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mercoledì 20 marzo 2019

Gli «anti-sette» e gli «anti-satanisti» fra alleanze e divorzi

di Angela

ANTI SETTE E ANTI SATANISMO
TRA ALLEANZE E DIVORZI


Uno degli sport preferiti dagli antisette è sempre stato quello di vedere satanisti o satanassi ovunque, una vera ossessione. Naturalmente questo chiodo fisso li ha portati anche a creare allarmismi sociali inesistenti tramite i media, il più delle volte basati su “statistiche” tutte da dimostrare.

Per capire la profondità culturale e la coerenza dei (presunti) esperti italiani che si occupano di “sette” e di “satanismo” dobbiamo necessariamente ricorrere, a titolo dimostrativo, a quanto accaduto al Festival di Sanremo e  alla satira di Virginia Raffaele.

La comica romana ha “invocato” per ben cinque volte il nome del “maligno” durante uno sketch umoristico sul palco del grande Festival. In realtà si è trattato di un gioco di parole unito a molti altri che facevano parte dell’esibizione, ma per il prete inquisitore don Aldo Buonaiuto si è trattato di un fatto grave.

Anzi: ha lanciato un vero e proprio appello alla Raffaele: “perché chiarisca quella che apparirebbe una gag spiritosa, ma poi stonata perché sembra non tenere conto della sensibilità di tante persone che soffrono a causa della presenza del maligno.”

La vicenda è caduta rapidamente nel ridicolo e ha prodotto un netto voltafaccia dei soliti “esperti” che da fedeli alleati dell’esorcista in tonaca, hanno rapidamente scaricato don Aldo con buona pace della propria coscienza.

Ciò è avvenuto dapprima con un comunicato stampa congiunto (questo assieme a questo) pubblicato da FAVIS e CeSAP,le associazioni antisette italiane rappresentanti in Italia della controversa sigla europea FECRIS.

In contemporanea hanno mosso delle critiche al vetriolo, come mostra questo post di Sonia Ghinelli (sempre attiva dal suo controverso profilo anonimo):


Ne hanno fatto dell’ironia:


E in conclusione lo hanno scaricato definitivamente:


Ma ricordiamo che fino a poco prima c’era una grande vicinanza (di fatto, una stretta collaborazione) fra le due frange militanti degli antisette.

Per esempio, lo scorso settembre il presidente FAVIS, il ragioniere in pensione Maurizio Alessandrini, ha addirittura invitato don Aldo Buonaiuto al convegno organizzato con l’associazione Penelope Scomparsi (evento del quale avevamo parlato in un precedente post):

 


C’erano anche stati scambi di proposte, dato che Maurizio Alessandrini è stato poi invitato a intervenire a Roma al convegno organizzato per Novembre 2018 alla LUMSA proprio da don Aldo Buonaiuto.

Comunque è lampante che FAVIS in precedenza ha appoggiato a spada tratta la campagna anti satanista di don Aldo Buonaiuto:



A cosa è dovuto questo improvviso voltafaccia? Si potrebbero formulare diverse ipotesi, eventualmente da sviluppare e documentare un po’ alla volta in post successivi.

Ma tornando a don Aldo Buonaiuto, a parte alcune voci politiche che lo hanno sostenuto per mero protagonismo, in realtà ha fatto una magra figura anche nei confronti di altri sacerdoti come Paolo Farinella, studioso di religioni e attivo in progetti sociali: basti leggere il suo commento sul Fatto Quotidiano.

Il giudizio di don Farinella è inflessibile: “A vedere il filmato, una persona psicologicamente equilibrata non vi riscontra alcuna invocazione o peggio, alcun sottinteso satanismo della povera attrice comica che s’impegna con qualche fatica a fare un po’ di satira…”

Quindi, secondo Farinella, don Buonaiuto sarebbe praticamente equiparabile a uno squilibrato.

