domenica 8 luglio 2018

Aggiornamento breve - contraddizioni «anti-sette» su fede e guarigione

È ben noto che la principale occupazione giornaliera degli esponenti «anti-sette» italiani consiste nel pubblicare, diffondere e ritrasmettere notizie (la cui attendibilità spesso solleva dubbi) che possano contribuire a consolidare nella gente un’opinione ostile nei confronti dei nuovi movimenti religiosi.

Fra i diversi soggetti spesso adoperati da costoro per collegare (talvolta con salti logici notevoli) le minoranze religiose con fenomeni che destino preoccupazioni (o timori o indignazione) vi è la medicina e la guarigione.

Ci domandiamo, quindi, perché referenti ufficiali di associazioni «anti-sette» come Sonia Ghinelli da un lato portino avanti l’accostamento (del tutto indebito) spiritualità alternativa = pseudoscienza medica, e dall’altro non intervengano per gridare allo scandalo quando una loro collega come Giovanna Balestrino (esponente piemontese del GRIS) propala un post di questo genere:


Ovviamente, nulla a che dire da parte nostra sulla potenza della fede e sull’eventuale fatto storico dell’avvenuta guarigione. Tuttavia, è lampante che nella notizia pubblicata dalla Balestrino e nel suo commento alla stessa viene portato avanti un diretto collegamento fra l’influenza della fede del malato in questione e il recedere della sua malattia.

Ciò su cui ci interroghiamo, dunque, è perché Sonia Ghinelli, Lorita Tinelli o Luigi Corvaglia non insorgano additando la Balestrino come fautrice di una «pseudoscienza medica», come fanno in altri casi.

Questo, per esempio, di aprile 2017:


Si noti come vengono sapientemente (e maliziosamente) assimilate le «pseudo-cure» e le «sette abusanti» per identificare artificiosamente il pericolo fisico allo stigma nei confronti della spiritualità di minoranza.

Non è affatto un post isolato, ve ne sono molti altri. Come questo, di fine maggio 2017:


O anche quest’altro, del 22 settembre 2016:


Qui addirittura inneggia a un inasprimento delle sanzioni a carico di chi abusa della professione medica: nulla da eccepire, ma l’avrà spiegato alla Balestrino, che di professione fa proprio l’avvocato?

L’avrà spiegato anche ai suoi colleghi «anti-sette» fautori dell’esorcismo, della stessa sponda della Balestrino, particolarmente intransigenti nei confronti di tutto ciò che non è rigorosamente cattolico?


Due pesi, due misure: questo sembra il modo di ragionare costante degli «anti-sette».

sabato 7 luglio 2018

Preistoria «anti-sette» e inquietante attualità: la circolare fascista «Buffarini Guidi»

Durante il regime fascista la discriminazione nei confronti delle minoranze confessionali non cattoliche diede adito a fatti gravi e dolorosi, in qualche caso anche violenti ed estremi.

Lo scenario sociale di allora (di quel «ventennio» iniziato ormai quasi un secolo fa) era – è chiaro – profondamente differente dall’attuale, non solo per il quadro politico, culturale, etnico ed economico in cui si trovava il nostro paese, ma anche per il semplice ed elementare fatto che i gruppi religiosi erano di numero ben più esiguo di quanti non se ne possano contare oggigiorno.

Ciò nonostante, già a quei tempi la repressione del «diverso spirituale» (inquadrata in manovre di politica estera ben più ampie della mera ideologia intransigente, peraltro atta a mantenere il maggior ordine sociale possibile e un rigido controllo) s’imperniava su concetti fondamentali che vengono a tutt’oggi adoperati dagli «anti-sette» di cui parliamo nel nostro blog.

Fra gli esperti di libertà religiosa si è spesso menzionato il provvedimento draconiano che divenne il simbolo della persecuzione religiosa di quei tempi: la tristemente famosa circolare «Buffarini Guidi», emanata il 9 aprile del 1935 e così denominata dall’omonimo sottosegretario al Ministero dell’Interno dal 1933 al 1943, l’avvocato e deputato Guido Buffarini Guidi, membro del gran consiglio del fascismo.


