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venerdì 11 maggio 2018

Gli «anti-sette», Lorita Tinelli e la libertà di parola proibita

Abbiamo colto, negli ultimi giorni, delle reazioni scomposte e frenetiche da parte dei principali esponenti «anti-sette» italiani e di alcuni loro accaniti sostenitori, specialmente da quando abbiamo analizzato e commentato il webinar di Lorita Tinelli del 18 Aprile scorso, mettendone in luce la superficialità e la scarsa professionalità soprattutto in paragone con il lavoro svolto da altri studiosi realmente qualificati).

Su tutte, una di queste reazioni ci ha colpito maggiormente perché ci sembra esemplificare, in modo davvero emblematico, non solo la forma mentis complessiva degli «anti-sette» (che in questo blog tanto dettagliatamente documentiamo), ma anche la loro apparente indisponibilità (o incapacità?) a dialogare in modo costruttivo, oltre che la loro scarsa conoscenza dei diritti fondamentali delle persone. Per inciso, vorremmo davvero che si trattasse solo di scarsa conoscenza, e non – come temiamo che sia – di mancata accettazione o mancato riconoscimento di quei radicali diritti.

Fra le prerogative fondamentali di un cittadino italiano (e, per la verità, di qualsiasi abitante del mondo) vi è quella che si chiama «libertà di espressione»: questo diritto è garantito non solo dalla Costituzione della Repubblica Italiana nell’articolo 21 («Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»), ma anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, che all’articolo 19 così recita: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione».

Vediamo di essere schietti ma obiettivi: cosa facciamo con questo blog? Riprendiamo post, articoli, commenti e dichiarazioni da parte di personaggi pubblici (come essi stessi tengono a sottolineare e spesso vantano), diffusi tramite televisioni, stampa, pagine Facebook (accessibili a chiunque detenga un profilo), ecc., e le mettiamo in relazione con altri elementi oppure le commentiamo secondo il nostro pensiero, stimolando riflessioni, esprimendo critiche e traendo conclusioni.

In altri termini, non facciamo nient’altro se non esercitare la nostra libertà di parola, rivendicare il nostro sacrosanto diritto di manifestare un’opinione e accendere i riflettori su quello che per noi è un problema grave ed allarmante.

Tutto questo cercando di non mancare di rispetto, comunque senza mai scadere nella volgarità o nell’offesa personale o nell’infamia, ed accertandoci sempre della veridicità di ciò che scriviamo, inoltre restando sempre disponibili a delle rettifiche laddove eventualmente commettessimo degli errori. Infatti, finora abbiamo registrato solo tre casi di errore su un totale di centodieci post e abbiamo provveduto a correggere tempestivamente le inesattezze (comunque non determinanti ai fini del tema o del messaggio che volevamo veicolare).

Mentre, quindi, noi diamo per scontato di essere in democrazia, agli «anti-sette» questo pare non star affatto bene; forse vorrebbero maggiori facoltà di censura?

Lo abbiamo denunciato già molte volte e costituisce una delle maggiori contraddizioni insite in chi osteggia i «nuovi movimenti religiosi»: essi accusano le «sette» di tacitare i propri membri e di proibire il libero pensiero, ma poi sono proprio loro a intimidire i loro critici o i loro presunti rivali con modalità quanto meno discutibili, quando non con delle vere e proprie persecuzioni giudiziarie.

Ma veniamo al dunque, ossia alle reazioni che abbiamo notato: qualche giorno fa, Lorita Tinelli se la prende (tanto per cambiare), con il principale gestore di questo blog, il nostro Mario Casini, che con un epiteto (a nostro parere calunnioso) ella definisce «stalker»:


Tralasciamo le pure e semplici offese che, caso mai, sono indice dello stato d’animo in cui versa la psicologa (dalla quale, però, come minimo ci si aspetterebbe un po’ meno melodramma e un po’ più di serietà professionale) e vediamo il nocciolo delle accuse.

Con questo post tanto lamentoso e carico di risentimento, la Tinelli sostanzialmente si lagna del fatto che Casini:
1) ha riportato una citazione dell’Antico Testamento,
2) ha scritto tre e-mail (nell’arco di oltre tre settimane) all’Ordine degli Psicologi,
3) ha pubblicato dei commenti su un tot di pagine qua e là in Internet manifestando le proprie idee (notare come nell’iperbole tinelliana diventino «centinaia» di pagine quando saranno sì e no qualche dozzina).

