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venerdì 12 ottobre 2018

Incoerenza o provocazione? Gli «anti-sette» hanno la coda di paglia?

Dalle pagine di questo blog abbiamo notato e messo in luce molte volte come – da un lato – gli esponenti «anti-sette» di CeSAP, FAVIS, AIVS e GRIS (per non parlare della loro capofila europea FECRIS e della «polizia religiosa» di cui sono consulenti, la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno, meglio nota come SAS) spesso si lancino in affermazioni di nobili principi o in un’apparente difesa dei valori della convivenza civile o della legalità. Principi e valori che, però, sovente sono i primi a infrangere con le loro offese, le loro intimidazioni, le loro canzonature, le loro false accuse, le loro denigrazioni strumentali e le loro allucinatorie delazioni. È questo un fenomeno tanto ricorrente che abbiamo dedicato un’intera pagina di riepilogo (che teniamo costantemente aggiornata) ai post della categoria Contraddizioni e incoerenza.

I loro tentativi di offuscare la libertà religiosa mettendo alla gogna i piccoli gruppi spirituali e le confessioni minoritarie definendoli «sette religiose», «culti distruttivi» o «culti abusanti» per ghettizzarle e sottoporle a un vero e proprio «stigma» tramite campagne mediatiche e propaganda continua, sono ormai un fatto noto di cui sempre più gente viene a conoscenza e che costoro nemmeno tentano più di negare.

Forse per provocazione o forse nel disperato tentativo di coprire i propri reali intenti, assistiamo a post come il seguente, condiviso alcuni giorni fa da Sonia Ghinelli di FAVIS:


Il post consente di visualizzare questo video:


Ci domandiamo: non è forse questo il massimo in fatto di ipocrisia? Proprio una esponente «anti-sette», che (anche perché non impegnata in altra occupazione o professione che possa dirsi utile alla società) fa della promozione e trasmissione dell’odio online la sua attività principale, condivide un tale video? Proprio Sonia Ghinelli, che dal suo discutibile profilo anonimo Ethan Garbo Saint Germain, di giorno in giorno diffonde «notizie» o comunicati per lo più tendenziosi che mirano a generare allarmismo nella gente e a spaventare le persone?

Perché questo video non lo ha condiviso proprio con i suoi amici militanti «anti-sette» che conducono le medesime attività spesso facilmente riconoscibili come «hate speech»?

Non ci risulta infatti che Sonia Ghinelli sia mai intervenuta per ricondurre nei ranghi del senso civico i suoi colleghi di AIVS, nemmeno nei momenti di maggiore espressione online di odio nei confronti di confessioni religiose, minoranze etniche, o intere nazionalità per mezzo di false «notizie» allarmanti.

Non ci risulta nemmeno che Sonia Ghinelli sia intervenuta per fare osservazione alla sua collega e amica di sempre Lorita Tinelli in una delle innumerevoli occasioni in cui ha pronunciato uno dei suoi anatemi generalizzati contro le fantomatiche «sette».

Non è dunque giunto il momento di lavare i panni sporchi in casa propria, invece di aggiungere un po’ di lustrini all’abito e girarlo al rovescio per nasconderne le macchie?

giovedì 12 luglio 2018

L’eterna incoerenza degli «anti-sette»: dal razzismo alle lamentele per l’odio

In questa breve raccolta di post, evidenziamo una volta di più (come già abbiamo fatto in precedenza, per esempio qui e qui) quanto gli esponenti «anti-sette» mostrino una lapalissiana incoerenza fra le proprie affermazioni e la propria stessa condotta.

Nel recente post (19 giugno scorso) che segue, l’associazione «anti-sette» AIVS prende spunto dal loro essere stati colti in flagrante (proprio dal nostro blog) a proposito di alcune affermazioni contro la società giapponese rivelatesi infondate ed estremamente superficiali; tuttavia, ben lungi da un serio esame di coscienza, essi ribadiscono le proprie espressioni razziste nei confronti del paese del sol levante, ovviamente raccattando consensi da parte dei soliti tre o quattro seguaci:


Ecco il commento immediato di una delle sostenitrici più livorose dei «numerosi personaggi», come amano definirsi i tre dirigenti responsabili di AIVS:


Dopo un tale sfoggio di erudizione e di approfondimento etnico comparato dei valori di una società orientale dalla storia millenaria e gloriosa come il Giappone, credevamo di aver saziato la nostra curiosità su questo filone. E invece…

... basta attendere il giorno successivo per rendersi conto del livello culturale dell’ideologia «anti-sette» di AIVS:


I francesi mangiano rane, i cinesi i gatti, gli italiani vivono con la mamma fino a quarant’anni, gli albanesi non lavorano, i turchi sono sanguinari, gli inglesi non si lavano... e i giapponesi servono balene e delfini nella zuppa. Insomma, ci si consenta un po' di ironia: la compagine di AIVS è affollata di fini pensatori e studiosi di alto livello.

Lo conferma un paio di commenti successivi:


A questo punto sarebbe lecito e comprensibile attendersi la moderazione da parte di un amministratore del gruppo, quale ad esempio lo stesso Toni Occhiello.

E invece, eccolo a soffiare sul fuoco:


Addirittura una vaga allusione, più seria che faceta, all’opportunità di bombardare ed ammazzare il tanto odiato popolo nipponico.

Ci può stare che nei commenti precedenti si stesse scherzando, seppur con un gusto alquanto discutibile e con concetti di grana grossa. Ma quest'ultimo enunciato è francamente inaccettabile per il rappresentante di un’istituzione pubblica come un’associazione che «persegue finalità di solidarietà sociale».

A noi AIVS pare in tutti i modi un gruppo che continua a fomentare odio nei confronti di minoranze religiose e di etnie diverse dalla loro; nella fattispecie, contro un’intera cultura nazionale.

Ciò che lascia sbalorditi è il fatto che, quando ad essere messi in discussione sono i capisaldi di qualche esponente «anti-sette», sono proprio loro i primi a gridare allo scandalo nei confronti di chi fomenta odio.

Ecco un esempio, niente meno che di Giovanna Balestrino (esponente piemontese del GRIS):


Si riferiva forse a Toni Occhiello e alla sua ganga?

D’altronde, giustamente l’avvocatessa acquese è convinta che non si deve fare di tutta l’erba un fascio, in particolar modo quando si parla della piaga della pedofilia nel clero cattolico:


Quando però si discetta di nuovi movimenti religiosi, allora sì che si può candidamente generalizzare e additare «culti distruttivi», riempirsi la bocca di teorie controverse e screditate come il «plagio», invocare la restaurazione di leggi liberticide, ecc.

Perché la Balestrino non interviene per ricondurre all’ordine i suoi colleghi «anti-sette» di AIVS? Eppure lei dovrebbe conoscere molto bene il diritto e, quindi, anche la cosiddetta «legge Mancino», che punisce «con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi»).

Perché, quando descrivono taluni movimenti religiosi, costoro usano sempre parole grondanti di astio ed evidentemente mirate a suscitare intolleranza, mentre quando si parla di temi cari a loro si dovrebbe sempre essere rispettosi e deferenti?

D’altronde, se si parla di incoerenza, non perde occasione l’immancabile Sonia Ghinelli di dimostrarne una propria congrua quota, con questo commento scritto il 16 aprile scorso in una discussione inerente a delle presunte «sette» sataniche:


Quanto ha ragione la Ghinelli? Molta, anzi - a nostro avviso - tutta. Peccato che sia lei stessa la prima a mostrare, giorno dopo giorno, di comportarsi in modo diametralmente opposto a un tanto nobile principio.

E purtroppo non è nemmeno sola, poiché tanto lei quanto gli altri nomi principali del panorama «anti-sette» italiano operano esattamente nella stessa maniera: «sbatti il mostro in prima pagina», e se ci si sbaglia, a chi importa?

Esattamente come è accaduto nel caso della Comunità Shalom, di cui abbiamo parlato in un nostro recente post (che tanto ha dato fastidio), e che al momento rappresenta un clamoroso caso dei risultati disastrosi della propaganda ideologica e mediatica incentivata dagli «anti-sette»:



domenica 8 luglio 2018

Aggiornamento breve - contraddizioni «anti-sette» su fede e guarigione

È ben noto che la principale occupazione giornaliera degli esponenti «anti-sette» italiani consiste nel pubblicare, diffondere e ritrasmettere notizie (la cui attendibilità spesso solleva dubbi) che possano contribuire a consolidare nella gente un’opinione ostile nei confronti dei nuovi movimenti religiosi.

