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domenica 22 luglio 2018

Aggiornamento breve - ancora sul ‘settarismo’ di AIVS

Riportiamo qui qualche altro elemento che si aggiunge a quelli già riferiti in precedenza, in particolare in questo post e in quest’altro, in merito al ‘settarismo’ di AIVS.

Ricordiamo a scanso di equivoci che «settarismo» lo intendiamo nell’accezione contemplata dall’autorevole vocabolario Treccani, ossia: «l’essere settario, cioè fazioso» e identifica un «accanito spirito di parte»; fra i sinonimi sono infatti inclusi «faziosità, partigianeria, parzialità, fanatismo, intolleranza, intransigenza».

Come non ricorrere a una parola del genere quando si notano situazioni in cui taluni utenti tentano di rivolgere, pacatamente, delle critiche a Toni Occhiello e alla sua «compagnia cantante» (come l’ha recentemente definita un’altra «anti-sette», Sonia Ghinelli), e però invece di essere ascoltati e presi nella dovuta considerazione, vengono sistematicamente messi alla porta in modo tutt’altro che garbato?

Vediamo un esempio di una ventina di giorni fa.

All’interno di una discussione che già è un poco animosa (perché un utente precedentemente ha espresso sdegno, in maniera forse un po’ brusca, per il modus operandi di AIVS), Paola Moscatelli se ne esce con una delle sue (solite) offese all’ex marito, peraltro imperniate (come di consueto) su fatti della sua vita privata schiaffati in piazza a sua insaputa:


Pacata protesta di una utente evidentemente perplessa per tale cattiveria, cui fa seguito il rimbrotto di (presumiamo) Toni Occhiello:


La signora controcorrente cerca allora di elaborare in modo più completo il suo pensiero e tenta di indurre i suoi interlocutori a smorzare i toni e considerare un atteggiamento un poco meno astioso:


La risposta di AIVS si presenta (finalmente!) un po’ più moderata del solito. Sempre nel solco della critica denigratoria, però almeno espressa con un tono sobrio e non offensivo. A questa fa seguito una replica del medesimo tenore.

Sembra quasi che si riesca ad intavolare un dialogo, se non propriamente costruttivo, per lo meno civile:


Nonostante le domande maliziose di Occhiello, che tentano di stuzzicare l’ira della signora controcorrente, in qualche modo quest’ultima riesce a non cascare nella trappola:


Scopriamo però molto presto di esserci completamente illusi: non sembra proprio possibile una normale dialettica o una conversazione pacifica sui forum di AIVS.

Ecco infatti ripiombare sulla scena la Moscatelli, con le sue offese un tanto al chilo.


Tanto livore e veemenza farebbero scivolare per un attimo anche l’utente più pacifico nella tentazione di rispondere per le rime, e questo è press’a poco ciò che capita.

Sicché la situazione precipita, la Moscatelli riesce solo ad inasprire i suoi toni verbali e passa direttamente alle parolacce e al turpiloquio:


Si noti come Occhiello o chi per lui non moderino minimamente la Moscatelli nemmeno quando usa parole volutamente scurrili e ingiuriose, però ha la faccia tosta di richiamare all’ordine l’altra utente che finora ha fatto di tutto per usare una certa educazione e pacatezza.

Così la Moscatelli, ovviamente, ci marcia sopra a tutta forza:


Non senza una certa signorilità, la utente non allineata con AIVS si svincola dal fuoco d’infilata cui è stata sottoposta.

Un trattamento tanto iniquo viene notato e sottolineato anche da altri, persino non difensori di una minoranza religiosa:


Ma l’esito è lo stesso: chiunque osi esprimere un parere appena divergente dai «numerosi personaggi» (come amano definirsi i tre responsabili di AIVS), viene verbalmente preso a ceffoni e messo alla porta.

È questo il giusto operato di un’associazione che «persegue finalità di solidarietà sociale»?

domenica 3 giugno 2018

Gli «anti-sette» di AIVS e l’apologia della belligeranza e dell’odio

In alcuni post recenti abbiamo riferito del discutibile operato di AIVS e dei suoi militanti sotto vari aspetti (la privacy, le richieste di denaro, le minacce di azioni giudiziarie cadute nel vuoto e le incongruenze su quelle invece effettivamente intraprese, le infamie, le intimidazioni, ecc.