Quella sciagurata direttiva (di cui dà una concisa ma dettagliata descrizione un saggio del prof. Stefano Gagliano) diede l’avvio a delle vere e proprie persecuzioni, principalmente ai danni delle comunità Pentecostali ed Evangeliche: il loro proselitismo fu impedito, i loro fedeli furono schedati e sottoposti a raccolta di informazioni riservate fra cui il controllo della loro corrispondenza; le loro adunanze vennero ostacolate, le loro congregazioni subirono irruzioni da parte delle forze dell’ordine anche a celebrazioni in corso; in qualche caso si arrivò fino alla denuncia con custodia cautelare, e addirittura al confino.

Si dovette attendere l’aprile del 1955 (ben oltre i dieci anni dalla caduta del regime fascista), perché la «Buffarini Guidi» venisse definitivamente revocata, dopo una serie di pronunce giudiziarie e iniziative parlamentari a favore della libertà di culto e in difesa dei diritti fondamentali delle minoranze Valdesi, Evangeliche e Pentecostali.

Vi sono drammatiche analogie fra quell’espressione antireligiosa della tirannide mussoliniana e le tattiche odierne degli «anti-sette», tanto quanto le iniziative legislative da costoro propiziate ai danni dei nuovi movimenti religiosi.

Primo fra tutti, l’obiettivo dichiarato di quel provvedimento.

Riferendosi al culto professato dai Pentecostali, il sottosegretario Buffarini Guidi dichiarò che esso non era «riconosciuto» a norma dell’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159 (quella sui «culti ammessi») e di conseguenza non poteva più essere consentito «nel regno, agli effetti dell’articolo 1 della citata legge, essendo risultato che esso estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».

Desideriamo sottolineare questo concetto: «pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».

In apparenza, la «Buffarini Guidi» proclamava di salvaguardare l’incolumità e la salute mentale dei cittadini. Né più né meno ciò che sostengono oggigiorno gli «anti-sette» (implicitamente o esplicitamente, a seconda dei casi), nei confronti delle diverse realtà religiose e spirituali, sfruttando la credulità popolare generatasi intorno alla controversa e screditata teoria del «lavaggio del cervello» alias «plagio» alias «manipolazione mentale».

Ricordiamo anche le affermazioni di Lorita Tinelli a proposito di quanto lei definisce «fideismo»:



Stessa linea ideologica: le credenze altrui, che alla psicologa non vanno a genio, sono non soltanto discutibili (secondo lei) ma anche «pericolose» per chi se ne interessa e comincia a professarle.

Tanto quanto accade oggigiorno con gli «anti-sette», così allora la circolare fascista si era servita del supporto di una e letteratura «scientifica» strumentalizzata per fornire conferme ufficiali a quell’ideologia antireligiosa. Ne dà conto il prof. Gagliano nel già citato saggio: «La scienza doveva provarlo. Nessuna meraviglia se la perizia medica di parte cattolica (…) parlava di “suggestione collettiva” di soggetti nevropatici e sosteneva che la pratica del culto pentecostale era dannosa per la salute psichica degli aderenti». Tali argomentazioni pseudo-scientifiche fornirono dunque la base teorica per i raid della polizia e le altre azioni di controllo nei confronti dei fedeli.

Ora come allora, a sostanziare la propaganda contro la libertà di scelta spirituale vi erano dei presunti esperti che non avevano in realtà competenze specifiche nell’ambito della sociologia della religione, della teologia, ecc.; erano invece medici o medici psichiatri. Oggi la categoria più direttamente coinvolta nella fornitura del supporto teorico per la discriminazione sono gli psicologi e solo marginalmente i medici, ma lo stratagemma e il risultato sono i medesimi. Luigi Corvaglia, Lorita Tinelli, Patrizia Santovecchi, Cristina Caparesi: questi i nomi principali.