“Se il prete esorcista fosse rimasto zitto, tutto sarebbe passato nel dimenticatoio... Ora, per un’esclamazione che non è affatto invocazione, perché è evidente 'il contesto' satirico e ridanciano, si sta facendo una guerra escatologica da Armageddon.”

Quel che più colpisce è che don Aldo Buonaiuto è considerato un referente chiave dal Ministero dell’Interno in materia non solo di satanismo, ma di “sette” in generale. Com’è possibile che nel 21mo secolo abbiamo un “esorcista” che si prende la briga di catalogare e sentenziare su fenomeni sociali che molto probabilmente nemmeno comprende (o quanto meno non ha mai studiato a fondo come ci si aspetterebbe, conseguendo un titolo accademico nel settore)? Una persona talmente immersa nel proprio contraddittorio fanatismo, da ritrovarsi sconfessata “pubblicamente” persino dai suoi stessi alleati.

Citiamo il comunicato degli antisette:

“CeSAP e FAVIS, affiliate alla ‘Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione su Culti e Sette’ (FECRIS) prendono una chiara e netta distanza dalle dichiarazioni di Don Aldo Buonaiuto, presentato dalla stampa come ‘coordinatore’ del ‘forum anti-sette’ sullo sketch della soubrette Virgilia Raffaele sul palco di Sanremo per il quale egli ha parlato di ‘rituale satanico’. Riteniamo fondamentale che l’opinione pubblica sappia che il sacerdote esprime interpretazioni e opinioni personali e non condivise dal movimento che contrasta le derive settarie in Italia.”

Peccato che sinora il sacerdote “scaricato” abbia loro fatto comodo in molteplici occasioni.

Evidentemente non hanno alcuna remora a sputare nel piatto nel quale hanno mangiato finora.

E inoltre, da che pulpito viene la predica? Questi personaggi in realtà non fanno altro che sparare sentenze e opinioni campate per aria, come più volte s’è dimostrato in questo blog.

mercoledì 9 gennaio 2019

Bufale «anti-sette»: Roberta Grillo, il centro «Sicar» e il presunto «allarme satanismo»

Stemperiamo i toni necessariamente un po’ seriosi degli ultimi tempi (d’altronde, ci sarebbe davvero poco di che stare allegri) e tuffiamoci per un momento fra gli aspetti più ridicoli che il panorama «anti-sette» ci offre.

Lo facciamo con il nostro Epaminonda, che di satira s’intende, e che è incappato in un articolo semplicemente arlecchinesco, firmato da un laureando di nome Andrea Ferrario e pubblicato da una rivista edita addirittura dalla Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano (sic!).

Satira amara, comunque, perché dell'approssimazione e della superficialità degli «anti-sette» si potrebbe e si dovrebbe parlare in maniera ben più severa.



lunedì 8 ottobre 2018

Barlumi di giustizia nell’iniquo mondo «anti-sette»: a giudizio due giornaliste

Il mese scorso è stata diffusa una notizia che ci ha lasciato ben sperare per il futuro: due giornaliste Mediaset sono state rinviate a giudizio con l’accusa di «diffamazione a mezzo stampa» per aver realizzato due servizi, andati in onda il 27 maggio 2013 a «Studio Aperto» su «Italia 1», in cui ipotizzavano dei collegamenti fra alcuni suicidi di ragazzi della zona di Saluzzo (Cuneo) e dei presunti «riti satanici» e relative «sette».


Come spiega Monica Bruna nell’articolo qui riportato, nei servizi televisivi diffusi dalle due giornaliste ora sotto accusa «si parlava anche del suicidio della studentessa avvenuto due anni prima. La ragazza veniva citata per nome, comparivano anche alcune immagini dell’abitazione».

«La studentessa si era tolta la vita, impiccandosi, il 1° maggio 2011, (…). I genitori avevano detto che la figlia era depressa a causa di una delusione sentimentale», ma i giornalisti influenzati dalla propaganda «anti-sette» avevano invece preferito dare ascolto a qualche diceria, forse pensando che potesse «vendere meglio», e avevano parlato di «sette sataniche» e quant’altro. Una pista che, nel corso delle indagini, era stata «completamente scartata dagli inquirenti».

