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giovedì 20 dicembre 2018

Giornalisti e mass media «anti-sette»: la controversa trasmissione «Mangiafuoco sono io»

di Mario Casini

L’ultima settimana di novembre scorso, nell’ambito della trasmissione «Mangiafuoco sono io», la principale radio di stato Radio RAI Uno ha mandato in onda un servizio in quattro puntate dedicata alla strage del Tempio del Popolo a Jonestown (Guyana), di cui era appena ricorso il quarantesimo anniversario.

Di quell’eccidio abbiamo diffusamente parlato nel nostro blog con una serie di contributi che finalmente ne descrivono la verità storica, scritti dal nostro esperto di questioni internazionali, Epaminonda. Ne riporto qui un elenco, foss’anche soltanto per rendere l’idea della quantità e qualità degli approfondimenti che si potrebbero svolgere sul tema, se si volesse indagarlo in maniera realmente obiettiva.

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)
- [2 Agosto 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» e il falso «suicidio di massa»
- [19 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: falliscono i tentativi di insabbiamento
- [24 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di menzogne «anti-sette»
- [30 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: business della morte, documentario di Di Caprio
- [14 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Jonestown strumentalizzata per scopi politici
- [22 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Leo Ryan contro la CIA e l’MK-Ultra, un atroce esperimento di controllo mentale a Jonestown
- [10 Dicembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: il ruolo della CIA e i legami con Jim Jones

Sebbene sin dalle battute iniziali la giornalista che lo ha presentato abbia già da subito fatto capire che avrebbe ripresentato la versione (ormai ampiamente screditata) del «suicidio di massa» (addirittura «il più grande della storia occidentale»), ho voluto ascoltare con attenzione e per intero il servizio di «Mangiafuoco sono io». In fin dei conti, a margine della stessa presentazione, un ambiguo «ma forse non è andata proprio così» mi aveva lasciato ben sperare. E invece…

Invece i giornalisti della RAI, mentre hanno dato mostra di aver tentato di documentarsi almeno un po', alla fine ci hanno propinato le solite «testimonianze» scarsamente attendibili, le solite interpretazioni degli stralci di registrazioni trapelate da Jonestown il giorno del massacro, e i soliti «ricami» di soggetti discussi e squalificati come gli esponenti «anti-sette» italiani.

Tutto sommato, un lavoro decisamente superficiale e per giunta subdolamente ammantato di una veste accademica, dato che fra un commento opinabile e l’altro degli annunciatori radiofonici (su tutti, sicuramente Claudio Vigolo), fra un’offesa e l’altra alle religioni cristiane di ceppo americano (come i Pentecostali), fra un intermezzo musicale e l’altro, viene intervistato anche il prof. Massimo Introvigne, il quale non afferma in realtà nulla che supporti la loro versione, però viene incasellato fra un contenuto e l’altro in modo tale che dia l’impressione di aver dato loro un imprimatur.

Una tattica astuta, questa di Radio RAI Uno, che però non inganna l’ascoltatore attento.

L’unico credito che va dato alla trasmissione è di aver descritto abbastanza bene lo scenario di Jonestown nel periodo precedente alla strage, e alcune delle premesse biografiche circa la figura di Jim Jones.

Tuttavia, i giornalisti RAI non trattano affatto debitamente i legami di Jim Jones con i servizi segreti e il coinvolgimento della CIA nella fondazione della comunità del Tempio del Popolo.

Allo stesso modo, quando parlano di Leo Ryan (un brillante politico statunitense che tentò di accendere i riflettori su Jonestown ma fu assassinato prima che potesse fare ritorno in patria), non viene affatto spiegato qual era stato il suo principale campo di intervento: stava proprio cercando di riformare i servizi segreti americani, CIA e FBI in prima fila!

Addirittura Ryan viene quasi sbeffeggiato (una becera mancanza di rispetto per un defunto illustre), il che mostra quanto meno lo scarso approfondimento di cui è stata oggetto la sua figura.

