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sabato 14 luglio 2018

La mentalità «anti-sette» e l’origine fascista: la genesi dell’odio e l’intolleranza a priori

Riprendiamo l’argomento affrontato nel recente post a proposito della Buffarini Guidi, per ampliare il discorso e mostrare come l’influenza di quell’infausto provvedimento, emanato dal governo fascista nel lontano 1935, sia sciaguratamente perdurata anche ben oltre il «ventennio», ben oltre il periodo della seconda guerra mondiale, e addirittura ben oltre il momento del miracolo italiano, per giungere sino alla soglia della seconda repubblica e, di fatto, all’attualità dei giorni nostri.

Il video che riportiamo qui di seguito è stato diffuso solo dieci giorni fa da un canale YouTube legato a un prete cattolico esorcista di nome Tiziano Repetto, e presto pubblicizzato dalla pagina Facebook degli anti-satanisti che asseriscono di essere portavoci degli insegnamenti del fu padre Gabriele Amorth:


Il gruppo così veementemente preso di mira dal video che segue è la Church of Almighty God o Chiesa di Dio Onnipotente, una minoranza religiosa cristiana molto presente in Cina e perseguitata dal governo nazionale con modalità anche violente che hanno fatto e stanno facendo ravvisare gravi violazioni dei diritti umani fondamentali. Vi sarebbe molto da dire in proposito, ma rimandiamo per migliori approfondimenti a questa, questa e quest’altra pagina.


Riteniamo non servano molti commenti: in politica si parla di «populismo» o «demagogia», in questo caso riteniamo di essere di fronte ad una scheggia impazzita che ben esemplifica l’intolleranza e l’estremismo solo ammantato di una religiosità ben lontana dalla propria naturale ed originaria ispirazione.

L’intolleranza che trasuda da questo breve ma significativo video è tanto esasperata da sembrare quasi puerile. Si noti per esempio l’uso di immagini forti e disturbanti come il fungo atomico, il segnale di pericolo o addirittura il teschio in corrispondenza del testo descrittivo:




Un modus operandi a dir poco inquietante, che rammenta periodi quanto mai bui e tragici della storia europea dello scorso secolo.

Se nel 2018 si può giungere a manifestazioni di intolleranza tanto bieche e miopi, vale la pena di esplorare ancora un po’ i collegamenti ideologici fra l’humus culturale che funse da terreno fertile per la circolare Buffarini Guidi e la propaganda ideologica «anti-sette» degli ultimi vent’anni.

Come s’è visto, il sottosegretario Buffarini Guidi poté imperniare il suo provvedimento liberticida sulla base della legge del 1929 sui «culti ammessi»: benché promulgata in pieno periodo fascista, sfortunatamente questa legge è ancora il principale dettato normativo che lo Stato adotta per regolare i rapporti con i culti non cattolici.

Non dimentichiamo che quella circolare faceva parte del corpus delle famigerate «leggi razziali»: ecco perché il punto cardine della stessa consisteva nel suo intento di tutelare la popolazione dalle «pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».

Di quello stesso ordinamento giuridico che stava mettendo al bando le etnie «impure», faceva parte il «reato di plagio», di cui molto abbiamo parlato nel nostro blog e che oggigiorno gli «anti-sette» vorrebbero ripristinare.

Pochi sanno, però, che appena un anno dopo che la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima quella fattispecie di reato (con la famosa sentenza nr. 96 datata 8 giugno 1981, come accenna in questo articolo Giuseppe Loteta, uno dei protagonisti di quel periodo), degli «anti-sette» italiani ante litteram stavano già affilando le armi per riproporla con una foggia differente.

Ci riferiamo, in particolare, al fu Michele del Re, avvocato penalista con studio in Roma e docente di diritto penale presso l’Università di Camerino (MC), che fra gli anni ’80 e ’90 fu uno dei massimi esponenti della «lotta alle sette».

Dato il suo ruolo di collaboratore/consulente per i servizi segreti oltre che di giurista, è proprio sulla rivista del SISDe. che troviamo una recensione di un suo libro in cui esprime chiaramente la tesi, successivamente abbracciata dagli «anti-sette» tuttora in attività (come Lorita Tinelli, Luigi Corvaglia, Patrizia Santovecchi, ecc.), del «vuoto normativo» che sarebbe stato lasciato dall’abolizione del plagio.

