sabato 21 aprile 2018

Aggiornamento breve - gli «anti-sette» di AIVS dileggiano persino se stessi?

Osservando il seguente post su una delle pagine Facebook gestite da AIVS, abbiamo notato una situazione che definiremmo grottesca.

Toni Occhiello dà il buongiorno ai suoi compari pubblicando una foto che, peraltro, ci pare piuttosto fuori tema (una strada cittadina sulla quale scorrono due velocipedi):


Gli fanno subito eco dei commenti di utenti del gruppo Facebook di AIVS che colgono (persino) questa occasione per dileggiare la religione di cui facevano parte in precedenza. Commenti, a nostro parere, un po’ squallidi:


Potrà sembrare semplicemente un commento di cattivo (anzi, pessimo) gusto.

Noi invece vi ravvisiamo un aspetto ulteriormente paradossale.

Sì, perché dovrebbe essere ben noto agli accoliti di AIVS che Toni Occhiello è paraplegico, o comunque ha un’invalidità che ne compromette la capacità di deambulazione.

Interviene un altro utente a spiegare che tipo di veicolo è quello visibile nella parte alta della foto e perché non c’è molto da ridere in proposito (si pensi anche solo a manifestazioni sportive ormai grandemente partecipate come le Paralimpiadi):


Singolare, a nostro avviso, che Occhiello lasci correre delle battutacce offensive contro la propria stessa categoria, senza nemmeno intervenire per riportare nel gruppo (che ha fondato) un minimo di educazione e di rispetto nei confronti di chi soffre una tanto grave limitazione fisica.

Verrebbe quasi da dire che la solidarietà, presso l’AIVS, non è proprio di casa.

giovedì 19 aprile 2018

Un piccolo saggio della discutibile forma mentis «anti-sette»

Tempo addietro abbiamo notato un curioso commento di Sonia Ghinelli ad una notizia relativa al caso di Mario Pianesi (nome di spicco della macrobiotica in Italia bersagliato da alcuni mesi dalla propaganda «anti-sette»), del quale ci siamo occupati anche noi.

Il commento della Ghinelli (come sempre pubblicato tramite il suo discutibile profilo anonimo) riguarda un articolo stampa che riporta le dichiarazioni di alcuni sostenitori di Pianesi, affiliati alla sua catena di negozi, che reagiscono alla macchina del fango mediatica messa in moto contro di loro.


Forse ancora più sbalorditivo del messaggio espresso dalla Ghinelli è il commento che si legge in calce al suo post, scritto da tale Emilio Morelli una persona che evidentemente condivide le sue vedute e mostra già solo con la propria terminologia un forte pregiudizio nei confronti del gruppo che critica:


Fatta salva (e, in verità, sacrosanta) la libertà di opinione, riteniamo tutto sommato utili questi due commenti.

Utili, sì, perché mostrano in maniera inequivocabile una forma mentis profondamente condizionata da preconcetti e, in ultima analisi, alquanto fuorviante e aberrante.

Secondo costoro, infatti, gli associati di Pianesi dovrebbero solidarizzare con le «vittime» o cosiddette tali; «vittime», fra l’altro, di «reati» che sono ancora tutti da dimostrare che la magistratura ha a tutt’oggi il compito di accertare; «vittime», dunque, di situazioni che fino ad oggi sono solo loro e gli «anti-sette» a definire «abusi».

Secondo costoro, i macrobiotici del «Punto» dovrebbero mostrare solidarietà nei confronti di chi li sommerge di accuse non ancora verificate, e non ribadire la propria amicizia e la propria stima verso chi costituisce il loro stesso gruppo!

Secondo costoro, in altri termini, i soci di Pianesi che vengono demonizzati dalla stampa fomentata dagli «anti-sette» non dovrebbero far percepire il proprio supporto e il proprio appoggio a chi è nella loro stessa situazione.

A parte la palese assurdità di un simile ragionamento, un’argomentazione tanto paradossale nasconde una negligenza forse ben più grave.

Ciò che Ghinelli e Morelli sembrano voler dimenticare (e che vorrebbero far dimenticare) è un principio cardine della nostra Costituzione, ossia il concetto della «presunzione di non colpevolezza»: si è infatti innocenti «fino a prova contraria»!

Parimenti, le presunte «vittime» sono tali solamente per ipotesi, dal momento che la loro denuncia non è stata ancora confermata vera da una sentenza definitiva; sempre per ipotesi, potrebbe addirittura emergere che quelle persone non sono affatto delle vittime ma dei calunniatori prezzolati. E allora chi sarebbero i colpevoli? Chi le vittime e chi i carnefici?

