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lunedì 21 gennaio 2019

Michele Nardi, magistrato «anti-sette», sotto accusa per corruzione

Abbiamo appreso dai media nazionali nei giorni scorsi che Michele Nardi, magistrato pavese di 52 anni di ruolo a Roma dal 2012, è stato arrestato (assieme al giudice Antonio Savasta) nell’ambito di un’inchiesta condotta dal tribunale di Lecce perché – secondo l’accusa – si sarebbe accaparrato denaro e benefici personali «millantando credito presso i giudici del Tribunale di Trani»; fra le altre cose, si sarebbe fatto consegnare «quale prezzo della propria mediazione con il pretesto di dover comprare il favore dei giudici» vari vantaggi fra cui «un viaggio a Dubai del valore di 10mila euro», la ristrutturazione di un suo immobile a Roma «per un importo pari a circa 120-130mila Euro (…), un Rolex Daytona (…) costato 34mila 500 euro» oltre a «due diamanti ciascuno del valore di 27mila euro». Infine, «secondo le indagini il pm [Nardi] avrebbe tentato di farsi consegnare complessivi due milioni di Euro».

Va precisato che l’indagine è in pieno svolgimento e, malgrado l’arresto a scopo cautelare, va sottolineato che Nardi potrebbe venire scagionato e va quindi ritenuto innocente fino a prova contraria per questa recentissima serie di accuse che gli vengono rivolte. Diverso invece il discorso circa l’imputazione di calunnia per la quale, in maggio 2016, era stato condannato a Catanzaro.

Tuttavia, mentre attendiamo che gli sviluppi dell’inchiesta attuale facciano luce sulla vicenda ed accertino la verità dei fatti, ricordiamo quale è stato sin qui l’apporto di Michele Nardi alla campagna ideologica dei militanti contro i nuovi movimenti religiosi in favore del ripristino del reato di plagio, al fianco di personaggi controversi come don Aldo Buonaiuto.

Tale campagna, come è ampiamente documentato nel nostro blog, mira a instillare nella società un allarmismo generalizzato a proposito di presunte «sette religiose» che si nasconderebbero dietro l’angolo pronte ad ogni sorta di agguato e rappresenterebbero un pericolo per l’intero paese:


Questo intervento è tratto dalla puntata del 28 aprile 2012 della trasmissione «Vade Retro» di David Murgia che va in onda sull’emittente cattolica «TV 2000». Qui vediamo Michele Nardi proprio accanto al prete inquisitore:


Michele Nardi, già sostituto procuratore a Roma, è infatti personaggio largamente apprezzato dagli «anti-sette» che spesso lo hanno invitato ai loro convegni e presentato come «grande magistrato» ed illustre rappresentante delle istituzioni.

Qui un post dell’avvocatessa Giovanna Balestrino del GRIS datato 20 maggio 2017 che esemplifica bene tale nostro asserto:


Sorvolando sul veniale «dà» senza accento, focalizziamo invece certe dichiarazioni ricorrenti da parte del pubblico ministero Nardi in occasione di conferenze e incontri «anti-sette».

Il sodalizio contro i nuovi movimenti religiosi è forte in particolare con il GRIS. Qui la partecipazione ad un convegno regionale nel novembre del 2012 a dare manforte a Giuseppe Bisetto e allo stesso David Murgia già citato prima:


Spicca fra i concetti veicolati la linea di supporto al ripristino del «reato di plagio» (alias «manipolazione mentale»), un tamburo che gli «anti-sette» non smettono mai di battere. Si osservi a tal proposito questa frase, riportata dai media a margine del corso «Esorcismo e preghiera di liberazione» organizzato proprio dal GRIS presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma:

La manipolazione mentale è un’attività complessa che tende ad azzerare il libero arbitrio della persona, per sottometterla alle volontà dei capi.


Dichiarazioni, queste, che si sovrappongono specularmente ad altri interventi di Michele Nardi, come questo desunto dalla medesima trasmissione di «TV 2000» citata prima:


Ciò che balza particolarmente all’occhio è la somiglianza fra queste accuse, genericamente rivolte dal magistrato a delle non meglio precisate «sette», e le imputazioni che oggidì gli stanno venendo rivolte dal giudice per le indagini preliminari di Lecce, che così l’ha definito:

Una persona senza scrupoli che utilizza il lavoro di magistrato (e i rapporti che ne derivano) per spremere quante più utilità possibili; è sconcertante, tenuto conto che si tratta di un magistrato, come per lui sia normale millantare di poter “accomodare” i processi.

E ancora:

una personalità spregiudicata e pericolosa (...) capace di creare documenti falsi per inquinare le prove

Impossibile non rimanere un po’ interdetti mettendo a paragone tale grave valutazione, espressa dal magistrato di Lecce a carico del suo collega in forza a Roma, con il giudizio parimenti severo formulato dal teleschermo proprio da Nardi nei confronti delle ipotetiche «sette» o del «maligno»:


Tornando poi al filone calabrese dell’indagine, si apprende dalla stampa che sono sotto la lente d’ingrandimento  addirittura i possibili legami fra Michele Nardi e la massoneria!

(…) risulta documentato il tentativo di Nardi di contattare il giudice del processo al fine di ottenere la positiva definizione della sua vicenda processuale facendo ricorso a conoscenze attive in ambito massonico, ambiente di cui egli stesso fa parte

Sbalorditivo: è proprio quel genere di ambiente che il GRIS, a suon di convegni e pubblicazioni uno dopo l’altra, ha fatto bersaglio dei più inflessibili anatemi, come ci ricorda la succitata Giovanna Balestrino nel maggio di due anni fa:


O come si può constatare dalla seguente locandina di quello stesso periodo (maggio 2017) che annuncia una conferenza in provincia di Agrigento:


Attendiamo fiduciosi che la giustizia (umana e divina) faccia il proprio corso.

giovedì 10 gennaio 2019

Il caso dello psicologo Luigi Corvaglia: gli «anti-sette» sono attendibili o manipolano l’informazione?

