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lunedì 12 novembre 2018

Le bugie «anti-sette» su Arkeon: il CeSAP e Giuseppe Borello

Sebbene altrove sul web si possa trovare molto materiale a proposito del caso mediatico-giudiziario che ha visto nel mirino il percorso di crescita personale Arkeon, anche nel nostro blog si è più volte lambito l’argomento.

Per tentare di riassumere quella tristissima vicenda in poche parole: Arkeon era il nome di un’associazione (partita sul finire degli anni '90) che proponeva dei seminari e degli studi di carattere filosofico, formativo e spirituale fondata e diretta da Vito Carlo Moccia, leader del movimento. A seguito di varie vicissitudini e delle denunce da parte di alcuni ex membri del gruppo (ecco di nuovo l’immancabile fattore dell’apostasia), Arkeon diventa oggetto di una asfissiante campagna mediatica cui presto si affiancano le azioni giudiziarie volute, favorite ed alimentate da alcuni esponenti «anti-sette», prima fra tutti Lorita Tinelli del CeSAP. Dopo vari processi celebrati in tutti i gradi di giudizio, l’intera impalcatura di imputazioni infamanti viene smontata pezzo per pezzo dall’attento vaglio della magistratura, con l’unica eccezione di una condanna (divenuta definitiva) per «abuso della professione» di psicologo dovuta al fatto che Moccia, pur essendo laureato in psicologia, non era iscritto all’albo professionale e dunque (in ossequio a una legge che attribuisce aprioristicamente agli psicologi talune prerogative) non aveva pieno titolo per condurre certe attività in seno al gruppo. Crollate miseramente, invece, tutte le altre accuse fra cui quella che era stata il cavallo di battaglia di Lorita Tinelli, ossia lo stigma di «psicosetta». Alle incongruenze e alle assurdità delle tesi portate avanti dalla psicologa pugliese nei confronti di Arkeon è stato dedicato un intero blog.

Smentita nella quasi totalità delle sue affermazioni contro Arkeon, di quando in quando Lorita Tinelli cerca ancora di rimescolare le carte e di far valere il clamore mediatico suscitato ai danni di Vito Carlo Moccia; tuttavia, a chi ha esaminato attentamente le carte o a chi conosce a fondo la vicenda, risulta evidente la sua malafede.

Nel solco «anti-sette» della mistificazioni dei fatti, è proprio dei giorni scorsi la notizia che sul canale televisivo 119 di Sky, «Crime+Investigation», verrà presto diffusa una trasmissione sulle «sette» nella quale verrà nuovamente presa di mira anche l’ormai cessata Arkeon e con essa il suo fondatore Moccia. Autore del «reportage» è un giornalista di nome Giuseppe Borello, il cui nome è emerso proprio un anno fa nel nostro blog (anche qui più di recente).

Il «servizio» è ovviamente confezionato nel tipico stile «anti-sette», con un sonoro inquietante, atmosfere cupe, espedienti per tentare di creare suspense, ecc. Ma ai bene informati non sfuggono le improprietà:


Un «servizio» televisivo che quindi perde immediatamente credibilità, porta avanti sulla linea tipica degli «anti-sette» che s’impernia sulla controversa ed ampiamente screditata teoria del «lavaggio del cervello» alias «manipolazione mentale».

Ma proseguiamo e vediamo qual è l’impalcatura del «reportage»:


Informazione corretta, ma solo in parte: infatti Giuseppe Borello (esattamente come fa Lorita Tinelli quando ne parla tramite il Web o in TV) non precisa qual è stato l’esito del processo rispetto a quelle esatte accuse, ovvero un’assoluzione piena e totale per tutti i reati contestati (truffa, violenza, induzione in stato di incapacità, violenza e maltrattamenti) a parte uno.