Come se non bastasse, al momento, Pianesi e i suoi non sono ancora nemmeno degli imputati ma solo degli indagati; ciò nonostante stanno subendo una continua e pressante gogna mediatica che ne sta facendo a pezzi la reputazione.

Ma Morelli si permette di definirli «persone prive di umanità e mentalmente alienate»: non è semmai lui stesso a mostrare un’assoluta mancanza di tatto oltre che di pudore e di onestà intellettuale?

D’altronde non è strano: è sufficiente una veloce ricerca su di lui per capire da che parte sta e quanto è viziato il suo discorso. Egli, infatti, è solo uno dei vari apostati dei Testimoni di Geova che si tengono occupati dando sfogo all’ostilità e all’odio nei confronti di quella che prima era la loro religione.


martedì 17 aprile 2018

Contributo esterno - demolizione definitiva della controversa teoria del «lavaggio del cervello» (parte 1)

È arrivato il momento di prendere di petto l’annosa questione della propaganda «anti-sette» a proposito del controverso «plagio» mentale, da loro denominato anche «manipolazione mentale» o «lavaggio del cervello». È giunta l’ora di fare chiarezza.

Sul nostro blog abbiamo lambito questo argomento in più occasioni, vuoi sbugiardando le «fake news» di Sonia Ghinelli del FAVIS, vuoi riportando il parere di studiosi qualificati, vuoi fornendo qualche cenno storico di cosa fosse davvero il «brainwashing».

Ma il tema è di tale importanza che richiede senza dubbio approfondimenti, e ce ne fornisce lo spunto proprio il presidente del CeSAP Luigi Corvaglia, come si leggerà nell’articolo.

Pubblichiamo dunque la prima parte di quello che è inteso a diventare un resoconto più possibile completo ed articolato, realizzato dal nostro più appassionato contributore che s’è preso a cuore la materia.

Riteniamo che questo post vada letto con la dovuta attenzione non solo da chiunque nutra un qualche interesse nella sfera dei nuovi movimenti religiosi, ma anche e soprattutto da tutti coloro che di quel mondo si occupano in qualche maniera, o perché lo osteggiano o perché lo sostengono o perché ne fanno parte.


Ancora su Toni Occhiello e la discutibile propaganda di AIVS

Mentre prosegue la questua di Toni Occhiello e dei tre o quattro animatori della sua associazione «anti-sette» AIVS, notiamo che il piccolo ma chiassoso gruppetto salentino non sembra voler smorzare i toni della propria campagna di odio nei confronti delle nuove religioni.

Al contrario, AIVS cerca appoggi presso altri gruppi affini e sembra trovarne in figure già da tempo schierate nella loro stessa lotta, come per esempio Branka Dujmic-Delcourt, un’esponente «anti-sette» croata di nascita con passaporto belga e rappresentante della FECRIS, la controversa associazione europea accreditata presso il Consiglio d'Europa quale ONG (organizzazione non governativa; nonostante sia curiosamente finanziata dal governo francese), che raccoglie le diverse denominazioni in un’unica organizzazione di cui, fra l’altro, fanno parte le italiane CeSAP e FAVIS:


Da notare come a dare il benvenuto alla «anti-sette» croata sia proprio Lorita Tinelli del CeSAP, salda alleata di AIVS.

Segno forse che AIVS si sta affannando per aggrapparsi al carro della FECRIS da cui potrebbe «mungere» un po’ di denaro? Oppure un po’ di credibilità o anche una maggiore visibilità? Non siamo certamente in grado di rispondere con certezza a un simile quesito, tuttavia l’interrogativo pare sensato.

Nel frattempo, come si accennava prima, Occhiello continua a raccattare iscrizioni proponendo la sua tessera per accedere al «gruppo segreto» di AIVS, il «gold club» di cui si parlava in un precedente post:


Una quota di 20 Euro per i «servizi di base». Ci si domanda quali siano tali servizi. Forse la pubblicazione di post su Facebook come questo?


Indubbiamente Toni Occhiello deve aver svolto del «lavoro» per ricercare accuratamente un’immagine tanto «adatta» da associare a tale post!

Non ce ne voglia per la nostra piccola battuta di spirito, ma anche senza muovere la benché minima critica al testo del post e al tenore della tesi che espone (e ve ne sarebbero!), sfugge davvero l’attinenza della fotografia (oscena) con il messaggio che AIVS intende qui propalare.

Probabilmente la «ispirazione» deriva ad Occhiello dai suoi precedenti «lavori», tipo quello di «fotografa’ le zoccole» di cui ci rende lui stesso edotto in una sua pagina Facebook  (per chi ama la «grana grossa», seguendo questo link si può visionare il testo integrale del post così come la fotografia che per pudore abbiamo tagliato):


I gusti sono gusti: Occhiello è senz’altro liberissimo di sfogare la propria verve figurativa immortalando prostitute senza veli; ci domandiamo soltanto perché debba trasporre queste sue personali inclinazioni attribuendole al movimento religioso che ha scelto di dileggiare ed infamare ad ogni piè sospinto.