Fra i diversi soggetti spesso adoperati da costoro per collegare (talvolta con salti logici notevoli) le minoranze religiose con fenomeni che destino preoccupazioni (o timori o indignazione) vi è la medicina e la guarigione.

Ci domandiamo, quindi, perché referenti ufficiali di associazioni «anti-sette» come Sonia Ghinelli da un lato portino avanti l’accostamento (del tutto indebito) spiritualità alternativa = pseudoscienza medica, e dall’altro non intervengano per gridare allo scandalo quando una loro collega come Giovanna Balestrino (esponente piemontese del GRIS) propala un post di questo genere:


Ovviamente, nulla a che dire da parte nostra sulla potenza della fede e sull’eventuale fatto storico dell’avvenuta guarigione. Tuttavia, è lampante che nella notizia pubblicata dalla Balestrino e nel suo commento alla stessa viene portato avanti un diretto collegamento fra l’influenza della fede del malato in questione e il recedere della sua malattia.

Ciò su cui ci interroghiamo, dunque, è perché Sonia Ghinelli, Lorita Tinelli o Luigi Corvaglia non insorgano additando la Balestrino come fautrice di una «pseudoscienza medica», come fanno in altri casi.

Questo, per esempio, di aprile 2017:


Si noti come vengono sapientemente (e maliziosamente) assimilate le «pseudo-cure» e le «sette abusanti» per identificare artificiosamente il pericolo fisico allo stigma nei confronti della spiritualità di minoranza.

Non è affatto un post isolato, ve ne sono molti altri. Come questo, di fine maggio 2017:


O anche quest’altro, del 22 settembre 2016:


Qui addirittura inneggia a un inasprimento delle sanzioni a carico di chi abusa della professione medica: nulla da eccepire, ma l’avrà spiegato alla Balestrino, che di professione fa proprio l’avvocato?

L’avrà spiegato anche ai suoi colleghi «anti-sette» fautori dell’esorcismo, della stessa sponda della Balestrino, particolarmente intransigenti nei confronti di tutto ciò che non è rigorosamente cattolico?


Due pesi, due misure: questo sembra il modo di ragionare costante degli «anti-sette».

lunedì 7 maggio 2018

Aggiornamento breve - «anti-sette» e incapacità di autocritica: il sorprendente caso di Lorita Tinelli


di Mario Casini

Riporto qui delle esternazioni recentemente diffuse da Lorita Tinelli tramite il suo profilo Facebook pubblico che mi hanno molto colpito per la loro lampante difformità rispetto ai comportamenti tenuti dalla stessa nei confronti di molte persone, fra cui – secondariamente – me medesimo.

Uso il termine «secondariamente» (tengo a precisarlo) perché il bersaglio preferenziale delle angherie della psicologa pugliese sono non solo persone ben più importanti di me quali studiosi di religione altamente qualificati, ma anche e soprattutto gli interi movimenti religiosi che quegli accademici studiano e descrivono.

I commenti che seguono si inseriscono nel contesto di una discussione facente seguito a un post con cui la Tinelli condivideva la notizia del malore accusato due settimane fa dall’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. Un utente particolarmente focoso aveva avviato una diatriba sul suo conto, proclamando la giustezza delle varie espressioni di malaugurio registrate altrove su Facebook ai danni dell’ex presidente della Repubblica e dovute alle differenti gradazioni di malcontento per il lavoro svolto nel suo mandato.

La Tinelli cerca invano di stemperare i toni (tentativo che peraltro definirei alquanto lodevole di per sé, anche per la maniera moderata e pacata con cui è stato messo in atto) e, nel farlo, scrive così:


Volendo essere un po’ egoista, dovrei fare un bell’elenco delle parole scelte con cura dalla Tinelli per augurarmi il peggio e addirittura istigare pubblici ufficiali ai miei danni (cosa che personalmente ritengo un abuso di una posizione privilegiata), ma non è affatto il caso. D’altronde, le sue angherie nei miei riguardi lasciano decisamente il tempo che trovano.

Vediamo invece come si sviluppa il suo nobile discorso e quanto collima con la sua condotta (tanto per parafrasare un po’ l’Antico Testamento); senza nemmeno considerare la sua «moderazione» dei commenti, che già di per sé mi pare abbia i tratti dell’ipocrisia.