Nel complesso, il servizio realizzato da «Mangiafuoco sono io» risulta veramente frammentario e disorganico, incoerente, deludente e male documentato. Si vede che è mancata la materia grigia, oppure (sospetto del tutto mio personale) queste puntate (ben quattro! senza che venissero nemmeno menzionati certi aspetti fondamentali per comprendere la tragica vicenda del Tempio del Popolo), oltre ad aver rimpolpato un palinsesto, sono state del tutto funzionali a una certa propaganda che da tempo viene condotta proprio dai microfoni e dalle telecamere della RAI.

D’altro canto, persino nell’ambiente giornalistico la trasmissione «Mangiafuoco sono io» mostra di essere controversa a causa di una certa ambiguità nella sua direzione redazionale.

Ecco qui un post su Facebook scritto da uno degli ideatori di questo format; ne riporto solo l’esordio ma ne ho incorporato il link perché lo si possa leggere per intero. Rende bene l’idea della mancanza di approfondimento e della superficialità cui gli autori vengono costretti dalla caporedattrice, per «esigenze» tutte da spiegare.


Si intuisce piuttosto chiaramente che la «caporedattrice» di cui parla il giornalista Dazieri nel post sia Angela Mariella: il suo comportamento, come viene descritto, è decisamente «settario» se ci affidiamo a un buon vocabolario per comprendere il significato della parola. Ma nemmeno questa è una novità.

Più grave ancora è la negligenza rispetto al tempo ed al lavoro che richiederebbe un adeguato approfondimento contenutistico:


Un panorama inquietante, per un media che in teoria dovrebbe rendere un «servizio pubblico».

Forse qualcuno, anche in questo caso che ho qui denunciato, ha voluto imporre una versione di regime? Caso già visto (solo per citare un esempio), con «Presa Diretta» su RAI Tre.

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque...

lunedì 10 dicembre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: il ruolo della CIA e i legami con Jim Jones

Certi giornalisti allineati alla propaganda «anti-sette» (come quelli della trasmissione «Mangiafuoco sono io» che nei giorni scorsi hanno riproposto la versione mediatica «di regime» dell’eccidio del «Tempio del Popolo» diffusa sin dai primi giorni dopo quei tragici fatti) hanno buon gioco a bollare come «complottisti» le prove e i documenti emersi nel corso degli anni successivi.

Troppa onestà intellettuale servirebbe loro per esaminare quel materiale e rendersi conto di aver abboccato a una serie di mistificazioni e di menzogne mediatiche. Bugie certamente «utili» a mantenere quella che oramai è divenuta una credenza popolare (la falsa spiegazione del «suicidio di massa») ma pur sempre bugie.

Ma non dilunghiamoci oltre e lasciamo spazio al contributo di Epaminonda, ai fatti e a una ricostruzione storica equanime.

Al lettore il giudizio.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown
:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)
- [2 Agosto 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» e il falso «suicidio di massa»
- [19 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: falliscono i tentativi di insabbiamento
- [24 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di menzogne «anti-sette»
- [30 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: business della morte, documentario di Di Caprio
- [14 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Jonestown strumentalizzata per scopi politici
- [22 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Leo Ryan contro la CIA e l’MK-Ultra, un atroce esperimento di controllo mentale a Jonestown



giovedì 22 novembre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: Leo Ryan contro la CIA e l’MK-Ultra, un atroce esperimento di controllo mentale a Jonestown

Dietro il massacro di Jonestown, che non fu affatto un «suicidio di massa» ma piuttosto un efferato omicidio di massa, si nascondono sordide trame politiche.

Ecco un contributo di Epaminonda che fa ulteriormente luce su una figura chiave di quel tragico giorno di quarant’anni fa: Leo Ryan. Politico brillante, Ryan aveva cercato per anni di tenere a bada le scellerate operazioni segrete della CIA.

A Jonestown, però, Ryan incontrò la morte per mano di un commando armato.

Cerchiamo di capire perché.