Abbiamo potuto constatare che mai una volta alcuno dei responsabili di AIVS ha messo in discussione in modo serio e coscienzioso le modalità d’azione della propria associazione o dei propri colleghi.

Al contrario, le uniche reazioni degne di nota sono state quelle contro coloro che (come noi, ma non solo, anche degli utenti stessi della loro comunità Facebook) hanno osato muovere delle critiche.

Adesso, di fronte agli eccessi ed all’intemperanza di una delle più facinorose attiviste di AIVS (quella Paola Moscatelli di cui parliamo in post precedenti),  che ha suscitato più d’una reazione avversa nei seguaci di Toni Occhiello, si è assistito all’ennesima difesa dell’indifendibile.

Ecco infatti cosa scrive il 23 maggio scorso Francesco Brunori alias Italo, amico di Occhiello e co-amministratore dei gruppi Facebook legati ad AIVS:


In altri termini, stando a quanto dichiara Brunori, pare che se si è iscritti ad AIVS e se ci si mette la propria faccia esponendo una propria testimonianza, allora ci si possa permettere di offendere, diffamare e violare la privacy altrui. Questo, almeno, sembrano voler dire le parole di Brunori.

Significativa infatti la risposta di un utente simpatizzante AIVS e facente parte della dozzina dei più astiosi:


Nonostante l’inevitabile il «disclaimer» di carattere prudenziale («ma non si può purtroppo»), l’affermazione rimane vagamente minacciosa e non si può non pensare a episodi in cui simili incidenti si sono poi verificati davvero (qui un esempio non particolarmente calzante ma indicativo).

D’altronde, il giorno stesso, anche il terzo esponente di AIVS,  il romano Luciano Madon si era espresso in un’ancora più esplicita apologia del comportamento della Moscatelli:


Quindi, se mai ve ne potesse essere dubbio, Madon è ben consapevole di avere tutta l’autorità e la capacità (tecnica e non) di eliminare i contenuti che sa bene essere ai limiti del lecito quando non palesemente illeciti. Ma non lo fa, per esplicita ripicca nei confronti del movimento religioso di cui faceva parte.

Tanto è vero che gli utenti di AIVS sono consapevoli della scorrettezza di quanto avviene nel loro stessi gruppo, che persino uno di loro, fra i più incattiviti nei confronti della religione che ha abbandonato, esprime però un’opinione nettamente divergente a quella apologetica di Madon richiamando a modo suo all’ordine la Moscatelli:


Sulla parte che abbiamo evidenziato non possiamo che convenire appieno con quanto scrive quell’utente.

La replica di Madon? Inutile riportarla, basti dire che è l’ennesima giustificazione, a discarico della Moscatelli, che ricalca quanto già affermato precedentemente da lui stesso e da Brunori.

Secondo loro, è corretto che la Moscatelli scriva cose come queste:


Sarebbero invece nel torto altri utenti che di fronte a simili affermazioni s’indignano e intervengono per cercare di farla ragionare:


Forse grazie agli episodi che abbiamo raccontato in precedenza, questa volta le due utenti controcorrente non sono state messe alla porta da Occhiello, Madon e Brunori.

Ma la correttezza, il rispetto e la morigeratezza – evidentemente – latitano in maniera deplorevole nel direttivo AIVS.

martedì 22 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS commettono continue violazioni della privacy?

Torniamo nuovamente sull’operato di AIVS (l’associazione «anti-sette» nata più di recente, luglio 2016, ed alleata con il CeSAP di Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia), perché qualche loro discussione degli ultimi tempi ci ha indotto a focalizzare l’aspetto della privacy di coloro che essi hanno nel mirino.

Il 5 maggio scorso, su uno dei gruppi Facebook di AIVS compare questo post pubblicato da un’attivista (i nomi completi sono stati nascosti per rispetto degli interessati):


Lo Stefano Martella di cui parla è un apostata dei Testimoni di Geova abbastanza conosciuto perché militante da una ventina d’anni fra le fila di coloro che osteggiano il movimento (infatti il suo nome l’abbiamo lasciato perché già trattasi di personaggio pubblico e d’altronde lo avevamo citato in un precedente post oltre ad averlo inserito nella pagina con l’elenco degli esponenti «anti-sette»).

