a domandarci: è a questo genere di figura che dovrebbe fare riferimento lo stato per giudicare in materia di fenomenologia religiosa?

martedì 28 novembre 2017

Gli «anti-sette» e la RAI: Pino Pisicchio, l’acrobata delle cause perse

A giudicare da quanto si legge e si apprende qua e là dalle cronache e dai notiziari, Pino Pisicchio sembra essere una sorta di «funambolo» del «camaleontismo politico»: pronto a sostenere qualsiasi causa o partito a condizione che gli permetta di conservare una comoda poltroncina in parlamento.



Dai seggi della Camera dei Deputati, nel corso di più legislature, Pisicchio ha presentato e ripresentato un disegno di legge per la reintroduzione nell’ordinamento giuridico italiano del «reato di plagio» (già facente parte del codice penale di epoca fascista e depennato nel 1981 dalla Corte Costituzionale). L’ultima proposta di legge, tuttora pendente, è la n. 190.

Membro della «Commissione bicamerale di vigilanza sulla RAI», fra le altre cose Pisicchio fa parte (in quanto consigliere per le relazioni istituzionali) della «Fondazione Italia USA», proprio come Monica Maggioni, attualmente presidente della stessa RAI, ed è altresì vicino a Bianca Berlinguer, volto ben noto di RAI 3.



Vediamo un po’: chi è Pino Pisicchio, sostenitore degli «anti-sette»?

Le sue acrobatiche peripezie sono tanto notevoli nella loro quantità quanto insulse nella sostanza, da aver richiamato l’attenzione di «Dagospia» già nel 2015, quando la nota rivista on-line di Roma mise in luce la carriera «poltronistica» di questo politico di professione.

Barese (di Corato), figlio di un parlamentare della Democrazia Cristiana, Giuseppe (detto Pino) arriva alla politica grazie al padre che lo fa entrare a Montecitorio già nel 1987, all’età di 33 anni. Grazie alla posizione di favore paterna, legata all’epoca alla cerchia di potere di Carlo Donat Cattin, Pino Pisicchio riuscì a restare in parlamento per cinque legislature di fila e a racimolare anche un paio d’incarichi governativi.

Ma con tangentopoli e la conseguente caduta della DC, ecco che inizia il vagabondare di Pino da un partito all’altro (e da un’ideologia all’altra).


Emblematico come non si assista a continue «conversioni politiche» né tantomeno a prese di posizione chiare e distinte da parte sua. No, si tratta semplicemente di un tempismo perfetto nell’abbandonare una nave che affonda per saltare lestamente su un’altra la quale però, dopo il suo arrivo, comincia subito a traballare. Perché, se dobbiamo dare credito a «Dagospia», Pino Pisicchio è un seminatore di zizzania: «Appena entra nella compagine di turno, Pisicchio è ammaliante, disponibile e fa incetta di incarichi. Appena si sente saldo, comincia invece a seminare zizzania e a pensare a se stesso (e ad Alfonsino in Puglia) per preordinarsi un’uscita, magari con altri, che gli consenta di trattare da posizioni di forza l’ingresso nel successivo partito».

Se invece non volessimo dare corda a «Dagospia», comunque rimarrebbero Giancarlo Perna a definire Pisicchio «l’uomo Rai che ha cambiato più partiti che camicie» (marzo 2015) e Marco Travaglio che lo ha descritto come «un frugoletto della politica che ha all’attivo più tessere di partiti che capelli in testa e cammina a fatica con la cadrega incollata dietro» (da «Il Fatto Quotidiano» del 29 Agosto 2010).

Insomma, un personaggio decisamente inquietante che altro non poteva essere se non il «padrino» politico dello sparuto e sgangherato gruppetto di «attivisti» (se non facinorosi) che da molti anni sta tentando di ripristinare il precetto penale, giudicato liberticida dalla Consulta, che dovrebbe punire le non meglio precisate condotte di «manipolazione mentale» da parte di sacerdoti, guru, leader spirituali, «counselor» e ministri di culto «non convenzionali».

Ma perché Pisicchio (che, si badi bene, ha traslocato da «Rinnovamento Italiano» alla «Margherita», dall’«Udeur» a Berlusconi e Tabacci-Rutelli, per corteggiare persino Antonio di Pietro), non cambia posizione sulla lotta ai nuovi movimenti religiosi? Forse per i suoi forti legami con l’Opus Dei e con un paio di atenei cattolici dove pure ha totalizzato una carriera inesistente?