Buona lettura.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown
:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)
- [2 Agosto 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» e il falso «suicidio di massa»
- [19 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: falliscono i tentativi di insabbiamento
- [24 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di menzogne «anti-sette»
- [30 Ottobre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: business della morte, documentario di Di Caprio
- [14 Novembre 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo»: Jonestown strumentalizzata per scopi politici


mercoledì 14 novembre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: Jonestown strumentalizzata per scopi politici

Sebbene abbiano continuato a incassare fragorose smentite sulla base di fatti documentati, gli «anti-sette» nostrani si ostinano a strombazzare la versione mediatica della strage di Jonestown.

Su tutti, le solite Lorita Tinelli e Sonia Ghinelli, esponenti rispettivamente di CeSAP e FAVIS, associazioni referenti in Italia della controversa organizzazione europea FECRIS.

Pur di propagandare la versione del «suicidio di massa», già ampiamente screditata, costoro si aggrappano ai fenomeni mediatici del momento come le recenti fiction o «documentari» realizzati per fare profitto.

L’ultima uscita a sproposito di questa serie è un post con cui Sonia Ghinelli condivide un articolo ricevuto dall’amica e collega «anti-sette» Janja Lalich (della quale abbiamo parlato in un recente post):



Addirittura, Sonia Ghinelli arriva a titolare il proprio post «massacri settari» riferendosi alla strage del Tempio del Popolo: niente più che la solita disinformazione «anti-sette».

Un’ottima occasione, offerta su un piatto d’argento al nostro Epaminonda, per prendere in considerazione anche questa ennesima mistificazione e metterla a nudo per ciò che sventuratamente è.

Buona lettura.


Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)



martedì 30 ottobre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: business della morte, il documentario di Leonardo Di Caprio

Pensavamo di aver concluso la serie sulla ricostruzione storica del massacro di Jonestown in Guyana e la confutazione della falsa storia «anti-sette» del «suicidio di massa». Ci sbagliavamo.

Infatti, con l’approssimarsi del triste anniversario dei quarant’anni dall’eccidio, ecco gli avvoltoi mediatici pronti a sfruttare quella tragedia per fare cassa. E come sempre i presunti esperti italiani del panorama «anti-sette» sono lì a seguirli e a dar loro manforte nel protrarre la mistificazione della verità.

Di nuovo, puntuale, l’analisi di Epaminonda non si è fatta attendere e ci fornisce elementi utili a capire a quale fenomeno meschino ci troviamo di fronte.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)


mercoledì 24 ottobre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: quarant’anni di menzogne «anti-sette»

Nella stragrande maggioranza delle attività «anti-sette», la menzogna è il filo conduttore.

Così è per certi episodi storici di spicco dei quali ci siamo occupati (come questo di Jonestown e il rogo del ranch di Waco) o dei quali ci occuperemo prossimamente, così è per piccoli fatti di cronaca isolati che avvengono in luoghi lontani (come la lunga notte di un gruppo di amici scozzesi), tanto quanto è avvenuto per episodi meno noti a livello internazionale ma pur sempre devastanti per coloro che ne sono stati investiti: dalla «santona di Prevalle» alla «Comunità Shalom» passando per «Ananda Assisi», dagli inesistenti «Angeli di Sodoma» ai falsi abusi dei genitori di Modena, dalle «sette sataniche» inventate di Saluzzo e Costigliole d’Asti sino a quella nebulosa di una donna quasi ammazzata dall’ex marito, dal presunto «guru della macrobiotica» Mario Pianesi all’ipotetica «guru in pectore» di una «setta», la prof.ssa Raffaella Di Marzio.

Ciascuna di queste tristi, orribili storie ha in comune un tratto fondamentale: le bugie e le mistificazioni degli «anti-sette» e le azioni conseguenti di chi viene istigato o fuorviato dalle loro attività.

