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giovedì 5 luglio 2018

Gli «anti-sette» e le loro raccolte fondi: quale trasparenza?

Abbiamo notato ultimamente che gli «anti-sette», oltre a lucrare (o, comunque, trarre vantaggi e privilegi) dalle loro attività mediatiche, raccolgono anche fondi in maniera palese. Si sapeva già (e ne abbiamo dato conto in più di un post) della questua di AIVS. Ma la loro réclame continua:


E prosegue con un’esplicita richiesta di versare del denaro all’associazione (sempre mediante la pubblicità su Facebook) con l’aggiunta dell’offerta di «supporto psicologico e legale»:


Tenendo conto che nessuno dei «numerosi personaggi» (come amano definirsi i tre responsabili attivi) di AIVS possiede una qualifica professionale né in ambito legale né in ambito psicologico, viene spontaneo domandarsi in che modo essi eroghino tale servizio. La risposta più logica parrebbe risiedere nel legame a doppio filo fra AIVS e CeSAP, il «centro studi» di Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia, entrambi psicologi. In altre parole, AIVS oltre a raccogliere denaro in proprio procurerebbe anche avventori per i colleghi del CeSAP: avranno stabilito un sistema di provvigioni oppure Occhiello e i suoi si accontenteranno del canonico 3% commerciale?

Ma questa sorta di singolare «network commerciale» non deve essere particolarmente remunerativo, se AIVS si trova costretta a promuovere (a pagamento) la propria questua in Facebook, viste anche le conclamate difficoltà economiche in cui versa e delle quali avevamo appreso direttamente da un post di Francesco Brunori (ne avevamo parlato qui).

Magagne a parte, pare che tramite la pubblicità AIVS riesca comunque a carpire qualche timida manifestazione d’interesse.

Come questa che vi esemplifichiamo, cui fa subito seguito un imbonimento evidentemente finalizzato a convincere l’utente della bontà dell’opera dell’associazione e quindi dell’opportunità di procedere alla sottoscrizione. Si noti come AIVS (per bocca – crediamo – di Luciano Madon) tenti di sfruttare la credulità indotta dalle solite statistiche inventate (le «500 sette») ed ampiamente screditate come abbiamo dimostrato in precedenti post.


A chi, come il nostro Mario Casini (o altri che pure sono intervenuti) esprime dissenso, è riservato un trattamento completamente differente, ovvero l’ostracismo immediato.

Qui il commento divergente:


Questo commento è stato cancellato, e la stessa sorte è toccata a un’altra utente (della quale non ci è stato possibile catturare l’intervento perché la scure della censura è calata a velocità supersonica):


Si notino le due repliche, una vagamente minatoria e l’altra del tutto apologetica dei gestori della pagina AIVS: tentano di giustificare il proprio operato per certi versi discutibile e senza dubbio antidemocratico.

Tornando però al tema principale di questo post, abbiamo notato che gli «anti-sette» utilizzano lo strumento delle raccolte fondi online.

L’avevamo visto, in verità, ancora l’inverno scorso proprio con Toni Occhiello:


Più di recente, invece, abbiamo visto Sonia Ghinelli indire una raccolta fondi in occasione del presunto compleanno del suo controverso profilo Facebook, anonimo, denominato Ethan Garbo Saint Germain:


Occorre tenere presente che il compleanno di Sonia Ghinelli non è affatto il 21 giugno (come indica il suo profilo; la raccolta fondi chiaramente viene indetta qualche settimana prima) ma il 4 maggio. Il 21 giugno non è nemmeno la data di nascita degli altri tre componenti del direttivo FAVIS.

Dunque la raccolta fondi da lei avviata «per il suo compleanno» in realtà appare un pretesto. A fin di bene? Chissà… chi può dirlo? In apparenza è così, ma sarebbe interessante poter visionare le ricevute dei versamenti eventualmente disposti dalla Ghinelli a favore della fondazione benefica da lei pubblicizzata (lo stesso varrebbe per Occhiello con la radio americana, se fosse riuscito a raccogliere qualche soldo).

Indubbiamente, non è tanto una questione di ammontare, dato che le cifre in questione appaiono modeste. Ci sembra, però, una questione di correttezza, visti anche i ruoli istituzionali rivestiti da questi esponenti «anti-sette» nelle rispettive sigle (FAVIS per la Ghinelli e AIVS per Occhiello).

Sarebbero in grado di esibire una qualche forma di trasparenza rispetto al denaro raccolgo?