Alla condanna per «associazione per delinquere finalizzata all’abuso di professione di psicologo» – unico capo d’accusa che è stato oggetto di sanzione – viene dato risalto, mentre tutte le altre imputazioni per le quali Moccia e i suoi collaboratori sono stati prosciolti o assolti (con sentenze passate in giudicato, cioè definitive) vengono tenute sotto silenzio, come se non fossero mai esistite.

Ci si potrebbe anche domandare: a che pro rivangare una vicenda giudiziaria ormai conclusa a carico di un’associazione che nemmeno esiste più, quando fra l’altro l’unica pena che era stata comminata è stata pure estinta? Si sta cercando di protrarre il massacro mediatico? Si sta cercando di torturare la reputazione di Vito Moccia? In tal caso, la finalità sarebbe inequivocabile: il denaro, cioè l’utile generato dal riscontro eventualmente raccolto dalla trasmissione televisiva.


Moccia, oltre ad aver studiato molteplici discipline e tradizioni culturali, è laureato in psicologia e pedagogia presso l’Università di Fiume e si è qualificato anche presso un ateneo americano; dettagli, questi, che sono pubblicamente disponibili in Internet da diversi anni. Eppure il giornalista attacca e infama senza ritegno parlando di titoli «millantati», aggettivo piuttosto forte e pregnante.

Fra l’altro, il video di Giuseppe Borello parla anche delle testimonianze di qualche ex «adepto» di Arkeon. Chissà se si riferisce a quei testimoni che dichiararono di aver subito pressioni per «gonfiare» le proprie dichiarazioni e che poi, ovviamente, in tribunale hanno perso.

Di fronte al protrarsi della persecuzione mediatica ai danni di Vito Moccia perpetrata dagli «anti-sette», ci domandiamo se, dopo tanti anni di battaglie (per lo più vinte) in sede giudiziaria e dopo tanta amarezza, il leader di quella che un tempo fu un’associazione con diverse migliaia di iscritti possa avere ancora la forza di volontà per reagire a questa macchina del fango messa in atto, a fini di lucro, da militanti «anti-sette» e pseudo-giornalisti.

Su un’unica affermazione non possiamo che trovarci pienamente d’accordo con Giuseppe Borello:


Proprio così: forse la cricca «anti-sette» rappresenta davvero «uno dei lati più oscuri del nostro paese».

martedì 7 agosto 2018

Aggiornamento breve - Lorita Tinelli, Arkeon e le bugie «anti-sette»

Vi sono modi differenti di raccontare bugie. Uno di questi consiste nel descrivere solo una piccola parte della verità tralasciando però una gran quantità di altri elementi che la compongono, oppure omettendone deliberatamente un’intera porzione. Il risultato è comunque lo stesso: una menzogna o un resoconto del tutto fuorviante e ingannevole.

Un paio di settimane fa Lorita Tinelli (esponente del CeSAP) ha pubblicato un post palesemente apologetico di se stessa a proposito della tormentata vicenda di Arkeon (cui abbiamo più volte accennato in precedenza). Eccone un’istantanea:


Non è chiaro a quali «proclami» ella faccia riferimento, ma lei ben si guarda dal riferirli: forse perché sarebbero «scomodi» e potrebbero generare qualche lecito dubbio nei suoi lettori?

Questo post si direbbe sia una lampante «excusatio non petita»: la condanna (definitiva) per abuso della professione psicologica a carico del leader di Arkeon non è mai stata messa in discussione, essendo un fatto giudiziario acclarato. La Tinelli sa molto bene che non è affatto questo il punto sul quale lei è stata aspramente criticata da molti, inclusi i veri esperti di religiosità.

Il dato concreto che tanto dà fastidio alla Tinelli e che ella vorrebbe passare sotto silenzio risiede nell’assoluzione da tutte le accuse che costituivano la (traballante) impalcatura del teorema della «setta distruttiva» tanto strombazzata proprio dalla psicologa pugliese e dal suo «centro studi», quel CeSAP che fa da corrispondente italiano del controverso organismo «anti-sette» europeo FECRIS. Quella assoluzione è anch’essa, a pieno titolo, un fatto giudiziario acclarato e lo è per molti più capi d’accusa rispetto alla condanna. Ma di ciò non vi è traccia nel post della Tinelli.

