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mercoledì 28 novembre 2018

Le iene «anti-sette», notizie manipolate e disinformazione contro gli Evangelici: Parola della Grazia (PdG)

[Post aggiornato con ulteriori elementi il 3 Dicembre 2018]

Descriviamo in questo post un ulteriore tassello che si aggiunge ai molti precedenti (ad esempio questo o questo), a proposito di come gli «anti-sette» e i giornalisti compiacenti al loro seguito producono una disinformazione che è principalmente composta da circostanze e fatti adulterati oppure raffazzonati in modo tale che le loro sequenze conducano a conclusioni fuorvianti.

A innestarsi questa volta (come in passato) nel solco dei manipolatori dell’informazione è la trasmissione «Le Iene», senz’altro arcinota ma spesso contestata, persino dalla stampa sua consimile oltre che da specialisti delle bufale:


Autore del «reportage» in questione, come vedremo, è un «giornalista» la cui qualifica poniamo fra virgolette per una ben precisa ragione che motiveremo più oltre.

Questa volta, nel mirino della macchina del fango «anti-sette», amplificata dal megafono mediatico de «Le Iene», è finita una congregazione evangelica pentecostale che da alcuni anni raccoglie sempre maggiori consensi fra la gente. Per inciso, ci domandiamo: non sarà proprio questa la vera ragione di fondo di tanto accanimento, il suo allargarsi sempre più e il suo implicito (ma del tutto involontario) rappresentare una sorta di minaccia per qualche interesse privato e nascosto? Chissà.

Parliamo della «Parola della Grazia» o PdG, un’associazione a tutti gli effetti classificabile fra i «nuovi movimenti religiosi», ben descritta dagli studiosi (seri) come una chiesa pentecostale con caratteristiche proprie e una certa autonomia (qui qualche spunto per approfondire).

Due settimane fa novembre scorso, questo gruppo religioso con sede in Palermo (sì, proprio la stessa gloriosa capitale che mille anni or sono fu già esempio mondiale di libertà di culto, sotto il dominio normanno di re Ruggero II d'Altavilla), e uno dei suoi principali pastori (Gioacchino Porrello) è stato preso di mira a causa di un video nel quale un loro giovane fedele dichiarava di essersi ritrovato eterosessuale e di aver abbandonato l’omosessualità, che aveva praticato per alcuni anni, ora percepita come un male impostogli dal diavolo e poi superato. Estasiato e quasi inebriato dal proprio ardore per Dio, il ragazzo ha voluto gridare al mondo intero la propria gioia prima di battezzarsi nella sua ritrovata fede e si è raccontato a modo proprio illustrando la propria esperienza. Ne sono sorte in reazione delle critiche, sulle quali il «giornalista» de «Le Iene» si è subito avventato.

Consequenziale è stata, nella logica mediatica del «contenuto» ad ogni costo, la ripresa della «notizia» da parte di altri media (dalla Sicilia fino alla Svizzera) che naturalmente hanno fatto il solito effetto «cassa di risonanza».

Così la testimonianza di un giovane fedele di una congregazione pentecostale fuori di sé dalla felicità per aver conseguito un radicale cambiamento nella propria identità sessuale è divenuto una «buona ragione» per etichettare lui e qualche centinaio di migliaia dei suoi correligionari non come «fedeli» di un certo tipo di spiritualità, ma come «seguaci» di un qualcosa che il video nel complesso vorrebbe dipingere come «misterioso» o «sinistro».


Un elemento che probabilmente il telespettatore medio non noterà è l’audio: un complesso di motivetti solo lontanamente musicali, nemmeno una colonna sonora ma più che altro una sorta di effetti o di gemiti inquietanti, che ricordano un film dell’orrore. Che c’entrano con l’intervista a un leader spirituale che ispira e guida migliaia di fedeli? Ovviamente non vi hanno nulla a che fare, ma sono funzionali a creare un’atmosfera, un sound che trasmette un certo timbro emozionale.

Si sfiora il ridicolo anche nella descrizione della struttura in cui si riuniscono i fedeli di PdG, ovviamente una «chiesa», ma messa in dubbio e descritta come qualcosa di insolito da un «giornalista» che evidentemente non ha mai aperto un vocabolario per scoprire che «chiesa» significa sin dall’origine della parola «adunanza, assemblea» per poi passare a rappresentare un «edificio dedicato al culto», specie se cristiano (come nel caso di specie).