Restiamo in curiosa attesa di loro chiose e delucidazioni.

domenica 3 giugno 2018

Gli «anti-sette» di AIVS e l’apologia della belligeranza e dell’odio

In alcuni post recenti abbiamo riferito del discutibile operato di AIVS e dei suoi militanti sotto vari aspetti (la privacy, le richieste di denaro, le minacce di azioni giudiziarie cadute nel vuoto e le incongruenze su quelle invece effettivamente intraprese, le infamie, le intimidazioni, ecc.

Abbiamo potuto constatare che mai una volta alcuno dei responsabili di AIVS ha messo in discussione in modo serio e coscienzioso le modalità d’azione della propria associazione o dei propri colleghi.

Al contrario, le uniche reazioni degne di nota sono state quelle contro coloro che (come noi, ma non solo, anche degli utenti stessi della loro comunità Facebook) hanno osato muovere delle critiche.

Adesso, di fronte agli eccessi ed all’intemperanza di una delle più facinorose attiviste di AIVS (quella Paola Moscatelli di cui parliamo in post precedenti),  che ha suscitato più d’una reazione avversa nei seguaci di Toni Occhiello, si è assistito all’ennesima difesa dell’indifendibile.

Ecco infatti cosa scrive il 23 maggio scorso Francesco Brunori alias Italo, amico di Occhiello e co-amministratore dei gruppi Facebook legati ad AIVS:


In altri termini, stando a quanto dichiara Brunori, pare che se si è iscritti ad AIVS e se ci si mette la propria faccia esponendo una propria testimonianza, allora ci si possa permettere di offendere, diffamare e violare la privacy altrui. Questo, almeno, sembrano voler dire le parole di Brunori.

Significativa infatti la risposta di un utente simpatizzante AIVS e facente parte della dozzina dei più astiosi:


Nonostante l’inevitabile il «disclaimer» di carattere prudenziale («ma non si può purtroppo»), l’affermazione rimane vagamente minacciosa e non si può non pensare a episodi in cui simili incidenti si sono poi verificati davvero (qui un esempio non particolarmente calzante ma indicativo).

D’altronde, il giorno stesso, anche il terzo esponente di AIVS,  il romano Luciano Madon si era espresso in un’ancora più esplicita apologia del comportamento della Moscatelli:


Quindi, se mai ve ne potesse essere dubbio, Madon è ben consapevole di avere tutta l’autorità e la capacità (tecnica e non) di eliminare i contenuti che sa bene essere ai limiti del lecito quando non palesemente illeciti. Ma non lo fa, per esplicita ripicca nei confronti del movimento religioso di cui faceva parte.

Tanto è vero che gli utenti di AIVS sono consapevoli della scorrettezza di quanto avviene nel loro stessi gruppo, che persino uno di loro, fra i più incattiviti nei confronti della religione che ha abbandonato, esprime però un’opinione nettamente divergente a quella apologetica di Madon richiamando a modo suo all’ordine la Moscatelli:


Sulla parte che abbiamo evidenziato non possiamo che convenire appieno con quanto scrive quell’utente.

La replica di Madon? Inutile riportarla, basti dire che è l’ennesima giustificazione, a discarico della Moscatelli, che ricalca quanto già affermato precedentemente da lui stesso e da Brunori.

Secondo loro, è corretto che la Moscatelli scriva cose come queste:


Sarebbero invece nel torto altri utenti che di fronte a simili affermazioni s’indignano e intervengono per cercare di farla ragionare:


Forse grazie agli episodi che abbiamo raccontato in precedenza, questa volta le due utenti controcorrente non sono state messe alla porta da Occhiello, Madon e Brunori.

Ma la correttezza, il rispetto e la morigeratezza – evidentemente – latitano in maniera deplorevole nel direttivo AIVS.

martedì 22 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS commettono continue violazioni della privacy?

Torniamo nuovamente sull’operato di AIVS (l’associazione «anti-sette» nata più di recente, luglio 2016, ed alleata con il CeSAP di Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia), perché qualche loro discussione degli ultimi tempi ci ha indotto a focalizzare l’aspetto della privacy di coloro che essi hanno nel mirino.

Il 5 maggio scorso, su uno dei gruppi Facebook di AIVS compare questo post pubblicato da un’attivista (i nomi completi sono stati nascosti per rispetto degli interessati):


Lo Stefano Martella di cui parla è un apostata dei Testimoni di Geova abbastanza conosciuto perché militante da una ventina d’anni fra le fila di coloro che osteggiano il movimento (infatti il suo nome l’abbiamo lasciato perché già trattasi di personaggio pubblico e d’altronde lo avevamo citato in un precedente post oltre ad averlo inserito nella pagina con l’elenco degli esponenti «anti-sette»).