No: di quel semplice, lineare ma prorompente fatto la psicologa vuole che non si tenga conto, nemmeno dopo che l’accertamento di quella verità ha richiesto una mole enorme di lavoro della magistratura e quindi un consistente dispendio di risorse e denaro pubblici.

L’ex assessore del comune di Noci (Bari) sa bene di aver condotto per anni una campagna di odio contro Arkeon (assieme a tante altre minoranze religiose) alquanto discutibile e ai limiti del lecito, ma tra le righe del suo post cerca di smentirlo.

Perché? Forse la verità filtra sempre più attraverso Internet e il passaparola? Forse sempre più persone si rendono conto dei risultati disastrosi dell’operato degli «anti-sette»?

Purtroppo per la Tinelli, il Web non ha una la memoria corta e basta davvero poco per reperire documenti concreti e schiaccianti che mostrano il bieco ruolo da delatore da lei rivestito nel triste caso giudiziario di Arkeon.

Per chi volesse approfondire in modo obiettivo esaminando carte processuali e resoconti di persone informate sui fatti, basta fare una semplice ricerca avendo cura di andare oltre alla cortina fumogena composta dagli scritti apologetici di Tinelli e CeSAP. Ecco qualche link utile:

- Il CeSAP e il caso Arkeon.
- Il teorema Tinelli: come creare una psicosetta.
- Sentenza (definitiva) “arkeon” di primo grado a Bari: nessuna “psicosetta”.
- Il mostro nello specchio.
- La festa (per qualcuno) è finita.
- Il caso Arkeon.

Fingendo di ignorare tutto questo materiale, la psicologa pugliese cita candidamente la «campagna mediatica» montata contro Arkeon, quasi guardandosi attorno per chiedersi «chi è stato?». Per riprendere una citazione a lei cara: «un pregiudizio resiste a qualsiasi prova della realtà».


In questo caso, siamo di fronte a un pregiudizio in un certo senso indispensabile per la Tinelli, la quale, se non continuasse a nutrire e propugnare quei preconcetti, dovrebbe ammettere la cruda realtà del proprio operato.

mercoledì 25 luglio 2018

Gli «anti-sette» tentano un’improbabile ritirata strategica?

Osservando le reazioni degli «anti-sette» e i comportamenti che adottano in conseguenza del lavoro che svolgiamo con questo blog, ci rendiamo conto di quanto sia efficace la nostra opera di smascheramento e di quanto sia indispensabile riaffermare costantemente i principi fissati dai diritti umani fondamentali come la libertà di pensiero e di espressione e di religione, coltivati nel solco della legalità e del rispetto.

Un’opera efficace, a nostro avviso, poiché questo blog e le sue attività correlate sono diventate qualcosa che gli «anti-sette» possono solo tentare - senza riuscirvi - di passare sotto silenzio o possono caso mai fingere di ignorare; in realtà, costoro sono in grande apprensione e tensione a causa di questo blog, poiché se molto sinora vi è stato da dire e da portare alla luce, molto ancora resta da trattare per completare il quadro e per ripristinare un po’ di giustizia per lo meno sul piano intellettuale. Chissà che poi, un domani, i comportamenti illeciti degli «anti-sette» non vengano anche sanzionati in sede giudiziaria.

Già da qualche mese abbiamo captato degli indizi di un possibile cambio di direzione da parte del fronte militante di coloro che contrastano i «nuovi movimenti religiosi». Ma una decina di giorni fa ne abbiamo raccolto un segnale forte e chiaro, proprio nell’articolo di «Famiglia Cristiana» di cui abbiamo discusso qui (e sul quale il nostro Mario Casini ha cercato di lasciare un commento, venendo ovviamente censurato dall’attento controllo di regime):


Quell’articolo non solo era discutibile perché gratuitamente allarmistico e per l’indebita concessione di visibilità ad una figura controversa come don Aldo Buonaiuto. C’è un’altra ragione.

