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sabato 15 dicembre 2018

Reazioni degli «anti-sette» alla verità: gli sfoghi di Lorita Tinelli e le eterne contraddizioni

di Mario Casini

In uno degli ultimi post di questo blog, è stata svelata la genesi dell’estremismo «anti-sette» espresso a ogni piè sospinto da Lorita Tinelli nei suoi frequenti interventi pubblici sui mass media in qualità di consulente della «polizia religiosa» SAS (la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno) ed esponente del CeSAP, sigla italiana corrispondente della controversa associazione europea FECRIS.

Mi aspettavo una delle sue (consuete) reazioni scomposte, e infatti non ho dovuto attendere per rilevare un suo (tipico) commento piccato e inviperito con offese vaghe e accuse nei miei riguardi né fondate né circostanziate (che lasciano il tempo che trovano). È qualcosa a cui ho fatto l’abitudine, essendo oramai oltre un anno da che amministro questo blog e ne curo buona parte del materiale.

Ma – una volta di più – lo sbotto della psicologa Lorita Tinelli fornisce indicazioni utili a riesaminare con genuinità e senso critico quanto si è qui pubblicato a proposito dei prodromi che hanno condotto alla sua militanza «anti-sette».

La Tinelli addirittura arriva a fare quest’affermazione:

Mi hai mai visto ingaggiare, lecitamente o meno, una guerra ad personam?

Fosse per me, risponderei immediatamente e senza alcun dubbio: sì, eccome!

Io, però, potrei essere considerato «di parte» per via delle intimidazioni e delle invettive che ho ricevuto da Lorita Tinelli.

In tal caso, basterebbe provare a porre la stessa domanda ad altri studiosi e professionisti che a turno sono finiti nel mirino della psicologa pugliese. Lasciatemi fare nomi e cognomi, non certo perché si debbano (indebitamente) coinvolgere queste persone nel tormentato panorama delle ossessioni di qualcuno, ma perché a una domanda tanto diretta e – fatemelo dire – clamorosa non si può non dare risposta. Basti citare studiose come la dott.ssa Silvana Radoani, la prof.ssa Raffaella Di Marzio, la dott.ssa Simonetta Po (che fra l’altro proprio nei giorni scorsi è tornata sull’argomento), piuttosto che un ricercatore come il dott. Vito Carlo Moccia, o anche un giornalista come il dott. Camillo Maffia, e persino una esponente «anti-sette» come la (criminologa?) Patrizia Santovecchi. E molto probabilmente sto tralasciando qualche altro caso simile.

Tant’è che qui in questo commento Lorita Tinelli rammenta proprio le sue persecuzioni ai danni delle sue tanto odiate (presunte) concorrenti:


E qui dovrei aprire un’ulteriore parentesi, sulla seconda frase riguardo al «profilo anonimo» a cui sarebbe (a suo dire) sbagliato «dare un like». A me questa pare un’evidente manifestazione di ipocrisia: non è proprio Lorita Tinelli a mettere «Mi piace» ogni giorno e in continuazione al profilo (anonimo e controverso) della sua collega «anti-sette» Sonia Ghinelli di FAVIS, alias «Ethan Garbo Saint Germain»? Provasse a negare questa lampante, inconfutabile ovvietà!

Ossia: quando il profilo anonimo (e quanto mai discutibile) è di una sua amica, allora è «buono» e dice cose «giuste»; quando invece il profilo (cioè il mio) non è nemmeno anonimo (perché c’è la mia foto in bella vista) ma – caso mai – fa capo a un’identità personale sulla cui autenticità sono stati sollevati dubbi (ammessi ma non concessi), allora ciò che quell’utente scrive va considerato una «vigliaccheria»! Semplicemente assurdo, oltre che offensivo.

Ma vado oltre, non è nemmeno questo l’aspetto che desidero sottolineare nelle disarmanti reazioni di Lorita Tinelli.

Ricordiamoci che sto parlando di una psicologa (lo si noti: non di una figura accademica esperta nelle diverse forme di religiosità e spiritualità!) la quale – di fatto – esprime o diffonde in continuazione pareri profondamente ostili nei confronti di gruppi religiosi non tradizionali, e che però (parole sue!) «non si è mai posta nella condizione di giudizio» e che sin «dall’inizio del suo percorso» ha «capito che le problematiche vanno affrontate non col giudizio ma con l'ascolto».

Una psicologa che fa di tutto per porre la propria persona sul palcoscenico mediatico e sotto i riflettori, e che lavora costantemente per coltivare una propria popolarità, utile per vari scopi.