Di nuovo, in altri termini, Mario Casini ha commesso il grave e riprovevole atto di esercitare la propria libertà di parola.

Si noti come la Tinelli, a parte offendere («psicopatico»), mettere in cattiva luce («grafomane», «l’idea che la gente si fa di lui», «non ha una vita soddisfacente») e affibbiare un’etichetta («stalker», «dossieraggio»), non è affatto in grado di evidenziare una condotta illecita vera e propria con circostanze ben precise.

A quanto pare, secondo la Tinelli l’espressione del proprio parere o il commento non compiacente delle affermazioni pubbliche propalate da lei o dai suoi colleghi «anti-sette» è automaticamente «stalking».

Ci torna in mente il fatto che una studiosa di spiritualità, ex collaboratrice del CeSAP, qualche anno fa nel blog in cui raccontava (con dovizia di particolari e documenti) dei costosi attacchi subiti proprio da parte della Tinelli, ha parlato di «stalking giudiziario».

Tutto ciò ci lascia con la netta impressione che il nostro lavoro di informazione puntuale e di costante aggiornamento sul variegato e contraddittorio panorama degli «anti-sette» italiani stia dando sempre più fastidio a coloro che non paiono voler modificare i propri comportamenti discriminatori.

Forse ora è un po’ più chiara, ai lettori, la ragione per cui ci sentiamo costretti a tutelare, mantenendole riservate, le identità di coloro che collaborano con questo blog, con l’unica eccezione di Mario Casini che ha scelto, forse un po’ spavaldamente, di usare il proprio nome e il proprio profilo Facebook (sarà la «lieta furia dei suoi vent’anni»?).

Anche nei commenti al post evidenziato, la Tinelli prosegue la propria lamentela, tentando di ostentare una superiorità che però viene immediatamente tradita dal pensiero appena successivo, rivolto ad una delle vittime della persecuzione giudiziaria montata proprio da lei ai danni del gruppo Arkeon (ne abbiamo dato conto ancora agli inizi di questo blog):


Di nuovo, la lagnanza della psicologa pugliese colpisce un po' a casaccio ed è riferita al puro e semplice fatto che Casini ha scritto dei messaggi ad altre persone a lei collegate, essendo dotato di favella e potendo godere di libertà di parola. Sembra quasi che la Tinelli abbia difficoltà a comprendere la realtà dei fatti.

Tali affermazioni, inoltre, denotano una scarsa comprensione delle questioni legali (nonostante la Tinelli vanti spesso di essere consulente di magistrati e della polizia religiosa «anti-sette», oltre che referente - con la sua associazione CeSAP - della controversa organizzazione francese FECRIS) visto e considerato che si fa uso della parola «stalking» in modo decisamente fuori luogo: come si spiegava prima, infatti, riprendere su un blog quel che la Tinelli scrive o dice commentandolo molto civilmente anche se in maniera diametralmente opposta, non è certamente stalking, semmai è esercizio della libertà di parola, di pensiero e di critica. Insomma, la Tinelli pare avere un concetto molto personale e restrittivo di queste libertà costituzionalmente garantite.

Un commento successivo fa anche trapelare l’intento velatamente intimidatorio e il ricorso alle autorità, per ragioni evidentemente futili, al fine di tacitare chi osa non pensarla come lei:


A dire il vero, il riferimento a fantomatici sistemi di «criptatura» (che in italiano si direbbe «crittografia» o «cifratura») ci fa pensare che il commento della Tinelli sia un clamoroso bluff, dato che non utilizziamo alcun mezzo di quel genere. Ma soprassediamo lasciando a chi lo desidera tutto lo spazio per coltivare un avvincente immaginario da fiction.

Per non parlare poi dei riferimenti (anch’essi fuori luogo) ai possibili rischi che lei o i suoi familiari potrebbero correre («a causa» del presente blog, di qualche e-mail e di qualche decina di commenti in Facebook a fronte delle migliaia e migliaia che vengono pubblicate ogni secondo): hanno tutto l’aspetto dell’ipocrisia, una via di mezzo tra un tentativo di mantenere alto il gradimento da parte dei suoi seguaci (un sorta di «captatio benevolentiae») e un voler mettere le mani avanti, nell’eventualità di guai personali, per poter prendere di mira qualcuno anche se completamente estraneo ai fatti.