Tra le figure attualmente più in vista nel chiacchierato sottobosco italiano delle associazioni «anti-sette», oggigiorno in auge è indubbiamente Luigi Corvaglia, psicologo dipendente dell’ASL di Bari nonché presidente del chiacchierato CeSAP, il «centro studi» improntato alla lotta contro i nuovi movimenti religiosi fondato dalla sua amica e collaboratrice Lorita Tinelli; oltre a dirigere un «SerT», Corvaglia si fregia altresì del ruolo di membro del comitato direttivo della controversa organizzazione europea FECRIS, mentre da ateo conclamato (e apertamente anticlericale, se non addirittura antireligioso tout-court) assieme a un prete (don Aldo Buonaiuto) è parte integrante della struttura che fa da sfondo ideologico al discutibile operato della «Squadra Anti-Sette» (SAS) del Ministero dell’Interno. Qui una sua foto recentissima.


Di Luigi Corvaglia e della tattica «anti-sette» (ormai conclamata) di sfruttare il cancan mediatico ai danni dei movimenti religiosi «alternativi» per procurare vantaggi economici e popolarità per le categorie dei presunti esperti (dalla difficile credibilità), dei «documentaristi» improvvisati, dei giornalisti compiacenti o degli ex membri vendicativi con lampanti secondi fini, abbiamo già dato conto più volte in precedenza.

Avevamo anche documentato l’inesattezza e la tendenziosità insiste nel tentativo compiuto da Luigi Corvaglia di difendere la teoria «anti-sette» del «lavaggio del cervello», ormai ampiamente screditata dalla comunità accademica. Rilievi, i nostri, che non solo si sono rivelati corretti, ma sono stati addirittura confermati in pieno dai successivi colloqui «virtuali» intercorsi online proprio con lo psicologo leccese.

A quello scambio di commenti sulla pagina Facebook del nostro blog, fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dello scorso anno, ne seguì un ulteriore in cui Luigi Corvaglia da un lato mostrò l’indubbio pregio (alquanto fuori dal comune fra i suoi colleghi «anti-sette» più estremisti) di non sottrarsi alle nostre critiche e di rendersi disponibile ad un contraddittorio, dall’altro lato non riuscì a dare spiegazioni e risposte tali da permetterci di modificare le nostre conclusioni; al contrario, non poté che fornirci delle conferme definitive che a certe nostre obiezioni non vi è alcun’altra risposta se non la constatazione della (triste) realtà delle stesse. Due punti, fra tutti quelli toccati in quel frizzante «carteggio» pubblico online, li riportiamo qui per esemplificare a dovere l’esito delle nostre osservazioni.

Avevamo contestato allo psicologo Luigi Corvaglia di essere in un certo senso venuto meno ai suoi stessi principi epistemologici nel momento in cui afferma, quali «verità indiscusse», i soliti elementi dell’ideologia «anti-sette» ai danni dei nuovi movimenti religiosi. La sua risposta fu l’ammissione (certamente condivisibile) che «le conoscenze scientifiche sono SEMPRE discusse e MAI definitive. Non sono verità di fede. È per questo che le teorie sulla manipolazione mentale - la stragrande maggioranza delle quali non condivido io stesso - sono scientifiche, proprio perché popperianamente falsificabili». Dieci e lode. Peccato, però, che quando poi va in TV per pubblicizzare il CeSAP e la propria attività di psicologo per «curare» le ipotetiche «vittime» di presunte «sette», ciò che ne risulta siano i soliti, triti e ritriti «dogmi» e anatemi tipici della sua ideologia:


L’altra profonda contraddizione è quella relativa alla succitata FECRIS: insistentemente abbiamo rimarcato che il ruolo di Luigi Corvaglia quale dirigente di tale organizzazione «anti-sette» europea dovrebbe farlo riflettere profondamente sulle modalità e sulle conseguenza della propaganda portata avanti da quell’ente e da tutte le associazioni ad esso (e quindi a lui medesimo) collegate o subordinate. Le sue risposte sono variate da un iniziale «non è neppure vero che io presieda addirittura “un blocco di associazioni”», salvo poi confermare appieno il proprio «ruolo ufficiale (…) di componente del comitato direttivo», passando per un «io potrò anche parlare a nome di altri proprio per quel minimo di rappresentatività che ho (e che lei esagera), ma altri non parlano a nome mio», per approdare al traballante alibi «al 99 per cento non conosco (…) le persone che costituiscono il "blocco di associazioni" che dovrei presiedere». Quando però gli sono stati fatti nomi e cognomi di una dozzina di militanti con cui collabora, non ha potuto che ammettere di sapere perfettamente chi siano e ribadire di «riconoscermi nella filosofia e nelle azioni di FECRIS, rappresentata in Italia da cesap e favis». E stando a quanto egli stesso pubblica su Facebook, non potrebbe mai negare di trovarsi spesso allo stesso tavolo con vari esponenti «anti-sette» europei e di frequentarli anche al di là degli appuntamenti «professionali».

Vi sarebbe altresì spazio per l’asserto secondo cui a Luigi Corvaglia non piacciono gli attacchi basati «sulla demolizione della persona più che alle idee, sul dileggio più che sull’argomento»: basterebbe ricordare alcuni suoi post come quelli su Madre Teresa di Calcutta per non parlare di certe violenze verbali da parte della sua amica e collega Lorita Tinelli (ampiamente documentate nel nostro e in altri blog e siti Web), ma sospendiamo un momento questo punto per riprenderlo fra poco.