Un altro aspetto di inquietante somiglianza è l’utilizzo che già a quel tempo si fece della parola «setta»: lo stesso scellerato metodo di stigma (come abbiamo descritto in post precedenti) che viene adoperato ai tempi nostri dalle associazioni come FAVIS, CeSAP e AIVS e dai rispettivi esponenti.

Non bastarono la fine della guerra, l’insediamento della Repubblica e l’adozione della Costituzione: l’influenza della «Buffarini Guidi» permaneva infatti ancora nel 1951, come mostra una comunicazione ufficiale del Ministero dell’Interno, nella quale si leggeva (sempre con riferimento a Evangelici e Pentecostali): «Questa setta, importata dagli Stati Uniti d’America da emigrati rimpatriati, generalmente di modeste condizioni sociali e intellettuali, pretende di metterete i propri adepti in comunicazione con lo Spirito Santo (…). In attesa che si determini questa comunicazione i fedeli (…) si abbandonano a prolungate invocazioni, lamenti, grida d’invocazione, movimenti ritmici (…) suggestionandosi a vicenda gradualmente fino ad arrivare, in molti casi, ad uno stato morboso di esaltazione psichica allucinatoria».

Ecco nuovamente l’ingerenza dello stato (tanto indebita quanto oltraggiosa) nelle faccende spirituali e segnatamente nella professione di fede e nelle credenze religiose peculiari di un movimento più giovane e meno radicato nel territorio. Ed ecco anche l’uso del vocabolo «setta» per ghettizzare intere comunità minoritarie ed esporle all’odio della maggioranza.

Inoltre, come oggidì, al fine di denigrare la religione si infamavano anche i suoi appartenenti, definiti come «umili lavoratori di scarsa levatura intellettuale e mancanti di quel senso critico che potrebbe limitare il pericolo».

Il punto di arrivo di quella linea ideologica era decretare che «manifestazioni di culto che costituiscano un concreto pregiudizio per la salute pubblica (…) escludono che il culto possa essere compreso nel novero dei culti ammessi nello Stato». In altri termini, si proibiva una religione sulla base di accuse false e infamanti, servilmente fabbricate per ammantare di scientificità un provvedimento atto ad eliminare una minoranza scomoda non solo perché in continua e rapida crescita, ma anche e soprattutto per i suoi «legami spirituali e finanziari con le chiese sorelle anglo-americane» (Gagliano, op. cit.).

Ci si dovrebbe interrogare profondamente quando si sentono certi esponenti «anti-sette» suonare la sirena per il pericolo dei «culti distruttivi» o dei «gruppi abusanti»: non si tratta solo di un fatuo allarmismo deliberato che ha già creato «mostri» inesistenti e sconvolto irrimediabilmente la vita di molte persone; si tratta senza mezzi termini di una preoccupante propaganda ideologica il cui esito ultimo è la messa al bando di comunità pacifiche e spesso impegnate in attività caritatevoli e di utilità sociale.

Conseguenze dettate dall’estremismo antireligioso che lo Stato dovrebbe prevenire prima che sia troppo tardi, come indicano esponenti Pentecostali di spicco in questo video che in chiusura riportiamo.


giovedì 5 luglio 2018

Gli «anti-sette» e le loro raccolte fondi: quale trasparenza?

Abbiamo notato ultimamente che gli «anti-sette», oltre a lucrare (o, comunque, trarre vantaggi e privilegi) dalle loro attività mediatiche, raccolgono anche fondi in maniera palese. Si sapeva già (e ne abbiamo dato conto in più di un post) della questua di AIVS. Ma la loro réclame continua:


E prosegue con un’esplicita richiesta di versare del denaro all’associazione (sempre mediante la pubblicità su Facebook) con l’aggiunta dell’offerta di «supporto psicologico e legale»:


Tenendo conto che nessuno dei «numerosi personaggi» (come amano definirsi i tre responsabili attivi) di AIVS possiede una qualifica professionale né in ambito legale né in ambito psicologico, viene spontaneo domandarsi in che modo essi eroghino tale servizio. La risposta più logica parrebbe risiedere nel legame a doppio filo fra AIVS e CeSAP, il «centro studi» di Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia, entrambi psicologi. In altre parole, AIVS oltre a raccogliere denaro in proprio procurerebbe anche avventori per i colleghi del CeSAP: avranno stabilito un sistema di provvigioni oppure Occhiello e i suoi si accontenteranno del canonico 3% commerciale?