In buona sostanza, la Bertulu di AIVS ha notato il suo ingresso nel gruppo Facebook dell’associazione e si domanda se abbia qualcosa a che fare con dei devoti della Soka Gakkai di sua conoscenza.

Un amministratore di AIVS interviene, correttamente, precisando che si tratta di un’omonimia. Lo stesso non fa però un’altra attivista del gruppo «anti-sette» con sede a Potenza, la romana Paola Moscatelli più volte citata di recente perché senza dubbio la più veemente nelle sue esternazioni contro la religione che ha professato per anni (un esempio in questo post). Ecco la sua uscita (anche qui nome e luogo sono stati oscurati):


Che ci azzecca la citazione di una persona che nulla ha a che vedere con il nuovo arrivato Stefano Martella? A che pro? Si vuole solo fare sfoggio di conoscenze di singoli individui «colpevoli» di professare (assieme a molti altri) un certo credo religioso o – per definirlo come la signora di Roma – delle «porcate»? Che diritto ha la Moscatelli di offendere le convinzioni di un’altra persona, citandola con nome e cognome su Facebook e indicando la sua appartenenza religiosa?

Non si dimentichi che tale informazione ricade completamente sotto l’intestazione di «dati sensibili» in base alla normativa sulla privacy. E ciò che a nostro parere dovrebbe far riflettere è che non vi è alcuna ragione per una tale menzione da parte della Moscatelli, ha invece tutta l’aria di una rappresaglia emotiva.

Forse perché consapevole dell’imbarazzo di tipo legale, interviene Toni Occhiello:


«Era ora!» avremmo detto: sarebbe stata infatti la prima volta di un intervento deciso da parte di Occhiello per moderare uno dei suoi gruppi Facebook, sempre gonfi di volgarità, cattiverie e malauguri.

Ma il commento non è stato rimosso. A distanza di ben oltre due settimane, sia il post sia il commento qui sopra riportati sono ancora dov’erano prima.

A nulla sono valse le perplessità espresse persino da altri accoliti di AIVS, come questa utente della quale sentiamo di condividere completamente il parere:


La ragione? L’intervento pubblicato due giorni più tardi da un altro amministratore delle pagine di AIVS, Luciano Madon, che la pensa così:


Il «ragionamento» è: gli altri rispettano la privacy? Siccome noi siamo contro di loro, allora facciamo l’opposto.

Sarebbe come dire: «siccome noi siamo interisti e ce l’abbiamo a morte con gli juventini, mentre loro si astengono dal venire alle mani, noi invece li massacriamo di botte; e ci riteniamo legittimati in pieno perché i cattivi sono loro!».

Si può considerarlo un modo di ragionare adulto e coscienzioso? A nostro parere, decisamente no.

Quasi a voler dimostrare che la politica di AIVS è di mettere in piazza i fatti privati degli altri, ecco che all’indomani della dichiarazione d’intenti di Madon viene pubblicato un post di un fedele della Soka in cerca di conforto spirituale e amicale per un grave infortunio dal quale si sta riprendendo:


Inutile dire che i commenti al post sono per la maggior parte all’insegna dello scherno e del disprezzo.

I più puntigliosi obietteranno che è stato l’interessato il primo a mettere su Facebook la propria foto e certamente non si potrebbe dar loro torto. Ma chi autorizza AIVS (un’associazione che fa della pubblicità una delle proprie attività principali) a riprendere il suo post e a pubblicarlo senza alcun consenso e (quel che è peggio) con l’aggiunta di offese e infamie varie nei suoi confronti e nei confronti della sua congregazione?

Ma d’altronde: «Noi facciamo l’esatto contrario [del rispettare] la privacy!», aveva dichiarato Madon.