Proseguendo, nell’intervista (che pare più un «terzo grado») al pastore Gioacchino Porrello il «giornalista» subdolamente dà un’imbeccata per riprendere e rilanciare il solito «allarme sette»: insinua il dubbio che la sua congregazione sia «una setta» ma senza esporsi: ossia, induce Porrello a confutare l’accusa facendo apparire che sia lui stesso a formularla (per poi negarla) sulla base di un paio di sporadici commenti in Internet (come sempre, a fronte del parere diametralmente opposto di migliaia di persone che invece testimoniano la bontà della pratica di PdG e i benefici che ne hanno tratto):


Eppure si tratta di sporadici commenti, una percentuale del tutto infinitesima rispetto a quella rappresentata non solo dai fedeli della Parola della Grazia, ma anche dalla maggioranza dei cittadini di differente estrazione religiosa. Ciò nonostante, secondo il «giornalista», quella mezza dozzina (forse) di commenti dovrebbe rappresentare una prova del fatto che «molti gridano al plagio», o che «la gente» (minuto 17’00”) «pensa» che il giovane ex-omosessuale sia stato «plagiato».


Già qui ci troviamo di fronte a «fake news»: quel «molti» è una mera mistificazione che fa comodo al «giornalista» ed è del tutto strumentale a tenere in piedi il suo «servizio».

Lo stesso vale per la telefonata (rigorosamente anonima) che viene fatta sentire successivamente (dal min 22’40” circa) e nella quale un’ignota signora sparla della congregazione facendo delle accuse scarsamente circostanziate.

Come giustamente afferma Gioacchino Porrello in un passaggio che per fortuna non viene tagliato, il «giornalista» sta né più né meno adoperando l’argomento per «fare audience».

Tanto è vero che la stessa delatrice anonima sembra finire per contraddirsi, negando di aver personalmente constatato ciò che qualcun altro le avrebbe riferito accadere:


Anche ammesso che questa telefonata sia reale (e non artefatta, magari architettata proprio dal «giornalista»), è lampante che fa acqua da tutte le parti.

Ma non è ancora tutto.

In piena tattica «anti-sette», un rispettabile e benamato pastore pentecostale (il padre di Gioacchino Porrello) che ha addirittura rinunciato alla carriera di dottore per coltivare la fede e predicare la parola di Dio, deve per forza venire dipinto con tinte fosche e con una qualche nomea discutibile:


Peccato che l’asserto «da medico di base a guaritore miracoloso» sia del tutto fuorviante rispetto a ciò che affermano i diretti interessati: infatti, né Porrello senior né suo figlio hanno nemmeno lontanamente alluso al fatto di essere mai stati loro a guarire i fedeli! Caso mai, la loro credenza sta nel fatto che sia Dio a provocare le guarigioni, compiendo dei miracoli, per mezzo della fede stessa del suo gregge. Che si sia dello stesso avviso o meno, che si ritenga possibile o meno, che sia scientifico o meno, è tutto un altro discorso e comunque non legittima a mettere in bocca al pastore Porrello delle parole che non ha mai detto, quando invece lui e il figlio si sono sempre riferiti al Dio taumaturgo.

E qui veniamo al motivo per cui abbiamo scritto «giornalista» fra virgolette in tutto il post.

Il servizio-fiction de «Le Iene» è stato infatti composto da tale «Gaston Zama», pseudonimo di un misterioso Giorgio Romiti molto attivo in Internet ed autore prezzolato di contenuti per il format di Italia Uno, ma che sull’albo dei giornalisti non figura affatto. Uno pseudo-giornalista a tutti gli effetti, quindi: chissà se aveva precisato di non avere tale qualifica quando si è presentato presso la congregazione palermitana? chissà se è stato davvero «trasparente» come a più riprese dichiara di voler essere, pretendendo altrettanto dal suo interlocutore?