Comportamento che abbiamo già numerose volte sottolineato in precedenza come fortemente improntato non solo a condurre attacchi ad hominem contro chi osa mettere in discussione il suo operato, ma anche a veicolare ex cathedra offese ed infamie nei confronti di chi è nell’occhio del ciclone.

Prosegue la Tinelli cercando di rabbonire il suo amico inalberato:


Un concetto di assoluta ragionevolezza, non c’è che dire.

Concetto che viene ulteriormente precisato dalla psicologa «anti-sette»:


Ma quel «senza ledere la dignità» dell’interlocutore, quell’invito a non «ingiuriare» chi venga ritenuto colpevole di qualcosa, quanto è in linea con ciò che la Tinelli poi fa per davvero?

Vediamolo qui, contro la sua «concorrenza»:


Oppure qui, dove si ravvisa un sottile ma malizioso scherno nei confronti di un’intera ritualità religiosa ormai diffusissima (particolarmente in ambito pentecostale) come la musica dal vivo per cantare le lodi di Dio:


O anche qui:


O qui, dove addirittura la rabbia era tale da indurre all’errore di scrittura («elubrazioni» per «elucubrazioni»):


E potrei senz’altro continuare.

E mi sono limitato ad affermazioni sue proprie, ma vi sarebbe un’intera, vasta gamma di accuse, offese, invettive, ecc., non direttamente di suo pugno ma scritte da altri perché istigati da lei.

È questa la «umanità» di cui parla Lorita Tinelli?

domenica 6 maggio 2018

Aggiornamento breve: AIVS, l’incoerenza e l’ipocrisia «anti-sette»

Un’altra piccola incursione nei gruppi Facebook di AIVS per registrare la loro ennesima dimostrazione di incoerenza.

Non ci dilungheremo in commenti perché abbiamo già più che ampiamente documentato in questo blog la loro deprimente propaganda evidentemente intesa a suscitare odio e allarmismo nei confronti di minoranze religiose del tutto pacifiche ma «colpevoli» di professare con entusiasmo ed enfasi il proprio credo.

Mentre li osserviamo proseguire senza sosta nel dileggiare, infamare e schernire i movimenti spirituali da loro tanto odiati, non ci sorprendiamo affatto. Contenti loro di farsi il sangue amaro mentre le comunità di fedeli del buddismo Soka Gakkai crescono sempre di più in numero e il loro istituto consegue una popolarità sempre maggiore…

Troviamo invece sbalorditive, per la loro lampante contraddittorietà, dichiarazioni come questa:


Non amiamo essere offensivi e scadere così al livello della dialettica di Toni Occhiello, ma una simile esternazione ci richiama davvero il concetto della «faccia di bronzo».

L’attivista di AIVS sarebbe «ipersensibile a qualsiasi osservazione che possa essere interpretata come discriminatoria»?

Non risulta che sia stata «ipersensibile» a questo post, però:


Non è forse discriminatorio nei confronti di un’intera nazione?

Classifichiamolo come battuta (di cattivo gusto, ce lo si lasci dire) e soprassediamo.

Che dire invece di quest’altro post, ad esempio?


Il video mostra semplicemente un giovane padre che cerca di spiegare al figlioletto ciò che sta facendo e gli dà una dimostrazione della propria preghiera!

Ma l’estensore (anonimo) del post in nome e per conto di AIVS addirittura parla di «lobotomia» una pratica medica ormai reminiscenza di un triste passato. Sarebbe ancora poco dire che ciò è offensivo.

Mentre vi sono climi familiari ben diversi in cui purtroppo la disarmonia e l’incomunicabilità sono la routine, un affettuoso momento di unità domestica fra un padre e un figlio, favorito da una ritualità religiosa buddista, viene degradato in un modo tanto becero.

Non è forse un fare discriminatorio, questo?

giovedì 22 marzo 2018

Gli «anti-sette»: lamentele, incoerenza e intolleranza contro tutti

Come s’è già visto numerose volte in precedenza, il controverso mondo degli «anti-sette» è una sorta di miniera d’oro quando si tratta di ricercare discrepanze, discordanze e assurdità che spaziano dall’esilarante al grottesco.

