giovedì 30 agosto 2018

Gli «anti-sette» visti con gli occhi degli «anti-sette»: Lorita Tinelli vs Giovanna Balestrino

Potrebbe un esponente «anti-sette» essere severamente criticato ed ideologicamente demolito da un altro esponente «anti-sette»?

Potrebbe un’organizzazione «anti-sette» come il cattolico GRIS («Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa») ritrovarsi ad essere profondamente contrapposto, sul piano dialettico, a un’associazione «anti-sette» come il CeSAP (il «Centro Studi sugli Abusi Psicologici»), corrispondente italiana della controversa FECRIS e referente della «Squadra Anti-Sette» (SAS) del ministero dell’interno?

Potrebbe, eccome. Anzi: può.

Ne diamo dimostrazione qui, con una breve ma significativa presentazione di prove multimediali, tornando ad attingere dalla sbalorditiva esposizione pseudo-scientifica fornita da Lorita Tinelli nel suo webinar del 18 aprile scorso, della quale non finiremo mai di essere riconoscenti alla psicologa pugliese perché si è rivelata fonte pressoché inesauribile di prove concrete della superficialità, banalità e scempiaggine ravvisata nell’operato degli estremisti antireligiosi.

Lorita Tinelli del CeSAP sostiene che una «culto distruttivo» o una «setta» abbia questa principale caratteristica:


Si era già trattato in dettaglio in un post precedente dell’inquietante inconsistenza di un siffatto discorso in tema di fideismo.

Ora andiamo oltre ed esploriamo quali conseguenze sconvolgenti può avere un tanto superficiale procedere dialettico.


Giovanna Balestrino (prima da destra nella foto), da quasi venticinque anni affermata avvocatessa del foro di Alessandria e fervente cattolica nonché rappresentante di zona del GRIS, racconta così di una toccante esperienza che l’ha condotta al matrimonio:


Proviamo ad analizzarlo in dettaglio, concetto per concetto.

Nello stralcio che evidenziamo qui di seguito, non si ravvisa forse una «adesione totale» ai dettami del gruppo (tanto, nella fattispecie, da determinare se protrarre o meno una convivenza pre-matrimoniale)?


E in questo successivo passaggio, non si ravvisa forse di nuovo un «atteggiamento fideistico» e (di nuovo) una «adesione totale» alla «parola del leader»?

Addirittura un «leader» solamente intermedio dato che si tratta di un sacerdote come molti altri, seppur nella ieratica cornice di un luogo come Medjugorje?


Importante precisazione: a noi curatori del presente blog – che religiosi siamo assai (anche se di estrazioni spirituali e dottrinali nettamente differenti) – pare non vi sia alcunché di biasimevole in una tanto fervida espressione di fede; al contrario, la riteniamo lodevole non tanto perché si colloca in un tempo di profonda crisi della Chiesa Cattolica, ma piuttosto per la profonda coerenza con gli ideali e con la morale afferenti al proprio credo. Poco importa che si possa pensarla in maniera diametralmente opposta: costei ha tutto il diritto di professare simili credenze (mentre ribadiamo la nostra assoluta disapprovazione per le sue inquisitorie attività di contrasto ai nuovi movimenti religiosi, che riteniamo non solo lesiva dei diritti altrui, ma anche del tutto contraria ai principi fondanti del cristianesimo).

Eppure, secondo Lorita Tinelli del CeSAP, quell’intenso ardore religioso deve essere schernito e deriso.

E altrettanto vale per affermazioni come questa, che dalla spiritualità quasi straborda nella poesia:


Ed ecco come risponderebbe la cattolicissima avvocatessa a chi vorrebbe trovare argomentazioni «scientifiche» per convincere i credenti di una data fede dell’inutilità del loro credo (si noti che asserzioni simili vengono adoperate anche contro chi recita orazioni buddiste):


Questo il parere della esponente «anti-sette» Giovanna Balestrino, quest’altro invece quanto dichiara l’«anti-sette» Lorita Tinelli:


Insomma, le credenze del tale o talaltro gruppo religioso preso di mira dalla psicologa «anti-sette» Lorita Tinelli devono essere considerate prive di «una base teorica e ideologica sostenibile», tanto da concludere: «come si fa a credere a cose di questo genere?».

Non si può credere in questo genere di cose, «a meno che» (sembra voler insinuare la Tinelli) «non si sia mentalmente labili». Tant’è che la fondatrice del CeSAP, referente della «Squadra Anti-Sette» della Polizia di Stato, addirittura dà a intendere che tale «disturbo mentale» che porta a «credere a cose di questo genere» serpeggi persino fra «soggetti socialmente adattati» che praticano «lavori di un certo livello».