Occorre sottolineare che siamo solo al primo grado di giudizio e quindi occorrerà vedere quali saranno gli esiti veri e propri del processo; tuttavia, per una volta la macchina della giustizia sembra si muoversi in direzione della correttezza e della legalità mettendo sotto accusa dei produttori di «fake news» complici degli «anti-sette». Volendo essere scrupolosi, anche questi ultimi dovrebbero essere processati come complici delle due giornaliste.

Ma purtroppo il triste caso della studentessa del cuneese la cui reputazione fu infangata (assieme a quella della sua famiglia) persino dopo la sua morte per suicidio senza alcun rispetto per una tale tragedia non è affatto isolato.

Un’altra vicenda di cronaca nera in cui i «megafoni» della propaganda «anti-sette» presero subito a vociare contro delle inesistenti «sette religiose» ebbe luogo poco lontano da Saluzzo, a una settantina di chilometri più a est, nell’astigiano:


Era l’aprile del 2014 e le indagini erano in pieno svolgimento; decine e decine fra articoli e post sui vari blog «di informazione» parlarono di questa povera donna scomparsa e trovata morta in un canale solo sei mesi più tardi. Anche qui, fioccarono le illazioni sul fatto che fosse stata «plagiata» da qualche «seguace di una setta», ecc. Le solite «notizie» ricamate o inventate per risultare allarmanti e spaventose.

Quale fu la verità, accertata in sede giudiziaria?


Condanna che è stata poi confermata recentemente, in maggio scorso.

Ci auguriamo che la giustizia segua il suo corso e faccia piena chiarezza sulle responsabilità delle due giornaliste nel diffondere false notizie di stampo «anti-sette».

domenica 24 dicembre 2017

I comunisti mangiano i bambini? No… loro no, ma le «sette» sì!

[Post aggiornato il 16 Marzo 2018]
[Nota: i nomi sono stati oscurati per non perpetrare il sopruso.]

Prima che qualcuno prenda troppo sul serio la nostra provocazione, precisiamo che solo per amor di satira abbiamo intitolato questo post ricalcando la «storica» fanfaluca a proposito dei «compagni» di sinistra (per ulteriori spiegazioni, rimandiamo a questo articolo). Oggi la si definirebbe una «bufala», ma la somiglianza con quanto andremo a raccontare è emblematica.

Un lettore ben informato che sta seguendo il blog e che ha letto il nostro post a proposito della vicenda giudiziaria dei presunti «Angeli di Sodoma», ci ha fatto gentile dono di un documento alquanto pertinente che, pur essendo pubblico, non ci risulta abbia mai visto la luce.

Ne pubblichiamo qualche stralcio per fornire ulteriori elementi a dimostrazione dello scellerato modus operandi degli «anti-sette» e del modo in cui essi foraggiano la «Squadra Anti-Sette» (SAS) per colpire le persone più deboli e i gruppi di minoranza da loro opinabilmente classificati come «culti distruttivi».

Si tratta della famigerata relazione di don Aldo Buonaiuto, sulla base della quale non solo la magistratura ha inflitto la carcerazione preventiva (in attesa di giudizio) a quattro imputati, ma la macchina del fango fomentata dai soliti «anti-sette» ne ha anche rovinato per sempre l’esistenza marchiandoli a fuoco con un’ingiusta nomea di maniaci e assassini. L’unica verità è che uno di loro aveva commesso il reato di cessione (nemmeno spaccio) di stupefacenti (ed è stato quindi condannato per tale illecito).

Come si diceva appunto in quel già citato post, pochi mesi prima dell’istituzione della SAS e proprio in occasione dell’inchiesta giudiziaria che era partita su quei quattro giovani satanisti del pescarese, don Aldo Buonaiuto era stato «nominato sul campo ufficiale di polizia giudiziaria» per assistere «i poliziotti nei meandri oscuri dei riti dedicati al demonio». In altri termini, era stato assunto come consulente dalla Polizia Giudiziaria che stava indagando.