Ma questa sorta di singolare «network commerciale» non deve essere particolarmente remunerativo, se AIVS si trova costretta a promuovere (a pagamento) la propria questua in Facebook, viste anche le conclamate difficoltà economiche in cui versa e delle quali avevamo appreso direttamente da un post di Francesco Brunori (ne avevamo parlato qui).

Magagne a parte, pare che tramite la pubblicità AIVS riesca comunque a carpire qualche timida manifestazione d’interesse.

Come questa che vi esemplifichiamo, cui fa subito seguito un imbonimento evidentemente finalizzato a convincere l’utente della bontà dell’opera dell’associazione e quindi dell’opportunità di procedere alla sottoscrizione. Si noti come AIVS (per bocca – crediamo – di Luciano Madon) tenti di sfruttare la credulità indotta dalle solite statistiche inventate (le «500 sette») ed ampiamente screditate come abbiamo dimostrato in precedenti post.


A chi, come il nostro Mario Casini (o altri che pure sono intervenuti) esprime dissenso, è riservato un trattamento completamente differente, ovvero l’ostracismo immediato.

Qui il commento divergente:


Questo commento è stato cancellato, e la stessa sorte è toccata a un’altra utente (della quale non ci è stato possibile catturare l’intervento perché la scure della censura è calata a velocità supersonica):


Si notino le due repliche, una vagamente minatoria e l’altra del tutto apologetica dei gestori della pagina AIVS: tentano di giustificare il proprio operato per certi versi discutibile e senza dubbio antidemocratico.

Tornando però al tema principale di questo post, abbiamo notato che gli «anti-sette» utilizzano lo strumento delle raccolte fondi online.

L’avevamo visto, in verità, ancora l’inverno scorso proprio con Toni Occhiello:


Più di recente, invece, abbiamo visto Sonia Ghinelli indire una raccolta fondi in occasione del presunto compleanno del suo controverso profilo Facebook, anonimo, denominato Ethan Garbo Saint Germain:


Occorre tenere presente che il compleanno di Sonia Ghinelli non è affatto il 21 giugno (come indica il suo profilo; la raccolta fondi chiaramente viene indetta qualche settimana prima) ma il 4 maggio. Il 21 giugno non è nemmeno la data di nascita degli altri tre componenti del direttivo FAVIS.

Dunque la raccolta fondi da lei avviata «per il suo compleanno» in realtà appare un pretesto. A fin di bene? Chissà… chi può dirlo? In apparenza è così, ma sarebbe interessante poter visionare le ricevute dei versamenti eventualmente disposti dalla Ghinelli a favore della fondazione benefica da lei pubblicizzata (lo stesso varrebbe per Occhiello con la radio americana, se fosse riuscito a raccogliere qualche soldo).

Indubbiamente, non è tanto una questione di ammontare, dato che le cifre in questione appaiono modeste. Ci sembra, però, una questione di correttezza, visti anche i ruoli istituzionali rivestiti da questi esponenti «anti-sette» nelle rispettive sigle (FAVIS per la Ghinelli e AIVS per Occhiello).

Sarebbero in grado di esibire una qualche forma di trasparenza rispetto al denaro raccolgo?

Restiamo in curiosa attesa di loro chiose e delucidazioni.

lunedì 2 luglio 2018

Gli «anti-sette» ostacolano e attaccano ogni forma di religiosità e spiritualità?

Esordiamo stavolta con una nota moderatamente umoristica, traendo spunto da un post pubblicato qualche tempo fa da una «anti-sette» militante contro i Testimoni di Geova, Immacolata Iannone, figura già citata in precedenza nel nostro blog, (qui e qui) che, dopo essere stata «pizzicata» a mettere qua e là qualche «Mi piace» un po’ «piccante», ha pensato bene di cambiare nome al profilo e ora si fa chiamare «Immacolata Luce»:


Quale illuminata saggezza dispensa l’amicissima di Lorita Tinelli…

Sì, proprio Lorita Tinelli, la psicologa pugliese fra i principali esponenti «anti-sette» attivi nel controverso scenario italiano della lotta senza quartiere ai nuovi movimenti religiosi .