Eppure, in questo blog non vi è niente che inciti all’odio e alla violenza, caso mai è vero l’esatto contrario!

Invece, stando alle cronache e agli episodi che registriamo e raccontiamo di volta in volta, l’inveterato allarmismo degli «anti-sette» ha gravemente danneggiato numerose persone.

Rimane comunque divertente leggere i commenti dello striminzito gruppetto di accoliti della Tinelli che cercano di asciugarle le lacrime: in fin dei conti sono una decina scarsa di utenti e assommano a meno di una trentina di «Mi piace»: forse che le innumerevoli (e discutibili) comparsate alla TV di stato non hanno prodotto granché in termini di notorietà?

venerdì 4 maggio 2018

Gli «anti-sette» e le simpatie fasciste: il GRIS e Giovanna Balestrino

Abbiamo già citato in un recente post una esponente «anti-sette» piemontese, Giovanna Balestrino.

Ne avevamo parlato a proposito di alcuni suoi incitamenti ad un «controllo comportamentale» (o forse un controllo mentale?) nei confronti dei giovani e delle persone in generale, come evidenziato in quel post.

La Balestrino è presidente, per la zona di Acqui Terme (AL), del GRIS (il diocesano «Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa», già «Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette», che cambiò nome per rendersi più accettabile).

Tempo addietro (si veda questo post) ci siamo interrogati sull’orientamento politico degli estremisti «anti-sette» basandoci su alcuni elementi emersi negli anni scorsi come le connivenze con Forza Nuova: senza la presunzione di riuscire a trovare il bandolo della matassa, avevamo comunque potuto abbozzare un’ipotesi abbastanza plausibile.

Quanto riferiamo qui di seguito in merito alla Balestrino sembra concorrere a confermare quelle deduzioni.

Abbiamo notato alcune sue dichiarazioni pubbliche a proposito di Benito Mussolini e del fascismo, che riteniamo siano d’interesse in relazione al ruolo istituzionale che la Balestrino riveste nel GRIS e, di conseguenza, in qualità di personaggio pubblico che interagisce con le istituzioni e organizza convegni per portare avanti la propaganda «anti-sette».

Istituzioni come il Ministero dell’Interno che, oltretutto, dovrebbe avere un ruolo garantista nei confronti della prima legge dello stato, ossia la Costituzione della Repubblica Italiana, la quale bandisce espressamente il partito fascista. Non dimentichiamo, fra l’altro, che anche la «apologia del fascismo» è considerata un reato in base alla «legge Scelba» del 1952 (cfr. articoli 4 e 5). Siamo sicuri che la Balestrino è al corrente di tali elementari nozioni.

La preferenza politica dell’avvocatessa acquese è ben nota in tutto il suo territorio; solo per fare un esempio, eccola due anni or sono a promuovere la candidatura a sindaco di suo padre per il MSI (per la cronaca, non fu eletto):



E infatti la scorsa settimana, nell’ambito di una discussione che è seguita ad un suo post sulla commemorazione della morte di Benito Mussolini, la Balestrino non solo non manifesta la benché minima contrarietà al fascismo, ma al contrario mette in risalto la «malvagità» degli «uomini che [lo] hanno così ignobilmente ucciso».

Questo il post:


E questa la discussione (da notare come – tratto tipico degli «anti-sette» – il confronto vero e proprio viene sviato in modo tale che si eviti di entrare nel merito della critica, mentre l’interlocutore viene dapprima fuorviato e poi mandato elegantemente a spasso):


D’altronde, la concezione della Balestrino a proposito di democrazia e di rispetto della Carta Costituzionale in tema di scelte religiose emerge anche da un altro post:


Il che vale a dire che le confessioni religiose non devono godere di uguali diritti: solo la sua religione, come ai tempi dei «Patti Lateranensi» siglati nel 1929 (in pieno fascismo), deve essere considerata tale. Gli altri? Degli inferiori.