Ecco un’ultima rifinitura di Epaminonda che ci fornisce ulteriori elementi in tal senso.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)


venerdì 19 ottobre 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo»: falliscono i tentativi di insabbiamento

Che il nostro blog sia qualcosa con cui gli «anti-sette» oramai non possono più evitare di fare i conti, è un fatto conclamato. Che gli articoli da noi prodotti e il materiale da noi diffuso non sia mai stato concretamente smentito ma solo puerilmente sbeffeggiato o (peggio) fatto oggetto di minacce e intimidazioni, è solo una naturale conseguenza. Se abbiamo capito per bene quest’antifona e proseguiamo imperterriti a esercitare (noi, rispettosamente) il sacrosanto diritto alla libertà di parola, non ce ne vogliano gli astiosi propagandisti delle associazioni AIVS, FAVIS e CeSAP (corrispondenti della europea FECRIS) né gli ufficiali loro alleati in forza alla «polizia religiosa» SAS, la «Squadra Anti-Sette» del Ministero dell’Interno.

Tant’è che – nel solco di tale triste ma disincantata osservazione – abbiamo richiesto al nostro esperto di questioni americane, Epaminonda, un parere sui recenti tentativi da parte del fronte dei militanti «anti-sette» di accampare delle «testimonianze» e delle storie che, secondo costoro, smentirebbero o sminuirebbero la potenza del nostro materiale.

Piuttosto che fornirci una sua opinione in merito, Epaminonda ha fatto ciò che evidentemente gli riesce meglio, ossia analizzare i fatti e reperire documentazione (non chiacchiere più o meno credibili): da tali elementi, non possiamo che desumere piene conferme della bontà del nostro lavoro e dell’accuratezza di quanto qui si è pubblicato in tempi recenti.

Ecco dunque la nostra replica ai goffi tentativi «anti-sette» di rimescolare le carte e di insabbiare la verità.

Per un più rapido riferimento, riepiloghiamo tutti i post precedenti della serie su Jonestown:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)

Ed ora: i fatti.

giovedì 2 agosto 2018

La vera storia del «Tempio del Popolo» e il falso «suicidio di massa», una clamorosa bufala «anti-sette»

Con questa sesta ed ultima puntata, concludiamo la serie dedicata alla orrenda strage del «Tempio del Popolo», quel «suicidio di massa» fasullo che in realtà, come si è ampiamente dimostrato, fu un massacro organizzato.

Quindi rettifichiamo un poco quanto ci eravamo ripromessi nell’introduzione del precedente post (il quinto della serie), e aggiungiamo ancora questo articolo che riteniamo possa dare un ulteriore sguardo d’insieme e suggellare definitivamente le argomentazioni esposte negli antecedenti.

Riproponiamo anche il riepilogo di tutti gli articoli di questa serie così da fornirne un indice completo per rapido riferimento:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)
- [11 Luglio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)

Lo stesso facciamo per il post di background:

- [6 Marzo 2018] Gli «anti-sette» e il «condizionamento mentale»

Lasciamo quindi ai lettori il giudizio su un argomento tanto doloroso, e ci apprestiamo a trattarne altri dello stesso genere, per proseguire nella nostra opera di ristrutturazione della verità storica costantemente adombrata dalle campagne allarmistiche degli «anti-sette».


mercoledì 11 luglio 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (torazina letale)

Ecco la quinta puntata della serie sulla strage del «Tempio del Popolo», il «suicidio di massa» fasullo che in realtà, come si è ampiamente dimostrato, fu un massacro organizzato.

Siccome – almeno per il momento – si tratta dell’ultimo post sul tema, riepiloghiamo qui di seguito tutti gli articoli di questa serie così da fornirne un indice completo per rapido riferimento:

- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)
- [12 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» («anti-sette» sbugiardati)
- [22 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)
- [24 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)

Come background per capire certe premesse, valga inoltre questo post:

- [6 Marzo 2018] Gli «anti-sette» e il «condizionamento mentale»

In questo approfondimento, il nostro Epaminonda esamina accuratamente l’aspetto forse più macabro dell’eccidio della Guyana.

domenica 24 giugno 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (una strage politica)

Ecco la quarta puntata della serie di Epaminonda sulla strage del «Tempio del Popolo».

A coloro che hanno seguito i contributi precedenti è ormai evidente che la versione ufficiale del «suicidio di massa» è una bufala colossale, per essere eufemistici; volendo essere più incisivi dovremmo definirlo un clamoroso, inquietante, colpevole e delinquenziale «falso storico» che nessuno più dovrebbe permettersi di reiterare.