In buona sostanza, la Bertulu di AIVS ha notato il suo ingresso nel gruppo Facebook dell’associazione e si domanda se abbia qualcosa a che fare con dei devoti della Soka Gakkai di sua conoscenza.

Un amministratore di AIVS interviene, correttamente, precisando che si tratta di un’omonimia. Lo stesso non fa però un’altra attivista del gruppo «anti-sette» con sede a Potenza, la romana Paola Moscatelli più volte citata di recente perché senza dubbio la più veemente nelle sue esternazioni contro la religione che ha professato per anni (un esempio in questo post). Ecco la sua uscita (anche qui nome e luogo sono stati oscurati):


Che ci azzecca la citazione di una persona che nulla ha a che vedere con il nuovo arrivato Stefano Martella? A che pro? Si vuole solo fare sfoggio di conoscenze di singoli individui «colpevoli» di professare (assieme a molti altri) un certo credo religioso o – per definirlo come la signora di Roma – delle «porcate»? Che diritto ha la Moscatelli di offendere le convinzioni di un’altra persona, citandola con nome e cognome su Facebook e indicando la sua appartenenza religiosa?

Non si dimentichi che tale informazione ricade completamente sotto l’intestazione di «dati sensibili» in base alla normativa sulla privacy. E ciò che a nostro parere dovrebbe far riflettere è che non vi è alcuna ragione per una tale menzione da parte della Moscatelli, ha invece tutta l’aria di una rappresaglia emotiva.

Forse perché consapevole dell’imbarazzo di tipo legale, interviene Toni Occhiello:


«Era ora!» avremmo detto: sarebbe stata infatti la prima volta di un intervento deciso da parte di Occhiello per moderare uno dei suoi gruppi Facebook, sempre gonfi di volgarità, cattiverie e malauguri.

Ma il commento non è stato rimosso. A distanza di ben oltre due settimane, sia il post sia il commento qui sopra riportati sono ancora dov’erano prima.

A nulla sono valse le perplessità espresse persino da altri accoliti di AIVS, come questa utente della quale sentiamo di condividere completamente il parere:


La ragione? L’intervento pubblicato due giorni più tardi da un altro amministratore delle pagine di AIVS, Luciano Madon, che la pensa così:


Il «ragionamento» è: gli altri rispettano la privacy? Siccome noi siamo contro di loro, allora facciamo l’opposto.

Sarebbe come dire: «siccome noi siamo interisti e ce l’abbiamo a morte con gli juventini, mentre loro si astengono dal venire alle mani, noi invece li massacriamo di botte; e ci riteniamo legittimati in pieno perché i cattivi sono loro!».

Si può considerarlo un modo di ragionare adulto e coscienzioso? A nostro parere, decisamente no.

Quasi a voler dimostrare che la politica di AIVS è di mettere in piazza i fatti privati degli altri, ecco che all’indomani della dichiarazione d’intenti di Madon viene pubblicato un post di un fedele della Soka in cerca di conforto spirituale e amicale per un grave infortunio dal quale si sta riprendendo:


Inutile dire che i commenti al post sono per la maggior parte all’insegna dello scherno e del disprezzo.

I più puntigliosi obietteranno che è stato l’interessato il primo a mettere su Facebook la propria foto e certamente non si potrebbe dar loro torto. Ma chi autorizza AIVS (un’associazione che fa della pubblicità una delle proprie attività principali) a riprendere il suo post e a pubblicarlo senza alcun consenso e (quel che è peggio) con l’aggiunta di offese e infamie varie nei suoi confronti e nei confronti della sua congregazione?

Ma d’altronde: «Noi facciamo l’esatto contrario [del rispettare] la privacy!», aveva dichiarato Madon.

Tant’è che spifferare i fatti altrui sembra essere diventata un’attività prevalente. Lo stesso giorno di quel «manifesto AIVS contro la riservatezza dei dati» veniva caricato su YouTube l’intervista amatoriale alla stessa Moscatelli, che informazioni private non ne lesina affatto (curiosità: notare come il post viene subito condiviso da Giovanni Ristuccia, esponente «anti-sette» di Novara):


E infatti la condotta di altri membri AIVS conferma in pieno quanto dichiarato da Madon, e si potrebbe dire a 360 gradi, come mostra per esempio questo post scritto da uno dei più recenti amministratori di quello stesso gruppo Facebook:


Anche le informazioni di carattere sanitario e psichiatrico sono da considerarsi «dati sensibili», ma l’attivista che ha scritto quel post ne fa sfoggio quasi fossero un vanto.

Insomma, per l’ennesima volta ravvisiamo in questa associazione «anti-sette» un comportamento a nostro parere non solo ai limiti del lecito, ma anche beffardamente e spavaldamente vantato come tale.