Di nuovo, non stiamo esagerando, sono letteralmente parole sue:


Di fatto, la Tinelli si sta addirittura permettendo di discriminare, in maniera alquanto sprezzante, i fedeli di religioni e movimenti religiosi, etichettando questi ultimi come «culti distruttivi», persino sindacando sulla loro estrazione sociale o sui loro ruoli professionali.

Sembra quasi che stia parlando dell’avvocatessa di Nizza Monferrato e della sua nota e rispettata famiglia, la cui forte connotazione cattolica è presente (come è peraltro ovvio dedurre) in ogni aspetto della loro esistenza.


Questo discorso non ci pare solo di un’ovvietà e di una banalità tali da risultare pressoché disarmante se proferito da una psicologa la cui autorevolezza viene spesso citata ad esempio da media nazionali. No: ci sembra anche di una superficialità e di una tendenziosità allarmanti: incita alla discriminazione su basi del tutto inesistenti.

Si badi bene che la psicologa «anti-culto» critica, dileggia e discrimina non solo per ciò che (secondo lei) fanno gli appartenenti ai movimenti religiosi, ma anche per ciò in cui credono. Parrà cosa da poco, ma è invece di una gravità preoccupante: una psicologa (peraltro priva di qualifiche accademiche in materia religiosa) si permette di sindacare su ciò in cui gli altri credono, pubblicando poi ai quattro venti le sue opinioni. Ciò è illegittimo, senza il minimo dubbio.

E, come si è qui dimostrato, risulta in una discriminazione «anti-sette» che potrebbe specularmente venire applicata ad un esponente «anti-sette» del GRIS come Giovanna Balestrino.

lunedì 27 agosto 2018

Aggiornamento breve - «anti-sette», CeSAP e soldi facili

Come il nostro blog ha già ampiamente documentato in precedenza per l’associazione AIVS e per qualche giornalista compiacente tipo Gianni Del Vecchio o Flavia Piccinni, gli «anti-sette» non si accontentano dei proventi del loro business, che si tratti vuoi di denaro liquido vuoi di popolarità o visibilità mediatica.

Al contrario, cercano anche di racimolare soldi sfruttando il canale mediatico di Internet e presentandosi nel modo migliore possibile come enti di «pubblica utilità».

Nell’esempio che segue, vediamo la stessa tattica adottata dal CeSAP di Lorita Tinelli, consociata italiana della controversa sigla europea FECRIS.

Ecco infatti un sito web sul quale il CeSAP ha attivato una raccolta fondi:


Come si può ben vedere, fino ad ora hanno raggranellato 45 dollari americani.

L’obiettivo dichiarato è raggiungere i 10.000 dollari.

E a quanto pare non saranno gli unici denari a finire nelle casse «anti-sette», se si tiene conto che:
- FAVIS chiede il il 5 per 1000;
- CeSAP chiede il il 5 per 1000;
- AIVS chiede il il 5 per 1000;
- FAVIS fa la raccolta fondi tramite «autofinanziamenti.it» come mostrato nel presente post;
- AIVS sollecita tesseramenti e offre tesseramenti a un suo non meglio definito «Gold Club»;
- CeSAP sollecita donazioni anche via Facebook;
- FAVIS sollecita donazioni sul sito proprio e sulla pagina Facebook.

Ci domandiamo se la «trasparenza» con cui rendiconteranno sui fondi così raccolti sarà la medesima messa in campo dallo stesso FAVIS, ovverosia non fornire alcun dettaglio sulla gestione dei propri ricavi e mettere alla porta chiunque sollevi delle perplessità sul loro modus operandi, come abbiamo mostrato nel post appena precedente a questo.

venerdì 24 agosto 2018

Intolleranza «anti-sette»: FAVIS, censura e riqualificazione terminologica

di Mario Casini


Qualche giorno fa, ho notato un post di aprile scorso sulla pagina Facebook del FAVIS, l’associazione «anti-sette» di Maurizio Alessandrini e Sonia Ghinelli (corrispondente italiana della controversa FECRIS e referente della costosa «Squadra Anti-Sette» SAS del Ministero dell'Interno) in cui si richiede denaro ai contribuenti mediante il cinque per mille.

Così, mi è venuto l’uzzolo di provare a chiedere un po’ di trasparenza alla sigla riminese:


La reazione è stata non solo fortemente ostile e piccata (cosa che avrei senz’altro potuto aspettarmi), ma anche in buona parte fuori luogo. Segno evidente che (come ho poi commentato) il mio quesito ha scoperchiato un pentolone.