Sembra infatti essere altresì il segnale di una sorta di «ritirata strategica»: a quanto pare Buonaiuto, il prete inquisitore, si sta scontrando con la potenza dei diritti costituzionalmente garantiti e dell’aumento dei consensi in favore di coloro che egli prende di mira.

Forse anche a causa dei guai cui deve far fronte in casa propria con la Chiesa Cattolica spesso sotto accusa a vario titolo, don Aldo fatica sempre più ad ammantare di una qualche accettabilità le sue tirate polemiche contro movimenti che ormai spopolano, si allargano in continuazione ed hanno una presenza sociale sempre più vasta. Sono invece sempre meno le persone che gradiscono una concezione della società da «secoli bui» in cui occorre fare attenzione a come ci si veste, a quale musica si ascolta o quale mantra si recita (e a chi origlia).

Ecco allora una strana, insolita «precisazione» fatta da Buonaiuto al decadente rotocalco dell’editrice San Paolo:


Davvero? Eppure Buonaiuto e i suoi colleghi del GRIS, del CeSAP e di AIVS hanno sempre parlato di «psicosette» e di «movimenti del potenziale umano» riferendosi spesso esplicitamente a gruppi come la Soka Gakkai, Scientology, Arkeon, Hare Krishna e simili. È sufficiente una banale e rapida ricerca online per trovarne decine di conferme.

E invece lunedì 16 luglio scorso troviamo don Aldo a TV 2000 a parlare di «maghi e cartomanti» assieme a un loro detrattore consolidato, Giovanni Panunzio (di quest’ultimo non ci siamo realmente occupati sinora, ci siamo limitati a menzionarlo sul fondo della nostra pagina riepilogativa, ma forse sarà utile prenderlo in maggiore considerazione).

Si direbbe proprio che il prete «anti-sette» stia facendo una decisa retromarcia e torni ad attaccare le forme di devianza del «satanismo» e il business della cartomanzia, che egli forse considera meno pericolosi e più attaccabili rispetto a quelle che lui bolla come «sette» e che invece raccolgono sempre più sostenitori e difensori.

Una retromarcia che, da un lato, dà atto ai paladini dei diritti civili (fra i quali ci collochiamo) che sta venendo fatto un ottimo lavoro in tal senso. Ma da un altro lato, ci dice di un subdolo tentativo di riguadagnare credibilità per poi tornare, in un secondo momento, a colpire.

Certo, alla nostra tesi si potrebbe obiettare che si tratta di conclusioni tratte sulla base di prove indiziarie; sarebbe un’accusa tutto sommato ragionevole. Ma non vi è d’altro canto alcuna ragione evidente per non sostenere il nostro parere o per negarne la fondatezza.

Il fatto concreto è che figure ormai screditate come Buonaiuto e Panunzio hanno perso la faccia con le loro battaglie anti-spirituali; per questo ora ripiegano su «satanisti acidi» e «cartomanti». Forse sono convinti di avere, con presunti maghi e delinquenti conclamati, migliori chance di incrementare la loro dimidiata popolarità.

Siccome ci occupiamo di confessioni religiose e movimenti spirituali, non dovremmo curarci affatto del loro prendere di mira quell’altro genere di fenomeni che il più delle volte non ha nulla a che fare con la preghiera, con l’adorazione o con la metafisica. E invece vogliamo espressamente accendere i riflettori su questa virata tattica del prete inquisitore.

Sì, perché il meccanismo è lo stesso e possiamo solo aspettarci altri soprusi come quello commesso ai danni degli inesistenti «Angeli di Sodoma», specialmente quando Buonaiuto parla di «satanismo» facendo di tutta l’erba un fascio; basti ricordare, a tal proposito, un altro caso come quello di Marco Dimitri e dei «Bambini di Satana», una castroneria (per essere eufemistici) di matrice cattolico-estremista (leggasi GRIS) che è costato ala collettività centomila euro di risarcimento per ingiusta detenzione e altre somme a cinque zeri per le spese processuali.