La Iannone non sembra tenere conto delle «condivisioni» favorite dai suoi amici «anti-sette» oltre che da lei stessa: «lamentele» contro questo o quel gruppo spirituale, «problemi» attribuiti al tale o talaltro guru, «paura» dei movimenti religiosi strumentalmente apostrofati come «culti distruttivi», «giudizio» continuo e del tutto opinabile delle tendenze e delle credenze «non convenzionali» da costoro considerate «dannose».

Di quale «immondizia» stava parlando, dunque, Immacolata Iannone nel suo post del 13 aprile scorso?

Forse stava parlando degli attacchi alle congregazioni di radice cristiana da opera proprio della sua amica del CeSAP?

Come in questo articolo tratto dal sito istituzionale del «centro studi» pugliese:


O in quest’altro, di maggio 2006 ma tuttora disponibile online, nel quale vengono presi di mira nuovamente gli Avventisti, i Testimoni di Geova e i cosiddetti «culti millenaristi» (tanto per appioppare etichette prêt-à-porter che diventano un vero e proprio «stigma»):


Stessa identica linea espressa in quest’altro articolo, di due anni successivo (2008) in cui nel mirino sono, oltre agli Avventisti e ai Testimoni di Geova, anche i Battisti, i Metodisti e altre confessioni religiose; il tutto con le solite tinte torve da pericolo imminente:


Chissà che invece la Iannone non avesse in mente gli attacchi di Tinelli e amici all’Opus Dei:


Si noti come l’articolo viene indicizzato nella categoria «controllo mentale e plagio». La solita, controversa e ormai ampiamente screditata teoria del «lavaggio del cervello».

Ancora una volta, sorprendentemente, la «colpa» di questo gruppo religioso di minoranza sembra essere il suo successo e il fatto che raccoglie sempre più consensi fra la gente. Che delitto…

Stesso identico trattamento riservato a due gruppi confessionali completamente differenti fra loro sotto ogni aspetto (Scientology e Islam), ma curiosamente presi di mira assieme dai militanti «anti-sette» di AIVS con un post (datato 19 aprile scorso) dal tenore peraltro piuttosto «complottista»:


C’è spazio addirittura per i massaggi giapponesi Shiatsu, contro cui un’altra amicissima di Lorita Tinelli spara a zero, in maniera peraltro un po’ sconclusionata e senza la benché minima qualifica per poter esprimere giudizi tanto categorici:


Tornando ai Testimoni di Geova, bersaglio favorito della Iannone, non manca un attacco da parte del GRIS e della sua rappresentante piemontese Giovanna Balestrino che sconfina nell’iperbolico:


Secondo costoro, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova non sarebbe cristiana. Audace è il minimo che si possa dire; puerile sarebbe forse un vocabolo più adatto.

In definitiva, risulta lampante da questi esempi (che si sommano ai numerosi altrove riportati nel presente blog) che gli «anti-sette» infamano indiscriminatamente «movimenti religiosi alternativi» e confessioni religiose «tradizionali», gruppi meno conosciuti o meno radicati tanto quanto pratiche non convenzionali come i massaggi orientali. Di tutta l’erba un fascio, purché si possa fare sensazione e istigare avversione.

Cui prodest? Ne abbiamo parlato ampiamente: il movente è il lucro.

Sì, perché costoro da questa opera costante di delazione guadagnano. In molti casi guadagnano denaro, in altri casi hanno un ritorno di immagine o anche solo di notorietà cui non potrebbero aspirare altrimenti.