Eppure, sebbene si tratti indubitabilmente di un personaggio pubblico, per quanto mi riguarda e per quanto concerne le attività del nostro blog, non è di alcun interesse la vita privata di Lorita Tinelli. L’unica rilevanza dei suoi trascorsi sta nel fatto che lei per prima ha adombrato le vere ragioni del suo «interessamento» rispetto ai nuovi movimenti religiosi, o rispetto a quello che ella definisce il fenomeno delle «sette religiose» o dei «culti distruttivi», presentandosi come ricercatrice di un singolare «centro studi» e proponendosi come imparziale ed obiettiva, quando di fatto sta portando avanti da venticinque anni una sorta di vendetta personale.



Un vezzo, questo, che in varie forme accomuna parecchi «anti-sette»: Lorita Tinelli ha avviato il suo business di «esperta» sulle «sette» per problemi sentimentali (ma guai a dirlo con chiarezza e sincerità!); Maurizio Alessandrini afferma che suo figlio è stato «rapito» e «mentalmente manipolato» da una «santona» mentre in realtà è fuggito da un ménage familiare «degno» di un personaggio come il Marchese di Sade; e Toni Occhiello sostiene di essere stato danneggiato dal gruppo religioso di cui faceva parte, mentre in realtà chi lo ha conosciuto bene ne parla come se fosse un danno ambulante e descrive una vita dissoluta (di cui qualche traccia affiora qua e là).

In poche parole, questi signori si arrogano il diritto di invadere le vite private e libertà altrui (in qualche caso addirittura incitando a violare la privacy), ma non appena qualcuno fa notare che non la stanno raccontando giusta e che stanno mettendo a repentaglio la reputazione altrui pubblicamente e senza alcun ritegno, che fanno? Berciano, strepitano e schiamazzano in coro!

Inoltre tentano in maniera preoccupante (come già ho personalmente denunciato in precedenza) di riqualificare la terminologia: quando uno di loro diffonde con asfissiante ripetitività gossip, articoli scandalistici o testimonianze non verificate né verificabili si dovrebbe parlare di «diritto di cronaca», quando invece un cittadino come me o qualche studioso quotato fa notare (e documenta, con dovizia di particolari) le incongruenze presenti nelle loro stesse dichiarazioni, allora si deve parlare di «stalking». Un ragionamento tanto lineare che somiglia a una pentola di spaghetti appena buttati nel colapasta.

Per usare le parole della stessa Lorita Tinelli, a quanto pare gli «anti-sette» sono persone che «ragionano in termini settari, del tipo con noi o contro».


Usciranno mai costoro da questa eterna, lapalissiana contraddittorietà?

domenica 22 luglio 2018

Aggiornamento breve - ancora sul ‘settarismo’ di AIVS

Riportiamo qui qualche altro elemento che si aggiunge a quelli già riferiti in precedenza, in particolare in questo post e in quest’altro, in merito al ‘settarismo’ di AIVS.

Ricordiamo a scanso di equivoci che «settarismo» lo intendiamo nell’accezione contemplata dall’autorevole vocabolario Treccani, ossia: «l’essere settario, cioè fazioso» e identifica un «accanito spirito di parte»; fra i sinonimi sono infatti inclusi «faziosità, partigianeria, parzialità, fanatismo, intolleranza, intransigenza».

Come non ricorrere a una parola del genere quando si notano situazioni in cui taluni utenti tentano di rivolgere, pacatamente, delle critiche a Toni Occhiello e alla sua «compagnia cantante» (come l’ha recentemente definita un’altra «anti-sette», Sonia Ghinelli), e però invece di essere ascoltati e presi nella dovuta considerazione, vengono sistematicamente messi alla porta in modo tutt’altro che garbato?

Vediamo un esempio di una ventina di giorni fa.

All’interno di una discussione che già è un poco animosa (perché un utente precedentemente ha espresso sdegno, in maniera forse un po’ brusca, per il modus operandi di AIVS), Paola Moscatelli se ne esce con una delle sue (solite) offese all’ex marito, peraltro imperniate (come di consueto) su fatti della sua vita privata schiaffati in piazza a sua insaputa:


Pacata protesta di una utente evidentemente perplessa per tale cattiveria, cui fa seguito il rimbrotto di (presumiamo) Toni Occhiello:


La signora controcorrente cerca allora di elaborare in modo più completo il suo pensiero e tenta di indurre i suoi interlocutori a smorzare i toni e considerare un atteggiamento un poco meno astioso:


La risposta di AIVS si presenta (finalmente!) un po’ più moderata del solito. Sempre nel solco della critica denigratoria, però almeno espressa con un tono sobrio e non offensivo. A questa fa seguito una replica del medesimo tenore.