Ultimamente, la propaganda mediatica «anti-sette» si è intensificata e sta raggiungendo livelli che rammentano inquietanti periodi storici e tragici eventi del passato.

Sebbene facciano della maldicenza il loro pane quotidiano, talvolta gli «anti-sette» mostrano persino una tracotanza tale da riuscire a lamentarsi per le critiche che subiscono o, peggio, per gli atteggiamenti propagandistici altrui.

Ecco un esempio. Qui una rappresentante del GRIS (il cattolicissimo «Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa», già «Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette») e amica della controversa SAS (la «Squadra Anti-Sette») Giovanna Ballestrino, si lagna perché Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, ha avuto parole non del tutto compiacenti nei confronti di Papa Bergoglio e soprattutto ha travisato un suo discorso a proprio uso e consumo.


Lamentela più che comprensibile e giustificata, nel principio che esprime; nettamente meno comprensibile se arriva proprio da coloro che di tale espediente hanno fatto un modus operandi consolidato, quando si tratta di criticare e osteggiare i «nuovi movimenti religiosi».

Non solo: la Balestrino sembra addirittura comprendere quanto è vero che «le parole sono pietre», per citare un celeberrimo pensiero letterario.


Ma allora è logico domandarsi: perché quando oggetto delle critiche è il Santo Padre dei cattolici occorre misurare le parole, e invece quando ad essere presi di mira sono decine di migliaia di fedeli dei gruppi spirituali di minoranza allora tutto è «lecito», a cominciare dal turpiloquio?

Persino un seguace di Toni Occhiello come Luciano Madon, pur sempre mettendo in mostra la sua dabbenaggine con le solite dicerie trite e ritrite sulle «sette», si ritrova a dover fare dietro front quando a venire messa sotto torchio è una corrente di pensiero che incontra le sue simpatie. Nella fattispecie, il post in questione riportava un post fortemente critico nei confronti di Zecharia Sitchin, studioso azero che seppur deceduto nel 2010 è tuttora un nome di primissimo piano per i numerosi appassionati della cosiddetta «archeologia eretica» e delle teorie che mettono in collegamento gli UFO con la storia dell’antichità:


Insomma, se si è cultori della «archeologia eretica» si è autorizzati a «credere a ciò che si vuole»; se invece si è fedeli della Soka Gakkai, devoti di Sai Baba o cittadini di Damanhur, allora no, si è «manipolati» ed è giusto vedere il proprio credo dileggiato e messo alla berlina e la propria organizzazione calunniata con le accuse più raccapriccianti.

Questo è l’AIVS-pensiero, evidentemente, tenendo conto che Madon è un amicissimo di Toni Occhiello e un attivista della sua associazione.

E non è affatto strano, se si pensa che il presidente della consociata di AIVS, Luigi Corvaglia del CeSAP, addirittura sta cominciando a parlare di network commerciali come di «culti», e per lui (ben si sa) ogni culto è «distruttivo»:


Quindi se si vende Amway adesso tocca pure venire sospettati di essere dei terroristi (ma Corvaglia ha anche un ruolo come investigatore per l’Interpol, o parla solo per sentito dire?).

Esattamente come, se si è malati di tumore e si commette l’errore di cercare conforto in una disciplina «non convenzionale» come i Fiori di Bach, «naturalmente» il proprio decesso deve essere attribuito a quest’ultimo fattore e non alla tragica fatalità di una malattia dalla quale solo una data percentuale di pazienti riesce a guarire. Così pare sostenere Sonia Ghinelli del FAVIS, alleata di Corvaglia e soprattutto della sua stretta collaboratrice Lorita Tinelli:


La Tinelli, però, mentre da un lato spara a zero contro Mario Pianesi e il suo network di ristoranti macrobiotici, dall’altro promuove la nutrizione come terapia (sic!):


Probabilmente la Tinelli fa così perché ricerca un proprio tornaconto di carattere politico o in termini di popolarità.