Tant’è che spifferare i fatti altrui sembra essere diventata un’attività prevalente. Lo stesso giorno di quel «manifesto AIVS contro la riservatezza dei dati» veniva caricato su YouTube l’intervista amatoriale alla stessa Moscatelli, che informazioni private non ne lesina affatto (curiosità: notare come il post viene subito condiviso da Giovanni Ristuccia, esponente «anti-sette» di Novara):


E infatti la condotta di altri membri AIVS conferma in pieno quanto dichiarato da Madon, e si potrebbe dire a 360 gradi, come mostra per esempio questo post scritto da uno dei più recenti amministratori di quello stesso gruppo Facebook:


Anche le informazioni di carattere sanitario e psichiatrico sono da considerarsi «dati sensibili», ma l’attivista che ha scritto quel post ne fa sfoggio quasi fossero un vanto.

Insomma, per l’ennesima volta ravvisiamo in questa associazione «anti-sette» un comportamento a nostro parere non solo ai limiti del lecito, ma anche beffardamente e spavaldamente vantato come tale.

Ci auguriamo che coloro i cui diritti stanno venendo lesi in tal senso, ne intraprendano la tutela presso le opportune sedi.

venerdì 18 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS gettano il sasso e poi ritraggono la mano?

Indispensabile precisazione preventiva: diversamente dal solito, in questo post riferiamo dei fatti che ci sono giunti solo parziali esponendo un interrogativo che potrebbe rivelarsi, nelle premesse, completamente erroneo.

Abbiamo scelto di pubblicare ugualmente il presente post, rincuorati da una delle ultime dichiarazioni pubbliche di AIVS (sigla «anti-sette» italiana con sede a Potenza) a proposito della loro asserita «disponibilità ad un confronto pubblico» (che peraltro ancora non abbiamo visto tradursi in concreto) perché non escludiamo che possano giungerci delle spiegazioni o delle rettifiche dall’associazione di Toni Occhiello, Luciano Madon e Francesco Brunori detto «Italo».

In assenza di chiose da parte loro, potremo solo ritenere valida la nostra interpretazione dei fatti.

Veniamo al dunque.

Il 1° Maggio scorso, Luciano Madon pubblica due distinti post su una delle pagine Facebook di AIVS, preannunciando il fatto che l’associazione si stava occupando di far partire delle cause legali per ottenere denaro dalla Soka Gakkai sotto forma di richieste di risarcimento per i presunti danni a loro cagionati dai responsabili della comunità religiosa, nel periodo in cui essi la frequentavano.

Qui un breve stralcio esemplificativo di uno di quei post:


Apriamo un inciso. Forse saremmo troppo di parte se ipotizzassimo che queste dichiarazioni d’intenti somigliano all’annuncio di avviare una campagna di «stalking giudiziario». La perplessità rimane, motivata non solo dall’ambiente e dal contesto in cui viene formulato l’annuncio, ma anche dalla constatazione del considerevole tempo trascorso (in taluni casi, parecchi anni) da quando questi apostati della Soka Gakkai hanno abbandonato il movimento. Non potrebbe trattarsi di uno stratagemma di guadagno alle spalle di chi aveva offerto loro un cammino spirituale che poi essi hanno scelto di non proseguire?

Tant’è che, galvanizzato da una tanto rosea prospettiva, fa capolino da Novara Giovanni Ristuccia (un altro «anti-sette» amico di AIVS del quale abbiamo parlato tempo addietro) per salutare con favore la loro iniziativa:


Un’azione che «darà maggior respiro»: in che senso? Forse è a conoscenza delle loro difficoltà gestionali?

Lasciamo irrisolto questo interrogativo e proseguiamo col nocciolo della questione.

Di fatto, ciò che Madon sta preannunciando è una causa (o, meglio, una serie di cause) per danni, dunque (presumibilmente) delle citazioni in giudizio presso un tribunale civile intese ad ottenere dei risarcimenti in denaro.

Ciò che leggiamo nemmeno 24 ore più tardi sulla stessa pagina Facebook, pare confermare tale ipotesi:


Un tanto trionfale annuncio viene seguito a ruota dalle chiose di (crediamo) Toni Occhiello:


E ancora, a voler fugare ogni dubbio, Occhiello (crediamo, sulla base dello stile ampolloso) specifica:


Per comprendere meglio ciò che sta dicendo Occhiello con il suo entusiastico annuncio, abbiamo svolto un minimo di approfondimento, come farebbe un cittadino qualunque non qualificato in materia legale.