È perché su questo «Gaston Zama» alias Giorgio Romiti non si riescono a trovare informazioni precise? Chi è costui? E perché vuole nascondere le proprie generalità? Perché nel video il suo viso non compare mai? Questa una delle poche fotografie disponibili sul suo profilo Facebook, sempre ammesso e non concesso che ritragga realmente il viso di Romiti:


Troppi misteri, troppe ombre in un servizio pseudo-giornalistico che vorrebbe essere allarmistico ma quasi quasi nemmeno ci riesce, dato che in alcuni punti finisce per rasentare l’auto-contraddizione.

L’unica cosa che davvero spicca è l'operato tipico degli «anti-sette»: manipolare i fatti e le informazioni per far passare al di là dell’evidenza (e soprattutto al di là della verità) un ben preciso messaggio, ossia che esistono delle fantomatiche «sette», che rappresentano un «pericolo» e che praticano il «plagio» (teoria che, come si è visto ripetutamente nel nostro blog, è ormai notoriamente anti-scientifica).

Peccato, però, che anche questa volta è sufficiente analizzare accuratamente il «servizio» pseudo-giornalistico per constatare che la sua veridicità lascia terribilmente a desiderare.

venerdì 9 marzo 2018

L’intolleranza degli «anti-sette» è anche «politica»: il caso di Tiziana Santaniello

Si era già accennato in un precedente post ad uno degli innumerevoli casi di discriminazione da parte degli «anti-sette»; questa volta si potrebbe addirittura ipotizzare un fine di strumentalizzazione politica, dato che l’episodio si colloca due settimane prima dalle ultime elezioni per il nuovo governo (4 Marzo scorso).

Ad essere presa di mira, questa volta, è stata Tiziana Santaniello esponente politica e candidata al senato nel collegio uninominale di Milano 2 per il Movimento 5 Stelle che (come è noto) ha poi stravinto le consultazioni elettorali in buona parte del paese. La Santaniello non è stata poi eletta, tuttavia ha raccolto poco meno di 55mila voti pari al 19 per cento delle preferenze.

Il 20 di Febbraio, a seguito di un articolo di Repubblica che critica aspramente la Santaniello per la sua profonda credenza e partecipazione ad una disciplina di meditazione denominata Sahaja Yoga parte la relativa macchina del fango in completo stile «anti-sette», tanto che Lorita Tinelli non manca di diffonderla al suo stuolo di seguaci mediante l’immancabile post su Facebook:


L’articolo riproposto dalla Tinelli non quello di Repubblica ma uno successivo, tratto da Next Quotidiano, che però sostanzialmente riprende l’originale e addirittura cerca di sostanziarne una delle principali accuse, cioè che l’associazione della Santaniello proponga «la cura del cancro o
dell’AIDS attraverso la meditazione».

Sfortunatamente, si tratta dell’ennesimo caso di «fake news» di stampo «anti-sette», dal momento che non vi è alcuna simile asserzione, nemmeno per allusioni, sul sito istituzionale di Sahaja Yoga. Tant’è che del caso si è occupato anche il sito «Bufale un tanto al chilo» confermando appieno che l’associazione della Santaniello non si è mai spinta a formulare teorie di alcun genere a proposito della cura del cancro. L’unico elemento che possa dare una qualche forma di giustificazione a un’accusa tanto grave da parte di Repubblica e degli «anti-sette», semmai, è che in India (paese che, ça va sans dire, ha cultura e tradizioni radicalmente differenti dalle nostre) esponenti di spicco di quel movimento hanno formulato ipotesi più azzardate in quel senso.

Ma allora perché il giornalista di Repubblica, Daniele Autieri, si spinge ad affermare un’esponente politica emergente di propugnare «terapie» abusive dichiarando falsamente: «si legge sul sito del Sahaja, la cura del cancro o dell’Aids attraverso la meditazione»?

La matrice «anti-sette» è lampante e nemmeno questa volta è casuale.

Infatti, con una semplice ricerca in Internet si può trovare un articolo di Dicembre 2013 (guarda caso) proprio di Lorita Tinelli, nel quale si legge che il Sahaja Yoga «sostiene quindi di curare tutte le malattie (compreso l’AIDS e il cancro)». Praticamente la stessa frase del giornalista di Repubblica.