In altri termini, fra gli «anti-sette» regna una costante contraddittorietà, documentata ormai da una miriade di elementi concreti (e principalmente desunti dalle loro stesse dichiarazioni ed esternazioni) che può trovare una spiegazione valida solamente nella finalità che legano assieme soggetti tanto diversi: il lucro, il profitto, il vantaggio personale.

Poco importa a Luigi Corvaglia se il verbo propagato dalla Chiesa Cattolica è quanto di più lontano potrebbe esserci dalle sue vedute: tutto fa brodo, se grazie a don Aldo Buonaiuto la «Squadra Anti-Sette» è diventata ormai un prodotto mediatico per la «grande distribuzione» dei talk-show da «TV spazzatura».

Poco importa se accanto al CeSAP c’è un’associazione diretta da due o tre facinorosi come AIVS, il cui presidente Toni Occhiello coglie occasioni a più non posso per infamare senza ritegno la religione di cui ha fatto parte per trent’anni.

Poco importa se la screditata teoria della «manipolazione mentale» viene invocata per fare pressione sul parlamento affinché ripristini il reato fascista di «plagio»: chi come Luigi Corvaglia si definisce «un libertario» (convinto di «una irriducibile sovranità individuale che non può essere violata da alcun potere o pretesa del singolo o della collettività») dovrebbe insorgere come fecero gli intellettuali di cinquant’anni fa e battersi a spada tratta per difendere i propri valori (sacrosanti, oseremmo dire) da un’iniziativa liberticida.

Tutto ciò non avviene per un fatto alquanto semplice: pecunia non olet, è più conveniente infischiarsi dei principi asseriti pubblicamente come propri e insindacabili, ma operativamente traditi in pieno.

Tale spiegazione e il movente che abbiamo così individuato risultano fra l’altro illuminanti anche come chiave di lettura di un ulteriore elemento che riteniamo completi il quadro. Lo citiamo ricordando quell’emblematico assunto secondo cui Luigi Corvaglia disdegna gli attacchi «ad hominem».

Si noti come a più riprese lo psicologo pugliese prenda di mira un (vero) esperto di religioni e sette, il prof. Massimo Introvigne. Citiamo ad esempio solo l’ultima delle sue critiche, risalente alla scorsa settimana:


Se si fosse documentato almeno un pochino invece di abbandonarsi a quella che ha tutta l’aria di essere mera invidia, lo psicologo Luigi Corvaglia non solo non si sarebbe «perso», ma avrebbe facilmente trovato quanto noi abbiamo rinvenuto con una semplice ricerca in Internet, ossia questo articolo de «La Stampa» in cui il diretto interessato dichiara quanto segue:

Non ho nessuna difficoltà a confessare di essermi sbagliato. Come molti altri, vedevo i buoni frutti della congregazione dei Legionari di Cristo e avevo difficoltà a convincermi che potessero venire da una radice perversa. Sapevo anche che il beato Giovanni Paolo II – come il film non manca di ricordare – credeva all’innocenza di padre Maciel. Avevo torto io, e aveva ragione il cardinale Ratzinger che invece fin dall’inizio riteneva colpevole il fondatore dei Legionari di Cristo. Mi è già capitato di fare ammenda – in pubblico, con una lettera letta al congresso dell’International Cultic Studies Association tenuto a Montreal nel 2012 – per una posizione sbagliata che può avere arrecato dolore ad autentiche vittime dei crimini di padre Maciel.

Per inciso: l’articolo andrebbe peraltro letto integralmente per capire non solo come la piaga della pedofilia nel clero sia un tema profondamente sentito e all’attenzione in Vaticano perché i suoi effetti devastanti non potranno mai essere negati da alcuno, ma anche come la propaganda mediatica contro la Chiesa Cattolica sia talvolta tanto strumentale e maliziosa da somigliare parecchio a quella regolarmente messa in atto contro i nuovi movimenti religiosi.

Ma tornando al post di Luigi Corvaglia, nei commenti si osserva una chiosa che elimina qualsiasi dubbio sul fatto che lo psicologo del «SerT» abbia sottoposto il proprio giudizio a una qualche forma di riesame:


Si noti il commento di Lorita Tinelli, che non perde l’occasione per dimostrare la propria inattendibilità: non solo le scuse di cui parla si sono verificate diversi anni or sono, ma se si parla di onestà e di umiltà qualcuno dovrebbe soppesare con estrema cautela le proprie parole per non rischiare di venire clamorosamente smentito.

E qui si apre un ulteriore siparietto, che mostra come la manipolazione delle informazioni ad opera dei dirigenti del CeSAP finisca per tradursi nella diffusione di «fake news» da parte dei loro adepti.

Sì, perché il Pier Paolo Caselli al quale Corvaglia ha appena somministrato la propria «perla di saggezza» ai danni della reputazione di un esperto internazionale come il prof. Massimo Introvigne, è lo stesso soggetto di cui abbiamo parlato ai primordi del nostro blog in quanto arcinoto ammiratore di Lorita Tinelli e altrettanto arcinoto persecutore online della studiosa Simonetta Po. Teorema che non fallisce nemmeno questa volta. Infatti il ringraziamento di Caselli a Corvaglia porta l’ora delle 15:34, e appena nove minuti più tardi il cinquantacinquenne vicentino ha già riversato in forma di gossip la diceria sul gruppo di discussione Google su Scientology curato proprio dalla Po:


Si noti peraltro la modalità di relazione della «notizia»: il post di Luigi Corvaglia e la domanda di Caselli diventa «mi è stato riferito» (ma in realtà è Caselli che ha chiesto chiarimenti, perché evidentemente non ne sapeva nulla), un illustre sociologo di fama internazionale diventa «un ben noto esponente anti anti-sette», e la menzogna a proposito della «copertura» dei pedofili diventa un fatto che viene dato quasi per sottinteso.