L’operato degli «anti-sette» finisce infatti per essere nocivo nei confronti della collettività: si comincia istigando un’intolleranza che poi può venire propagata ed estesa contro chiunque è anticonformista, «diverso» o comunque a loro inviso.

In altri tempi chi conduceva una simile propaganda avrebbe impalato gli omosessuali e bruciato gli erboristi sullo stesso rogo che fu poi teatro di tragedie ai danni di ebrei e zingari.

Pertanto, non mancheremo di tenere sotto osservazione questa sfaccettatura del controverso e contraddittorio panorama «anti-sette».

mercoledì 28 febbraio 2018

Gli «anti-sette» e le censure di Lorita Tinelli: una «democrazia» repressiva?

Qualche giorno fa avevamo letto un interessante e ben documentato resoconto scritto dalla dott.ssa Simonetta Po (tramite il suo ormai «storico» nomignolo «Alessia Guidi») a proposito di Lorita Tinelli e di un documento che ella aveva pubblicato sul proprio sito omettendone una parte fondamentale per osteggiare Arkeon, il gruppo di ricerca filosofica finito nel suo mirino molti anni fa. Dell’incresciosa, deprimente vicenda giudiziaria che ne era scaturita (e che ha mietuto molte vittime) abbiamo parlato a più riprese sin dall’inizio del nostro blog.

Di fronte a una denuncia tanto precisa e circostanziata come quella della dott.sa Po, Lorita Tinelli è dovuta velocemente correre ai ripari e ha subito modificato la pagina del proprio sito in cui aveva compiuto quella omissione; una negligenza che come minimo si può considerare sospetta, ma che i meno ingenui e più disillusi definirebbero alquanto maliziosa. L’assessore alla trasparenza del comune di Noci non ha poi tardato ad esporre la propria lamentela nei confronti di Simonetta Po (come è solita fare) mediante un post su Facebook, motivando il fattaccio con una dichiarazione di tono vittimistico:


Di fatto, però, anche se non lo dice la Tinelli aggiunge la pagina precedentemente omessa, che ora è disponibile sul suo sito. Il che è una sostanziale, inequivocabile conferma che l’errore/negligenza esisteva ed era tale.

Curiosamente, al di là dell’ostentata sicurezza di sé, è evidente che la preoccupazione e l’angoscia per essere stata nuovamente colta in fallo devono essere state piuttosto forti. Non solo, infatti, la Tinelli ha pubblicato quel post tanto apologetico e vittimistico in cui tenta di spostare l’attenzione sui propri presunti meriti mediatici, ma ha anche esercitato la propria censura nel tentativo di impedire che quella grave negligenza venisse resa nota più ampiamente.

E ora spieghiamo come: preannunciando il presente post, avevamo pubblicato la stessa immagine (quella riportata qui sopra) sulla nostra pagina Facebook presentandola così:


Non è durato molto: «magicamente», nell’arco di poche ore il post è stato censurato da Facebook, evidentemente a causa delle proteste (del tutto ingiustificate, è il minimo che si possa dire) della stessa Tinelli.


Alquanto curioso il fatto che la Tinelli si risenta per quanto viene detto di lei, personaggio pubblico, considerandolo «denigratorio» o «umiliante», quando questo è esattamente ciò che ella fa ogni santo giorno dell’anno nei confronti delle minoranze religiose chiamandole «sette» e propalando ogni sorta di cattiva «notizia» ai loro danni.

Ma non è tutto.

Le censure di Lorita Tinelli evidentemente sono un’abitudine consolidata (come peraltro abbiamo reso noto sin dal principio della nostra iniziativa informativa).