Ci auguriamo che coloro i cui diritti stanno venendo lesi in tal senso, ne intraprendano la tutela presso le opportune sedi.

sabato 19 maggio 2018

Aggiornamento breve - fra continue difficoltà, prosegue la questua di AIVS

Mentre vi abbiamo appena raccontato della singolare incongruenza legata alle iniziative legali di AIVS (cui ancora non abbiamo trovato una spiegazione), rileviamo una contestuale fiaccarsi, almeno apparente, delle loro attività.

Dalla pagina Facebook di AIVS, Luciano Madon sembra voler ancora ostentare sicurezza di sé e vigore, ma il suo appello non riesce a non far trapelare una certa spossatezza:


Ci suona strana l’affermazione «occorrono testimonianze», quando Toni Occhiello e i suoi hanno lasciato intendere di essere a capo di intere orde di fuoriusciti con tanto di dente avvelenato e mirabolanti testimonianze da schiaffare sul tavolo di qualche magistrato. Bontà loro, sarà solo questione di tempo perché possano venire svelate a tutti i comuni mortali. Per il momento, si è solo assistito a qualche video amatoriale sconclusionato e a qualche intervista televisiva priva di qualsiasi circostanza atta a considerarla attendibile e degna di approfondimento.

Notiamo invece con soddisfazione la correttezza di quanto si era sinora detto di recente nel presente blog, ossia che AIVS è di fatto composta non da «numerosi personaggi» come si legge sul loro sito istituzionale, ma da tre amici (i succitati Madon e Occhiello più Francesco Brunori detto «Italo») e una mezza dozzina di simpatizzanti.

A giudicare dal malcontento quasi rassegnato di Madon, la loro questua (di cui abbiamo dato conto precedentemente in questo, questo e questo post) non deve aver fruttato sufficientemente, nonostante le «cifre da capogiro» che secondo loro rappresenterebbero i fuoriusciti dai movimenti religiosi a loro invisi, cifre che a sentire Occhiello supererebbero addirittura la quantità dei facenti parte. Non ci sembra di poter dire che i riscontri qui presentati confermino quella tesi.

Insomma, AIVS fatica a tirare avanti e persino alcuni dei loro più accaniti sostenitori (già due solamente nel seguito del post che abbiamo riportato qui sopra) per quanto esprimano buone intenzioni in proposito, non sembrano essere ancora riusciti a privarsi di qualche cena al ristorante o di qualche serata al cinema per racimolare i 20 o 30 Euro necessari ad associarsi ad AIVS o al suo «Gold Club».


Sarà riuscita a raggranellare un po’ di spiccioli per i suoi compagni di avventura? Con un po’ di misericordia, non possiamo che augurarglielo.

venerdì 18 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS gettano il sasso e poi ritraggono la mano?

Indispensabile precisazione preventiva: diversamente dal solito, in questo post riferiamo dei fatti che ci sono giunti solo parziali esponendo un interrogativo che potrebbe rivelarsi, nelle premesse, completamente erroneo.

Abbiamo scelto di pubblicare ugualmente il presente post, rincuorati da una delle ultime dichiarazioni pubbliche di AIVS (sigla «anti-sette» italiana con sede a Potenza) a proposito della loro asserita «disponibilità ad un confronto pubblico» (che peraltro ancora non abbiamo visto tradursi in concreto) perché non escludiamo che possano giungerci delle spiegazioni o delle rettifiche dall’associazione di Toni Occhiello, Luciano Madon e Francesco Brunori detto «Italo».

In assenza di chiose da parte loro, potremo solo ritenere valida la nostra interpretazione dei fatti.

Veniamo al dunque.

Il 1° Maggio scorso, Luciano Madon pubblica due distinti post su una delle pagine Facebook di AIVS, preannunciando il fatto che l’associazione si stava occupando di far partire delle cause legali per ottenere denaro dalla Soka Gakkai sotto forma di richieste di risarcimento per i presunti danni a loro cagionati dai responsabili della comunità religiosa, nel periodo in cui essi la frequentavano.

Qui un breve stralcio esemplificativo di uno di quei post:


Apriamo un inciso. Forse saremmo troppo di parte se ipotizzassimo che queste dichiarazioni d’intenti somigliano all’annuncio di avviare una campagna di «stalking giudiziario». La perplessità rimane, motivata non solo dall’ambiente e dal contesto in cui viene formulato l’annuncio, ma anche dalla constatazione del considerevole tempo trascorso (in taluni casi, parecchi anni) da quando questi apostati della Soka Gakkai hanno abbandonato il movimento. Non potrebbe trattarsi di uno stratagemma di guadagno alle spalle di chi aveva offerto loro un cammino spirituale che poi essi hanno scelto di non proseguire?