Ecco la condotta degli «anti-sette»: quanto lecita sia, lo lasciamo giudicare al lettore.

domenica 1 luglio 2018

L’associazione FAVIS reagisce, vacilla e… conferma i nostri addebiti

di Mario Casini

In questo breve post mi prendo la briga di riportare quali sono state le reazioni ad un nostro precedente contributo (di una decina di giorni fa) in cui accendevamo i riflettori su alcune evidenti contraddizioni della FAVIS, sigla «anti-sette» riminese presieduta dall’ex ragioniere in pensione Maurizio Alessandrini e dalla sua socia di sempre Sonia Ghinelli, meglio nota con lo pseudonimo di Ethan Garbo Saint Germain.

La Ghinelli, voce ufficiale della FAVIS, in data 23 giugno scorso ha reagito con un lungo post su Facebook, che quindi mi tocca riprendere un brano alla volta per non disperdere il tema. Anche perché, come normalmente accade quando cerca di difendersi senza voler però ammettere la correttezza di quanto denunciamo, la Ghinelli salta di palo in frasca e infarcisce i propri post con battute sarcastiche del tutto irrilevanti.

Vediamo quindi se riesco a stare sul pezzo.

La Ghinelli esordisce in verità menzionando la nostra serie di articoli sul «Tempio del Popolo» scritti da Epaminonda, evidentemente più ficcante e più scomoda per gli «anti-sette» di quanto persino noi possiamo sospettare:


E già qui la vicepresidente del FAVIS si tradisce in modo sbalorditivo: non tanto perché prende una sonora cantonata (citando la chiesa di Scientology, come motiverò meglio fra un momento), ma piuttosto perché ammette candidamente di essere a conoscenza dei pareri degli studiosi che noi abbiamo citato e quindi l’ampio materiale disponibile sul sito ad hoc messo a disposizione dalla San Diego State University. Una sorprendente conferma della pseudo-informazione portata avanti ogni santo giorno dagli «anti-sette» di FAVIS, CeSAP e AIVS, con lei (la Ghinelli) in pole position.

Per inciso, la versione su Jonestown propalata dalla rivista di Scientology ha ormai più di vent’anni (dunque è attuale solo limitatamente a quel periodo) e non collima affatto con la mole ben più vasta ed aggiornata di documenti e di pareri riportati invece nel sito della San Diego State University; anzi, in certi punti vi sono delle divergenze. Infatti, è anche per queste ragioni che non abbiamo preso a riferimento la documentazione, pur degna di nota, reperibile in Internet e diffusa dai responsabili del movimento americano tanto odiato da Ghinelli e soci (al pari di numerosi altri gruppi religiosi più o meno conosciuti ed osteggiati, orientali od occidentali che siano).

Ma concludo la mia breve chiosa o riflessione con la rimanente parte rilevante della dichiarazione della Ghinelli, più specificamente focalizzata sulla questione dell’opuscolo «anti-sette» oggetto delle polemiche in consiglio comunale a Rimini nella primavera del 2005:


Tutto un peana per sostenere che cosa?

1) Che l’opuscolo sarebbe stato realizzato «con la collaborazione di FAVIS» ma non direttamente dalla FAVIS stessa. Ammesso e non concesso che le cose stiano in questi termini, allora perché Maurizio Alessandrini ha pubblicizzato quel libello come se fosse opera sua o della sua associazione, in un apparente tentativo di fregiarsi dei relativi onori? (sempre che vi sia qualcosa di onorevole nel compilare un pamphlet per infamare delle minoranze religiose!)

2) Che, allorché vi è stata polemica e dissidio a proposito di quell’opuscolo, la colpa va attribuita al GRIS e al suo referente di zona. Di nuovo, perché dunque citare quell’opera nel proprio palmares?

Insomma, il post apologetico della Ghinelli fa acqua da tutte le parti: non risolve i quesiti che abbiamo posto ma al contrario, come al solito, tenta di sviare lo sguardo altrove.

Sfortunatamente per loro, il post non smentisce né riesce a negare alcuno dei fatti concreti che ci siamo semplicemente limitati a riportare in ordine cronologico nel nostro scritto.

Un’ennesima conferma che di fronte alla verità, se non si vuole ammetterla, si può solo ciarlare inutilmente.