(…)

Ecco riaffiorare il tema della presunta «integrità psichica» della razza, ovviamente reso più «politically correct» eliminando i riferimenti etnici, ma riproposto in maniera pressoché identica a quanto si affermava nei provvedimenti fascisti.

Risulta lampante come la collaborazione fra il prof. Del Re («anti-sette» di allora) e le forze dell’ordine, abbia una netta ed inquietante somiglianza con la situazione attuale, in cui la «polizia religiosa» altrimenti nota come SAS o «Squadra Anti-Sette» collabora strettamente con le associazioni che osteggiano i gruppi religiosi e spirituali di minoranza.

Obiettivi, dichiarazioni e metodologia sono evidentemente i medesimi.

Non va dimenticato, peraltro, che il prof. Del Re fu iscritto alla società segreta P2.

Due anni più tardi (aprile 1999), sulla stessa rivista ufficiale del SISDe, fu pubblicato un altro articolo, ben più corposo del precedente, in cui si riferiva di un convegno sulle «sette» nel quale intervennero, oltre a Del Re, anche il prof. Mario Di Fiorino (di cui parliamo in questo post) e la prof.ssa Cecilia Gatto Trocchi (che, come abbiamo ricordato alcune settimane fa viene a tutt’oggi citata dagli «anti-sette» italiani nonostante sia morta suicida nel 2005)


Come si può facilmente notare, la linea ideologica è sempre la stessa: i nuovi movimenti religiosi vengono descritti come «sette» pericolose perché attentano alla «salute psichica» della gente.

Il controverso rapporto del Ministero dell’Interno del 1998 (a tutt’oggi il più citato come riferimento dalle associazioni «anti-sette», nonostante sia stato ampiamente screditato) e la circolare De Gennaro del 2006 (che istituì la SAS), non sono forse frutto di quella stessa mentalità fascista che diede origine alla Buffarini Guidi?

Si noti per esempio questa nota, riportata su una tesi di laurea del 2009, tuttora disponibile sul sito Internet del FAVIS:


Risulta lampante l’uso strumentale di episodi tragici come il massacro del Tempio del Popolo di cui molto abbiamo parlato nel recente periodo; una strumentalizzazione che avveniva nel 2009 tanto quanto nello stralcio sopra riportato della rivista del Sis.De. (1999), parimenti nel 1982 come chiosa la nota a piè di pagina qui sopra, e così avviene anche attualmente (anche Lorita Tinelli nel suo webinar non ha mancato di reiterare tale prassi).

D’altronde, ecco cosa si legge sul sito del CeSAP, l’associazione per molti anni presieduta proprio dalla Tinelli e oggi dal succitato Corvaglia:


Nel testo come nelle note a fondo pagina, si trovano ancora gli stessi concetti mutuati dalle tesi del prof. Del Re.

In conclusione: per quanto possa essere inquietante, risulta però evidente la continuità dell’ideologia fascista (nella sua declinazione antireligiosa) nell’operato degli «anti-sette» odierni.

sabato 7 luglio 2018

Preistoria «anti-sette» e inquietante attualità: la circolare fascista «Buffarini Guidi»

Durante il regime fascista la discriminazione nei confronti delle minoranze confessionali non cattoliche diede adito a fatti gravi e dolorosi, in qualche caso anche violenti ed estremi.

Lo scenario sociale di allora (di quel «ventennio» iniziato ormai quasi un secolo fa) era – è chiaro – profondamente differente dall’attuale, non solo per il quadro politico, culturale, etnico ed economico in cui si trovava il nostro paese, ma anche per il semplice ed elementare fatto che i gruppi religiosi erano di numero ben più esiguo di quanti non se ne possano contare oggigiorno.

Ciò nonostante, già a quei tempi la repressione del «diverso spirituale» (inquadrata in manovre di politica estera ben più ampie della mera ideologia intransigente, peraltro atta a mantenere il maggior ordine sociale possibile e un rigido controllo) s’imperniava su concetti fondamentali che vengono a tutt’oggi adoperati dagli «anti-sette» di cui parliamo nel nostro blog.