Tant’è che, galvanizzato da una tanto rosea prospettiva, fa capolino da Novara Giovanni Ristuccia (un altro «anti-sette» amico di AIVS del quale abbiamo parlato tempo addietro) per salutare con favore la loro iniziativa:


Un’azione che «darà maggior respiro»: in che senso? Forse è a conoscenza delle loro difficoltà gestionali?

Lasciamo irrisolto questo interrogativo e proseguiamo col nocciolo della questione.

Di fatto, ciò che Madon sta preannunciando è una causa (o, meglio, una serie di cause) per danni, dunque (presumibilmente) delle citazioni in giudizio presso un tribunale civile intese ad ottenere dei risarcimenti in denaro.

Ciò che leggiamo nemmeno 24 ore più tardi sulla stessa pagina Facebook, pare confermare tale ipotesi:


Un tanto trionfale annuncio viene seguito a ruota dalle chiose di (crediamo) Toni Occhiello:


E ancora, a voler fugare ogni dubbio, Occhiello (crediamo, sulla base dello stile ampolloso) specifica:


Per comprendere meglio ciò che sta dicendo Occhiello con il suo entusiastico annuncio, abbiamo svolto un minimo di approfondimento, come farebbe un cittadino qualunque non qualificato in materia legale.

AIVS parla di una denuncia depositata. Vediamo che cos’è una «denuncia»: «atto formale informativo, facoltativo o obbligatorio, con il quale si dà notizia alla competente autorità di un reato perseguibile d’ufficio». Un altro dizionario definisce il vocabolo come «termine con cui si indica la comunicazione rivolta da privati, pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio all'autorità giudiziaria circa un fatto di reato».

Collegando le affermazioni di Madon e di Occhiello, però, riteniamo in realtà che essi stessero facendo riferimento, più propriamente, ad un atto maggiormente finalizzato come la «querela», ovvero una «dichiarazione di volontà con cui la persona offesa da un delitto richiede all'autorità giudiziaria di procedere contro chi ha commesso il fatto, perciò sostanziandosi in una condizione di procedibilità, dalla quale la legge fa dipendere la perseguibilità di determinati fatti criminosi».

La distinzione fondamentale fra una «denuncia» e una «querela» è  dunque la precipua volontà di far perseguire un fatto che si ritiene illecito e si relaziona come tale all’autorità competente.

Così stando le cose, non dovremmo che attenderci quindi il responso della magistratura: o archivierà la querela, oppure la attiverà svolgendo delle indagini.

Quello che però vediamo solo pochi giorni più tardi, è un video amatoriale diffuso da AIVS con una sorta di «intervista» (di fatto una chiacchierata in un bar registrata con un telefonino) al termine della quale si legge:


… con tanto di «E» maiuscola, un esposto. Non una denuncia o una querela, ma un esposto.

Cosa cambia ciò?

Vediamo il significato della parola.

Un «esposto» è uno «scritto in cui si espongono situazioni o ragioni proprie dell’esponente a un’autorità amministrativa, o in cui sono portati a conoscenza dell’autorità giudiziaria o di polizia determinati fatti perché l’autorità stessa adotti, se del caso, i provvedimenti di sua competenza: presentare, inoltrare un e. al ministero».

Questo cambia un po’ le cose.

Non una querela, che solitamente viene depositata da un avvocato il quale ha ricevuto un formale incarico normalmente retribuito e dietro versamento di un anticipo a titolo di fondo spese; non un atto recante una esplicita richiesta di rinvio a giudizio. Ma un esposto, ossia una sorta di lamentela ufficiale che non richiede necessariamente l’attivazione di un legale competente e lascia tutto in mano all’autorità giudiziaria.

Eppure Madon aveva anche scritto: «Insieme ad alcuni legali stiamo visionando materiale per poter dimostrare che [i responsabili del movimento] ci hanno truffato», ecc. Hanno trovato delle prove? Se così fosse, non avrebbero potuto depositare una querela chiara e distinta con degli addebiti ben precisi a carico di persone chiaramente identificate?

Ecco perché ci domandiamo: come mai tanto tam tam su denunce, richieste di risarcimento danni, ecc., e poi invece di una querela propriamente detta, redatta e depositata in modo professionale, tutto si riduce a un esposto?

Insomma: gli «anti-sette» di AIVS gettano il sasso e poi ritraggono la mano?

martedì 15 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS promuovono il razzismo contro le minoranze etniche?