Tanto meno dovrebbero avere la tracotanza di perpetrare un tale insabbiamento della realtà gli esponenti «anti-sette» italiani, sedicenti esperti di religiosità alternativa che spesso citano a proprio uso e consumo l’eccidio del «Peoples Temple», in quanto i media (di regime) di tutto il mondo lo hanno inculcato nell’immaginario collettivo come una «strage compiuta da una setta». Quanto lontana dalla verità è tale reboante versione!

«Cessate di uccidere i morti», implorava Giuseppe Ungaretti riferendosi alle vittime del sanguinoso conflitto mondiale, la cui memoria poteva tristemente venire ancor più funestata dall’odio politico e dagli scontri di ideologie da parte di persone non paghe, forse, di tutto il sangue che già era stato versato.

Similmente, gli «anti-sette» sfruttano quel tragico evento, di cui fra pochi mesi ricorrerà il quarantesimo, per veicolare la loro campagna di odio contro i gruppi religiosi e spirituali di minoranza.

Che non avvenga più! Che non si deturpi nuovamente la memoria di quelle vittime, immolate sull’altare non già di un presunto «culto», ma di un reale, sadico opportunismo politico portato alle sue estreme, efferate conseguenze.

Eccoci, dunque, a presentare un altro piccolo passo verso la verità… e, in chiusura, a tentare di stemperare almeno un po’ l’orrore di una tale tragedia.



venerdì 22 giugno 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (quale «lavaggio del cervello»?)

Prosegue la serie di Epaminonda sulla strage del «Peoples Temple» («Tempio del Popolo»), che gli «anti-sette» tuttora tentano di far credere sia stato un «suicidio di massa» grazie al megafono dei mass media compiacenti.

La verità, invece, è ben più difficile da digerire.

Eccone un altro risvolto; anche questa volta, una lettura per stomaci forti.

Prossimamente prenderemo di mira un’altra delle tristi «fole» portate avanti da costoro.


martedì 12 giugno 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (gli «anti-sette» sbugiardati di nuovo)

Mentre noi continuiamo a pubblicare e far conoscere (in parte apertamente, in parte dietro le quinte) i fatti concreti che smentiscono clamorosamente la propaganda degli «anti-sette», costoro si agitano e compiono dei goffi e speciosi tentativi di giustificare il proprio discutibile operato.

Come sempre, essi non mirano dritto al punto e cioè non intervengono sui punti specifici che noi portiamo come obiezioni o critiche ragionate. Al contrario, cercano appoggi là dove l’obiettività si fa di più difficile valutazione, accampano «testimonianze» ardue da verificare e probabilmente prezzolate, dopo di che naturalmente la buttano sulla critica ad hominem (la loro massima specialità), come quando tentano di intimidire chi prova a farli ragionare.

Un motivo di più per proseguire la nostra opera, dunque questa volta abbiamo noi voluto sollecitare il nostro più affezionato contributore, Epaminonda, ad esaminare gli ultimi frizzi e lazzi di Sonia Ghinelli, Lorita Tinelli e Toni Occhiello: anzitutto, si voleva capire se avessimo in qualsiasi modo tralasciato qualche fatto o qualche elemento; solo in secondo luogo, se così non fosse stato, si sarebbe dovuto argomentare ulteriormente i fatti che stiamo qui un po’ alla volta documentando.

Ed Ecco il risultato di questo ulteriore approfondimento: gli «anti-sette» smentiti e sbugiardati per l’ennesima volta.

Ad ogni buon conto, ricordiamo che il presente post rappresenta una naturale prosecuzione dei seguenti:
- [17 Aprile 2018] Demolizione della controversa teoria del «lavaggio del cervello» (parte 1)
- [26 Aprile 2018] Demolizione della controversa teoria del «lavaggio del cervello» (parte 2)
- [16 Maggio 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)
- [6 Giugno 2018] La vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)

Di questo passo, ci toccherà aprire un intero nuovo sito o blog specificamente dedicato al tema dei falsi miti «anti-sette»...


mercoledì 6 giugno 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (il massacro comandato)

Ecco l’annunciato seguito dello «speciale», scritto da Epaminonda (ormai il nostro più affezionato contributore), sulla vera storia del «Tempio del Popolo». Ricordiamo anche un suo precedente articolo, in due puntate, sul «lavaggio del cervello».