A noi sembra solo di ravvisare la massima incoerenza, come di consueto del resto.

mercoledì 31 gennaio 2018

Lorita Tinelli, dalla propaganda «anti-sette» alle polemiche per il latte versato

L’ultimo paio di giorni ha visto su un notiziario web di Noci (BA), «LeggiNoci», un resoconto relativo ad un’iniziativa intrapresa dall’Assessorato alla Cultura del piccolo comune pugliese, diretto proprio dalla psicologa «anti-sette». Iniziativa che non sembra avere raccolto molti consensi fra la cittadinanza ed è stata così in buona parte disertata da coloro che teoricamente sarebbero dovuti esserne più coinvolti.


A prima vista, si tratta di un normalissimo articolo che dà conto di un evento tenutosi presso una struttura pubblica con scarso seguito da parte della cittadinanza.

Ma l’autore dell’articolo commette un «errore fatale»: citare con nome e cognome l’assessore interessata, Lorita Tinelli, addirittura indicandola quale «responsabile dell’iniziativa»:


Apriti cielo! Immediata e alquanto piccata la replica della psicologa del CeSAP, che si scaglia proprio contro il giornalista e contro la sua testata, addirittura ipotizzando che l’articolo sia una strumentalizzazione politica:


Nel merito della questione, invece, per giustificarsi dell’evidente fallimento dell’iniziativa la Tinelli scarica il barile e attribuisce la colpa ai dirigenti scolastici del suo comune (ossia, per inciso, proprio coloro di cui dovrebbe essere al servizio):


Qualcuno potrebbe domandarsi cosa abbia a che fare questa polemica tutto sommato secondaria con il tema del presente blog: di per sé, in effetti, nulla; tuttavia, ha un’elevata rilevanza per quanto concerne la personalità di Lorita Tinelli e il suo modo di atteggiarsi nei confronti di nemici presunti e rivali immaginari. Il suo cosmo sembra talvolta popolato da sinistri oppositori che ordiscono trame ai suoi danni, e così eccola scagliarsi contro chiunque abbia l’ardire di fare una qualsivoglia osservazione sul suo operato, figurarsi se si tratta di una critica.

Giudizio avventato? Superficiale?

Si giudichi da come la Tinelli commenta l’accaduto dalla sua pagina Facebook:


In altri termini, quando si presenta il guaio l’attenzione è rivolta verso «gli altri»: nessun esame di coscienza, nessuna autocritica, nessun senso di responsabilità. Colpa degli «altri».

Addirittura, la Tinelli ha la necessità di sfogarsi contro chi si è solamente (e, peraltro, molto educatamente) permesso di rilevare come si sono svolti gli eventi; notare la sua invettiva degna del miglior «complottismo tragico»:


Tanto più rilevante questa vicenda, a nostro modo di vedere, per le specifiche lagnanze della Tinelli: costei lamenta che il giornalista si è «avventurato in cronache azzardate» senza interpellarla ed ha così «costruito un racconto distorto e incompleto». Tale enunciato impone una riflessione: non sono queste esattamente le medesime proteste che rivolgono agli «anti-sette» le persone colpite o infamate dalle «cronache azzardate» dei mass media basate su «racconti distorti e incompleti» (quando non completamente inventati) di CeSAP, FAVIS, ecc.? Il nostro blog è cosparso di tristi esempi in tal senso, dunque ci pare superfluo argomentare oltre.

Per quale ragione la Tinelli sembra non aver nulla da obiettare quando le vittime di «cronache azzardate» e «racconti distorti e incompleti» sono i bersagli degli «anti-sette», e invece si lamenta sonoramente quando un giornalista dà conto delle sue performance politiche zoppicanti?

In ultima analisi: da una personalità del genere è plausibile attendersi una tolleranza sincera, una solidarietà concreta e un rispetto del diverso che vadano oltre gli speciosi proclami di convenienza?

giovedì 30 novembre 2017

Giovanni Ristuccia, un altro apostata «anti-sette» dall’esemplare incoerenza


Ecco come protesta il rappresentante per Novara del fronte «anti-sette» (portavoce dell'associazione «SOS Antiplagio») contro le critiche alla sua religione:



Non entriamo qui nel merito della discussione, piuttosto desideriamo focalizzarne le modalità: quando è la sua religione a subire una critica carica di pregiudizio, allora scatta la polemica.