Ecco infatti un commento che abbiamo tentato di pubblicare l’altro ieri su un articolo che porta sugli allori la psicologa di Noci proprio in relazione alla trasmissione di RAI 3:


Stesso identico trattamento è stato riservato sul sito web di «Noci24», con il medesimo commento censurato e rimosso nel giro di qualche decina di minuti.

Ecco dunque la «democrazia» repressiva di Lorita Tinelli: sono questi i valori che promuovono gli «anti-sette»?

domenica 26 novembre 2017

«Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio»: la cieca intolleranza degli «anti-sette»

Sono incappato per puro caso in un passo della Metamorfosi di Ovidio che esprime un concetto di elevato spessore, tanto da venire ripreso in seguito nel corso della storia della letteratura da molti altri autori, ultimo il Foscolo nella versione che ho usato qui nel titolo (Sonetti, 2;14).

Un concetto che sembra vestire alla perfezione l'incoerenza degli «anti-sette»: «Vedo ciò che è meglio e lo approvo pubblicamente, ma faccio ciò che è peggio».

Quante volte, infatti, gli «anti-sette» si spendono per il diritto di informazione o per la libertà di parola?

Eppure, fanno tentativi di ogni tipo per soffocare voci a loro contrarie, come la nostra.

Potrebbe essere mera incoerenza, ma forse è anche peggio: un po' malizia, e un po' stratagemma per mostrare di assumere un atteggiamento illuminato e tollerante, quando dietro le quinte essi odiano, tramano, strumentalizzano e istigano le forze dell'ordine contro delle minoranze pacifiche, fanno pressione sulle autorità per reprimere il libero pensiero, la libertà religiosa e il diritto di associazione.

Una frase proverbiale, quindi, che trovo quanto mai azzeccata per gli «anti-sette» di oggigiorno.

Trovo emblematico, ad esempio, un post pubblicato da Lorita Tinelli sulla sua pagina Facebook in Gennaio di quest’anno, a proposito delle «censure». Lo riporto integralmente:



Parole che appaiano sensate, ragionevoli, dettate da un’indole altruista e attiva nel sociale, quasi nobili. Appaiono.

Eppure, dietro affermazioni tanto «illuminate», vi è un livore profondo, un astio covato per anni e anni.

Per esempio, si noti in che modo la Tinelli e la Ghinelli (sempre dal suo controverso, falso profilo di nome «Ethan Garbo S. Germain») mostrano di aver già «condannato senza appello» Fiorella Tersilla Tanghetti un’imprenditrice che per anni è stata sottoposta a una pesantissima gogna mediatica in stile «anti-sette» salvo poi essere scagionata (proprio come nel caso Arkeon) da tutte le accuse relative al teorema del «culto distruttivo»:



Poco importa i tribunali hanno sentenziato che non vi era alcun «culto abusante», poco importa se la Tanghetti è stata completamente prosciolta dalle pesanti imputazioni di riduzione in schiavitù, violenza e sequestro di persona. Essendo stata invece colta in fallo per una questione fiscale (IVA non versata), allora secondo Tinelli e Ghinelli, deve «automaticamente» essere catalogata come «santona abusante» o «guru criminale» o chissà quale altra fantasiosa (o morbosa?) categoria del maligno.

Eppure, questo è ciò che ha sentenziato il tribunale:



Per la cronaca, dopo la condanna (l’unica) inerente all’IVA, la Tanghetti assieme ad altri imputati ha annunciato un ricorso presso Corte di Giustizia Europea.



Il commento della Ghinelli, poi, mette in mostra tutto l’acredine e il malanimo, alimentati dal pregiudizio, nei confronti di chi per anni ha dovuto subire la macchina del fango.

D’altronde, questo è solo un singolo commento, un singolo post, un singolo caso che abbiamo citato ad esempio.