Fra gli esperti di libertà religiosa si è spesso menzionato il provvedimento draconiano che divenne il simbolo della persecuzione religiosa di quei tempi: la tristemente famosa circolare «Buffarini Guidi», emanata il 9 aprile del 1935 e così denominata dall’omonimo sottosegretario al Ministero dell’Interno dal 1933 al 1943, l’avvocato e deputato Guido Buffarini Guidi, membro del gran consiglio del fascismo.


Quella sciagurata direttiva (di cui dà una concisa ma dettagliata descrizione un saggio del prof. Stefano Gagliano) diede l’avvio a delle vere e proprie persecuzioni, principalmente ai danni delle comunità Pentecostali ed Evangeliche: il loro proselitismo fu impedito, i loro fedeli furono schedati e sottoposti a raccolta di informazioni riservate fra cui il controllo della loro corrispondenza; le loro adunanze vennero ostacolate, le loro congregazioni subirono irruzioni da parte delle forze dell’ordine anche a celebrazioni in corso; in qualche caso si arrivò fino alla denuncia con custodia cautelare, e addirittura al confino.

Si dovette attendere l’aprile del 1955 (ben oltre i dieci anni dalla caduta del regime fascista), perché la «Buffarini Guidi» venisse definitivamente revocata, dopo una serie di pronunce giudiziarie e iniziative parlamentari a favore della libertà di culto e in difesa dei diritti fondamentali delle minoranze Valdesi, Evangeliche e Pentecostali.

Vi sono drammatiche analogie fra quell’espressione antireligiosa della tirannide mussoliniana e le tattiche odierne degli «anti-sette», tanto quanto le iniziative legislative da costoro propiziate ai danni dei nuovi movimenti religiosi.

Primo fra tutti, l’obiettivo dichiarato di quel provvedimento.

Riferendosi al culto professato dai Pentecostali, il sottosegretario Buffarini Guidi dichiarò che esso non era «riconosciuto» a norma dell’articolo 2 della legge 24 giugno 1929, n. 1159 (quella sui «culti ammessi») e di conseguenza non poteva più essere consentito «nel regno, agli effetti dell’articolo 1 della citata legge, essendo risultato che esso estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».

Desideriamo sottolineare questo concetto: «pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza».

In apparenza, la «Buffarini Guidi» proclamava di salvaguardare l’incolumità e la salute mentale dei cittadini. Né più né meno ciò che sostengono oggigiorno gli «anti-sette» (implicitamente o esplicitamente, a seconda dei casi), nei confronti delle diverse realtà religiose e spirituali, sfruttando la credulità popolare generatasi intorno alla controversa e screditata teoria del «lavaggio del cervello» alias «plagio» alias «manipolazione mentale».

Ricordiamo anche le affermazioni di Lorita Tinelli a proposito di quanto lei definisce «fideismo»:



Stessa linea ideologica: le credenze altrui, che alla psicologa non vanno a genio, sono non soltanto discutibili (secondo lei) ma anche «pericolose» per chi se ne interessa e comincia a professarle.

Tanto quanto accade oggigiorno con gli «anti-sette», così allora la circolare fascista si era servita del supporto di una e letteratura «scientifica» strumentalizzata per fornire conferme ufficiali a quell’ideologia antireligiosa. Ne dà conto il prof. Gagliano nel già citato saggio: «La scienza doveva provarlo. Nessuna meraviglia se la perizia medica di parte cattolica (…) parlava di “suggestione collettiva” di soggetti nevropatici e sosteneva che la pratica del culto pentecostale era dannosa per la salute psichica degli aderenti». Tali argomentazioni pseudo-scientifiche fornirono dunque la base teorica per i raid della polizia e le altre azioni di controllo nei confronti dei fedeli.

Ora come allora, a sostanziare la propaganda contro la libertà di scelta spirituale vi erano dei presunti esperti che non avevano in realtà competenze specifiche nell’ambito della sociologia della religione, della teologia, ecc.; erano invece medici o medici psichiatri. Oggi la categoria più direttamente coinvolta nella fornitura del supporto teorico per la discriminazione sono gli psicologi e solo marginalmente i medici, ma lo stratagemma e il risultato sono i medesimi. Luigi Corvaglia, Lorita Tinelli, Patrizia Santovecchi, Cristina Caparesi: questi i nomi principali.