Ecco, infatti, come titolava la relazione (nove pagine) redatta da don Buonaiuto:


Ed ecco come veniva giustificato, nell’introduzione di quel documento (prima pagina), il ruolo del prete cattolico:


Vorremmo soffermarci su un elemento che viene qui fornito: «dopo (…) aver esaminato tutto il materiale acquisito» significa, senza mezzi termini, che don Buonaiuto ha avuto accesso sin dall’inizio a tutti i documenti dell’indagine, ovviamente secretati e quindi preclusi a chiunque altro, persino ai legali degli imputati. Ne consegue che a un prete cattolico (peraltro privo di qualsivoglia titolo accademico in materia di religioni e spiritualità con l’unica, ovvia eccezione della propria) viene affidato l’incarico – singolarmente (per non dire paradossalmente) – di redigere una relazione riguardo a un gruppo di satanisti: quale obiettività potrà mai avere una tale figura? In forza di un simile incarico, tale prete cattolico è automaticamente investito di un potere immenso, ossia quello di esprimere giudizi di merito e accuse molto pesanti che non saranno sottoposte ad alcun contraddittorio né al vaglio di alcuna critica.

Giudizi e considerazioni che, infatti, sono valsi agli imputati il carcere e la rovina totale della loro reputazione ad opera della macchina del fango «anti-sette», già molto prima (ben tre anni) che il tribunale potesse esaminare gli elementi e formulare una propria sentenza.

Sentenza che, quando è arrivata, ha clamorosamente smentito la versione iniziale ed ha razionalmente sanzionato solo i fatti criminosi accertati, nessuno dei quali collimava con i roboanti anatemi del sacerdote livornese.

Tant’è che la denominazione stessa «Angeli di Sodoma» è un’invenzione giornalistica (utile per suscitare timori e ribrezzo) e infatti i quattro indagati hanno subito un massacrante processo mediatico grazie a don Buonaiuto e ai suoi colleghi. Alcuni media di quel periodo sono ancora rintracciabili su Internet, con i loro titoli sensazionalistici: «Bambini drogati e violentati per riti satanici», «Bimbi violentati e drogati, 4 arresti» e «Sette sataniche, “Angeli di Sodoma” pericolosi – ramificazioni da nord a sud».

Ma torniamo al documento ed esaminiamone alcuni passaggi.

Questo paragrafo è posto all’inizio della relazione vera e propria:


Sorvolando su quel curioso quanto ambiguo «egregiamente» che sa un po’ di sviolinata, notiamo subito due elementi cardine: anzitutto, il «gruppo satanico» oggetto di indagine (e dunque – teoria vorrebbe – in quanto tale da considerare innocente fino a prova contraria) è immediatamente definito una «nefasta realtà»; ciò indica inconfutabilmente che la relazione di don Aldo Buonaiuto parte sin da principio con una sentenza inappellabile di colpevolezza, o per dirla in altro modo, con un profondo pregiudizio che non lascia spazio ad alcuna obiettività o serena osservazione. Quale metodo scientifico può venire adottato in presenza di un simile preconcetto?

L’altro elemento è quello dell’allarmismo, che spicca anch’esso da quel primo, chiassoso paragrafo: i quattro giovani pescaresi sarebbero stati addirittura, secondo don Buonaiuto, esponenti di una realtà criminale internazionale. Nulla, però, di quei legami stile «cospirazione mondiale» (che ci ricordano famosi film americani ricchi di effetti speciali), è mai emerso dal processo o dal proseguimento dell’inchiesta. Da quali elementi li avrà colti il prete della SAS? Forse dalla sua inesistente preparazione accademica in materia di criminologia o di filosofia della religione o di sociologia?