Questo nuovo post descrive l’agghiacciante verità su quel massacro: dimostra, in base a testimonianze dirette e attendibili, come andarono veramente le cose.

Gli «anti-sette» nostrani continuano a sfruttare la valenza «mitologica» del «Peoples Temple» («Tempio del Popolo») per fomentare un allarmismo sociale generalizzato (sfruttando quella che oramai è diventata una sorta di «credulità popolare») e al contempo attirano la curiosità di media e di enti compiacenti e promuovere così la loro campagna ideologica. Campagna che riteniamo dannosa perché infarcita di notizie infondate.

Fra i principali portabandiera di tale propaganda vi è senz’altro Lorita Tinelli, psicologa pugliese, la quale recentemente, nel corso di un seminario via Web tenuto in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ha sfruttato di nuovo la valenza «mitologica» del «Tempio del Popolo» per «spiegare» (a modo suo, e con argomentazioni alquanto superficiali) il fenomeno dei «culti distruttivi».

Auspichiamo dunque che Lorita Tinelli si informi e si documenti meglio in futuro, soprattutto se deve essere chiamata cattedra professandosi «esperta» di religiosità «non convenzionale» pur non avendo una qualifica accademica in merito.



giovedì 17 maggio 2018

Contributo esterno: la vera storia del «Tempio del Popolo» (un compendio)

Recentemente Lorita Tinelli, nel corso del webinar organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, dal titolo «Sette: analisi psicologica dei meccanismi di affiliazione e affrancamento» (di cui si è ampiamente parlato sul presente blog in un primo post, poi ancora in un secondo e in un terzo), ha portato alla nostra attenzione alcuni esempi di movimenti a carattere «settario» (o presunto tale), descrivendone caratteristiche a suo dire allarmanti e paragonandoli a gruppi divenuti famosi nella cronaca nera mondiale per eccidi e stragi di massa terribili.

Uno dei gruppi citati dalla Tinelli è il «Peoples Temple» o «Tempio del Popolo».

Il nostro contributore – per così dire – esperto in affari esteri ha voluto riprendere in esame il tema (che aveva peraltro già lambito in un suo precedente pezzo) ed approfondirlo in modo dettagliato. L’articolo che segue affronta l’argomento dimostrando la totale infondatezza di paragoni come quelli ipotizzati dalla psicologa pugliese e, finalmente, fornisce elementi concreti per poter formare un’opinione super partes su quei tragici eventi.

Un avvertimento: questo resoconto non è per lettori di stomaco debole.


domenica 18 marzo 2018

Il controverso «reato di plagio» e l’ignoranza degli «anti-sette»

Una decina di giorni fa, replicando in tema di «plagio» a un nostro pezzo con cui abbiamo voluto fare un po’ di chiarezza su cosa sia realmente il «lavaggio del cervello» e in quali contesti avvenga, Sonia Ghinelli del FAVIS ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook (sempre utilizzando l’anonimo e controverso profilo di Ethan Garbo Saint Germain) in cui ha messo in dubbio il fatto che le teorie «anti-sette» sulla «manipolazione mentale» abbiano incontrato un’opposizione accademia forte e sostanziale risultando infine screditate in più luoghi del mondo, a cominciare proprio dagli USA. Per motivare la propria asserzione, la Ghinelli ha condiviso un articolo trovato in Internet:


Per la cronaca, l’articolo è firmato da tale Chris Weller, un giovane giornalista che vive a New York e le cui competenze in tema non ci sono note.

Tuttavia, la Ghinelli fa cenno alle dichiarazioni di un professore di psichiatria (che curiosamente però non nomina) docente presso la Vanderbilt University, un ateneo sito in Nashville, nel Tennessee (America) e fondato nel 1873. Dunque, soprassedendo sull’omessa esplicitazione del nome, è lecito presumere che possa trattarsi di una figura qualificata e competente in materia, per lo meno limitatamente agli aspetti psicologici.