Ma ve ne sono quasi ogni giorno, poiché quasi ogni giorno la Ghinelli e la Tinelli, dalle rispettive pagine Facebook e siti Internet, pubblicano e diffondono notizie pescate qua e là per la rete il cui unico ed esclusivo scopo è mettere in cattiva luce le persone citate in quegli articoli, farle passare per delinquenti, gettare su di loro il dubbio delle più atroci nefandezze: in altri termini, «sbattere il mostro in prima pagina». Oltretutto, quelle notizie non sono nemmeno sottoposte a verifica, quando non sono addirittura delle vere e proprie «bufale» come il post segnalato da un utente alcuni mesi fa (vedere qui e qui) contenente una notizia poi smentita.

Si potrebbe quasi definire una sorta di «stalking mediatico», anche perché la stragrande maggioranza di quei gruppi, movimenti e leader spirituali non ha mai nemmeno alzato un dito per attaccare o infastidire né Sonia Ghinelli né Lorita Tinelli, pertanto tutto quell’odio è indebito e immotivato.

La vera motivazione per tanta malignità, dunque, è assai più recondita e viene tenuta ben nascosta da costoro.

sabato 18 novembre 2017

Marco Casonato - Un esponente del mondo «anti-sette» e la sua emblematica vicenda personale

Il mondo degli «anti-sette» si compone anche di figure spesso citate come esempio o come punto di riferimento per il supporto dottrinale o idelogico delle loro tesi.

Fra questi troviamo, sin dalla fine degli anni ’80, il dott. Marco Casonato, psichiatra toscano docente di psicoterapia presso l’Università di Milano Bicocca.

I suoi articoli e saggi contro le «psicosette» e la spiritualità alternativa in generale sono a più riprese citati da Lorita Tinelli, come mostra questo post dal sito della psicologa barese:


In questo post, la Tinelli fa anche riferimento a un convegno contro le «sette» tenutosi in Ottobre 1999 e organizzato dal «GRIS», il già citato organismo «anti-sette» della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che a quei tempi si chiamava ancora «Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette» (poi «Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa»).



D’altronde, la collaborazione con la Tinelli dev’essere stata da sempre stretta e assidua.

I due hanno partecipato, per esempio, anche a quest’altro convegno:

(…)


Tant’è che la Tinelli non ha mancato di coinvolgere Casonato nella lotta senza quartiere contro Arkeon:



E cosa si legge in questo periodo sui giornali, a proposito del Casonato?

Forse di qualche importante conseguimento accademico o di qualche riconoscimento pubblico per l’apporto alla comprensione della psiche umana o del comportamento della gente?

Tutt’altro:



L’articolo (che si può leggere integralmente qui) descrive la vicenda dello psichiatra e docente di psicologia accusato di aver ammazzato il proprio fratello per una faccenda di eredità.

Va detto, per onestà di cronaca, che secondo alcuni Casonato è stato provocato in maniera irrimediabile e che, se si tratta di omicidio, non è stato intenzionale o si è trattato comunque di una legittima difesa.

Ammesso e non concesso le cose siano andate così, non si può fare a meno di notare come questo sia l’ennesimo esponente del mondo «anti-sette» coinvolto in fatti di violenza e di odio familiare decisamente poco edificanti per chi proclami di voler «difendere le famiglie» dai «culti distruttivi».

Se poi dovesse emergere che Casonato era innocente, per lo meno egli stesso potrà dire di aver provato sulla propria pelle cosa significa subire la gogna mediatica cui proprio gli «anti-sette» come Lorita Tinelli condannano coloro che la pensano diversamente o che tentano di difendere le proprie idee.

giovedì 2 novembre 2017

Aggiornamento breve - Lorita Tinelli e la competenza da riscoprire

Probabilmente obietterà che i suoi detrattori stanno lì, in agguato, attenti a scorgere se «si mette le dita nel naso» (parole sue, da un post del 4 Ottobre scorso).