E infatti il nocciolo della risposta (al netto dell’attacco ad hominem nei miei confronti) si potrebbe riassumere in: «secondo la legge, non siamo tenuti a fornire alcun rendiconto, pertanto non lo abbiamo mai fatto e non intendiamo farlo».

Certo, avrei potuto chiudere la questione accontentandomi (per modo di dire) di aver avuto l’ennesima riprova del modus operandi «anti-sette».

E invece, spavaldo quale sono, ho voluto insistere:


La replica si commenta da sé: una riga per ribadire la propria lampante contraddizione in termini («siamo trasparenti, però non vogliamo fornire rendiconti siccome la legge ce lo consente») e tutto il resto per denigrare me medesimo.

A questo punto non potevo più tirarmi indietro, e così ho rintuzzato:


E qui spunta fuori la reazione stizzita e scomposta tipica di chi, messo in un angolo da argomentazioni stringenti, non ha altri mezzi se non l’attacco personale e… la propaganda.

Dice il rappresentante di FAVIS (ritengo debba essere Maurizio Alessandrini, ma potrei averlo confuso con Sonia Ghinelli, d'altronde non si firmano) che i miei commenti, in cui richiedo (con rispetto) delucidazioni e trasparenza, sono una «attività di troll».

In Internet, la parola «troll» significa «chi interviene all'interno di una comunità virtuale in modo provocatorio, offensivo o insensato, al solo scopo di disturbare le normali interazioni tra gli utenti».

Questa si potrebbe definire a tutti gli effetti «Verbal Engineering», tecnica di cui fu famigerato e malvagio maestro Joseph Goebbels nella Germania nazista.

Lo dirò senza mezzi termini: gli «anti-sette» di FAVIS, CeSAP, AIVS (e qualche altro) alterano sistematicamente le definizioni delle parole, piegandole alle proprie necessità, col solo scopo di conculcare i diritti altrui (in questo caso la libertà di parola).

A chiunque scriva cose sgradite agli «anti-sette» viene appioppato l’appellativo di «troll», in particolar modo a chi fa loro notare certe incongruenze o discrepanze. Il risultato dell'uso improprio di questo termine è che chiunque scriva qualcosa che costoro non condividono «diventa» un «troll», anche se si esprime educatamente, pacatamente e in linea con il contesto della discussione.

Somiglia un po’ a quello che spiega il noto giornalista Marcello Foa in questo video di cui riprendo qui un brevissimo stralcio:


E infatti, ecco quello che succede con un’altra commentatrice che interviene per darmi ragione:


Scatta immediatamente la censura, questa volta istantaneamente ed espressamente messa in atto proprio da Sonia Ghinelli (tramite il suo discusso profilo anonimo «Ethan Garbo Saint Germain»):


Il commento «scomodo» è stato infatti prontamente eliminato, e al suo posto rimane lo «stigma», del tutto fazioso ed ingiustificato, di «troll». Nessuna opinione divergente, nessuna voce fuori dal coro: nulla di tutto ciò viene permesso.

Al contrario, chi muove delle osservazioni e sollecita un esame di coscienza, viene messo alla porta come «troll».

È esattamente la stessa prassi che gli «anti-sette» adottano da molti anni con la parola «setta», che (come abbiamo spiegato e documentato in precedenza) per secoli non ha avuto un significato negativo. Sono stati loro ad alterarne il significato fino a ridurlo alla grottesca accezione di una sorta di «gruppo di mentecatti e malfattori che si lavano il cervello a vicenda quando non sono dediti a scannarsi a comando e a seviziare neonati».

Tornano in mente funeste dichiarazioni d’intenti atte a screditare intere etnie con devastanti conseguenze:


Tacciando di «troll» quelle che sono in effetti semplici voci fuori dal coro, gli «anti-sette» sono passati ad un inquietante livello di produzione lessicale a scopo discriminatorio. Sembrano infatti voler dire: «chi scrive commenti a sostegno di chi noi consideriamo essere un troll, è un troll egli stesso e viene eliminato».

Nemmeno i nazisti del terzo reich furono così svelti nel manipolare la terminologia modificando la definizione di appartenente alla razza giudaica e creando una categoria di «giudeo onorario» in quanto sostenitore di altri giudei. Goebbels docet.

mercoledì 22 agosto 2018

La strage di Waco (1993): la coscienza sporca di «anti-sette», media e governo

Con questo terzo contributo a proposito della tragedia di Waco in Texas (USA) del 1993, il «nostro» Epaminonda prosegue nella disamina delle reali responsabilità che diedero origine al massacro di un’ottantina di persone, fra cui donne e bambini, facenti parte di una piccola comunità religiosa locale, i Davidiani.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo i due post precedenti sul medesimo tema:
- [08 Agosto 2018] La strage di Waco: propaganda «anti-sette» moralmente responsabile?