Già in precedenza avevamo dato conto di alcune avvisaglie di razzismo da parte di Toni Occhiello e della sua associazione «anti-sette» denominata AIVS: per esempio, quando Occhiello si era lanciato in una singolare ma completamente erronea interpretazione di alcuni vocaboli nipponici (interpretazione strumentale ai suoi scopi propagandistici nei confronti del movimento religioso che egli osteggia a ogni piè sospinto, ma rivelatasi falsa) sfruttata per criticare aspramente un’intera nazione come il Giappone, ricchissima di cultura e dalla saggezza millenaria. D’altronde, la sua ostilità rispetto a quella cultura è stata da lui esplicitata a più riprese.

O ancora, sin dai primordi degli exploit mediatici della neonata associazione, quando Luciano Madon (braccio destro di Occhiello e gestore delle pagine Facebook di AIVS) si era cimentato in un giudizio sociologico sulla «manipolazione mentale» a suo dire prerogativa degli «zingari». Un’esposizione dialettica (a nostro avviso) di una superficialità degna solo dei peggiori discorsi da bar, che riproponiamo qui:


Qualche giorno fa abbiamo notato un’altra chiassosa militante di AIVS, Paola Moscatelli, fare riferimento ai Rom in modo alquanto tranchant (il contesto è una discussione nata a proposito di Papa Bergoglio, la stessa di cui si parlava in questo post):


Un’altra utente interviene manifestando perplessità sul coinvolgere i Rom in un post contro tutt’altra religione:


Notare la replica immediata e senza ripensamenti della Moscatelli. Ma non finisce qui: l’altra utente cerca di farla ragionare introducendo concetti di buon senso e una punta di solidarietà, ma a quanto pare fallisce miseramente:


Quindi i Rom meno abbienti sono «colpevoli» di ricevere, in piena legalità, degli assegni sociali: non entriamo qui nel merito della polemica politica al riguardo e se sia giusta o meno la linea del welfare del Comune di Roma.

Ci limitiamo a osservare il livello dialettico e la superficialità mostrati da questa sostenitrice di AIVS, che si palesa ulteriormente nell’ultima replica alla sua interlocutrice:


In tutta franchezza, a noi pare un atteggiamento da asilo infantile o, nella migliore delle ipotesi, una mentalità «a compartimenti stagni». Brilla, fra l’altro, per l’assoluta mancanza di autocritica.

È fuori discussione che i tre o quattro soci responsabili di AIVS (o, come amano definirsi loro stessi tramite il sito istituzionale, i «numerosi personaggi»), assieme alla mezza dozzina dei loro seguaci militanti, hanno il sacrosanto diritto di formarsi, conservare ed esprimere pubblicamente delle proprie opinioni nei confronti di qualsivoglia minoranza etnica. Noi stessi saremmo i primi a difendere tale prerogativa (la libertà di espressione) che è nostra tanto quanto loro tanto quanto lo è degli stessi immigrati che calcano la nostra terra. Mentre certi «anti-sette» come Lorita Tinelli sembrerebbero voler limitare tale diritto inalienabile, noi ne siamo dei ferventi sostenitori.

Non contestiamo, quindi, il fatto che i seguaci di AIVS o i loro «personaggi» (responsabili) si esprimano in maniera sprezzante nei riguardi dei Rom piuttosto che dei Sinti o dei Giapponesi. Poniamo piuttosto l’accento sul fatto che simili discorsi sono anzitutto completamente avulsi dalla materia che essi dovrebbero trattare, inoltre rappresentano una palese contraddizione rispetto alle loro stesse dichiarazioni d’intenti, non solo statutarie («L’associazione (…) persegue finalità di solidarietà sociale»), ma anche a più riprese affermate su Facebook come quella di Kathy Aitken riferita in questo post («ipersensibile a qualsiasi affermazione discriminatoria») o del già citato Madon («intendo massimamente rispettare le opinioni di chiunque»).

L’altro aspetto che rileviamo, in discussioni come quella riportata qui sopra, è l’assoluta assenza di una moderazione ragionevole da parte dei «personaggi» (responsabili) di AIVS: l’impressione che danno è che tutto sia lecito finché si sparla di altri, ma quando qualcuno osa muovere delle critiche, è subito a rischio di ostracismo.

Insomma, rispettare e non discriminare sono nobili intenti: a parole... ma quanto AIVS li persegue con i fatti?

lunedì 14 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS e la loro «democrazia totalitaria»

Abbiamo voluto utilizzare, nel titolo, un’espressione un po’ provocatoria (per la precisione, un ossimoro) perché ci pare che contraddistingua bene il clima nel quale operano gli «anti-sette» di AIVS e nel quale devono abituarsi ad interagire gli utenti che vi si iscrivono.