Sembra quasi che si riesca ad intavolare un dialogo, se non propriamente costruttivo, per lo meno civile:


Nonostante le domande maliziose di Occhiello, che tentano di stuzzicare l’ira della signora controcorrente, in qualche modo quest’ultima riesce a non cascare nella trappola:


Scopriamo però molto presto di esserci completamente illusi: non sembra proprio possibile una normale dialettica o una conversazione pacifica sui forum di AIVS.

Ecco infatti ripiombare sulla scena la Moscatelli, con le sue offese un tanto al chilo.


Tanto livore e veemenza farebbero scivolare per un attimo anche l’utente più pacifico nella tentazione di rispondere per le rime, e questo è press’a poco ciò che capita.

Sicché la situazione precipita, la Moscatelli riesce solo ad inasprire i suoi toni verbali e passa direttamente alle parolacce e al turpiloquio:


Si noti come Occhiello o chi per lui non moderino minimamente la Moscatelli nemmeno quando usa parole volutamente scurrili e ingiuriose, però ha la faccia tosta di richiamare all’ordine l’altra utente che finora ha fatto di tutto per usare una certa educazione e pacatezza.

Così la Moscatelli, ovviamente, ci marcia sopra a tutta forza:


Non senza una certa signorilità, la utente non allineata con AIVS si svincola dal fuoco d’infilata cui è stata sottoposta.

Un trattamento tanto iniquo viene notato e sottolineato anche da altri, persino non difensori di una minoranza religiosa:


Ma l’esito è lo stesso: chiunque osi esprimere un parere appena divergente dai «numerosi personaggi» (come amano definirsi i tre responsabili di AIVS), viene verbalmente preso a ceffoni e messo alla porta.

È questo il giusto operato di un’associazione che «persegue finalità di solidarietà sociale»?

mercoledì 18 luglio 2018

Aggiornamento breve - don Aldo Buonaiuto e l’ipocrisia «anti-sette» - noi denunciamo

Abbiamo notato un articolo, pubblicato sulla rivista «Famiglia Cristiana» la scorsa settimana, che merita un breve commento.

Come è ormai ampiamente risaputo, già da tempo il rotocalco dell’editrice San Paolo non rappresenta più la quota maggioritaria degli italiani credenti in Cristo, tant’è che stenta a superare le duecentomila copie vendute.

Non è strano, quindi, che per riempire le proprie colonne (elettroniche o cartacee che siano) si riduca a pubblicare pezzi come questo:


Non esprimiamo un giudizio tanto critico solo per il titolo gratuitamente allarmistico (nel tipico stile «anti-sette» di matrice clericale-estremista), ma anche perché a godere del palcoscenico mediatico è una figura controversa come don Aldo Buonaiuto.

Un prete inquisitore che in passato ha preso cantonate madornali senza mai ravvedersene né chiedere perdono (quanto è cristiana una simile condotta?), che fa dell’allarmismo la sua prassi, e che ciò nonostante viene portato sugli allori da funzionari compiacenti (o compromessi) di istituzioni della Repubblica.

Stavolta, però, paradossalmente abbiamo deciso di prendere Buonaiuto in parola e di fare esattamente come dice lui.

Confidiamo quindi che legga quanto segue.

NON ABBIAMO PAURA DI DENUNCIARE

Denunciamo lo spreco di denaro pubblico perpetrato per finanziare istituzioni discutibili e controverse come la SAS («Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno), i cui sospetti di incostituzionalità sono ben più che fondati.

Denunciamo la scorrettezza che un prete cattolico venga adoperato come referente privilegiato per una siffatta «polizia religiosa».

Denunciamo il fatto che Buonaiuto ha commesso errori madornali provocando danni e ingiustizie, quanto meno paragonabili per gravità ai torti commessi dai peggiori cartomanti che egli sostiene di contrastare.

Denunciamo la compiacenza di un media che si presume debba portare avanti gli insegnamenti di Cristo, e invece favorisce un fautore dell’intolleranza religiosa; pertanto, dovrebbe ricondursi ai veri principi della Chiesa e non prestarsi a meschine e infondate campagne allarmistiche.

Denunciamo infine l’inadempimento di funzionari dello Stato che dovrebbero attenersi alla Costituzione e sollecitarne il rispetto, anziché contribuire alla sua violazione.