Così ci siamo presi la briga di leggere attentamente l’articolo proprio perché, contrariamente agli «anti-sette», noi e la maggior parte della gente siamo in grado di esercitare un’autocritica e di metterci in discussione; l’idea dunque è stata individuare eventuali spunti di riflessione che potessero fornire elementi anche differenti da quelli che avevamo prospettato.

Un esame obiettivo dell’articolo proposto da Sonia Ghinelli, tuttavia, ci ha fatto trarre conclusioni ben diverse dalle sue, che riteniamo possano essere state avventate (forse limitate dalla sola lettura del titolo?) oppure ostacolate dalla diversità linguistica (l’articolo è interamente in Inglese).

Il giornalista (Weller) esordisce con un breve excursus sul massacro di Jonestown, poi cerca di definire il «lavaggio del cervello» utilizzando quell’eccidio come chiave di lettura. Afferma infatti che «Jonestown fornisce prospettive sorprendenti dei meccanismi che possono provocare cambiamenti nel cervello e nel modo in cui quei cambiamenti possono verificarsi ogni giorno». Weller riporta quindi una citazione tratta dal libro «Lavaggio del cervello, la scienza del controllo del pensiero» (titolo originale: «Brainwashing: The Science of Thought Control») scritto dalla dott.ssa Kathleen Taylor, giornalista e scrittrice con un dottorato presso l’Università di Oxford, in cui si legge:

«Ciò che ritengo stia avvenendo è che le persone stanno adoperando tecniche di psicologia sociale che vengono usate in continuazione, mettendole però in atto in circostanze alquanto estreme. Tali tecniche sono talmente comuni che potrebbero apparire invisibili. La pubblicità e i venditori amano distrarre i clienti in modo tale da far loro focalizzare il proprio messaggio, ribadendo taluni enunciati più e più volte; inoltre (forse questa è l’azione più stringente) riempiono i clienti di dubbi riguardo alle loro passate decisioni. Tale principio resta valido con qualunque prodotto, che sia detersivo per i piatti o fondamentalismo religioso».

Sempre citando la dott.ssa Taylor, Weller spiega come il «lavaggio del cervello» possa venire inteso in due fondamentali accezioni: quello violento che viene praticato in ambito bellico (mediante la tortura, la privazione del cibo, ecc.), e quello non violento che viene messo in atto in modo furtivo: «Il primo è il lavaggio del cervello effettuato con la forza, reso noto dai campi di prigionia (…). Ma siccome ovviamente i pubblicitari non possono fare quel genere di cose, ciò che adoperano è quello che io chiamo il lavaggio del cervello tramite furtività».

A questo punto sembrerebbe di dover dare piena ragione a Sonia Ghinelli e al suo asserto secondo cui la «manipolazione mentale» è una pratica «scientificamente certificata». Ma così non è. Sopportiamo ancora un po’ e proseguiamo nella lettura.

È a questo punto che viene chiamato in causa il prof. William Bernet (docente presso la succitata Vanderbilt University), ossia colui che la Ghinelli menziona nel suo post. Ed è qui che casca l’asino, prima inciampando e poi con un sonoro tonfo.

Inciampa la Ghinelli anzitutto perché l’autore dell’articolo è il giovane Weller e non il titolato prof. Bernet, come lei dà a intendere nel post con cui sembra voler riassumere il tema concettuale del testo.

Casca poi clamorosamente perché le citazioni del prof. Bernet parlano di studi sui problemi psicologici legati ai divorzi e ai conflitti di natura familiare e coniugale che conducono alla «distruzione da parte dei genitori» nei confronti dei figli: «Direi che la sindrome di alienazione genitoriale è provocata dal lavaggio del cervello o indottrinamento del bambino. Devastato dal risentimento, il genitore alienante racconta al bambino quanto l’altro genitore sia terribile, insultandolo apertamente, impedendo che s’incontrino e qualche volta addirittura mentendo circa situazioni di abuso solo per accaparrarsi l’affido». Il che varrebbe a dire che la tanto strombazzata «manipolazione mentale» compiuta dalle «sette religiose» e dai «culti distruttivi» equivarrebbe né più né meno alle scenate dei genitori in lite che tentano di accattivarsi le simpatie dei figli un po’ per ripicca, un po’ per malizia e un po’ per istinto protettivo.