Ma mentre a un soggetto come Caselli più di tot non si può rimproverare se non la lampante facilità con cui il suo giudizio viene fuorviato da chi secondo lui è il detentore della «verità», al contrario ben più grave è la faziosità di tale operato se a portarla avanti è l’esponente di un’istituzione europea come la FECRIS, la cui influenza si estende ben oltre il già vasto distretto della città che la finanzia (Parigi) e raggiunge zone lontane come la Russia e la Cina attraversando il vecchio continente tutto, alimentando direttamente odio e persecuzioni religiose anche violente.

lunedì 3 dicembre 2018

Giornalisti «anti-sette»: Giorgio Romiti e un esempio di istigazione all’odio

Abbiamo dato conto in un post della scorsa settimana dell’ennesimo esempio di propaganda mediatica contro i nuovi movimenti religiosi, nella fattispecie una congregazione evangelica pentecostale di grande successo in questi anni, nota come «Parola della Grazia» o PdG.

Riprendiamo il discorso per fornire ulteriori elementi a riprova di quanto abbiamo scritto: in particolare, a supporto del fatto che lo pseudo-giornalista in questione, quel Giorgio Romiti (che preferisce operare nell’anonimato utilizzando lo pseudonimo Gaston Zama) autore di un servizio de «Le Iene» profondamente tendenzioso nei confronti di quel movimento, si era mosso (alla ricerca del giovane ex omosessuale ritornato etero dopo aver abbracciato quella fede) quando già era carico di un profondo pregiudizio nei loro riguardi.

Era partito con un’idea negativa già ben formata, con il preconcetto che si trattasse di una «setta», con l’intento di metterla alla berlina perché «colpevole» di aver «provocato» la trasformazione di un ragazzo da gay a eterosessuale e con l’obiettivo di riproporre la cantilena mediatica sul fantomatico «plagio» mentale.

È sufficiente leggere il post che Giorgio Romiti ha pubblicato la mattina del 4 novembre scorso sul proprio profilo Facebook pubblico, con il quale dà il la a delle discussioni anche feroci da parte di un gran numero di utenti. Per inciso: utenti reali? artificiali? opera di qualche «influencer»? chi può dirlo?


Come si può notare, i commenti vanno ben oltre i 2000 e fra questi si trova un vasto repertorio di offese scurrili, ingiurie nei confronti del giovane pentecostale, accuse infamanti a lui, a sua madre ed alla sua congregazione, ecc.


Affermazioni qua e là anche violente scritte da «leoni da tastiera» evidentemente incapaci di rispettare le credenze altrui.


E Giorgio Romiti alias Gaston Zama che fa? Ammicca agli intolleranti.


Ma non solo: la scusa è buona per mettere in piazza non solo il nome e cognome, ma anche l’indirizzo del profilo Facebook personale del ragazzo preso di mira per la propria identità sessuale (che egli afferma di aver ritrovata), così che possa venire esposto al pubblico ludibrio (evitiamo di riportare quei commenti solo per tutelare nei limiti del possibile l’identità del ragazzo).

Fortunatamente, intervengono diversi utenti per reagire a questa sottospecie di tribunale inquisitorio virtuale:


Tutto ciò si svolge una settimana prima del «servizio» televisivo prodotto da Giorgio Romiti per «Le Iene». Fatto, questo, che dimostra in maniera inequivocabile come quel video fosse nato già in un crogiolo (forse sarebbe più corretto dire in un trogolo) di pregiudizio e di intolleranza anti-religiosa di differenti estrazioni.

D’altronde, lo dice persino Lorita Tinelli, esponente «anti-sette» di prima linea, che «Le Iene» sono una trasmissione «folkloristica»:


Per una volta, non possiamo che sottoscrivere quanto dichiara la psicologa pugliese.

mercoledì 28 novembre 2018

Le iene «anti-sette», notizie manipolate e disinformazione contro gli Evangelici: Parola della Grazia (PdG)

[Post aggiornato con ulteriori elementi il 3 Dicembre 2018]

Descriviamo in questo post un ulteriore tassello che si aggiunge ai molti precedenti (ad esempio questo o questo), a proposito di come gli «anti-sette» e i giornalisti compiacenti al loro seguito producono una disinformazione che è principalmente composta da circostanze e fatti adulterati oppure raffazzonati in modo tale che le loro sequenze conducano a conclusioni fuorvianti.

A innestarsi questa volta (come in passato) nel solco dei manipolatori dell’informazione è la trasmissione «Le Iene», senz’altro arcinota ma spesso contestata, persino dalla stampa sua consimile oltre che da specialisti delle bufale:


Autore del «reportage» in questione, come vedremo, è un «giornalista» la cui qualifica poniamo fra virgolette per una ben precisa ragione che motiveremo più oltre.

Questa volta, nel mirino della macchina del fango «anti-sette», amplificata dal megafono mediatico de «Le Iene», è finita una congregazione evangelica pentecostale che da alcuni anni raccoglie sempre maggiori consensi fra la gente. Per inciso, ci domandiamo: non sarà proprio questa la vera ragione di fondo di tanto accanimento, il suo allargarsi sempre più e il suo implicito (ma del tutto involontario) rappresentare una sorta di minaccia per qualche interesse privato e nascosto? Chissà.

Parliamo della «Parola della Grazia» o PdG, un’associazione a tutti gli effetti classificabile fra i «nuovi movimenti religiosi», ben descritta dagli studiosi (seri) come una chiesa pentecostale con caratteristiche proprie e una certa autonomia (qui qualche spunto per approfondire).