AIVS parla di una denuncia depositata. Vediamo che cos’è una «denuncia»: «atto formale informativo, facoltativo o obbligatorio, con il quale si dà notizia alla competente autorità di un reato perseguibile d’ufficio». Un altro dizionario definisce il vocabolo come «termine con cui si indica la comunicazione rivolta da privati, pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio all'autorità giudiziaria circa un fatto di reato».

Collegando le affermazioni di Madon e di Occhiello, però, riteniamo in realtà che essi stessero facendo riferimento, più propriamente, ad un atto maggiormente finalizzato come la «querela», ovvero una «dichiarazione di volontà con cui la persona offesa da un delitto richiede all'autorità giudiziaria di procedere contro chi ha commesso il fatto, perciò sostanziandosi in una condizione di procedibilità, dalla quale la legge fa dipendere la perseguibilità di determinati fatti criminosi».

La distinzione fondamentale fra una «denuncia» e una «querela» è  dunque la precipua volontà di far perseguire un fatto che si ritiene illecito e si relaziona come tale all’autorità competente.

Così stando le cose, non dovremmo che attenderci quindi il responso della magistratura: o archivierà la querela, oppure la attiverà svolgendo delle indagini.

Quello che però vediamo solo pochi giorni più tardi, è un video amatoriale diffuso da AIVS con una sorta di «intervista» (di fatto una chiacchierata in un bar registrata con un telefonino) al termine della quale si legge:


… con tanto di «E» maiuscola, un esposto. Non una denuncia o una querela, ma un esposto.

Cosa cambia ciò?

Vediamo il significato della parola.

Un «esposto» è uno «scritto in cui si espongono situazioni o ragioni proprie dell’esponente a un’autorità amministrativa, o in cui sono portati a conoscenza dell’autorità giudiziaria o di polizia determinati fatti perché l’autorità stessa adotti, se del caso, i provvedimenti di sua competenza: presentare, inoltrare un e. al ministero».

Questo cambia un po’ le cose.

Non una querela, che solitamente viene depositata da un avvocato il quale ha ricevuto un formale incarico normalmente retribuito e dietro versamento di un anticipo a titolo di fondo spese; non un atto recante una esplicita richiesta di rinvio a giudizio. Ma un esposto, ossia una sorta di lamentela ufficiale che non richiede necessariamente l’attivazione di un legale competente e lascia tutto in mano all’autorità giudiziaria.

Eppure Madon aveva anche scritto: «Insieme ad alcuni legali stiamo visionando materiale per poter dimostrare che [i responsabili del movimento] ci hanno truffato», ecc. Hanno trovato delle prove? Se così fosse, non avrebbero potuto depositare una querela chiara e distinta con degli addebiti ben precisi a carico di persone chiaramente identificate?

Ecco perché ci domandiamo: come mai tanto tam tam su denunce, richieste di risarcimento danni, ecc., e poi invece di una querela propriamente detta, redatta e depositata in modo professionale, tutto si riduce a un esposto?

Insomma: gli «anti-sette» di AIVS gettano il sasso e poi ritraggono la mano?

martedì 15 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS promuovono il razzismo contro le minoranze etniche?

Già in precedenza avevamo dato conto di alcune avvisaglie di razzismo da parte di Toni Occhiello e della sua associazione «anti-sette» denominata AIVS: per esempio, quando Occhiello si era lanciato in una singolare ma completamente erronea interpretazione di alcuni vocaboli nipponici (interpretazione strumentale ai suoi scopi propagandistici nei confronti del movimento religioso che egli osteggia a ogni piè sospinto, ma rivelatasi falsa) sfruttata per criticare aspramente un’intera nazione come il Giappone, ricchissima di cultura e dalla saggezza millenaria. D’altronde, la sua ostilità rispetto a quella cultura è stata da lui esplicitata a più riprese.