Anche la meditazione Yoga, quindi, è nel mirino del CeSAP, evidentemente percepita come una pratica «concorrente» alle sedute di analisi psicologica da pagarsi lautamente.

Eppure è semplicemente una mera falsità il fatto che Sahaja Yoga affermi quanto viene sostenuto dalla Tinelli, come si può ben vedere sul sito istituzionale di Sahaja Yoga. Si legga con obiettività: «I benefici della meditazione sahaj sono stati riscontrati da numerosi studi medico-scientifici. In particolare, le evidenze sono state notevoli su alcune malattie psicosomatiche, dall’asma all’ipertensione, dalla sindrome da deficit di attenzione (A.D.H.D.) alla depressione e alla menopausa». Qui parla di benefici correlati, altro che «terapie»!

Ecco dunque l’ennesimo caso di «fake news» propiziate dagli «anti-sette» e diffuse dai loro «megafoni» giornalistici.

giovedì 30 novembre 2017

Giovanni Ristuccia, un altro apostata «anti-sette» dall’esemplare incoerenza


Ecco come protesta il rappresentante per Novara del fronte «anti-sette» (portavoce dell'associazione «SOS Antiplagio») contro le critiche alla sua religione:



Non entriamo qui nel merito della discussione, piuttosto desideriamo focalizzarne le modalità: quando è la sua religione a subire una critica carica di pregiudizio, allora scatta la polemica.

Quando invece è proprio lui, Ristuccia, a fare esattamente la stessa cosa nei confronti di altri movimenti o religioni che lui, a suo insindacabile giudizio, ritiene «culti distruttivi», allora si sente completamente legittimato a mettere in moto la macchina del fango, ad usare parole pesanti e giudizi implacabili, a formulare sentenze in assenza di dibattimento, ad alimentare odio e intolleranza. Come in questo caso, ad esempio:



«Culto coercitivo», «molto pericoloso» (sorvoliamo sui due strafalcioni che si presume siano dei banali errori da tastiera)… ecco Ristuccia che sale in cattedra e, dall’alto del suo piedistallo di presunto (più che altro, sedicente) «esperto di sette», pronuncia il suo anatema contro un movimento religioso pacifico che conta migliaia e migliaia di aderenti solo nel nostro paese. Ma la sua Bibbia, quella no: non si può e non si deve criticarla!

L’ex seguace di «Anima Universale», nonché fratello di Osvaldo Ristuccia (tuttora un esponente di spicco del movimento), Giovanni Ristuccia, sempre con il petto pieno delle proprie convinzioni personali (del tutto rispettabili di per sé, ma altrettanto indebitamente fatte assurgere a «parere qualificato» da seguire a mo’ di diktat) non perde occasione per proclamare i propri anatemi contro questo o quel movimento a lui inviso.

Quindi la comprensione reciproca, la cultura, la tolleranza e il rispetto sono importanti, sì… ma solo se devono essere gli altri ad usarle. Lui, invece, se ne può ritenere completamente dispensato. Infatti, non esita a vendersi alla stampa come responsabile di una associazione «anti-sette», con i soliti slogan allarmistici sulle «vittime di sette e “santoni”»… ovviamente non meglio identificati né definiti, altrimenti sarebbe costretto a fornire dettagli, circostanze, nomi e (possibilmente) statistiche concrete.



Macché: i suoi giudizi, esattamente al pari degli altri «anti-sette» di cui parla il nostro blog, sono sempre generalizzati, mai realmente contestualizzati, ed esprimono giudizi gravi e a senso unico. Come questo su Sahaja Yoga (sul quale, si noti, uno dei soli due «Like» è del poliziotto «anti-sette» Bruno Zambon, delle cui predilezioni si parlava in un nostro precedente post):



Oppure quest’altro sulla comunità spirituale e filosofica nota come «Damanhur»:



Osservando da vicino le asserzioni di Ristuccia, diventa sempre più chiara qual è la matrice del suo pensiero: bigottismo e intolleranza religiosa. Ecco un suo post che rende bene l’idea dell’imparzialità e della prospettiva super partes con la quale costui si approccia ai fenomeni sociali, religiosi e spirituali:



Tant’è vero che, da «buon» cattolico intransigente, Ristuccia si scaglia contro il «gay pride»:



A proposito, la sua amicona «anti-sette» Sonia Ghinelli del FAVIS (della quale si parlava in uno degli ultimi post) lo sa? Lei non pare affatto porsi questo genere di scrupolo morale.