Due settimane fa novembre scorso, questo gruppo religioso con sede in Palermo (sì, proprio la stessa gloriosa capitale che mille anni or sono fu già esempio mondiale di libertà di culto, sotto il dominio normanno di re Ruggero II d'Altavilla), e uno dei suoi principali pastori (Gioacchino Porrello) è stato preso di mira a causa di un video nel quale un loro giovane fedele dichiarava di essersi ritrovato eterosessuale e di aver abbandonato l’omosessualità, che aveva praticato per alcuni anni, ora percepita come un male impostogli dal diavolo e poi superato. Estasiato e quasi inebriato dal proprio ardore per Dio, il ragazzo ha voluto gridare al mondo intero la propria gioia prima di battezzarsi nella sua ritrovata fede e si è raccontato a modo proprio illustrando la propria esperienza. Ne sono sorte in reazione delle critiche, sulle quali il «giornalista» de «Le Iene» si è subito avventato.

Consequenziale è stata, nella logica mediatica del «contenuto» ad ogni costo, la ripresa della «notizia» da parte di altri media (dalla Sicilia fino alla Svizzera) che naturalmente hanno fatto il solito effetto «cassa di risonanza».

Così la testimonianza di un giovane fedele di una congregazione pentecostale fuori di sé dalla felicità per aver conseguito un radicale cambiamento nella propria identità sessuale è divenuto una «buona ragione» per etichettare lui e qualche centinaio di migliaia dei suoi correligionari non come «fedeli» di un certo tipo di spiritualità, ma come «seguaci» di un qualcosa che il video nel complesso vorrebbe dipingere come «misterioso» o «sinistro».


Un elemento che probabilmente il telespettatore medio non noterà è l’audio: un complesso di motivetti solo lontanamente musicali, nemmeno una colonna sonora ma più che altro una sorta di effetti o di gemiti inquietanti, che ricordano un film dell’orrore. Che c’entrano con l’intervista a un leader spirituale che ispira e guida migliaia di fedeli? Ovviamente non vi hanno nulla a che fare, ma sono funzionali a creare un’atmosfera, un sound che trasmette un certo timbro emozionale.

Si sfiora il ridicolo anche nella descrizione della struttura in cui si riuniscono i fedeli di PdG, ovviamente una «chiesa», ma messa in dubbio e descritta come qualcosa di insolito da un «giornalista» che evidentemente non ha mai aperto un vocabolario per scoprire che «chiesa» significa sin dall’origine della parola «adunanza, assemblea» per poi passare a rappresentare un «edificio dedicato al culto», specie se cristiano (come nel caso di specie).

Proseguendo, nell’intervista (che pare più un «terzo grado») al pastore Gioacchino Porrello il «giornalista» subdolamente dà un’imbeccata per riprendere e rilanciare il solito «allarme sette»: insinua il dubbio che la sua congregazione sia «una setta» ma senza esporsi: ossia, induce Porrello a confutare l’accusa facendo apparire che sia lui stesso a formularla (per poi negarla) sulla base di un paio di sporadici commenti in Internet (come sempre, a fronte del parere diametralmente opposto di migliaia di persone che invece testimoniano la bontà della pratica di PdG e i benefici che ne hanno tratto):


Eppure si tratta di sporadici commenti, una percentuale del tutto infinitesima rispetto a quella rappresentata non solo dai fedeli della Parola della Grazia, ma anche dalla maggioranza dei cittadini di differente estrazione religiosa. Ciò nonostante, secondo il «giornalista», quella mezza dozzina (forse) di commenti dovrebbe rappresentare una prova del fatto che «molti gridano al plagio», o che «la gente» (minuto 17’00”) «pensa» che il giovane ex-omosessuale sia stato «plagiato».


Già qui ci troviamo di fronte a «fake news»: quel «molti» è una mera mistificazione che fa comodo al «giornalista» ed è del tutto strumentale a tenere in piedi il suo «servizio».

Lo stesso vale per la telefonata (rigorosamente anonima) che viene fatta sentire successivamente (dal min 22’40” circa) e nella quale un’ignota signora sparla della congregazione facendo delle accuse scarsamente circostanziate.

Come giustamente afferma Gioacchino Porrello in un passaggio che per fortuna non viene tagliato, il «giornalista» sta né più né meno adoperando l’argomento per «fare audience».

Tanto è vero che la stessa delatrice anonima sembra finire per contraddirsi, negando di aver personalmente constatato ciò che qualcun altro le avrebbe riferito accadere:


Anche ammesso che questa telefonata sia reale (e non artefatta, magari architettata proprio dal «giornalista»), è lampante che fa acqua da tutte le parti.

Ma non è ancora tutto.

In piena tattica «anti-sette», un rispettabile e benamato pastore pentecostale (il padre di Gioacchino Porrello) che ha addirittura rinunciato alla carriera di dottore per coltivare la fede e predicare la parola di Dio, deve per forza venire dipinto con tinte fosche e con una qualche nomea discutibile:


Peccato che l’asserto «da medico di base a guaritore miracoloso» sia del tutto fuorviante rispetto a ciò che affermano i diretti interessati: infatti, né Porrello senior né suo figlio hanno nemmeno lontanamente alluso al fatto di essere mai stati loro a guarire i fedeli! Caso mai, la loro credenza sta nel fatto che sia Dio a provocare le guarigioni, compiendo dei miracoli, per mezzo della fede stessa del suo gregge. Che si sia dello stesso avviso o meno, che si ritenga possibile o meno, che sia scientifico o meno, è tutto un altro discorso e comunque non legittima a mettere in bocca al pastore Porrello delle parole che non ha mai detto, quando invece lui e il figlio si sono sempre riferiti al Dio taumaturgo.