O ancora, sin dai primordi degli exploit mediatici della neonata associazione, quando Luciano Madon (braccio destro di Occhiello e gestore delle pagine Facebook di AIVS) si era cimentato in un giudizio sociologico sulla «manipolazione mentale» a suo dire prerogativa degli «zingari». Un’esposizione dialettica (a nostro avviso) di una superficialità degna solo dei peggiori discorsi da bar, che riproponiamo qui:


Qualche giorno fa abbiamo notato un’altra chiassosa militante di AIVS, Paola Moscatelli, fare riferimento ai Rom in modo alquanto tranchant (il contesto è una discussione nata a proposito di Papa Bergoglio, la stessa di cui si parlava in questo post):


Un’altra utente interviene manifestando perplessità sul coinvolgere i Rom in un post contro tutt’altra religione:


Notare la replica immediata e senza ripensamenti della Moscatelli. Ma non finisce qui: l’altra utente cerca di farla ragionare introducendo concetti di buon senso e una punta di solidarietà, ma a quanto pare fallisce miseramente:


Quindi i Rom meno abbienti sono «colpevoli» di ricevere, in piena legalità, degli assegni sociali: non entriamo qui nel merito della polemica politica al riguardo e se sia giusta o meno la linea del welfare del Comune di Roma.

Ci limitiamo a osservare il livello dialettico e la superficialità mostrati da questa sostenitrice di AIVS, che si palesa ulteriormente nell’ultima replica alla sua interlocutrice:


In tutta franchezza, a noi pare un atteggiamento da asilo infantile o, nella migliore delle ipotesi, una mentalità «a compartimenti stagni». Brilla, fra l’altro, per l’assoluta mancanza di autocritica.

È fuori discussione che i tre o quattro soci responsabili di AIVS (o, come amano definirsi loro stessi tramite il sito istituzionale, i «numerosi personaggi»), assieme alla mezza dozzina dei loro seguaci militanti, hanno il sacrosanto diritto di formarsi, conservare ed esprimere pubblicamente delle proprie opinioni nei confronti di qualsivoglia minoranza etnica. Noi stessi saremmo i primi a difendere tale prerogativa (la libertà di espressione) che è nostra tanto quanto loro tanto quanto lo è degli stessi immigrati che calcano la nostra terra. Mentre certi «anti-sette» come Lorita Tinelli sembrerebbero voler limitare tale diritto inalienabile, noi ne siamo dei ferventi sostenitori.

Non contestiamo, quindi, il fatto che i seguaci di AIVS o i loro «personaggi» (responsabili) si esprimano in maniera sprezzante nei riguardi dei Rom piuttosto che dei Sinti o dei Giapponesi. Poniamo piuttosto l’accento sul fatto che simili discorsi sono anzitutto completamente avulsi dalla materia che essi dovrebbero trattare, inoltre rappresentano una palese contraddizione rispetto alle loro stesse dichiarazioni d’intenti, non solo statutarie («L’associazione (…) persegue finalità di solidarietà sociale»), ma anche a più riprese affermate su Facebook come quella di Kathy Aitken riferita in questo post («ipersensibile a qualsiasi affermazione discriminatoria») o del già citato Madon («intendo massimamente rispettare le opinioni di chiunque»).

L’altro aspetto che rileviamo, in discussioni come quella riportata qui sopra, è l’assoluta assenza di una moderazione ragionevole da parte dei «personaggi» (responsabili) di AIVS: l’impressione che danno è che tutto sia lecito finché si sparla di altri, ma quando qualcuno osa muovere delle critiche, è subito a rischio di ostracismo.

Insomma, rispettare e non discriminare sono nobili intenti: a parole... ma quanto AIVS li persegue con i fatti?

lunedì 23 aprile 2018

Il «settarismo» degli «anti-sette» di AIVS

Come è ampiamente documentato in questo blog, l’operato di AIVS è improntato all’invettiva al vetriolo, alla critica smodata e all’offesa gratuita.

Ma vi è un ulteriore aspetto che prende forma dalle loro ultime esternazioni ed emerge sempre maggiormente dal comportamento dei principali responsabili di AIVS (Toni Occhiello, Francesco Brunori, Luciano Madon) avallato dal loro legale di fiducia, Annalisa Montanaro, di cui abbiamo parlato proprio nell’ultimo post.