Più oltre nella relazione, don Aldo Buonaiuto cerca di portare prove a dimostrazione della sua tesi accusatoria:



Posto che i quattro ragazzi indiziati si fossero dati la denominazione di «Angeli di Sodoma», questa è una pura e semplice interpretazione del significato che essi avrebbero potuto attribuire al vocabolo «angeli»; ma poi,come in un sillogismo sofistico la trattazione prosegue e finisce per tradursi nel sospetto che il gruppo potesse, sulla scorta di quella significanza, commettere un crimine. Ipotesi tutto sommato legittima (sempre ammesso e non concesso che la premessa potesse essere sensata), ma quel sospetto non viene affatto qualificato come tale; tutt’altro, viene proprio fatto assurgere a «elemento di prova»! Eppure non si trattava dell’accertamento che quel genere di atto (tanto orripilante) fosse stato commesso, ma solo di un sospetto fondato su meri concatenamenti di pensiero.

Infatti, proseguendo con la lettura, si ha la netta sensazione che la «relazione» di don Buonaiuto altro non sia se non un vero e proprio «processo alle intenzioni» che ha l’amaro e orrido sapore di un revival dell’inquisizione spagnola.


Indubbiamente, un’affermazione di quel genere risulterebbe aberrante per una persona di buon senso; così sarebbe, in modo particolare, se il significato dato a quelle parole fosse davvero ciò che vuole fare intendere il testo che le riporta. In altri termini, estrapolata dal proprio contesto ed inserita in un dato passaggio di una «perizia» che dipinge una scena con tinte fosche e tetre, senza dubbio una frase tanto eclatante sortisce l’effetto di un ribrezzo istantaneo, suscita come reazione un ipotetico invito a lavarsi la bocca col sapone.

Ciò detto, se l’infelice boutade non ha avuto alcun tipo di seguito e non vi è stato il benché minimo indizio concreto della volontà di mettere in atto una tanto ripugnante condotta, nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a «condannare in via preventiva» un individuo per infanticidio quando tutt’al più lo si potrebbe tacciare di turpiloquio. E questo senza nemmeno aver indagato in quale contesto, in quale momento particolare e in quali condizioni individuali il soggetto avesse esternato dei pensieri tanto gravi. Anche perché la stessa relazione parla di «battuta» e non vi è peraltro alcun accenno al fatto che la «testimonianza» indicata sia stata messa alla prova in termini di veridicità o sia per altri motivi da considerarsi pienamente attendibile.

Eppure, secondo don Aldo Buonaiuto, delle «prove» come quella sono più che sufficienti per considerare gli indiziati dei criminali tout-court:


A noi, invece, da quanto esposto appare evidente come don Aldo Buonaiuto «divulghi pericolosamente» una cultura dell’allarme e del sospetto e dell’intolleranza del diverso, tentando di minare la serenità psichica della gente e – peggio ancora – strumentalizzando le istituzioni dello Stato per reprimere i diritti e la libertà delle persone che non gli garbano.

Ha forse buon gioco don Buonaiuto ad affermare che le persone «in genere» sono «fragili»? Forse vorrebbe che lo fossero, perché in tal caso lui può sentirsi autorizzato a «proteggerle» dal «maligno» e quindi a continuare a richiedere ed ottenere fondi per la sua associazione?

Ma se il «maligno» da lui additato è solamente il libero pensiero e se il «pericolo» è in realtà rappresentato dalla libera associazione, la gente ha davvero bisogno di una simile «tutela» e lo Stato (che si presume sia laico) dovrebbe continuare a finanziarla con il denaro di noi contribuenti?

venerdì 22 dicembre 2017

STORIA / 3. Ancora sulle devastanti conseguenze della propaganda «anti-sette»

Torniamo sull’argomento dei danni cagionati dall’intolleranza «anti-sette» per descrivere un caso emblematico che, anche dopo il lungo tempo ormai trascorso, rende bene l’idea di quanto devastanti possono essere le conseguenze delle campagne mediatiche e delle persecuzioni giudiziarie montate dai presunti o sedicenti «esperti» di movimenti religiosi.