E qui veniamo al motivo per cui abbiamo scritto «giornalista» fra virgolette in tutto il post.

Il servizio-fiction de «Le Iene» è stato infatti composto da tale «Gaston Zama», pseudonimo di un misterioso Giorgio Romiti molto attivo in Internet ed autore prezzolato di contenuti per il format di Italia Uno, ma che sull’albo dei giornalisti non figura affatto. Uno pseudo-giornalista a tutti gli effetti, quindi: chissà se aveva precisato di non avere tale qualifica quando si è presentato presso la congregazione palermitana? chissà se è stato davvero «trasparente» come a più riprese dichiara di voler essere, pretendendo altrettanto dal suo interlocutore?

È perché su questo «Gaston Zama» alias Giorgio Romiti non si riescono a trovare informazioni precise? Chi è costui? E perché vuole nascondere le proprie generalità? Perché nel video il suo viso non compare mai? Questa una delle poche fotografie disponibili sul suo profilo Facebook, sempre ammesso e non concesso che ritragga realmente il viso di Romiti:


Troppi misteri, troppe ombre in un servizio pseudo-giornalistico che vorrebbe essere allarmistico ma quasi quasi nemmeno ci riesce, dato che in alcuni punti finisce per rasentare l’auto-contraddizione.

L’unica cosa che davvero spicca è l'operato tipico degli «anti-sette»: manipolare i fatti e le informazioni per far passare al di là dell’evidenza (e soprattutto al di là della verità) un ben preciso messaggio, ossia che esistono delle fantomatiche «sette», che rappresentano un «pericolo» e che praticano il «plagio» (teoria che, come si è visto ripetutamente nel nostro blog, è ormai notoriamente anti-scientifica).

Peccato, però, che anche questa volta è sufficiente analizzare accuratamente il «servizio» pseudo-giornalistico per constatare che la sua veridicità lascia terribilmente a desiderare.

lunedì 26 novembre 2018

Gli «anti-sette» e la scarsa attendibilità degli «ex»: il caso di Mauro Garbuglia

di Mario Casini

Un po’ allibito, un po’ infastidito e un po’ incuriosito dalla ferocia con cui è stata fatta a brandelli la reputazione di un rispettabile e pluridecorato studioso di nutrizione come Mario Pianesi, mi sono deciso ad approfondire un po’ la figura del suo principale accusatore, Mauro Garbuglia.

Mi era balzato all’occhio il fatto che su costui, malgrado il suo ruolo palesemente ambiguo in quanto ex collaboratore ed ora concorrente di Pianesi, venisse fatto assegnamento tanto da portarlo addirittura sul palcoscenico di trasmissioni televisive nazionali: perché gli veniva (e gli viene) data l’opportunità di esprimere giudizi pesantissimi nei confronti di chi ha fondato e diretto un’associazione («Un Punto Macrobiotico» o «UPM») giunta nel giro di pochi anni a raccogliere decine di migliaia di iscritti in tutta Italia riscuotendo un largo successo?

Perché nessuno ha seriamente approfondito né sottolineato il fatto che Garbuglia aveva condotto per diversi anni (in qualità di legale rappresentante) il locale UPM di Via della Pace 87-89 a Macerata, per poi aprire nel 2012 un’attività di ristorazione in concorrenza ed in polemica con Pianesi? Perché non viene messo in risalto il lapalissiano conflitto di interesse che tale semplice fattore logicamente fa affiorare?

Mauro Garbuglia, come ha più volte affermato apertamente in occasioni pubbliche, ritiene di essersi ripreso da una grave malattia che l’avrebbe ucciso nel giro di pochi mesi (tale era la diagnosi medica) grazie al fatto di aver modificato la propria alimentazione. Non entro nel merito della scientificità o validità o meno di tale affermazione, non essendo questo il punto della mia disamina. Ciò che voglio invece sottolineare è la valenza attribuita dallo stesso Garbuglia al cambio radicale nelle proprie abitudini nutrizionali, cioè quella di avergli salvato la pelle.


Mi sono avvicinato a questo mondo vegano, vegetariano, macrobiotico, crudista… chi più ne ha più ne metta… per motivi di salute, motivi gravi di salute: un tumore con un’aspettativa di vita di pochi mesi. È grazie al cambiamento che son qui oggi a parlare dopo trent’anni (…)

Il pensiero corre immediatamente alla dieta macrobiotica e alle nozioni sul cibo e sull’alimentazione che Mauro Garbuglia ha imparato proprio da Mario Pianesi, l’uomo che ora egli addita come una sorta di «mostro», con asserzioni ancora tutte da dimostrare.

Tanto è vero che alcune persone, che lo conoscevano bene per via della comune frequentazione dell’organizzazione UPM, cercano di ricordarglielo anche in Internet, in una serie di commenti in calce a quel suo video su YouTube:



D’altronde, in aggiunta ai numerosi riconoscimenti e attestati di stima ricevuti in tutto il paese e ben oltre, gli studi e i consigli nutrizionistici di Mario Pianesi continuano a venire apprezzati in mezzo mondo. Solo un esempio: qui un recentissimo video dell’arcinoto medico e scrittore americano Michael Greger descrive e commenta positivamente la dieta «Ma.Pi.2». Comunque, se si volesse approfondire l’argomento, le referenze sono copiose ed importanti.

Tant’è che il miracoloso recupero fisico di Garbuglia non fu affatto un caso isolato. Vi sono molte altre storie di questo genere, alcune delle quali sono state raccontate dal Resto del Carlino il 16 Marzo scorso, fra cui troviamo un 75enne che era anch'egli affetto da tumore con un'aspettativa di vita ormai di pochi mesi, ripresosi completamente a seguito del cambio di alimentazione:


Ciò nonostante, la gratitudine di Garbuglia nei confronti di chi lo ha aiutato a comprendere i fattori nutrizionali che lo hanno infine salvato da morte certa, non sembra essere stata sufficiente per impedirgli di diventare il suo accusatore più in vista sui mass media.