Un doveroso approfondimento che getta luce su un sordido verminaio di interessi nascosti, per non parlare del solito, devastante ruolo da carogna degli apostati delle comunità religiose.

martedì 21 agosto 2018

Paradossi «anti-sette»: Carlo Climati e Bruno Zambon

Ai primordi del nostro blog abbiamo accennato al convegno che si tenne in dicembre 2007 presso l’ateneo vaticano Regina Apostolorum: un evento voluto dal GRIS con le luci della ribalta tutte puntate sul prete inquisitore don Aldo Buonaiuto e sulla «Squadra Anti-Sette» (SAS); in quell’occasione vennero presentate le assurde statistiche del suo numero verde «contro l’occulto» che ebbero il grottesco risultato di dimostrare l’inesistenza del presunto «allarme sette» e l’inconsistenza delle argomentazioni «anti-sette».

Già a quei tempi, l’addetto stampa del Regina Apostolorum era Carlo Climati, un giornalista e scrittore dell’ambiente «anti-sette», collaboratore del GRIS (nonché organizzatore di numerosi convegni del GRIS sin dai primi anni 2000), ben noto per i suoi anatemi contro la musica rock «heavy metal» e contro un certo stile di vita anticonformista.


In più occasioni Climati ha raccontato di aver fatto parte come bassista proprio di una band heavy metal, puntualizzando che quella musica e quella cultura l’avevano «traviato». Ci domandiamo se non si tratti di una sorta di «apostata» del satanismo: l’unica cosa certa è il suo passaggio da un estremo all’altro.

Sul Web si trova ancora qualche traccia di un passato che probabilmente per Climati risulta «scomodo»:


Non possiamo prendere per oro colato ciò che scrive questo utente, tuttavia possiamo notare che dopo quasi quattordici anni la sua affermazione non è mai stata in alcun modo smentita, e troviamo estremamente improbabile che Climati non ne sia mai venuto a conoscenza. D’altronde, a parte l’allusione a questioni sentimentali e al netto dei «ricami» un po’ coloriti, il fatto concreto è stato a più riprese confermato dallo stesso Carlo Climati ed è anche nero su bianco in uno dei suoi libri pubblicato nel 2002:


La memoria corre immediatamente al poliziotto Bruno Zambon, amico e collaboratore degli «anti-sette» di CeSAP e FAVIS, del quale abbiamo evidenziato tempo addietro alcuni aspetti discutibili. Zambon è proprio quell’agente della SAS che si vede chiaramente (malgrado l’irrisorio tentativo di occultarlo) intervistato nella trasmissione di RAI 3 «Presa Diretta» del 24 febbraio scorso, tanto mediocre quanto controversa e contestata. Ecco un breve estratto da quel triste, pessimo esempio di servizio pubblico erogato dalla TV statale:


Sorvoliamo sul vocabolo «magone» (qui il significato corretto), che c’entra nulla con il «mago».

Sorvoliamo anche su come il poliziotto Bruno Zambon possa arrogarsi il diritto di parlare pubblicamente di «problemi della psiche» in un contesto nel quale finisce per avvalorare una linea ideologica palesemente discriminatoria nei confronti di varie minoranze religiose, entrando a gamba tesa in un contesto in cui non ha né competenze né qualifiche.

Non si può invece sorvolare sul fatto che (per sua stessa affermazione!) un rappresentante della Repubblica, presentato come tale e nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, parli per «stereotipi» e si premuri addirittura di convalidarli, peraltro adoperando concetti banali e scontati, di una superficialità disarmante, che ricordano quella ridicola affermazione sulla «ipnosi che gestiscono gli zingari» fatta da Luciano Madon di AIVS.

Lascia forse ancora più sbalorditi l’uso della parola «nemico» da parte del poliziotto della «Squadra Anti-Sette» che, ad onta del nome, dovrebbe rappresentare uno Stato garante dei diritti dei cittadini: al contrario, a suo parere, i gruppi religiosi che secondo lui vanno classificati come «sette» rappresentano un bersaglio da colpire. Poco importa cosa dice il mondo accademico. Poco importa cosa dicono decine di migliaia di italiani entusiasti di farne parte. Poco importa cosa dicono la Costituzione della Repubblica e le convenzioni internazionali in tema di libertà di credo.