Il caso degli «Angeli di Sodoma» è stato sotto le luci della ribalta mediatica nell’autunno del 2002.

Ecco con quale tenore drammatico le cronache nere del periodo descrivevano la situazione: «L’orrore abitava in una casa qualunque, alla periferia di una piccola città stretta fra le colline e il mare. Lì approdavano ragazzi troppo fragili, attirati da un mondo che avevano imparato a conoscere attraverso le suggestioni della musica. Il mondo del satanismo, delle messe nere, dei riti foschi partoriti da menti malate. “Angeli di Sodoma”, così il loro messia voleva si chiamassero. Charles Bukowski era il loro idolo. G. C., il cupo sacerdote».

Con un’ingenuità quasi naif, degna del miglior film d’azione americano anni ’80, i giornalisti «ben informati» proseguivano nei loro racconti di come i «buoni» avevano sgominato i «cattivi»: «La polizia ha chiesto aiuto alla comunità di don Oreste Benzi, che ha messo a disposizione don Aldo Buonaiuto, un giovane sacerdote esperto di satanismo. E don Buonaiuto, nominato sul campo ufficiale di polizia giudiziaria, ha guidato i poliziotti nei meandri oscuri dei riti dedicati al demonio».

A molti commentatori, osservatori e studiosi parve subito singolare che proprio un prete cattolico venisse considerato una fonte autorevole per giudicare un fenomeno criminoso che qualcuno aveva presupposto potesse essere caratterizzato da aspetti religiosi o esoterici. Eppure, le dichiarazioni individuali di quel sacerdote finirono per sostanziare un ordine di carcerazione preventiva per quattro ragazzi, la cui unica colpa pareva essere il praticare una loro filosofia completamente avulsa dalla forma mentis della società in cui si trovavano. Tanto che qualcuno ebbe a gridare ad una nuova «caccia alle streghe», praticata «con metodi feroci e sistematici». Dal canto loro, gli interessati, dall’isolamento in prigione si proclamavano innocenti e «vittime di una montatura».

L’esito dell’inchiesta che ebbe luogo nei tre anni successivi? Eccolo qua:


Ma come è tristemente consueto nell’ambito degli «anti-sette», purtroppo, in attesa di un giudizio organico due dei quattro imputati poi assolti «perché il fatto non sussiste», sono stati «sbattuti nelle prima pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali e additati come mostri e facenti parti di una setta satanica». Le loro vite sono state segnate per sempre da un inevitabile disonore e dalla disapprovazione dell’opinione pubblica, a prescindere dal fatto che dopo tre anni la giustizia ha ritenuto infondate buona parte delle accuse.

Similmente a quanto è accaduto qualche tempo dopo con il «caso Arkeon», mentre la gogna mediatica ha condannato gli imputati ancora prima che si celebrasse il processo e senza possibilità alcuna di ricorso, la giustizia ordinaria ha sanzionato una condotta illecita legata alla droga, ma per converso ha dissolto completamente il teorema della «setta satanica pericolosa», ovvero quella sorta di cortina fumogena sparsa ovunque dagli «anti-sette», con don Buonaiuto in prima fila.

Nel «caso Arkeon», il «teorema Tinelli» aveva paventato l’esistenza di una «psico-setta» distruttiva e aveva descritto tutta una serie di reati gravi che però il tribunale (tre gradi di giudizio, fino alla Corte di Cassazione) hanno accertato esistere soltanto nella fervida immaginazione della psicologa pugliese e di coloro che, assieme alla Tinelli, avevano raccontato delle «storie di abusi» rivelatesi inconsistenti.

Nel caso degli «Angeli di Sodoma», la condotta realmente criminosa (sanzionata come tale a seguito degli accertamenti da parte della magistratura) è stato lo spaccio di droga assieme alla profanazione di tomba, mentre il castello di carte montato (questa volta) da don Aldo Buonaiuto si è rivelato di una falsità tanto accanita quanto maliziosa.