E se proprio questa connessione fosse la ragione di tanto accanimento, l’astuto Pisicchio non si è mai accorto che proprio i suoi amici «anti-sette», volenti o nolenti, creano un clima sociale che mina alla base proprio tutti i movimenti di minoranza fra cui l’eccelsa congrega cattolica? (Ne relazionavamo in un nostro recente post.)

Difficile a dirsi. Possiamo nondimeno affermare, senza timore di smentite, che ovunque Pino decida di posare il suo piede, segue la disfatta. Questa è l’unica traccia indelebile e sicura del suo passaggio: qualsiasi movimento o iniziativa abbia sposato (per fini unicamente e biecamente personali, è quanto mai evidente), non ha fatto che crollare poco più tardi lasciando solo polverose macerie.

Con l’avvicinarsi delle nuove elezioni politiche del 2018, sarà istruttivo seguire le funamboliche migrazioni di Pisicchio per capire chi sarà ancora «sul pezzo» nella compagine politica del 2019.

Cercheremo di mantenere in vista l’argomento, se possibile anche affrontandolo da diverse angolazioni: sarà l’unico modo per riuscire a intercettare la trottola di traiettorie disegnata da uno tra i più sorprendenti camaleonti politici nella storia italiana.

domenica 26 novembre 2017

«Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio»: la cieca intolleranza degli «anti-sette»

Sono incappato per puro caso in un passo della Metamorfosi di Ovidio che esprime un concetto di elevato spessore, tanto da venire ripreso in seguito nel corso della storia della letteratura da molti altri autori, ultimo il Foscolo nella versione che ho usato qui nel titolo (Sonetti, 2;14).

Un concetto che sembra vestire alla perfezione l'incoerenza degli «anti-sette»: «Vedo ciò che è meglio e lo approvo pubblicamente, ma faccio ciò che è peggio».

Quante volte, infatti, gli «anti-sette» si spendono per il diritto di informazione o per la libertà di parola?

Eppure, fanno tentativi di ogni tipo per soffocare voci a loro contrarie, come la nostra.

Potrebbe essere mera incoerenza, ma forse è anche peggio: un po' malizia, e un po' stratagemma per mostrare di assumere un atteggiamento illuminato e tollerante, quando dietro le quinte essi odiano, tramano, strumentalizzano e istigano le forze dell'ordine contro delle minoranze pacifiche, fanno pressione sulle autorità per reprimere il libero pensiero, la libertà religiosa e il diritto di associazione.

Una frase proverbiale, quindi, che trovo quanto mai azzeccata per gli «anti-sette» di oggigiorno.

Trovo emblematico, ad esempio, un post pubblicato da Lorita Tinelli sulla sua pagina Facebook in Gennaio di quest’anno, a proposito delle «censure». Lo riporto integralmente:



Parole che appaiano sensate, ragionevoli, dettate da un’indole altruista e attiva nel sociale, quasi nobili. Appaiono.

Eppure, dietro affermazioni tanto «illuminate», vi è un livore profondo, un astio covato per anni e anni.

Per esempio, si noti in che modo la Tinelli e la Ghinelli (sempre dal suo controverso, falso profilo di nome «Ethan Garbo S. Germain») mostrano di aver già «condannato senza appello» Fiorella Tersilla Tanghetti un’imprenditrice che per anni è stata sottoposta a una pesantissima gogna mediatica in stile «anti-sette» salvo poi essere scagionata (proprio come nel caso Arkeon) da tutte le accuse relative al teorema del «culto distruttivo»:



Poco importa i tribunali hanno sentenziato che non vi era alcun «culto abusante», poco importa se la Tanghetti è stata completamente prosciolta dalle pesanti imputazioni di riduzione in schiavitù, violenza e sequestro di persona. Essendo stata invece colta in fallo per una questione fiscale (IVA non versata), allora secondo Tinelli e Ghinelli, deve «automaticamente» essere catalogata come «santona abusante» o «guru criminale» o chissà quale altra fantasiosa (o morbosa?) categoria del maligno.