Mi domando: perché?

Provo a seguire una traccia fornitami dal commento di un altro utente che sembra conoscerlo bene:


È evidente che c’è un secondo fine in questo attacco aperto, spietato e potente nei confronti di Mario Pianesi, per lo meno da parte di Mauro Garbuglia: non c’è solo desiderio di rivalsa, c’è anche un obiettivo di carattere commerciale, danneggiare il più possibile la concorrenza. Quindi, di nuovo, il lucro.

Un intento che non nasce nemmeno con l’inchiesta penale a carico di Pianesi strombazzata da tutti i media nazionali nel Marzo scorso. Parte ben prima, almeno sei anni prima, proprio nel 2012, quando Garbuglia aveva ormai avviato una propria attività, in concorrenza con UPM, denominata «Associazione Cibo e Benessere».

Ecco cosa scrive il 27 ottobre 2012 un utente fra i commenti ad un articolo che pubblicizza un evento di «Cibo e Benessere»:

Ragazzi, io sono di Roma e sono stato pochi giorni fa ad una conferenza organizzata vicino a casa mia da questa associazione maceratese. Alla conferenza mi ha colpito il fatto che c’è stata una ragazza che ha detto di fronte a tutti di essere andata nel loro ristorante credendo di trovarsi in un centro UPM ed ha è espresso il suo disappunto… ha in seguito trovato la sua foto pubblicata a sua insaputa su Facebook ed un commento che non corrispondeva alla realtà. Ci ha poi raccontato di aver prima scritto privatamente, senza aver ricevuto risposte e poi fatto un commento pubblico sul loro sito facebook che molto DEMOCRATICAMENTE le è stato cancellato. Quando lei poi ha saputo che c’era questa conferenza a Roma è venuta per far valere i suoi diritti per amore della verità… e sinceramente non mi sembra abbia avuto nemmeno una risposta adeguata…

L’interessante discussione prosegue e vi si trova proprio la testimonianza della donna citata nel commento precedente (il testo è quello originale e include vari errori anche di scrittura che non ho rettificato):

Io personalmente ho subito una scorrettezza,grave. infatti il mio casuale incontro con ristorante natura e il suo responsabile è stato molto negativo.Sono una studentessa di 23 anni di Roma,alla fine di Settembre mi sono recata nelle Marche per una gita e una sera ho deciso di andare a cena al Punto Macrobiotico di via della Pace a Macerata,convinta di trovare upm,entro con la mi amica nel ristorante e subito noto delle forti differenze:radio accesa,prodotti con alimenti non macrobiotici… ma non mi viene detto direttamente che non si trattava più del punto macrobiotico,infatti il responsabile mi ha invitato a sedere e ha iniziato a raccontarmi la sua storia,dicendomi che era guarito dal suo tumore in seguito a più di 15 anni di dieta ma-pi2 (ideata da Mario Pianesi),ha conosciuto in u.p.m. sua moglie con cui ha formato la sua famiglia e continua attualmente a mangiare macrobiotico;allora gli ho chiesto “ma non le sembra un po’ incoerente continuare a mangiare prodotti macrobiotici che ha costatato personalmente essere curativi e poi venderne altri nel suo nuovo ridstorante?”

Da questo raccolgo una piena conferma dell’indizio iniziale: Mauro Garbuglia avvia la propria attività non solo in concorrenza con UPM, ma anche usurpandone la reputazione. Era questa, peraltro, un’informazione già nota (era stata infatti riferita in un precedente post del nostro blog), tanto quanto gli accenni alle vicende giudiziarie subite dallo stesso Garbuglia per motivi inerenti alla concorrenza con Pianesi.

Il commento della utente chiamata in causa dalla discussione è anche più interessante perché mostra la tendenza di Mauro Garbuglia a manipolare i fatti a proprio uso e consumo:

Tornata a roma scopro che ha pubblicato la mia foto(con me e la mia amica che mi aveva accompagnata) senza autorizzazione sul profilo facebook del suo ristorante natura con annesso un commento sotto,completamente falso.infatti recitava “ecco i primi clienti venuti da tutta italia, le nostre due amiche venute appositamente da Roma” Ecco un chiaro esempio moderno di manipolazione della realtà:infatti:non siamo amiche(non ci eravamo mai visti prima),non siamo venute appositamente da Roma per ristorante natura,bensì pensavamo di trovare un Punto Macrobiotico.Inoltre abbiamo mangiato peggio e pagato di più,i prodotti non presentavano alcuna etichetta trasparente che potesse dare delle informazioni dettagliate per il consumatore, sul cibo.

Eppure i giornalisti «anti-sette» è a costui che danno credito, è costui che vorrebbero far passare per attendibile.

Proprio quegli «anti-sette» che, oltre ai nuovi movimenti religiosi, ostacolano e dileggiano anche la massoneria, la New Age, la musica hard rock, il Reiki, e persino certo esoterismo. Credenze, cioè, che come direbbe Lorita Tinelli del CeSAP, «non hanno una base teorica sostenibile»:


Per inciso, Lorita Tinelli è fra gli amici di Facebook di Mauro Garbuglia. Sarà una coincidenza?