Ma noi non ci accontentiamo di registrare lo scivolone di Sonia Ghinelli, vogliamo accertarci di aver compreso bene il senso dell’articolo e di non esserci sbagliati; chissà mai che invece la Ghinelli avesse ragione.

Tutt’altro: il giovane collaboratore del Medical Daily (Weller) prosegue spiegando come la sindrome di alienazione genitoriale possa combinare «entrambe le forme di lavaggio del cervello menzionate dalla Taylor, il che rende alquanto arduo stabilire quando abbia luogo l’alienazione», anche perché «la linea di demarcazione fra un’attività di genitore condotta con emotività e un comportamento illecito è quasi impercettibile».

Tant’è che la dott.ssa Taylor finisce per concludere come l’analisi di tali fenomeni susciti non poche perplessità: «la manipolazione della psicologia di una persona è decisamente un’area di ambiguità nell’etica medica. A che livello è riprensibile colui che adotta il lavaggio del cervello sotto il profilo morale e legale? Il lavaggio del cervello scolpisce nuovi percorsi neurali nel cervello della vittima, ma quando quei percorsi si formino e quali siano maggiormente responsabili di comportamenti distruttivi sono misteri che la scienza è ancora ben lontana dall’aver risolto».

L’articolo chiude poi spiegando come nella società in cui viviamo vi è un continuo «lavaggio del cervello» inteso proprio come bombardamento costante di messaggi, proposte e indicazioni di natura principalmente pubblicitaria o ideologica che svolgono la medesima funzione (come la dott.ssa Taylor indicava inizialmente) della coercizione messa in atto nei campi di prigionia tanto quanto le scenate del marito che sparla della moglie di fronte ai figli; quell’invasione mediatica di informazioni produce nelle persone una sorta di «esaurimento, quando non propriamente una paralisi, nel momento in cui si deve prendere una decisione». Un fenomeno, però, che è del tutto normale e fisiologico per l’era «informatica» in cui viviamo, tanto che l’autore chiude citando ancora la dott.ssa Taylor: «A tutte queste cose (esaurimento, distrazione, spossatezza, tempo, pressioni) si può resistere, se lo si ritiene di qualche importanza; ma per la maggior parte delle persone e per la maggior parte del tempo, non lo si ritiene importante. Dunque, non lo è».

E questo, secondo la Ghinelli, sarebbe un articolo che dimostra come il «plagio» praticato nelle «sette» è una realtà riconosciuta dalla scienza? Delle due l’una: o non ha capito ciò che ha letto, oppure si è limitata a qualche scorsa superficiale per poi interpretare a proprio uso e consumo quanto ha condiviso. E non sarebbe affatto la prima volta...

Insomma, senza mezzi termini, anche questo è un caso di «fake news» propalate da una esponente «anti-sette».

D’altronde, i concetti espressi dalla dott.ssa Taylor e dal prof. Bernet sono del tutto in linea con quanto ha affermato recentemente un sacerdote cattolico, sociologo e studioso di religioni, il prof. Luigi Berzano proprio in risposta alle tendenziose domande della giornalista Raffaella Pusceddu: «Se il lavaggio del cervello [inteso nell’accezione di “manipolazione mentale” come interpretata dagli «anti-sette», N.d.R.] è un reato, tutto rischia di essere reato. I monasteri cattolici che hanno il noviziato attuano un anno che è chiaramente di grande limitazione delle libertà individuali, ma è di tipo formativo»:



Ne dobbiamo dunque concludere che, per l’ennesima volta, in quanto rappresentante del FAVIS Sonia Ghinelli si dimostra inattendibile e inaffidabile: l’antitesi del genere di figura che lo Stato dovrebbe considerare una fonte qualificata per prendere decisioni che influenzano le libertà personali.