Eppure, questo è ciò che ha sentenziato il tribunale:



Per la cronaca, dopo la condanna (l’unica) inerente all’IVA, la Tanghetti assieme ad altri imputati ha annunciato un ricorso presso Corte di Giustizia Europea.



Il commento della Ghinelli, poi, mette in mostra tutto l’acredine e il malanimo, alimentati dal pregiudizio, nei confronti di chi per anni ha dovuto subire la macchina del fango.

D’altronde, questo è solo un singolo commento, un singolo post, un singolo caso che abbiamo citato ad esempio.

Ma ve ne sono quasi ogni giorno, poiché quasi ogni giorno la Ghinelli e la Tinelli, dalle rispettive pagine Facebook e siti Internet, pubblicano e diffondono notizie pescate qua e là per la rete il cui unico ed esclusivo scopo è mettere in cattiva luce le persone citate in quegli articoli, farle passare per delinquenti, gettare su di loro il dubbio delle più atroci nefandezze: in altri termini, «sbattere il mostro in prima pagina». Oltretutto, quelle notizie non sono nemmeno sottoposte a verifica, quando non sono addirittura delle vere e proprie «bufale» come il post segnalato da un utente alcuni mesi fa (vedere qui e qui) contenente una notizia poi smentita.

Si potrebbe quasi definire una sorta di «stalking mediatico», anche perché la stragrande maggioranza di quei gruppi, movimenti e leader spirituali non ha mai nemmeno alzato un dito per attaccare o infastidire né Sonia Ghinelli né Lorita Tinelli, pertanto tutto quell’odio è indebito e immotivato.

La vera motivazione per tanta malignità, dunque, è assai più recondita e viene tenuta ben nascosta da costoro.

sabato 25 novembre 2017

La serietà professionale dei principali esponenti «anti-sette»

Nell’ambiente è stato definito il «siparietto sexy delle amiche anti-sette»: si tratta ancora una volta di Sonia Ghinelli del FAVIS e Lorita Tinelli del CeSAP, impegnate a prendere di mira Simonetta Po, nota critica di Scientology a loro particolarmente invisa in questo periodo.

La diatriba comincia ancora mesi addietro, quando Sonia Ghinelli inizia a scagliarsi contro la Po, peraltro mai direttamente, ma sempre per interposta persona come ad esempio il «resiliente» Pier Paolo Caselli o più semplicemente il proprio profilo Facebook. Una descrizione dettagliata di come prende le mosse questa sorta di teatrino è fornita nel post «Descrizione dei litigi tra anti-sette, raccontati da una di loro».

Ecco un esempio:



Da quel momento, per alcune settimane, Simonetta Po è stata oggetto di numerosi post su Facebook in cui la Ghinelli e la Tinelli hanno alluso a lei in modo più o meno esplicito, talvolta in un modo che rasenta l’osceno (soprattutto da parte della Ghinelli, ma con il pieno avallo della Tinelli).

Pubblichiamo qui una «antologia» dei post più significativi «andati in onda» sul controverso profilo pubblico gestito dalla Ghinelli (donna) e gestito con l’identità di Ethan Garbo (uomo), nel periodo (alcune settimane fa) in cui tentava in ogni modo di infastidire Simonetta Po lanciandole frecciate sarcastiche:







Dal canto suo, la Tinelli non ha mancato di rincarare la dose con offese personali:



E quelli qui riportati – va detto – sono solo i pochi post pubblici. Molto di più è stato scritto nei post privati (ossia riservati agli amici).

È dunque questo un confronto serio e democratico?

È questa la professionalità degli «anti-sette»?

È a questo genere di «esperti» che dovrebbero riferirsi i rappresentanti dello Stato?

Lasciamo che ogni lettore risponda da sé a tali domande.

venerdì 24 novembre 2017

«Anti-sette», Giuseppe Marcello Caputo: il diavolo e l’acqua santa

La Puglia sembra essere territorio fertile in cui il germe degli «anti-sette» prolifera incontrastato.

Giuseppe Marcello Caputo di Foggia, compagno di Annarita, da tempo si è guadagnato un proprio spazio fra gli attivisti «anti-sette», gestendo il sito Internet http://www.madonnaceleste.com:


Attraverso questo sito, Caputo si prefigge di informare le persone sui pericoli delle «sette»: la medesima attività di altri gruppi e individui descritti in questo blog, quali ad esempio Sonia Ghinelli, Lorita Tinelli, Giuseppe Bisetto, Toni Occhiello, ecc.