Mi domando però se Lorita Tinelli e gli «anti-sette» che stanno sostenendo a spada tratta le dichiarazioni di Garbuglia ai danni di Mario Pianesi siano consapevoli della sua attività libraria come Edizioni Nisroch:


Sì, perché il ristorante di Via della Pace 87-89 a Macerata ha chiuso poco più di un anno fa, e se si esamina il curriculum imprenditoriale di Mauro Garbuglia il primo fatto che balza all’occhio è la sua incostanza e la difficoltà di mantenere in essere una singola attività per più di qualche anno. Chissà che non stesse meglio o godesse di maggiore stabilità economica quando lavorava con UPM? Tant’è che Garbuglia e moglie acquistarono la casa di Macerata nel 1991.

Ma invece della riconoscenza per quello che è stato il simbolo di un ampio tratto della sua vita (Mario Pianesi e la sua famiglia), oggi Mauro Garbuglia ha solo parole di accusa e di pettegolezzo.

Se UPM fosse un movimento religioso (cosa che decisamente non è, tanto quanto non è una «setta»), staremmo osservando né più né meno il solito cliché degli apostati, tema costantemente ricorrente ogni qualvolta un dato movimento viene preso di mira dalla propaganda estremista dei presunti «esperti» come Lorita Tinelli e gli altri militanti della sua risma.

E se di religione non si tratta e quindi è improprio parlare di «apostasia» (si dovrebbe caso mai parlare di un «ex»), per lo meno questo si può davvero dire di Mauro Garbuglia: che ha fatto dello «sputare nel piatto in cui ha mangiato» la sua campagna pubblicitaria.

martedì 8 maggio 2018

Aggiornamento breve - Sonia Ghinelli e lo stigma «anti-sette»

Negli ultimi giorni le manifestazioni incoerenza da parte dell’asse «anti-sette» AIVS-CeSAP-FAVIS sono di un’evidenza veramente singolare.

Quest’ultima sigla, FAVIS («Familiari Vittime delle Sette»), è una chiacchierata associazione a «conduzione familiare» ormai nota più che altro per le proprie controversie e sbugiardata in primis dal figlio del principale esponente, Maurizio Alessandrini; da un po’ non ce ne stavamo occupando, ma le riflessioni degli ultimi giorni sul modo in cui gli «anti-sette» cercano di ghettizzare migliaia e migliaia di persone (facenti parte dei «movimenti religiosi alternativi») manipolando la pubblica informazione e continuando a suonare la grancassa mediatica con storie allarmistiche, ci ha fatto soffermare sul concetto di «stigma».

In conclusione di un recente post, abbiamo riportato un breve estratto di una lezione tenuta da un’esperta di religioni, sette e spiritualità, la prof.ssa Raffaella Di Marzio.

Ne riproponiamo qui un ulteriore, brevissimo stralcio:


Per «stigma» (qui una definizione completa del termine, l’accezione di nostro interesse è l’ultima, la 4-b) s’intende l’attribuzione di qualità negative a una persona o a un gruppo di persone, soprattutto rivolta alla loro condizione sociale e reputazione; per rendere l’idea, in tempi ormai lontani lo stigma era anche il marchio impresso a fuoco sul corpo di briganti o schiavi (come viene ricordato in questo lemma sempre dell’ottimo vocabolario Treccani).

Tramite il suo anonimo e discutibile profilo «Ethan Garbo Saint Germain», Sonia Ghinelli del FAVIS ha in più occasioni lamentato la discriminazione che di quando in quando viene perpetrata nei confronti di chi vive la propria sessualità in modo anticonformista, definendo appunto tali casi come «stigma»:


È molto interessante esaminare la descrizione fatta dalla Ghinelli (che peraltro sentiamo di condividere appieno) di come gli omosessuali vengono talvolta additati e quindi discriminati: «sono malati» (discriminazione), quindi «vanno emarginati» (isolamento), pertanto «necessitano di essere curati» (persecuzione).

Ci ricorda qualcosa? Certamente: sono le stesse identiche fasi che conducono la società a ostracizzare gruppi etnici, politici o religiosi che per qualche ragione risultano «scomodi» e quindi devono essere eliminati «per il bene della società». Per dirla con un classico, «Carthago delenda est».

Infatti questo commento della «fluida» Ghinelli s’inquadra nel contesto di un post con il quale ella si lamentava di alcune affermazioni secondo cui, per l’appunto gli omosessuali abbisognano di «terapie riparative»:


Ciò che lascia sbalorditi è il modo come alla Ghinelli sembri sfuggire che proprio lei, su un altro versante, si comoporta esattamente nello stesso modo!

Ci si domanda davvero come sia possibile che non se ne renda conto e se la sua non sia invece una «svista» tutt’altro che casuale. Un’ipotesi, questa, forse più realistica che maliziosa.

Il post e il commento riportati sopra erano di gennaio 2015. Ma anche più di recente (primi 2018) il tema si ripropone tale e quale, segno che la Ghinelli l’ha veramente (e comprensibilmente) a cuore; fatto che – lo ribadiamo – di per sé è tutt’altro che discutibile e anzi condivisibile:


Notare come anche questo post, correttamente, parli di «stigma sociale». Perché tale è la prassi quando è in atto il tentativo di mettere al bando o discriminare un determinato gruppo o minoranza.

Ma l’ingegno della Ghinelli non sembra riuscire ad afferrare (oppure le sue mire non sembrano poterle concedere) il fatto che un così scellerato modus operandi è riconoscibile tanto contro gli omosessuali quanto nei confronti dell’etnia Sinti e allo stesso modo ai danni dei nuovi movimenti religiosi.

Lungi dall’essere coerente con le proprie affermazioni libertarie e rispettose del diverso, la Ghinelli si lancia in una dialettica paradossale in quanto discriminatoria e anti-discriminatoria al tempo stesso:


Con la «mano destra» difende gli omosessuali, con la mano sinistra mena fendenti contro i Testimoni di Geova.

Si renderanno mai conto gli «anti-sette» di rappresentare una continua contraddizione di se stessi?