Seguendo il filone dell’ideologia fascista, ci dev’essere infatti una minoranza (o comunque un «altro») da combattere o da annientare; e anche in tal senso le affermazioni della Balestrino, che si scaglia contro questa o quella corrente di pensiero, sono piuttosto esplicite:


Per la cronaca, la Balestrino ha lasciato completamente ignorata l’obiezione del primo utente (come sopra: dribblare la critica), mentre alla seconda ha risposto fornendo del materiale propagandistico.

Piuttosto che acculturarsi in merito alle nuove religioni delle quali si dovrebbe occupare come GRIS, la Balestrino preferisce invece frequentare corsi di esorcismo:


Che dire? Amen.

Sulla scorta di tali inequivocabili esternazioni da parte di una rappresentante del GRIS, viene quasi da sorridere quando si legge un post di tenore diametralmente opposto da parte dello psicologo varesino Dimitri Davide Baventore, una sorta di «anti-sette» in erba dal momento che (per nostra conoscenza) solo di recente ha fatto capolino nel panorama dei propagandisti contro le realtà religiose «non convenzionali» al fianco di Lorita Tinelli, sua collega pugliese che invece di tale pratica è un’esperta consumata.

Ecco come si poneva Baventore nei confronti del fascismo qualche anno fa:


Passeggiando per le strade del centro storico di Vicolungo (NO), Baventore ha notato su di una parete la scritta «Molti nemici molto onore», storicamente nota come un motto sovente adoperato dal «duce»; fa quindi riferimento al «ventennio» come ad un «vergognoso passato», come confermano i commenti successivi, particolarmente in relazione agli «inutili massacri della guerra» e alla «follia colonialista».

Parrebbe un’ennesima dimostrazione di come il mondo degli «anti-sette», oltre che discusso e chiacchierato, sia anche costantemente frazionato e contraddittorio: quattro anni fa Baventore dichiarava il fascismo una vergogna, adesso invece dà spazio e appoggio a chi vorrebbe ripristinare il controverso «reato di plagio» che proviene proprio dall’ordinamento giuridico fascista e venne depennato dal codice penale anche in conseguenza del tragico caso di Aldo Braibanti, un intellettuale comunista «colpevole» di essere apertamente omosessuale oltre che controcorrente.

Forse che quando si diventa fautori della propaganda «anti-sette» mutano anche le proprie convinzioni politiche?

sabato 10 marzo 2018

Gli «anti-sette» e l’informazione «selettiva» e tendenziosa: Dhamma Atala

In questo blog affrontiamo spesso il carattere della (pseudo) informazione portata avanti dagli «anti-sette» con il loro operato tendenzioso; rendiamo noto il modo continuo e sistematico in cui cercano di generare un’immagine di pericolo e di tensione rispetto ai fenomeni religiosi minoritari o di frangia o ai movimenti spirituali più «discussi».

D’altronde, gli stessi «anti-sette» sovente lamentano che chi invece (come noi) tende a difendere la libertà di culto (peraltro sancita dalla Costituzione, checché loro ne dicano) tende anche a dare poco risalto alle notizie meno favorevoli a questo o quel movimento.

Ammesso e non concesso che le cose stiano in questi termini, il guaio è che fin troppo spesso le «notizie» propalate dagli «anti-sette» sono delle pure e semplici «fake news», oppure si tratta di fatti veri per una minima percentuale ma per il resto «condimenti» o «ricami» che replicano semplicemente le solite roboanti dicerie da comari di paese.

Dal canto nostro, siamo del semplice e lineare parere che laddove vengono commessi degli illeciti essi debbano venire sanzionati dalla giustizia con gli strumenti messi a disposizione della legge, senza alcun favoritismo e con equità, nei confronti di chi la magistratura accerta averli posti in essere. Esattamente come riferivamo nel post sul caso del giovane congolese macchiatosi di un turpe delitto. Che poi gli «anti-sette» sfruttino a proprio uso e consumo l’onda emotiva legata a certi delitti, è esattamente ciò che riteniamo ricada nella categoria della becera strumentalizzazione.

Ma lasciateci per una volta ribaltare quella concezione, a nostro avviso strampalato, che per «fare informazione» si debba a tutti i costi ricorrere alla «cronaca nera».