Ma di nuovo: qual è il risultato concreto dell’operato di AIVS? In che modo essa può influenzare le persone che raggiunge? Ben lungi dal poter modificare la consapevolezza di ciascuno del proprio vissuto, costoro tendono a generare ostilità nei confronti della religione in generale:


È solo uno dei numerosi commenti di questa fatta: AIVS genera repulsione verso «tutte le religioni».

D’altronde non ci stupisce affatto, abbiamo già più volte dato conto di questa tendenza da parte degli «anti-sette»; si vedano ad esempio questo post, quest’altro e questaltro ancora.

Ma di nuovo torniamo a interrogarci: che diritto hanno degli apostati come Toni Occhiello e i suoi compari di AIVS di inquinare l’immaginario collettivo con le loro gravi (ma per lo più indiziarie) accuse e con i loro pesanti giudizi e le loro triviali volgarità ai danni di minoranze religiose pacifiche?

domenica 15 aprile 2018

I risultati della psicosi «anti-sette»: ecco un piccolo esempio

Da tempo stiamo denunciando (e, un po’ alla volta, documentando) da questo blog la «manipolazione mentale» messa in atto dagli «anti-sette» ai danni della popolazione del nostro paese.

Sfortunatamente, tale propaganda è all’opera anche altrove e, in verità, in tutta Europa e ben oltre; probabilmente, è un fenomeno che esiste in tutto l’orbe terracqueo.

Ci siamo imbattuti in alcuni articoli pubblicati nei giorni scorsi su Internet che riferiscono di un curioso caso avvenuto in Scozia: a nostro parere, si tratta di una dimostrazione lampante, grottesca e per certi versi inquietante di quali reazioni può produrre il battage mediatico «anti-sette» e l’utilizzo stesso del vocabolo «setta» per ghettizzare chiunque porti avanti delle idee non convenzionali (ne parlavamo in un recente post).


È capitato la scorsa settimana in Scozia che una compagnia di amici amanti della musica hard rock e delle atmosfere mistiche ed appartate sono stati «sorpresi» mentre erano in gita fuori città, riuniti attorno a un fuoco a raccontare storie di fantasmi ascoltando le loro canzoni preferite presso un piccolo isolotto lacustre del Lago di Loch Leven, a nord di Edimburgo, a poco più di un’ora di strada dai luoghi che hanno dato i natali a un’icona del rock di metà anni ’80 come Derek Dick, in arte «Fish».

Che delitto!

Sono stati «ricercati» per una sera da una squadra di soccorso (sic!) della polizia la quale, dopo aver dispiegato un contingente di «una ventina di veicoli» fra forze dell’ordine e di emergenza (addirittura!) e dopo aver fracassato i finestrini delle auto dei ragazzi «alla ricerca di indizi», li ha raggiunti sull’isolotto.


Motivo di tanto subbuglio: la polizia era mossa dalla preoccupazione che potesse trattarsi di un ipotetico «culto suicida».

Logico lo sgomento della piccola compagnia, guidata da un musicista che di lavoro fa l’insegnante di scuola, tale David Henderson, di cui riportiamo la breve testimonianza come la si desume dai media:


Assieme a Henderson vi erano alcuni amici, tre bambini e un cane: insomma, la classica rimpatriata, con la differenza di una collocazione e un orario singolari.

Ci domandiamo cosa sarebbe successo se a fare da «consulente» dei poliziotti scozzesi vi fosse stato un prete cattolico «anti-sette» come don Aldo Buonaiuto: probabilmente si sarebbe gridato allo scandalo e ai rivoltanti crimini perpetrati dalla «setta occulta» di Henderson nei confronti di innocenti bambini, e addirittura animali! Chissà come si sarebbe scatenata la fantasia morbosa nel solco della più torbida propaganda «anti-sette».

Fortunatamente, in quel piccolo paesino del Nord Europa non vi erano estremisti «anti-sette» e così quelle persone non hanno dovuto subire una sorte tragica come quella degli inesistenti «Angeli di Sodoma».

Ciò nonostante, non si può mancare di osservare come la psicosi rispetto ai presunti «culti distruttivi» (che qui in Italia viene alimentata costantemente, quasi giornalmente) abbia comunque prodotto danni non solo rovinando a una mezza dozzina di persone una scampagnata fra amici (senza contare i finestrini in frantumi), ma anche e soprattutto mettendo in allarme un’intera comunità per un pericolo inesistente.