Quando invece è proprio lui, Ristuccia, a fare esattamente la stessa cosa nei confronti di altri movimenti o religioni che lui, a suo insindacabile giudizio, ritiene «culti distruttivi», allora si sente completamente legittimato a mettere in moto la macchina del fango, ad usare parole pesanti e giudizi implacabili, a formulare sentenze in assenza di dibattimento, ad alimentare odio e intolleranza. Come in questo caso, ad esempio:



«Culto coercitivo», «molto pericoloso» (sorvoliamo sui due strafalcioni che si presume siano dei banali errori da tastiera)… ecco Ristuccia che sale in cattedra e, dall’alto del suo piedistallo di presunto (più che altro, sedicente) «esperto di sette», pronuncia il suo anatema contro un movimento religioso pacifico che conta migliaia e migliaia di aderenti solo nel nostro paese. Ma la sua Bibbia, quella no: non si può e non si deve criticarla!

L’ex seguace di «Anima Universale», nonché fratello di Osvaldo Ristuccia (tuttora un esponente di spicco del movimento), Giovanni Ristuccia, sempre con il petto pieno delle proprie convinzioni personali (del tutto rispettabili di per sé, ma altrettanto indebitamente fatte assurgere a «parere qualificato» da seguire a mo’ di diktat) non perde occasione per proclamare i propri anatemi contro questo o quel movimento a lui inviso.

Quindi la comprensione reciproca, la cultura, la tolleranza e il rispetto sono importanti, sì… ma solo se devono essere gli altri ad usarle. Lui, invece, se ne può ritenere completamente dispensato. Infatti, non esita a vendersi alla stampa come responsabile di una associazione «anti-sette», con i soliti slogan allarmistici sulle «vittime di sette e “santoni”»… ovviamente non meglio identificati né definiti, altrimenti sarebbe costretto a fornire dettagli, circostanze, nomi e (possibilmente) statistiche concrete.



Macché: i suoi giudizi, esattamente al pari degli altri «anti-sette» di cui parla il nostro blog, sono sempre generalizzati, mai realmente contestualizzati, ed esprimono giudizi gravi e a senso unico. Come questo su Sahaja Yoga (sul quale, si noti, uno dei soli due «Like» è del poliziotto «anti-sette» Bruno Zambon, delle cui predilezioni si parlava in un nostro precedente post):



Oppure quest’altro sulla comunità spirituale e filosofica nota come «Damanhur»:



Osservando da vicino le asserzioni di Ristuccia, diventa sempre più chiara qual è la matrice del suo pensiero: bigottismo e intolleranza religiosa. Ecco un suo post che rende bene l’idea dell’imparzialità e della prospettiva super partes con la quale costui si approccia ai fenomeni sociali, religiosi e spirituali:



Tant’è vero che, da «buon» cattolico intransigente, Ristuccia si scaglia contro il «gay pride»:



A proposito, la sua amicona «anti-sette» Sonia Ghinelli del FAVIS (della quale si parlava in uno degli ultimi post) lo sa? Lei non pare affatto porsi questo genere di scrupolo morale.

Negli anni ’90 due famosi ricercatori statunitensi di psicologia, David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, formularono una tesi a proposito delle «distorsioni cognitive», divenuta poi famosa sotto il nome, per l’appunto, di «effetto Dunning-Kruger» Se ne può trovare una descrizione alquanto completa (e più seriosa) qui oppure (più scherzosa) qui.

Il tema è: «gli individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media»e finendo per «sopravvalutare le proprie abilità» fra cui, in particolare, la propria competenza. E infatti, che fine fa Ristuccia? Anche lui, come gli altri «anti-sette», diffonde bufale: non sottopone le notizie ad adeguata verifica come ci si aspetterebbe dal responsabile di un’associazione che opera nel sociale (e, pertanto, in una certa misura un personaggio pubblico):



Non contento, dopo aver pubblicato una bufala (qui mostriamo un altro caso) ed averlo addirittura ammesso, non la cancella né dimostra una qualche forma di pentimento. Al contrario, se ne bea! (poco importa se, nel frattempo, come si può notare dai commenti, qualcuno si è indignato per la sua notizia fasulla):



Torniamo dunque a domandarci: è a questo genere di figura che dovrebbe fare riferimento lo stato per giudicare in materia di fenomenologia religiosa?

domenica 26 novembre 2017

«Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio»: la cieca intolleranza degli «anti-sette»

Sono incappato per puro caso in un passo della Metamorfosi di Ovidio che esprime un concetto di elevato spessore, tanto da venire ripreso in seguito nel corso della storia della letteratura da molti altri autori, ultimo il Foscolo nella versione che ho usato qui nel titolo (Sonetti, 2;14).