Tutto questo denunciamo e continueremo a denunciare.

domenica 6 maggio 2018

Aggiornamento breve: AIVS, l’incoerenza e l’ipocrisia «anti-sette»

Un’altra piccola incursione nei gruppi Facebook di AIVS per registrare la loro ennesima dimostrazione di incoerenza.

Non ci dilungheremo in commenti perché abbiamo già più che ampiamente documentato in questo blog la loro deprimente propaganda evidentemente intesa a suscitare odio e allarmismo nei confronti di minoranze religiose del tutto pacifiche ma «colpevoli» di professare con entusiasmo ed enfasi il proprio credo.

Mentre li osserviamo proseguire senza sosta nel dileggiare, infamare e schernire i movimenti spirituali da loro tanto odiati, non ci sorprendiamo affatto. Contenti loro di farsi il sangue amaro mentre le comunità di fedeli del buddismo Soka Gakkai crescono sempre di più in numero e il loro istituto consegue una popolarità sempre maggiore…

Troviamo invece sbalorditive, per la loro lampante contraddittorietà, dichiarazioni come questa:


Non amiamo essere offensivi e scadere così al livello della dialettica di Toni Occhiello, ma una simile esternazione ci richiama davvero il concetto della «faccia di bronzo».

L’attivista di AIVS sarebbe «ipersensibile a qualsiasi osservazione che possa essere interpretata come discriminatoria»?

Non risulta che sia stata «ipersensibile» a questo post, però:


Non è forse discriminatorio nei confronti di un’intera nazione?

Classifichiamolo come battuta (di cattivo gusto, ce lo si lasci dire) e soprassediamo.

Che dire invece di quest’altro post, ad esempio?


Il video mostra semplicemente un giovane padre che cerca di spiegare al figlioletto ciò che sta facendo e gli dà una dimostrazione della propria preghiera!

Ma l’estensore (anonimo) del post in nome e per conto di AIVS addirittura parla di «lobotomia» una pratica medica ormai reminiscenza di un triste passato. Sarebbe ancora poco dire che ciò è offensivo.

Mentre vi sono climi familiari ben diversi in cui purtroppo la disarmonia e l’incomunicabilità sono la routine, un affettuoso momento di unità domestica fra un padre e un figlio, favorito da una ritualità religiosa buddista, viene degradato in un modo tanto becero.

Non è forse un fare discriminatorio, questo?

martedì 13 febbraio 2018

Gli «anti-sette» sono contro tutte le religioni?

Ci occupiamo qui di un aspetto che nel presente blog è stato approfondito ancora poco, ma che probabilmente merita maggiore attenzione. Per quale ragione? Perché pone in risalto una sfaccettatura per lo più ignorata, ma tuttavia significativa in quanto permette di capire quale spirito sinistro anima il già discutibile operato degli «anti-sette».

Come già si riferiva in un precedente post sul medesimo tema, sono numerose le situazioni in cui i vari esponenti del mondo «anti-sette» criticano aspramente, dileggiano o insultano non solo gruppi più «discussi», in più rapida diffusione e paradossalmente meno «integrati» come la Soka Gakkai, Scientology o i Testimoni di Geova, ma anche movimenti maggiormente connessi al mondo tradizionale come i Legionari di Cristo, il Cammino Neocatecumenale o le diverse denominazioni evangeliche quali Mormoni, Pentecostali, ecc.

«Facile» e «scontato» vedere, a firma di Sonia Ghinelli per FAVIS o di Lorita Tinelli per CeSAP piuttosto che di Giovanni Ristuccia o di Laura Fezia o di qualche esponente del GRIS, post come questi direttamente contro Scientology:


Meno ovvio e più insolito, invece, vedere attacchi come il seguente (qui ad opera di Laura Fezia, scrittrice legata al CeSAP), con un gruppo cattolico di stampo carismatico definito addirittura «psicosetta» proprio come usualmente viene bollata Scientology, che però è un movimento d’ispirazione completamente diversa e per certi versi antitetica rispetto alla tradizione ebraico-cristiana:


Da notare l’immagine animata con cui la Fezia conclude il suo commento: un disprezzo profondo, beffardamente ostile.

Ma facciamo qualche altro esempio. Qui ecco che la controversa «manipolazione mentale» viene appioppata a un ordine monastico cattolico sulla base di alcune dichiarazioni (come sempre, tutte da verificare) da parte di una ex suora fuoriuscita da un convento:


In poche parole, con un post su Facebook e qualche riga buttata lì dalla solita Sonia Ghinelli, la Chiesa Cattolica diventa una «psicosetta» che pratica il «plagio» ai danni dei suoi «adepti». Insomma, la sempiterna linea ideologica trita e ritrita degli «anti-sette».