È ben noto che quelli di AIVS (così come tutte le altre denominazioni dell’arcipelago «anti-sette») tacciano le minoranze religiose a loro invise (e/o di cui hanno fatto parte in precedenza) di essere delle «sette pericolose», «culti distruttivi», «gruppi abusanti» e via discorrendo.

Ma in particolare il più gettonato è senz’altro il termine «setta» (di cui parliamo più in dettaglio in questo post) con le sue diverse declinazioni: l’aggettivo «settario», il sostantivo «settarolo» (dispregiativo per «membro di setta») e la categoria del «settarismo».

Proviamo a esplorare la valenza semantica di quest’ultima parola con l’assistenza di un riferimento autorevole come il vocabolario Treccani: «settarismo» sta per «l’essere settario, cioè fazioso; accanito spirito di parte». Fra i sinonimi, troviamo «faziosità, partigianeria, parzialità, fanatismo, intolleranza, intransigenza».

Tant’è che gli «anti-sette» tendono a demonizzare interi movimenti religiosi (e quindi migliaia e migliaia di persone, se non centinaia di migliaia) sulla base di torti che essi asseriscono di avere subito in prima persona o che essi riferiscono essere stati subiti da altri i quali poi li hanno denunciati. Accuse e recriminazioni, dunque, spesso molto gravi ed espresse con parole pesanti e grondanti di odio.

Contemporaneamente, gli «anti-sette» tendono anche a rifiutare un dialogo costruttivo e soprattutto qualsiasi genere di critica (come quelle che rivolgiamo loro dalle «pagine» virtuali del presente blog), che viene spesso classificata superficialmente come «attacco» senza però che si entri mai nel merito dei contenuti posti sotto esame.

L’orizzonte degli «anti-sette», quindi, non fa che riempirsi di nemici (reali o immaginari che siano) che essi ritengono di dover osteggiare, spesso dileggiare, talvolta intimidire, in qualche caso anche perseguitare.

A poco valgono le speciose dichiarazioni d’intenti come questa di Lucio Madon (responsabile AIVS):


Perché di fatto la condotta evidenziata da AIVS è ben altra.

Come si accennava nel post di ieri, la scorsa settimana una delle più attive utenti dei gruppi Facebook di AIVS, tale Paola Moscatelli, ha pubblicato (con quale autorizzazione?) una fotografia del suo ex marito con l’attuale compagna (ci limitiamo a mostrare il post per non reiterare l’abuso):


In calce a questa foto, la Moscatelli ha inserito un commento in cui rivolge delle insinuazioni rispetto alla moralità di quella signora, per poi offenderla senza mezzi termini:


Un’altra utente, evidentemente meno assetata di vendetta e un po’ più equilibrata, fa notare che un tale modus operandi non è corretto e potrebbe addirittura rappresentare una condotta illecita:


Non l’avesse mai fatto: la signora commette l’errore madornale di osare esprimere una critica (peraltro misurata, composta e del tutto ragionevole) rispetto all’operato di Toni Occhiello e della sua banda.

Risultato: dopo un po’ di botta e risposta in cui tenta inutilmente di ribadire le proprie ragioni, si ritrova di fronte ai tentativi di Occhiello di giustificare la condotta palesemente scorretta della Moscatelli e di far ignorare l’evidente allusione da lei espressa ai danni dell’attuale compagna dell’ex marito:


E la discussione continua, con Occhiello che protrae la propria difesa a spada tratta della Moscatelli nonostante i diversi addebiti che le vengono mossi con dovizia di particolari:


Specifichiamo che quella qui riportata è solo una porzione della discussione integrale, ma già così rende bene l’idea.

Ecco infatti come va a concludersi:


Alla fine, la voce fuori dal coro viene esclusa dal gruppo.