Negli anni ’90 due famosi ricercatori statunitensi di psicologia, David Dunning e Justin Kruger della Cornell University, formularono una tesi a proposito delle «distorsioni cognitive», divenuta poi famosa sotto il nome, per l’appunto, di «effetto Dunning-Kruger» Se ne può trovare una descrizione alquanto completa (e più seriosa) qui oppure (più scherzosa) qui.

Il tema è: «gli individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media»e finendo per «sopravvalutare le proprie abilità» fra cui, in particolare, la propria competenza. E infatti, che fine fa Ristuccia? Anche lui, come gli altri «anti-sette», diffonde bufale: non sottopone le notizie ad adeguata verifica come ci si aspetterebbe dal responsabile di un’associazione che opera nel sociale (e, pertanto, in una certa misura un personaggio pubblico):



Non contento, dopo aver pubblicato una bufala (qui mostriamo un altro caso) ed averlo addirittura ammesso, non la cancella né dimostra una qualche forma di pentimento. Al contrario, se ne bea! (poco importa se, nel frattempo, come si può notare dai commenti, qualcuno si è indignato per la sua notizia fasulla):



Torniamo dunque a domandarci: è a questo genere di figura che dovrebbe fare riferimento lo stato per giudicare in materia di fenomenologia religiosa?

venerdì 22 settembre 2017

Bufale e falsi allarmi


[Post riorganizzato in data 13/02/2019]


Dalle notizie imprecise e tendenziose, alle statistiche falsate e incongruenti, fino alle vere e proprie «bufale» e mistificazioni colossali: ecco la disinformazione degli «anti-sette».


Il caso dell'associazione «Arkeon»



Gli abusi sessuali dei presunti pedofili «satanici» fra Mirandola e Finale Emilia (Modena)



Il caso di Mario Pianesi e dell’associazione «Un Punto Macrobiotico»



L’associazione Ananda Assisi, una bufera giudiziaria basata sul nulla



La vera storia del «Tempio del Popolo» a Jonestown (Guyana) e il falso «suicidio di massa»

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)
- [02 Agosto 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: una clamorosa bufala «anti-sette»
- [19 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: tentativi di insabbiamento
- [24 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di bugie «anti-sette»
- [30 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: il documentario di Di Caprio
- [14 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: strumentalizzazioni politiche
- [22 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Leo Ryan, CIA e MK-Ultra
- [10 Dicembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: la CIA e i legami con Jim Jones


La vera storia della strage del ranch di Waco (Texas, USA) del 1993



I presunti abusi presso la comunità Shalom di Palazzolo sull’Oglio (Brescia)



Il presunto «allarme satanismo» e gli anatemi contro le «sette sataniche»



Fiorella Tersilla Tanghetti, la presunta «santona» di Prevalle (Brescia)



Menzogne e mistificazioni ai danni della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova



La Nuova Gerusalemme di Gallinaro (Frosinone)



Ramona Parenzan, in arte la «strega Romilda»



Il «lavaggio del cervello», alias «plagio», «manipolazione mentale» o «manipolazione psicologica»



Il caso della giovane marocchina trovata morta scarnificata, Imane Laloua



Post assortiti su vari argomenti

- [3 Febbraio 2018] Toni Occhiello, AIVS e la pseudo-informazione a senso unico
- [15 Febbraio 2018] Sonia Ghinelli e le fake news» contro le religioni
- [7 Marzo 2018] Giovanni Ristuccia e le sue «fake news»
- [9 Marzo 2018] L’intolleranza degli «anti-sette» è anche «politica»
- [8 Aprile 2018] Toni Occhiello: e le sue «notizie» allarmanti (ma fasulle) e razziste
- [15 Aprile 2018] I risultati della psicosi «anti-sette»: un piccolo esempio
- [9 Maggio 2018] Contributo esterno - il GRIS a TV2000 e un’intervista improbabile
- [10 Luglio 2018] Aggiornamento breve - come opera AIVS: accuse fasulle e prove zero