Fatto sta che da un personaggio come lei, che si atteggia ad esperto di fenomeni sociali delicati come i movimenti religiosi e che si vanta di venire chiamata a parlare in TV e a scrivere per «tre case editrici» alla volta, ci si potrebbe ragionevolmente aspettare un eloquio ben differente (non già nelle sue faccende private, ma nelle questioni di interesse pubblico che lei per prima mette in evidenza, apertamente, nel proprio spazio Facebook).

Invece, ecco come si esprime la scrittrice «anti-sette» (qualcuno dovrebbe spiegarle perché si mette l’accento sulla terza persona singolare del verbo «dare» e perché «asservire» è un verbo transitivo, dunque caso mai si sarebbe dovuta usare la sua forma riflessiva «asservirsi» se non il più semplice verbo «servire» o la locuzione «essere servo di»):



Con questo aggiornamento si è voluto esordire a metà fra il serio e il faceto (anche se, per dirla tutta, vilipendi alla lingua italiana vengono ben descritti nei due blog de «Il Curioso caso Tinelli»). Tuttavia il post qui sopra evidenziato mette in luce (come d’altronde sottolineano anche questi strafalcioni) uno stato d’animo come minimo irrequieto se non addirittura burrascoso.

Al momento, non risulta che l’assessora del piccolo comune pugliese abbia snocciolato nomi e cognomi degli avvocati a suo dire «rei» di aver difeso o di difendere dei cittadini accusati di aderire a un credo ritenuto discutibile. Lo farà? Oppure questa sua boutade finirà, come molte altre, nel vuoto di un immenso dimenticatoio?

Inoltre: perché nell’ultimo paio di settimane Lorita Tinelli sta facendo sforzi immani per dimostrare una propria importanza o la sua asserita qualifica quale «esperta di sette»? Forse proprio perché questo blog ha impietosamente acceso i riflettori sull’insussistenza di una reale, concreta e comprovata preparazione in materia?

Forse perché l’equazione «psicologo = profondo conoscitore di movimenti religiosi alternativi e/o dei fenomeni spirituali che conducono all’affiliazione ad un movimento o “setta”» non regge affatto di per sé e rappresenta un’indebita premessa per l’usurpazione di un ruolo sociale che spetta a studiosi e professionisti di ben altra caratura?

A questo riguardo, risulta quasi illuminante – se non premonitore – un post di molto tempo fa scritto proprio da Lorita Tinelli, nel periodo in cui si scagliava contro Silvana Radoani e Patrizia Santovecchi (ma – si noti bene – sempre «senza entrare nel merito delle persone citate»):



Tornando all’oggi, a distanza di undici anni e mezzo, il quesito si ripropone inesorabile: perché la psicologa del CeSAP si abbandona a reazioni tanto irose e scomposte da sconfinare nella diffamazione e nella calunnia, come (solo una ad esempio) questa ai danni di un non meglio identificato «Pietro» contro cui si scaglia in data 21 Settembre scorso?


Da notare che quel commento è stato rimosso: forse la Tinelli si è improvvisamente resa conto di aver commesso un illecito, accusando un’associazione (non un singolo individuo - si tenga presente che la responsabilità penale è sempre individuale) di una condanna che non ha mai ricevuto nei diversi gradi di giudizio e fino in Cassazione (ossia esattamente il contrario di quanto lei asserisce pubblicamente)? Forse la sua ira era stata difficile da controllare tanto che l’aveva resa un «leone da tastiera»?

Di più si dirà nei prossimi post di questo blog: molto vi è ancora da scandagliare per portare alla luce altre verità.

O, per dirla come la Tinelli, che se ne parli… «sempre e ovunque»!



lunedì 16 ottobre 2017

STORIA / 2. Ancora sul background e l’attendibilità dei gruppi «anti-sette»

Proseguiamo il racconto delle diatribe fra gli «anti-sette», che mentre mostrano quanto sia profondo il solco e il discrimine fra i presunti (sedicenti) esperti e gli studiosi (accademici) veri i cui pareri contano realmente e sono meritevoli di avere seguito presso le autorità.