Neanche un mese fa abbiamo raccontato come in AIVS sembri vigere una sorta di dittatura da parte dei tre amministratori (Toni Occhiello, Luciano Madon e Francesco Brunori, che si fa anche chiamare «Italo», «Italo Brunori» e «Italo Tobruk»). Una dittatura che esclude qualsiasi apporto o contributo di senso contrario a quello espresso dai loro post, e guai a chi osa contraddirli!

Non finiamo mai di stupirci per la maniera speciosa e obiettivamente contraddittoria con cui da un lato cercano di darsi una veste di serietà e di professionalità, dall’altra usano modi spesso minacciosi, talvolta offensivi, a tratti volgari, in certi casi intimidatori, e comunque tutt’altro che tolleranti, senza contare che le loro informazioni sono sovente per nulla accurate.

Ecco cosa dichiaravano appena una ventina di giorni fa sulla loro pagina Facebook istituzionale:


Un confronto pubblico con quanti si mostrassero perplessi? Vediamo cosa è successo con uno di questi, nella fattispecie un utente che ha espresso una critica nei confronti della Chiesa Cattolica commentando una lettera al Papa scritta da Francesco Brunori nel tentativo di seminare zizzania ed impedire le attività interreligiose fra Chiesa e Soka Gakkai.


Un commento non perfettamente allineato? Non sia mai! Ecco subito salire in cattedra Toni Occhiello:


Ne consegue un botta e risposta nel quale Occhiello fa una sorta di «terzo grado» all’utente e questi risponde senza timori ad ogni domanda, difendendo il suo diritto ad esprimere la propria opinione.


Ma all’ennesima reiterazione della domanda «perché sei qui?», l’utente comincia a manifestare qualche perplessità.


Immediata la replica di Occhiello, che all’insegna del miglior «complottismo» di marca «anti-sette», comincia a insinuare il sospetto che la libera espressione dell’utente sia una sorta di «trama» anti-AIVS:


E nonostante la risposta (schietta ma tutto sommato pacata) e chiarificatrice dell’utente, Occhiello oramai sembra essere partito per la tangente e ha additato il «lebbroso» che deve essere «epurato» dal suo gruppo di «eletti», tanto che la replica lo mette definitivamente alle corde:


L’epilogo? Lo si può già vedere dalla colorazione del nome dell’utente (grigio scuro), che mostra che è stato escluso dal gruppo. Ovviamente, come tutte le altre voci fuori dal coro in AIVS, anche lui è stato tolto dal gruppo e non ha più potuto esprimere la propria opinione. Nemmeno ha potuto replicare alle ingiurie in cui si è poi lanciato Occhiello una volta assicuratosi che il suo interlocutore fosse stato messo alla porta:


«Fuck you son of a bitch», «fannullone da bar»… ulteriori commenti sarebbero superflui.

Tutto questo quando il commento originale dell’utente rispetto all’iniziativa di Brunori, in sintesi, era stato:


Discorso simile a quello che facevamo in un recentissimo post a proposito di Lorita Tinelli del CeSAP, un’associazione che si propone addirittura referente di una sigla europea contro i «culti distruttivi», la contestata e discussa FECRIS: con una mano mostrano il baluardo del «diritto di cronaca», con l’altra mano fanno di tutto per tacitare i loro detrattori in modi che rasentano l’intimidazione.

Questi sono gli «anti-sette» di AIVS e CeSAP, che riteniamo mirino direttamente ai fondi europei dell’orbita FECRIS, se abbiamo interpretato correttamente le parole della Tinelli, a proposito del denaro, di cui abbiamo dato conto in un precedente post che tanto li ha messi in agitazione.

domenica 13 maggio 2018

Aggiornamento breve - gli «anti-sette» di AIVS fanno «dossieraggio»?

Siccome Lorita Tinelli, in un post su Facebook di alcuni giorni fa, ha espresso delle lamentele da melodramma (che abbiamo debitamente commentato) e, fra le altre cose, ci ha indebitamente accusati di «dossieraggio», ci pare il caso di mettere in luce qualche fatto concreto a tale proposito.

A dire il vero, avevamo già accennato a questo tema in un post di qualche settimana fa, ma riteniamo necessario ritornarvi.


Cominciamo anzitutto a capire di che cosa stiamo parlando: individuiamo il significato del vocabolo adoperato dalla psicologa pugliese (a nostro parere completamente a sproposito), «dossieraggio»:


Forse la Tinelli si riferiva alle attività a più riprese annunciate da Toni Occhiello, come in questo commento?