Marcello si dichiara devoto alla Vergine Maria e, anche se recentemente ha rivisitato la grafica del sito da lui gestito, prima del restyling questa appariva così:


Attraverso il suo sito, Marcello (o Marcello Giuseppe che sia) si autoproclama paladino di quegli indifesi e sprovveduti che potrebbero cadere nella «tentazione del male» perpetrata dall’una o dall’altra «setta».

Che lodevole intento, verrebbe da dire: in apparenza, una persona  con un notevole spessore morale che può ergersi a guida per le persone che hanno smarrita la retta via.

Sulla home page del sito, infatti, Caputo scrive:



Prima del restyling, sul sito www.madonnaceleste.com scriveva:

«Questo sito serve per aprire gli occhi a quelle persone che stanno per cadere in una Setta» (…)
«Scegli la strada della Conoscenza, se sei curioso, addentrati in essa, fatti guidare dal tuo Angelo Custode e se ti perdi chiedigli aiuto. Ma non credere mai in quelle persone che ti vogliono fare da guida spirituale. Abbiamo un solo Maestro, il suo nome è Gesù».

Se si approfondisce ulteriormente, si trova che Caputo, oltre a gestire il sito www.madonnaceleste.com, è anche intestatario di un altro sito internet (http://www.ipergmc.it) che forse una volta era acronimo di “Iper Giuseppe Marcello Caputo”, ma oggi sembra essere diventata un’azienda, la «GMC S.a.s.» (che sarebbe l’acronimo di General Medical Center come appare sul sito stesso) alla quale oggi è anche intestato il relativo dominio:


Non è un mistero che la «GMC S.a.s.» faccia capo sempre a Giuseppe Marcello Caputo. Se la si cerca su internet lo si capisce velocemente:



Se poi si analizza anche questo sito (www.ipergmc.it) si nota che è una specie di bazar di apparecchi elettromedicali e affini, una sorta di parafarmacia online.

Ma sfogliando le pagine, tra le altre, se ne trova una – per così dire – un po’ particolare o quanto meno non consona ad una persona che si palesa devoto della Vergine Maria.

A questo indirizzo  si trova infatti una pagina dedicata al godimento sessuale con un assortimento non solo di contraccettivi, ma di veri e propri strumenti di piacere lussurioso che sembrano stridere con l’esteriorità della fede nella Vergine Maria. Uno di questi strumenti è anche promosso sul sito come «Little Devil», in Inglese «piccolo diavolo»:



Pare così di poter ipotizzare che Marcello, più che devoto alla Vergine Maria, sia devoto al dio denaro, e che per arricchirsi sempre più non abbia alcuno scrupolo e contegno dato che pubblicizza tutta una serie di oggetti intesi al sesso sfrenato e lussurioso.

Poi, però, sembra voler apparire lindo travestendosi da devoto della Vergine Maria che va a caccia di pecorelle già smarrite o che si potrebbero smarrire nelle grinfie di una pericolosa «setta», un «culto distruttivo» come direbbero Ghinelli, Tinelli e compagnia.

Forse, allora, le pecorelle è meglio farle smarrire nel sesso lussurioso? Perché se gli articoli oggi venduti da Caputo attraverso il sito www.ipergmc.it potrebbero ad alcuni apparire degli «innocui strumenti di piacere» o di «ausilio alla vita coniugale», non resta invece alcun dubbio se si dà un’occhiata retrospettiva a quando il commerciante foggiano pubblicava sulla sua pagina web il link ad un altro sito dai contenuti inequivocabili.

Infatti, mentre gestiva www.madonnaceleste.it e si dava il tono del perbenista, sul sito www.ipergmc.it pubblicava il link al sito www.amaporn.com (ora non più attivo), probabilmente sempre in ossequio al dio denaro, in quanto è palese che Marcello avesse un ritorno economico per ciascun utente che entrava in questo sito pornografico cliccando sul suo link.