Un concetto che sembra vestire alla perfezione l'incoerenza degli «anti-sette»: «Vedo ciò che è meglio e lo approvo pubblicamente, ma faccio ciò che è peggio».

Quante volte, infatti, gli «anti-sette» si spendono per il diritto di informazione o per la libertà di parola?

Eppure, fanno tentativi di ogni tipo per soffocare voci a loro contrarie, come la nostra.

Potrebbe essere mera incoerenza, ma forse è anche peggio: un po' malizia, e un po' stratagemma per mostrare di assumere un atteggiamento illuminato e tollerante, quando dietro le quinte essi odiano, tramano, strumentalizzano e istigano le forze dell'ordine contro delle minoranze pacifiche, fanno pressione sulle autorità per reprimere il libero pensiero, la libertà religiosa e il diritto di associazione.

Una frase proverbiale, quindi, che trovo quanto mai azzeccata per gli «anti-sette» di oggigiorno.

Trovo emblematico, ad esempio, un post pubblicato da Lorita Tinelli sulla sua pagina Facebook in Gennaio di quest’anno, a proposito delle «censure». Lo riporto integralmente:



Parole che appaiano sensate, ragionevoli, dettate da un’indole altruista e attiva nel sociale, quasi nobili. Appaiono.

Eppure, dietro affermazioni tanto «illuminate», vi è un livore profondo, un astio covato per anni e anni.

Per esempio, si noti in che modo la Tinelli e la Ghinelli (sempre dal suo controverso, falso profilo di nome «Ethan Garbo S. Germain») mostrano di aver già «condannato senza appello» Fiorella Tersilla Tanghetti un’imprenditrice che per anni è stata sottoposta a una pesantissima gogna mediatica in stile «anti-sette» salvo poi essere scagionata (proprio come nel caso Arkeon) da tutte le accuse relative al teorema del «culto distruttivo»:



Poco importa i tribunali hanno sentenziato che non vi era alcun «culto abusante», poco importa se la Tanghetti è stata completamente prosciolta dalle pesanti imputazioni di riduzione in schiavitù, violenza e sequestro di persona. Essendo stata invece colta in fallo per una questione fiscale (IVA non versata), allora secondo Tinelli e Ghinelli, deve «automaticamente» essere catalogata come «santona abusante» o «guru criminale» o chissà quale altra fantasiosa (o morbosa?) categoria del maligno.

Eppure, questo è ciò che ha sentenziato il tribunale:



Per la cronaca, dopo la condanna (l’unica) inerente all’IVA, la Tanghetti assieme ad altri imputati ha annunciato un ricorso presso Corte di Giustizia Europea.



Il commento della Ghinelli, poi, mette in mostra tutto l’acredine e il malanimo, alimentati dal pregiudizio, nei confronti di chi per anni ha dovuto subire la macchina del fango.

D’altronde, questo è solo un singolo commento, un singolo post, un singolo caso che abbiamo citato ad esempio.

Ma ve ne sono quasi ogni giorno, poiché quasi ogni giorno la Ghinelli e la Tinelli, dalle rispettive pagine Facebook e siti Internet, pubblicano e diffondono notizie pescate qua e là per la rete il cui unico ed esclusivo scopo è mettere in cattiva luce le persone citate in quegli articoli, farle passare per delinquenti, gettare su di loro il dubbio delle più atroci nefandezze: in altri termini, «sbattere il mostro in prima pagina». Oltretutto, quelle notizie non sono nemmeno sottoposte a verifica, quando non sono addirittura delle vere e proprie «bufale» come il post segnalato da un utente alcuni mesi fa (vedere qui e qui) contenente una notizia poi smentita.

Si potrebbe quasi definire una sorta di «stalking mediatico», anche perché la stragrande maggioranza di quei gruppi, movimenti e leader spirituali non ha mai nemmeno alzato un dito per attaccare o infastidire né Sonia Ghinelli né Lorita Tinelli, pertanto tutto quell’odio è indebito e immotivato.

La vera motivazione per tanta malignità, dunque, è assai più recondita e viene tenuta ben nascosta da costoro.