Un altro aspetto di inquietante somiglianza è l’utilizzo che già a quel tempo si fece della parola «setta»: lo stesso scellerato metodo di stigma (come abbiamo descritto in post precedenti) che viene adoperato ai tempi nostri dalle associazioni come FAVIS, CeSAP e AIVS e dai rispettivi esponenti.

Non bastarono la fine della guerra, l’insediamento della Repubblica e l’adozione della Costituzione: l’influenza della «Buffarini Guidi» permaneva infatti ancora nel 1951, come mostra una comunicazione ufficiale del Ministero dell’Interno, nella quale si leggeva (sempre con riferimento a Evangelici e Pentecostali): «Questa setta, importata dagli Stati Uniti d’America da emigrati rimpatriati, generalmente di modeste condizioni sociali e intellettuali, pretende di metterete i propri adepti in comunicazione con lo Spirito Santo (…). In attesa che si determini questa comunicazione i fedeli (…) si abbandonano a prolungate invocazioni, lamenti, grida d’invocazione, movimenti ritmici (…) suggestionandosi a vicenda gradualmente fino ad arrivare, in molti casi, ad uno stato morboso di esaltazione psichica allucinatoria».

Ecco nuovamente l’ingerenza dello stato (tanto indebita quanto oltraggiosa) nelle faccende spirituali e segnatamente nella professione di fede e nelle credenze religiose peculiari di un movimento più giovane e meno radicato nel territorio. Ed ecco anche l’uso del vocabolo «setta» per ghettizzare intere comunità minoritarie ed esporle all’odio della maggioranza.

Inoltre, come oggidì, al fine di denigrare la religione si infamavano anche i suoi appartenenti, definiti come «umili lavoratori di scarsa levatura intellettuale e mancanti di quel senso critico che potrebbe limitare il pericolo».

Il punto di arrivo di quella linea ideologica era decretare che «manifestazioni di culto che costituiscano un concreto pregiudizio per la salute pubblica (…) escludono che il culto possa essere compreso nel novero dei culti ammessi nello Stato». In altri termini, si proibiva una religione sulla base di accuse false e infamanti, servilmente fabbricate per ammantare di scientificità un provvedimento atto ad eliminare una minoranza scomoda non solo perché in continua e rapida crescita, ma anche e soprattutto per i suoi «legami spirituali e finanziari con le chiese sorelle anglo-americane» (Gagliano, op. cit.).

Ci si dovrebbe interrogare profondamente quando si sentono certi esponenti «anti-sette» suonare la sirena per il pericolo dei «culti distruttivi» o dei «gruppi abusanti»: non si tratta solo di un fatuo allarmismo deliberato che ha già creato «mostri» inesistenti e sconvolto irrimediabilmente la vita di molte persone; si tratta senza mezzi termini di una preoccupante propaganda ideologica il cui esito ultimo è la messa al bando di comunità pacifiche e spesso impegnate in attività caritatevoli e di utilità sociale.

Conseguenze dettate dall’estremismo antireligioso che lo Stato dovrebbe prevenire prima che sia troppo tardi, come indicano esponenti Pentecostali di spicco in questo video che in chiusura riportiamo.


venerdì 4 maggio 2018

Gli «anti-sette» e le simpatie fasciste: il GRIS e Giovanna Balestrino

Abbiamo già citato in un recente post una esponente «anti-sette» piemontese, Giovanna Balestrino.

Ne avevamo parlato a proposito di alcuni suoi incitamenti ad un «controllo comportamentale» (o forse un controllo mentale?) nei confronti dei giovani e delle persone in generale, come evidenziato in quel post.

La Balestrino è presidente, per la zona di Acqui Terme (AL), del GRIS (il diocesano «Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa», già «Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette», che cambiò nome per rendersi più accettabile).

Tempo addietro (si veda questo post) ci siamo interrogati sull’orientamento politico degli estremisti «anti-sette» basandoci su alcuni elementi emersi negli anni scorsi come le connivenze con Forza Nuova: senza la presunzione di riuscire a trovare il bandolo della matassa, avevamo comunque potuto abbozzare un’ipotesi abbastanza plausibile.

Quanto riferiamo qui di seguito in merito alla Balestrino sembra concorrere a confermare quelle deduzioni.

Abbiamo notato alcune sue dichiarazioni pubbliche a proposito di Benito Mussolini e del fascismo, che riteniamo siano d’interesse in relazione al ruolo istituzionale che la Balestrino riveste nel GRIS e, di conseguenza, in qualità di personaggio pubblico che interagisce con le istituzioni e organizza convegni per portare avanti la propaganda «anti-sette».