Stessa sorte per un altro utente che si rende conto dell’evidente iniquità di trattamento e reagisce:


Idem per un’altra utente:


Dapprima Occhiello finge di non capire, ma poi (non senza una certa ampollosità), alla fine dei botta e risposta conclude come segue:


Ciò che intende dire fra le righe (senza però essere esplicito come il suo ruolo istituzionale invece richiederebbe) è che ha semplicemente messo alla porta tutti gli utenti che hanno reagito esprimendo delle critiche.

Democrazia, rispetto delle regole, riconoscimento della dignità del prossimo: sono valori tanto avulsi dal retroterra culturale di AIVS?

domenica 22 aprile 2018

Gli «anti-sette» di AIVS: niente rispetto, molta intolleranza

Una decina di giorni fa Annalisa Montanaro, avvocato di AIVS oltre che amica di Toni Occhiello ed estimatrice della «anti-sette» Lorita Tinelli, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook un post che dapprima ci ha affascinati, poi in un secondo momento ci ha lasciati alquanto perplessi:


Basta davvero poco per trattare gli altri con rispetto: pensiero nobile, il suo, e senz’altro ampiamente condivisibile. Impossibile, però, non collegare istantaneamente tale asserto con l’operato dei suoi assistiti e colleghi, più volte documentato ed evidenziato in questo blog (ad esempio qui, qui, qui, e qui), palesemente improntato allo scherno, all’offesa e all’intimidazione; in poche parole, alla più assoluta mancanza di rispetto.

Giova specificare che la Montanaro si è qualificata come legale di AIVS in occasione della conferenza stampa tenutasi presso una sala del Senato della Repubblica (sic!) mercoledì 21 giugno 2017.


Va anche ricordato che, proprio nell’ambito di quell’evento, la Montanaro ebbe a precisare quale fosse la sua preparazione in tema di movimenti religiosi e spiritualità «non convenzionale»: sostanzialmente nessuna a parte quanto poteva averle raccontato la Tinelli nel periodo appena precedente alla conferenza stampa.

Per dirlo con le sue parole:


«(…) Io di sette e di gruppi religiosi che coercizzano il pensiero non ho mai sentito parlare prima di incontrare queste persone che oggi mi hanno coadiuvato e che mi hanno preceduto (…)»

Per inciso: impossibile non domandarsi come sia possibile, se ci si ritiene dei professionisti qualificati, saltare sul carro di una associazione che fa dell’invettiva al vetriolo, dell’attacco veemente e della critica infamante la propria regola di vita, senza nemmeno premurarsi di svolgere un po’ di ricerca obiettiva e coscienziosa, particolarmente in considerazione del fatto che quella tematica di cui si va parlando coinvolge decine di migliaia di persone.

Ma tornando al tema espresso nel post evidenziato all’inizio, il profondo interrogativo che le andrebbe rivolto e sul quale sarebbe davvero interessante ricevere una risposta dall’avvocatessa tarantina, è se comparando quel suo pensiero elevato e nobile alle azioni svolte ogni giorno dai soci di AIVS non le sia venuto qualche dubbio morale.

Occhiello e i suoi sembrano motivare le proprie azioni con una sorta di «legge del taglione» la cui ragion d’essere risiederebbe nei devastanti torti subiti (dicono) dall’organizzazione religiosa di cui hanno rispettivamente fatto parte fino a qualche tempo fa.

Dacché in Italia la libertà di espressione fortunatamente sopravvive, essi avrebbero ed hanno tutto il diritto di manifestare il proprio dissenso nei riguardi di qualsivoglia gruppo spirituale o confessione religiosa.

Ma il rispetto nei confronti anche di coloro che hanno identificato quali acerrimi nemici, noi proprio non lo scorgiamo.

Ne rileviamo l’esatto opposto, invece, in commenti come questo, scritto da tale Paola Moscatelli una delle più attive utenti del gruppo Facebook di AIVS e riportato in calce a una fotografia del suo ex marito con l’attuale compagna (foto pubblicata, peraltro, con quale autorizzazione?):


Tralasciamo il seguito della discussione perché ce ne occuperemo in un altro post.

Ci limitiamo a mettere in luce il tenore e la qualità dell’operato di AIVS, interrogandoci: dov’è finito il rispetto?

Chissà se l’avvocato Montanaro si sarà accorta di una tanto grave discrepanza.