Si potrebbe pensare che si sia trattato di un caso isolato, magari dovuto al fatto che don Buonaiuto era alle prime esperienze della sua crociata contro i «culti distruttivi». Non è così, e a questo proposito citiamo un frizzante ma incisivo articolo pubblicato su «Agenzia Radicale», a firma di Camillo Maffia:



D’altronde, che don Buonaiuto non sia realmente un esperto di «sette» ma affermi solo di esserlo, risulta palese anche da altri elementi. In questa intervista, per esempio, uno dei massimi studiosi di movimenti religiosi e di spiritualità a livello mondiale, il prof. Massimo Introvigne, definisce così il prete «anti-sette» consulente della polizia di stato: «Non solo la vicenda dei presunti Angeli di Sodoma, ma anche i suoi libri a mio avviso permettono di concludere che ci troviamo di fronte a un militante, non a uno studioso. Naturalmente don Buonaiuto potrebbe sostenere che anch’io, e tanti miei colleghi, siamo “militanti”, nel nostro caso in favore della libertà religiosa delle cosiddette “sette”. La differenza però è che io, come altri studiosi accademici, ho al mio attivo centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali, o presso case editrici accademiche, che le sottopongono al vaglio rigoroso della “peer review”, cioè alla recensione anonima da parte di colleghi universitari. Con tutto il rispetto, mi pare che questo appunto manchi nel curriculum di don Buonaiuto».

Infatti, va anche precisato che la conclamata mancanza di fondamento delle «notizie» riferite da don Buonaiuto a proposito della presunta «setta degli Angeli di Sodoma» è stata in seguito più volte ricordata non solo da un illustre sociologo come il prof. Introvigne, ma anche da persone di estrazione completamente differente (quali ad esempio lo scrittore Amedeo Longobardi), come mostrano molti commenti qua e là per la Rete (quelli in calce a questo articolo solo per citarne alcuni).

Infine, sarebbe opportuno precisare che dopo quella sentenza (ottobre 2006) ce n’è stata una seconda, di appello, con la quale i reati inizialmente sanzionati sono stati alquanto ridimensionati fino ad un dimezzamento della pena. Ma se in quel gruppetto di giovani anticonformisti c’era stato dello spaccio di stupefacenti e qualche altro illecito, giusto e dovuto è stato fermare e sanzionare l’illegalità; ciò detto, che bisogno c’era di assassinare la loro reputazione per sempre e di istigare un’indagine giudiziaria su aspetti del tutto inesistenti? Di nuovo, come in molti altri casi, un inutile dispendio di denaro pubblico e una vita rovinata per i quattro imputati che sono stati tacciati delle nefandezze più raccapriccianti, tutte frutto dell’orrida, oscena e morbosa immaginazione di un esponente del clero cattolico, referente della controversa «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno.

D’altronde, non è strano che le vicissitudini giudiziarie di Arkeon e degli «Angeli di Sodoma» (e di altre che qui non abbiamo menzionato ma delle quali si potrebbe e forse si dovrà parlare) siano scaturite entrambe dalla stessa prassi scellerata, quella di strumentalizzare il potere dello stato contro le minoranze, tant’è che i già citati don Buonaiuto (prete cattolico) e Lorita Tinelli (psicologa) si dichiarano referenti della SAS («Squadra Anti-Sette») esattamente come Sonia Ghinelli del FAVIS, e tutti loro adottano il medesimo modus operandi.

A tal proposito, sui metodi della SAS (una sorta di «polizia spirituale» dalle fosche tinte orwelliane), molto è stato scritto e denunciato dal sito Internet «Libero Credo».

C’è da augurarsi che, caso dopo caso, lo Stato si ravveda e riconsideri la distribuzione delle proprie risorse per destinarle ad attività serie di contrasto al crimine… con il bisogno che ce n’è!