Istituzioni come il Ministero dell’Interno che, oltretutto, dovrebbe avere un ruolo garantista nei confronti della prima legge dello stato, ossia la Costituzione della Repubblica Italiana, la quale bandisce espressamente il partito fascista. Non dimentichiamo, fra l’altro, che anche la «apologia del fascismo» è considerata un reato in base alla «legge Scelba» del 1952 (cfr. articoli 4 e 5). Siamo sicuri che la Balestrino è al corrente di tali elementari nozioni.

La preferenza politica dell’avvocatessa acquese è ben nota in tutto il suo territorio; solo per fare un esempio, eccola due anni or sono a promuovere la candidatura a sindaco di suo padre per il MSI (per la cronaca, non fu eletto):



E infatti la scorsa settimana, nell’ambito di una discussione che è seguita ad un suo post sulla commemorazione della morte di Benito Mussolini, la Balestrino non solo non manifesta la benché minima contrarietà al fascismo, ma al contrario mette in risalto la «malvagità» degli «uomini che [lo] hanno così ignobilmente ucciso».

Questo il post:


E questa la discussione (da notare come – tratto tipico degli «anti-sette» – il confronto vero e proprio viene sviato in modo tale che si eviti di entrare nel merito della critica, mentre l’interlocutore viene dapprima fuorviato e poi mandato elegantemente a spasso):


D’altronde, la concezione della Balestrino a proposito di democrazia e di rispetto della Carta Costituzionale in tema di scelte religiose emerge anche da un altro post:


Il che vale a dire che le confessioni religiose non devono godere di uguali diritti: solo la sua religione, come ai tempi dei «Patti Lateranensi» siglati nel 1929 (in pieno fascismo), deve essere considerata tale. Gli altri? Degli inferiori.

Seguendo il filone dell’ideologia fascista, ci dev’essere infatti una minoranza (o comunque un «altro») da combattere o da annientare; e anche in tal senso le affermazioni della Balestrino, che si scaglia contro questa o quella corrente di pensiero, sono piuttosto esplicite:


Per la cronaca, la Balestrino ha lasciato completamente ignorata l’obiezione del primo utente (come sopra: dribblare la critica), mentre alla seconda ha risposto fornendo del materiale propagandistico.

Piuttosto che acculturarsi in merito alle nuove religioni delle quali si dovrebbe occupare come GRIS, la Balestrino preferisce invece frequentare corsi di esorcismo:


Che dire? Amen.

Sulla scorta di tali inequivocabili esternazioni da parte di una rappresentante del GRIS, viene quasi da sorridere quando si legge un post di tenore diametralmente opposto da parte dello psicologo varesino Dimitri Davide Baventore, una sorta di «anti-sette» in erba dal momento che (per nostra conoscenza) solo di recente ha fatto capolino nel panorama dei propagandisti contro le realtà religiose «non convenzionali» al fianco di Lorita Tinelli, sua collega pugliese che invece di tale pratica è un’esperta consumata.

Ecco come si poneva Baventore nei confronti del fascismo qualche anno fa:


Passeggiando per le strade del centro storico di Vicolungo (NO), Baventore ha notato su di una parete la scritta «Molti nemici molto onore», storicamente nota come un motto sovente adoperato dal «duce»; fa quindi riferimento al «ventennio» come ad un «vergognoso passato», come confermano i commenti successivi, particolarmente in relazione agli «inutili massacri della guerra» e alla «follia colonialista».

Parrebbe un’ennesima dimostrazione di come il mondo degli «anti-sette», oltre che discusso e chiacchierato, sia anche costantemente frazionato e contraddittorio: quattro anni fa Baventore dichiarava il fascismo una vergogna, adesso invece dà spazio e appoggio a chi vorrebbe ripristinare il controverso «reato di plagio» che proviene proprio dall’ordinamento giuridico fascista e venne depennato dal codice penale anche in conseguenza del tragico caso di Aldo Braibanti, un intellettuale comunista «colpevole» di essere apertamente omosessuale oltre che controcorrente.

Forse che quando si diventa fautori della propaganda «anti-sette» mutano anche le proprie convinzioni politiche?