Oppure si riferiva ai propositi evidenziati dal braccio destro di Occhiello e gestore delle pagine Internet di AIVS, Luciano Madon in quest’altro commento?


Anche ammesso per ipotesi (ma decisamente non concesso) che quel «combatterli» sia un intento nobile, nella nostra Repubblica è previsto che vi siano degli enti preposti sia a svolgere indagini, sia a sanzionare con la legge gli eventuali comportamenti illeciti commessi dalle persone.

Quindi, chi autorizza Madon e i suoi compari a compilare dei «dossier»?

Si badi bene che il post in calce al quale è stato scritto quel commento (la data è il 10 maggio scorso) parla di «testimonianze» afferenti non solo alla sfera religiosa, ma anche a questioni familiari, situazioni di tipo medico e sanitario o addirittura psichiatrico, problematiche finanziarie, ecc. Insomma, tutte cose che vanno a toccare informazioni strettamente riservate sulle persone coinvolte, delle quali però Madon insiste a gran voce che si facciano nomi e cognomi.

Non è questo, quindi, dossieraggio? Non è questa una condotta a rischio di diffamazione?

mercoledì 2 maggio 2018

Gli «anti-sette» di AIVS e i loro fuochi di paglia

Sulle pagine Facebook di AIVS, poco più  di un mese fa si leggevano roboanti proclami in merito a degli asseriti casi di presunta «intimidazione» a danno di bambini da parte di non meglio identificate maestre facenti parte del movimento religioso più frequentemente oggetto delle loro angherie:


Autore del post (che risale al 30 Marzo scorso) è Luciano Madon, amicissimo di Toni Occhiello e suo stretto collaboratore.

Tralasciamo i commenti degli utenti in quel post perché non sono altro che l’ennesima dimostrazione del livello di qualità dialettica di costoro, già più che ampiamente trattato in precedenza.

Le medesime dichiarazioni vengono riportate in forma di commento, in calce a un altro post, più o meno in contemporanea:


Abbiamo riportato solo una porzione di quel commento per rimanere in tema, ma più oltre lo riprendiamo e lo completiamo perché fornisce un ulteriore spunto di riflessione.

Il fatto che intendiamo qui sottolineare sono le affermazioni avventate, le accuse pesanti e prive di qualsivoglia verifica mosse da AIVS nei confronti di una minoranza religiosa pacifica che conta decine e decine di migliaia di fedeli.

Dichiarazioni che intendono sollecitare allarme («clear and present danger», ossia «un pericolo evidente e attuale») e giudizi fortemente infamanti («una infiltrazione cancerogena che raggiunge tutti i gangli della società italiana») che istigano ostilità e repulsione.

Quanto possiamo ritenere attendibili tali roboanti grida di scandalo?

A giudicare da ciò che è avvenuto solo una ventina di giorni più tardi, ben poco.

Ecco infatti cosa aveva scritto Giovanni Ristuccia (un altro «anti-sette» dall’attendibilità piuttosto opinabile, operativo nella zona di Novara) quello stesso giorno (30 Marzo) interessandosi al caso:


La risposta di AIVS è immediata e promette grandi cose:


Tuttavia, quasi tre settimane più tardi (20 aprile), Ristuccia è ancora a bocca asciutta e così si trova costretto a sollecitare:


Risposta di AIVS, che si commenta da sé:


Un fuoco di paglia, con ben poco di concreto, documentabile e circostanziato.

La colpa, naturalmente, è altrui, come Occhiello e i suoi non mancano di precisare.

Eppure, sulla base di quella «storia» non ancora adeguatamente puntualizzata e dettagliata, AIVS è pronta a chiedere denunce e ritorsioni nei confronti dei «colpevoli», ovviamente classificati come tali ancora prima che possano venire svolti degli accertamenti seri ed obiettivi.

«Giustizia» sommaria ed inquisitoria: questa sembra  dunque essere la mira di Occhiello e dei suoi.

Ma torniamo ora al commento che avevamo riportato solo parzialmente e vediamone la parte conclusiva:


Qui sembra essere Toni Occhiello a scrivere, lo sospettiamo per lo stile (anche se non si firma).

Chiunque sia, dichiara di essere un «giornalista» con una qualifica («della International Press Academy di Beverly Hills») che come minimo desta qualche perplessità e piuttosto richiama alla memoria un passaggio del seminario online tenuto da Lorita Tinelli il 18 Aprile scorso (di cui ci siamo occupati in dettaglio in tre diversi post):


Attendiamo con grande speranza di venire smentiti da Occhiello su questo specifico punto: se possiede il titolo di studio da lui dichiarato, sarà senz’altro in grado di esibirlo o di fornirne gli estremi.