Ma costoro mirano ben più in alto: direttamente contro il Papa, di fatto uno dei loro obiettivi preferiti (come peraltro raccontavamo in un precedente post). Qui è ancora Sonia Ghinelli l’artefice del vilipendio (notare con quale sprezzante scherno e totale mancanza di rispetto viene apostrofata la massima autorità dei Cattolici):


A qualcuno potrà apparire un intercalare innocuo e semplicemente scherzoso. Forse… ma si notino i commenti al post, stimolati e avallati dalla Ghinelli:


Insomma, di nuovo accuse infamanti e offensive buttate lì a casaccio e senza costrutto. Pubblicamente, però.

Oltretutto, questa boutade su Facebook della Ghinelli contro Papa Bergoglio si presta anche ad un’ulteriore riflessione sulla produzione di «fake news» da parte degli «anti-sette», ma ciò sarà oggetto di un post successivo ad hoc.

Stessa situazione per un post, proprio di oggi, scritto da Lorita Tinelli e condiviso dal suo amicissimo e fervente sostenitore Cosimino Placido (stesso commentatore del post della Ghinelli), in cui si sparla di un prete finito protagonista di un episodio di cronaca:


Ecco dimostrato, nuovamente, il risultato dello stillicidio propagandistico di CeSAP e FAVIS: sempre più odio, sempre più intolleranza nei confronti della religione. «Ti inchioderei sulla croce», dice uno dei simpatizzanti del CeSAP.

E pensare che appena il giorno prima proprio Lorita Tinelli propalava illuminati proclami sul rispetto reciproco:


La domanda sorge spontanea: in quale modo si «rispetta il prossimo», secondo la psicologa pugliese?

Forse dileggiandolo pubblicamente come nei numerosi casi documentati in questo blog (qui un esempio) e in altri luoghi del Web?

Forse pronunciando un’implicita sentenza di condanna ai danni di un intero movimento prima ancora che si siano svolte delle indagini a carico di un singolo individuo macchiatosi di un grave reato, solo in base alla presunzione o al sospetto che quel singolo individuo facesse parte del movimento (ecco un esempio)?

Insomma, l’incoerenza di un tanto specioso asserto della Tinelli risulta quanto mai evidente.

E come se non bastasse, in uno dei commenti a quello stesso, la Tinelli post raggiunge un parossismo di ipocrisia:


Davvero?

Si riferiva a…?


Non è forse opera giornaliera, quella proprio della Tinelli e del CeSAP, dipingere come «pericolosi» e «distruttivi» i gruppi religiosi minoritari e i rispettivi leader, di quando in quando anche facendosi beffe di loro e molto spesso con titoloni (come quello qui sopra riportato) che generalizzano indiscriminatamente così da generare allarmismo?

Un bell’esame di coscienza sarebbe come minimo auspicabile: lo faranno mai?

domenica 15 ottobre 2017

Aggiornamento breve – Lorita Tinelli e l’ipocrisia in pillole

L’atteggiamento illuminato che viene prospettato agli amici e ai seguaci: «Siamo sempre pronti a scagliarci contro gli altri, senza conoscere le loro storie, facendoci consumare dall’odio e dall’acredine, a prescindere»






L’atteggiamento concreto nell’attività di tutti i giorni: pubblicare in continuazione notizie (a prescindere dal sentore di attendibilità che abbiano) negative, possibilmente allarmistiche, a proposito di religioni, movimenti spirituali e alternativi, minoranze confessionali, ecc. Il criterio che appare evidente è: più sono sensazionali e più colpiscono alla pancia e suscitano reazioni sdegnate, meglio è. Che poi siano veritiere, è un fatto secondario.

Un paio di esempi:


Reazione assai scientifica quella di deridere un fenomeno sociale in crescita.



Chissà, si saranno poi riempite le cartelle?


Da notare come, leggendo il sito del CeSAP, la madre prima preoccupata si è poi completamente allarmata.


I Mormoni un «culto fondamentalista» tanto da giustificare la «deprogrammazione»?


Quanto sarà stata attendibile questa notizia? È ben noto che sul «Blue Whale» sono girate molte «bufale».

Ecco, quindi, come un’attività di promozione dell’intolleranza e della paura viene portata avanti da chi, però, vorrebbe apparire equilibrato e tollerante del diverso.