Ci siamo imbattuti in un interessante e curioso articolo che racconta l’esperienza di una fisioterapista 26enne di Roma, felice di aver sperimentato (e di raccontare) alcuni giorni di eremitaggio presso il centro «Dhamma Atala» di Lutirano (Firenze), gestito dall’associazione «Vipassana Italia» che pratica l’omonimo metodo di meditazione, descritta come un’antica tecnica indiana.

Il resoconto si può leggere integralmente qui.

Ci domandiamo: perché gli «anti-sette» non ne parlano?

Perché non menzionano mai e poi mai alcuna delle innumerevoli manifestazioni di gratitudine da parte dei fedeli di questo o quel movimento?

La Soka Gakkai, per esempio, conta più di 80mila associati solo in Italia e la stragrande maggioranza di loro (migliaia, dunque) sarebbe pronto a dichiararsi apertamente contento della fede che professa, come dimostrano i numerosi commenti (pubblici) che si trovano qua e là nella rete. Lo stesso vale per i Testimoni di Geova che contano oltre 250mila fedeli, per non parlare di gruppi dai rapporti ponderali più disparati, dai Sikh a Scientology e dai Baha’i alla Universal Peace Federation (Chiesa del Reverendo Moon). Quanti di loro sono felici di professare quelle fedi e quanti invece sono gli apostati? Le proporzioni sono nettamente a favore dei primi.

E allora perché gli «anti-sette» si limitano a pubblicare, ritrasmettere e diffondere solo ed esclusivamente notizie negative sul conto dei nuovi movimenti religiosi? E questo non solo quando quelle notizie sembrano avere una parvenza di fondamento, ma anche e soprattutto quando si basano su meri sospetti.

Come questo post di Sonia Ghinelli del FAVIS, in cui si parla di «sospetti» piuttosto che di «fatti concreti»:


La domanda, forse destinata a rimanere senza una risposta, quindi, è: perché?

giovedì 1 marzo 2018

«Presa Diretta»: l’ignoranza degli «anti-sette» e dei loro sostenitori

[Post aggiornato il 4 Marzo 2018]

Nei giorni scorsi gli «anti-sette» hanno trionfato all’unanimità (o quasi) per l’ultima puntata della trasmissione televisiva «Presa Diretta», andata in onda Sabato scorso (24 Febbraio) su RAI 3 con il titolo «Io ci credo» e dedicata al fenomeno della religiosità «alternativa».

La giornalista che ha confezionato il servizio è Raffaella Pusceddu, già nota al pubblico per i propri «calderoni terroristici» come quello contro i produttori di vino andato in onda due anni fa e contestato da più di un media legato agli esperti (quelli veri) di settore.

Al minuto 50:44 del reportage «Io ci credo», la Pusceddu afferma:
«per le altre religioni e confessioni [diverse dalla cattolica, N.d.R.] il rapporto è col Ministero dell’Interno che deve riconoscere la personalità giuridica come enti di culto».

Tale dichiarazione è gravemente fuorviante: infatti, il rapporto dell’associazione religiosa è eventualmente con il Ministero laddove essa richieda di stipulare un’intesa. Diversamente, non vi è alcun obbligo o vincolo di instaurare un rapporto con il governo, dal momento che la Costituzione stessa riconosce ad ogni individuo la libertà di professare il proprio credo «in forma individuale o associata» (cfr. art. 19 e art. 8).

A qualcuno potrà apparire un cavillo. Non lo è.

Al contrario, è un fatto grave: trattasi infatti di un giornalista della TV di stato (RAI 3) che dà ad intendere di «fare informazione» su questioni di rilevanza costituzionale (libertà di credenza), e invece mostra di non conoscere nemmeno l’ABC della materia. Ciò risulta in una mera disinformazione propinata a circa un milione di italiani (secondo le stime Auditel), fondata sulla «consulenza» degli «anti-sette» come Lorita Tinelli del CeSAP (già più che notoriamente schierata contro le minoranze spirituali e pubblicamente attiva per osteggiare tutto ciò che non le vada a genio).

Verso il minuto 57:40, Gianni Del Vecchio giornalista e co-autore di un controverso libro contro i gruppi religiosi, intervistato dalla collega Pusceddu dichiara: «tutte queste organizzazioni, quasi tutte, poi alla fine vogliono tutte quante diventare delle religioni. C’è un motivo: che secondo la legislazione italiana se tu, movimento, fai un'intesa con lo stato, il quale appunto ti riconosce come confessione religiosa hai una serie di vantaggi strepitosi». Ecco un altro, clamoroso esempio di «dotta» ignoranza: una confessione religiosa non diventa una religione perché lo stato la riconosce tale. Un movimento è religioso sia perché lo è, sia perché la Costituzione lo sancisce, a prescindere dal fatto che quel movimento stipuli o meno un’intesa!