Per chi si trovava a visitare la pagina di www.ipergmc.it, dunque, Marcello offriva una corsia preferenziale (ma a pedaggio) per il sito che, una volta cliccato il relativo link, appariva come segue:



Caputo, aveva così fugato qualsiasi dubbio sul livello morale che ci si aspetterebbe da un buon padre di famiglia e da chi (soprattutto) si propone come persona di un equilibrio, cultura e moralità tali da potersi autoproclamare paladino a favore degli indifesi o degli sprovveduti; onorando, probabilmente, sempre più il dio denaro che la Vergine Maria, addirittura sul suo profilo Facebook auspicava che la cannabis potesse essere venduta anche nelle parafarmacie (con un evidente interesse per se stesso).



Marcello Caputo è un esempio degli «anti-sette» italiani: mentre speciosamente si propugna devoto di Maria, promuove una sessualità sfrenata e lussuriosa e caldeggia la diffusione e libera vendita della cannabis.

giovedì 23 novembre 2017

Gli «anti-sette», il livore e l’odio contro i movimenti spirituali: il caso di Toni Occhiello

Nell’attuale scenario degli «anti-sette» italiani ed europei affiliati alla FECRIS (Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione sulle Sette, organismo che si presenta come «non governativo» ma che è notoriamente finanziato dal governo francese), vi è una frangia che osteggia un movimento religioso in particolare, la Soka Gakkai (per una sommaria descrizione delle loro credenze e ritualità, si può consultare questo sito o quest’altro).

Un facinoroso ex attivista ed ex facente parte dell’organizzazione, di nome Toni Occhiello, da circa tre anni conduce una propria guerra personale contro l’istituto buddista sito in Firenze. Questa una sua foto che riteniamo (con beneficio d’inventario poiché trattasi di una supposizione) possa risalire alla metà degli anni ’90; la data, invece, dovrebbe indicare l’iscrizione all’AINS, l’ente rappresentativo (ai tempi denominato Associazione Italiana Nichiren Shoshu, in seguito Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai o SGI) di questo movimento religioso, o (come asserirebbe lui) di questo «culto abusante».



Da poco più di un anno, la sua lotta ha trovato accondiscendenti alleati CeSAP di Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia e nel FAVIS di Sonia Ghinelli e Maurizio Alessandrini, fino a diventare una vera e propria campagna in parte mediatica e in parte di lobbying parlamentare.

Classe 1951, alle spalle una carriera fallita come regista (sua stessa ammissione), Occhiello è nato a Cerignola (FG), dunque conterraneo della psicologa e assessora del comune di Noci (BA). La relazione e collaborazione fra loro è, come si diceva e come si vedrà più avanti, stretta e intensa; ma altrettanto sono le motivazioni che lo hanno indotto a trasformarsi da sostenitore e assiduo praticante a oppositore accanito e veemente. Recentemente un utente ci ha informato che Lorita Tinelli ha cominciato ad occuparsi di «sette» dopo essere stata «abbandonata a due passi dall'altare da un fidanzato Testimone di Geova». Ecco invece cosa dichiara pubblicamente Occhiello in quello stesso post su Facebook, datato 17 Luglio scorso:



A parte i leciti interrogativi su come Occhiello potesse avere una «donna della sua vita» all’interno della Soka Gakkai mentre era anche «sposato» con una donna non della stessa fede, per giunta, si può notare in maniera lampante l’estrema somiglianza fra l’elemento scatenante che lo ha portato a ingaggiare una lotta senza quartiere contro quello che è stato il suo ambiente di tutti i giorni per ben 34 anni della sua vita, e il profondo disonore che ha trasformato la giovane psicologa Lorita Tinelli in una implacabile inquisitrice dei movimenti religiosi alternativi.

In luglio del 2016, Occhiello costituisce l’AIVS, inizialmente denominata «Associazione Italiana Vittime della Soka Gakkai» e solo successivamente (inizio di novembre 2016) rinominata «Associazione Italiana Vittime delle Sette».





L’eco e la réclame da parte dei colleghi «anti-sette» di CeSAP (per mano della sua storica esponente, Lorita Tinelli) e FAVIS (per mano di Sonia Ghinelli dal solito, controverso falso profilo di Ethan Garbo S. Germain), sono immediate:



Infatti, Occhiello entra subito nella cerchia delle amicizie «anti-sette» di Tinelli e soci, come per esempio il «resiliente» Pier Paolo Caselli:



Ed ecco che si aprono le ostilità, senza freni morali né pudore, senza rispetto né tolleranza: il tenore delle affermazioni pubbliche di Occhiello è ben descritto nei post che seguono e che riteniamo non necessitino di alcun commento:



Come si può notare dal misero numero di «Mi piace» (cinque in tutto), le esortazioni di Occhiello ad offendere i seguaci della Soka Gakkai non paiono riscuotere molto seguito, tuttavia sembra che una certa istigazione all’odio venga a concretizzarsi, come lascia pensare il commento di un unico utente:



Fino ad oggi non ci risulta essere accaduto nulla di irreparabile in termini di atti di violenza o intimidazione che si spingessero oltre queste gravi affermazioni, ma è ben noto che a volte si finisce per attendere le estreme conseguenze di segnali già presenti ed osservati, per intervenire quando il latte è già stato versato.

D’altronde, la macchina del fango messa in moto da Occhiello non opera soltanto tramite Facebook: come lui stesso annuncia (con fare trionfante, se non addirittura tronfio) nei suoi post pubblici, dietro suoi solleciti e con l’aiuto di altri ex Soka inviperiti contro l’organizzazione (Luciano Madon, Giuseppe di Bello), nonché con l’assistenza della solita cricca CeSAP/FAVIS (incluso qualche giornalista compiacente e poco desideroso di verificare le proprie fonti, come Valentino Sgaramella, amico di Lorita Tinelli) vengono pubblicati articoli sui giornali o trasmesse interviste via radio e Internet.

Una di queste, diffusa il 1° dicembre 2016, è emblematica per la qualità e il livello culturale delle argomentazioni impiegate per contrastare quella che un tempo era la sua stessa congregazione. Secondo Occhiello e il suo amico Madon, infatti, contro gli ex membri la Soka utilizza «un meccanismo ipnotico» come «quello che gesticono gli zingari», tipo «minacciare il malocchio» o simile. Ecco il concetto espresso con le loro stesse parole in questo estratto dell’intervista:





Ci si domanda con quale qualifica (o da che pulpito) Madon parli di «valenza manipolativa», e quali studi abbia condotto per esprimere un così severo (e discriminante) giudizio ai danni non solo di una comunità religiosa, ma addirittura di una minoranza etnica!

Per non parlare della «fisica quantistica modernissima»: in quale ateneo viene insegnata questa materia?

Ma tornando dal faceto al serio, va ricordato che le attività degli «anti-sette» non si limitano alla macchina del fango: esse infatti includono il lobbying e la pressione continua sullo stato per sollecitare azioni contro le minoranze religiose.

Ecco, infatti, Occhiello con la Tinelli e Alessandrini (e gli altri amici della psicologa barese, i parlamentari Piero Liuzzi e Angela D’Onghia) a presentare l’AIVS in Senato nel giugno scorso:




Qui è disponibile una video sintesi della conferenza stampa, alla quale verrà dedicato un post a parte perché vi è molto, davvero molto da dire.

L’evento è stato possibile proprio grazie all’attività di lobbying messa in atto dagli «anti-sette», come ci rende noto lo stesso portavoce dell’AIVS:



Autore – ieri – di film di qualità alquanto discutibile tanto da non aver raggiunto alcun successo degno di nota, impegnato – oggi – nell’apparente tentativo di contrastare l’avanzata di un movimento religioso in continua crescita come la Soka Gakkai, del quale ha fatto parte integrante per tanti anni, qual è la reale finalità perseguita da Occhiello?

martedì 21 novembre 2017

Pier Paolo Caselli e le eterne contraddizioni degli «anti-sette»

Si era già citato il vicentino Pier Paolo Caselli in uno degli ultimi post.

Era balzato all’occhio, quale lapalissiana contraddizione, il sostegno dato da questo illustre nessuno (sostenitore della psicologa barese) ad una «guaritrice spirituale» dedita a dispensare consigli gratuiti su come conseguire tale qualifica, possibilmente retribuita.

Non contento, Caselli ora s’impegna in una delle attività più osteggiate dagli «anti-sette», con Lorita Tinelli e Sonia Ghinelli in prima fila, proprio quella di «counselor» o «life coach».

Ecco infatti cosa pubblicizza Caselli dal suo profilo Facebook:


E non manca la réclame del suo sito in cui si propone come «counselor»:


Tenendo presente che Caselli ha raccontato più e più volte (e con diffusione sui mezzi di comunicazione pubblica), di avere seriamente considerato di suicidarsi, ci si domanda come fa a proporsi ora quale figura idonea a consigliare ad altri il modo migliore di vivere.