Ma torniamo all’intransigenza del GRIS e al tentativo di demolire tutto ciò che non è conforme a una certa forma mentis tradizionalista e moralizzatrice.

Come abbiamo già ricordato, il poliziotto Bruno Zambon è bassista in un piccolo gruppo rock locale di nome «Kimera», che si pubblicizza anche tramite Internet e che, come si legge sulla relativa pagina Facebook, suona un rock di tenore «decisamente gotico» e influenzato da gruppi come Iron Maiden (di cui sono una «cover band») e Evanescence.


A scanso di equivoci, vogliamo precisare che non abbiamo assolutamente nulla di male né nei confronti del rock, né nei confronti dei musicisti (bassisti inclusi), e nemmeno dell’hard rock. I gusti sono gusti, il rock potrebbe anche non piacere, ma è un fatto universalmente accettato che nella miriade di brani rappresentati da quel tipo di musica si trovano degli autentici capolavori. Per non parlare dei milioni e milioni di persone che apprezzano il genere: tutti «mentalmente manipolati» e indotti all’adorazione di Satana?

Pensiamo a gruppi rock che hanno fatto la storia come i Led Zeppelin, i Queen, gli Eagles per non parlare degli stessi, leggendari Beatles. Secondo Carlo Climati del GRIS, queste band sono responsabili della nascita di quello che egli descrive come «rock satanico». Anche gli Iron Maiden non sfuggono alle sue accuse di essere degli «untori» e di attentare alla moralità dei giovani.

Ci domandiamo quindi perché Carlo Climati non «insorge» contro il poliziotto Bruno Zambon, agente della «Squadra Anti-Sette», quando pubblica foto come questa (lui è il primo da destra, mentre il primo da sinistra è suo figlio):


In tutta franchezza - di nuovo - noi non troviamo nulla di male in questa simpatica foto di gruppo. Carlo Climati, invece, dovrebbe scandalizzarsi per il gesto delle mani, per le ricorrenti immagini della morte, per il teschio stile Iron Maiden alle loro spalle, e per qualche altro dettaglio che lui saprebbe certamente ricondurre al «satanismo».

Discorso simile per quest’altra foto, in cui lo si vede sulla destra intento a suonare:


Come commenterebbe Climati quegli enormi teschi sullo sfondo ed il tatuaggio sul braccio del chitarrista? Per non parlare della sua maglietta che inneggia proprio agli Iron Maiden, tanto «esecrandi» secondo il rappresentante del GRIS!

E chissà se Carlo Climati riterrebbe che il poliziotto Bruno Zambon abbia traviato il proprio stesso figlio inducendolo a truccarsi come si vede in questa foto di tre anni or sono:


E che dire dell’uso di uno scheletro come mascotte del gruppo dei Kimera?


Forse Climati obietterebbe che Zambon è girato dall’altra parte perché non sopporta la vista né dello scheletro né dei tatuaggi del suo chitarrista?

E che dire di questo trucco «conturbante» del poliziotto della SAS, ispirato a un suo idolo?


E i Kiss? Sì, proprio quelli della celeberrima «I was made for loving you»: anche loro da mettere all’indice secondo il GRIS? In tal caso, non lo si dica a Zambon che ha commentato questa foto con un «Tra rocker ci intendiamo!»:


In gennaio 2003, Carlo Climati dalle pagine del sito GRIS dichiarava con sbalorditivo cinismo che i Nirvana (storica band di inizio anni ’90) erano da ritenersi «discutibili» perché il loro frontman (Kurt Cobain) morì suicida:


Non risulta, però, che abbia detto qualcosa di simile un anno e mezzo più tardi quando Cecilia Gatto Trocchi, una esponente «anti-sette» del GRIS con cui Climati aveva collaborato in più occasioni, si tolse la vita lanciandosi nella tromba delle scale del palazzo in cui abitava.

Insomma, fra il serio ed il faceto abbiamo ampiamente documentato come le teorie «anti-sette» (in questo caso di un rappresentante storico del GRIS), estremamente opinabili e discutibili, vengono sfruttate a mo’ di supporto ideologico per osteggiare i movimenti spirituali.

E vi sarebbe anche di più da dire: ad esempio, potremmo citare qualche altisonante affermazione «anti-Led Zeppelin» dell’esponente «anti-sette» Carlo Climati; non escludiamo di integrare in un secondo momento il presente post con qualche sua perla di saggezza in ambito musicale (ci si consenta una punta ironia).

Rimane il fatto che questi sedicenti «esperti» non solo sono privi di qualifiche accademiche in campo religioso, ma non guardano nemmeno in casa propria oppure, se lo fanno, non esercitano la benché minima autocritica.