Costoro sarebbero degli «esperti» (e come tali vengono presentati dalla Pusceddu nella fanfara di RAI 3) che hanno voluto scrivere un intero libro sui gruppi religiosi minoritari per bollarli allarmisticamente come «sette pericolose», ma in verità non conoscono nemmeno i principi basilari della materia! E infatti sono proprio loro gli idoli degli «anti-sette» e della stessa Pusceddu (giornalista del servizio pubblico), che sembra ascoltarli con una sorta di timore reverenziale e li idealizza quali autori di «uno dei pochi saggi approfonditi sull’argomento». Talmente «approfondito» da risultare discrepanti rispetto al testo giuridico per eccellenza, la Costituzione della Repubblica Italiana!

Al minuto 01:26:06, il parlamentare Pino Pisicchio (sostenitore del CeSAP e da tempo schierato con gli «anti-sette», come si riferiva in un precedente post) afferma «Gli americani in modo particolare hanno molto lavorato su questo e parlano di ‘lavaggio del cervello’. Ecco… credo che sia più chiaro alla pubblica opinione questo temine».

Di nuovo, clamorosamente, l’ignoranza più disarmante: la teoria del «lavaggio del cervello» è stata completamente smentita proprio in America. Si veda, ad esempio, la sezione dal titolo «L'APA e il lavaggio del cervello: la storia e i documenti» in questo articolo sul sito del CESNUR.

Ecco quanto è «preparato» il politico amico degli «anti-sette» che da anni vorrebbe reintrodurre il «reato di plagio» e che la Pusceddu, sulla TV di stato, vorrebbe far apparire come un «eroico parlamentare» che da anni conduce una «lodevole lotta» per difendere le «vittime delle sette».

Non è forse proprio questa, invece, una vera e propria «manipolazione mentale»? Ecco perché, quanto prima, torneremo ad occuparci di questa trasmissione di «pubblico (dis)servizio».

Di fatto, costoro stanno perseguendo la direzione opposta rispetto a quel che è il comune sentire della gente, ovvero di quei telespettatori e di quegli elettori che essi dovrebbero servire.

Ad esempio, ecco cosa si legge in un articolo che riporta le dichiarazioni dell’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sede presso l’ONU: «molte società nel mondo sembrano adottare un'attitudine di rifiuto verso la religione, marginalizzando o persino perseguitando le minoranze religiose, sia che ci siano da sempre o che siano arrivate da poco». E ancora: «le leggi che discriminano le minoranze religiose sono sfortunatamente troppo presenti del mondo», e così pure «gli stati che permettono e coltivano una ideologia radicale e culturale che nega i sentimenti religiosi dei loro cittadini, sebbene sia ormai evidente che una società basata sul rispetto della libertà di religione e credo sia più forte e non più debole».

Tali dichiarazioni fanno virtualmente eco a Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS). In un'intervista riportata sul sito Internet della rivista «L’Indro», il Rev. Negro parla dei «politici che strumentalizzano il discorso sulle religioni dandone una lettura esclusivamente in termini di ordine pubblico, alimentando la paura e stigmatizzando le diversità a fini propagandistici». Esattamente ciò che ripetutamente denunciamo qui sul nostro blog.

L’intervista de «L’Indro» accenna infine a «forze politiche di matrice xenofoba, che tendono a cavalcare le paure di presunte invasioni e di perdita di (fittizie) radici cristiane dovute al doppio fattore immigrazione/differenze religiose, di fatto del tutto smentite dai dati numerici» e conclude con un concetto che riteniamo di assoluta importanza: «è fuor di dubbio che sia necessario lavorare affinché si crei una coscienza comune sempre più forte che prenda atto che il pluralismo religioso è già un dato concreto e vivente e che l’allargamento dei diritti è un dovere morale prima ancora che giuridico, oltre che un percorso inarrestabile».

A breve, ulteriori confutazioni della trasmissione televisiva in questione.