Con che qualifica, poi? È iscritto all’albo degli psicologi? Ha qualche attestato professionale in materia di formazione o consulenza?

A giudicare da questo sito (qui il link*), deve trattarsi di qualifiche ben definite e cospicue, se si parla di «ruolo di formatore e professionista»:

[*] NOTA IMPORTANTE del 01 Febbraio 2018: la pagina linkata, di cui viene qui di seguito riportata un’istantanea, è stata modificata nei giorni scorsi dalla gestrice del relativo sito. In fondo al presente post abbiamo pubblicato una precisazione e rettifica.



Lo stesso vale per la pagina Facebook aperta proprio nelle ultime ore dal «resiliente» Caselli, ancora (e addirittura!) come «formatore»:



E dire che persino Michelle Hunziker, ben fiancheggiata dai soliti «anti-sette», proprio in questi giorni, si sta scagliando contro chiunque voglia portare avanti un’attività di «counseling» o «Life Coach» e simili; attività tanto osteggiate da psicologi come le citate Lorita Tinelli e Sabrina Camplone.

Per dirla tutta, la Hunziker e la madre sono su tutti i media nazionali per quella che riteniamo sia un’evidente operazione di marketing: promuovere il proprio libro e sfruttare l’allarmismo generato dagli «anti-sette» per convogliare audience e realizzare maggiore profitto.

Ma a parte questo – saremo prevenuti? – abbiamo il forte, inquietante sospetto che nessuna segnalazione alle autorità competenti sia stata inoltrata in proposito né da Lorita Tinelli, né da Michelle Hunziker, né da Sabrina Camplone, né da Maurizio Alessandrini, né da altri giustizialisti «anti-sette» che vedono ovunque concorrenti da annichilire…




sabato 18 novembre 2017

Marco Casonato - Un esponente del mondo «anti-sette» e la sua emblematica vicenda personale

Il mondo degli «anti-sette» si compone anche di figure spesso citate come esempio o come punto di riferimento per il supporto dottrinale o idelogico delle loro tesi.

Fra questi troviamo, sin dalla fine degli anni ’80, il dott. Marco Casonato, psichiatra toscano docente di psicoterapia presso l’Università di Milano Bicocca.

I suoi articoli e saggi contro le «psicosette» e la spiritualità alternativa in generale sono a più riprese citati da Lorita Tinelli, come mostra questo post dal sito della psicologa barese:


In questo post, la Tinelli fa anche riferimento a un convegno contro le «sette» tenutosi in Ottobre 1999 e organizzato dal «GRIS», il già citato organismo «anti-sette» della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che a quei tempi si chiamava ancora «Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette» (poi «Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa»).



D’altronde, la collaborazione con la Tinelli dev’essere stata da sempre stretta e assidua.

I due hanno partecipato, per esempio, anche a quest’altro convegno:

(…)


Tant’è che la Tinelli non ha mancato di coinvolgere Casonato nella lotta senza quartiere contro Arkeon:



E cosa si legge in questo periodo sui giornali, a proposito del Casonato?

Forse di qualche importante conseguimento accademico o di qualche riconoscimento pubblico per l’apporto alla comprensione della psiche umana o del comportamento della gente?

Tutt’altro:



L’articolo (che si può leggere integralmente qui) descrive la vicenda dello psichiatra e docente di psicologia accusato di aver ammazzato il proprio fratello per una faccenda di eredità.

Va detto, per onestà di cronaca, che secondo alcuni Casonato è stato provocato in maniera irrimediabile e che, se si tratta di omicidio, non è stato intenzionale o si è trattato comunque di una legittima difesa.

Ammesso e non concesso le cose siano andate così, non si può fare a meno di notare come questo sia l’ennesimo esponente del mondo «anti-sette» coinvolto in fatti di violenza e di odio familiare decisamente poco edificanti per chi proclami di voler «difendere le famiglie» dai «culti distruttivi».

Se poi dovesse emergere che Casonato era innocente, per lo meno egli stesso potrà dire di aver provato sulla propria pelle cosa significa subire la gogna mediatica cui proprio gli «anti-sette» come Lorita Tinelli condannano coloro che la pensano diversamente o che tentano di difendere le proprie idee.