Di Giovanni Ristuccia, apostata del movimento Anima Universale, si è già detto in un precedente post.
Ci è stata segnalata un’altra delle sue «fake news», questa volta in ambito medico (nel quale non ci risulta che Ristuccia abbia alcuna competenza specifica):
Al di là del roboante proclama con cui commenta il post, sarebbe bastato un semplice approfondimento a Ristuccia per capire che era abboccato all’amo della propaganda mediatica.
La «notizia», infatti, è una mezza bufala ed è stata parzialmente smentita e fortemente ridimensionata sui siti specializzati, in quanto (per farla breve) le precisazioni chiariscono che il trattamento in questione è tutt’altro che una novità e soprattutto può venire adoperato solo in casi specifici, pertanto non si può sperare (purtroppo per molti sfortunati) in guarigioni miracolose da una manciata di minuti. Nessuna rettifica, però, è intervenuta da parte dell'esponente «anti-sette» novarese.
Non sarà certo un caso di importanza capitale, ma questo ennesimo scivolone di Ristuccia non fa che confermare le copiose prove a disposizione dell’inattendibilità degli «anti-sette» come lui, che prendono per oro colato certe «notizie» solo quando fa loro comodo e recalcitrano con veemenza quando si chiede loro di fare un onesto esame di coscienza.
E, comunque, si parla del referente di un'associazione che si relaziona con la forza pubblica e le autorità, cosa di cui lui stesso ci informa pavoneggiandosi:
Dunque la SAS (la «Squadra Anti Sette» del Ministero dell'Interno) si appoggia a proclamatori di «fake news»?
Questo blog si propone di promuovere un'informazione puntuale e ad ampia diffusione sulle notizie e i fatti concreti che riguardano il controverso mondo dei gruppi "anti-sette" e di tutti quei soggetti ed associazioni che portano avanti un attivo contrasto a movimenti spirituali e confessioni religiose.
mercoledì 7 marzo 2018
martedì 6 marzo 2018
Gli «anti-sette» e il «condizionamento mentale»: da «MK Ultra» alla propaganda di oggigiorno
Che cos'è davvero il «lavaggio del cervello»?
Ecco un nuovo, interessantissimo contributo esterno che ci è stato sottoposto ieri e che pubblichiamo per intero.
Ecco un nuovo, interessantissimo contributo esterno che ci è stato sottoposto ieri e che pubblichiamo per intero.
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lunedì 5 marzo 2018
Le «fake news» e la manipolazione mentale degli «anti-sette» a «Presa Diretta»
[Post aggiornato il 17 Marzo 2018]
Trasmissione che è già stata da più parti contestata, con dovizia di particolari e di argomentazioni scientifiche, oltre che da noi, dall’organizzazione buddista Soka Gakkai, dal blog indipendente di Alessandro Reda (studioso di libertà religiosa) e dalla prof.ssa Raffaella Di Marzio.
Quella puntata di «Presa Diretta» con il servizio di Raffaella Pusceddu fornisce inoltre diversi spunti per descrivere il carattere della «manipolazione mentale» messa in atto nei confronti del vasto pubblico proprio dagli stessi «anti-sette» (e dei loro «assistenti-megafono», ovvero per l’appunto i giornalisti). Tale manipolazione ha l’obiettivo di far passare una certa interpretazione di fatti spacciandola per ovvia o logica (quando tale non è affatto), o anche di sottintendere una data spiegazione per talune circostanze e situazioni. Il tutto, ovviamente, ai danni dei tanto detestati gruppi spirituali di minoranza da loro etichettati come «culti distruttivi».
D’altronde, l’operato degli «anti-sette» si palesa anche mediante la generazione di vere e proprie «fake news», come quella che segnaliamo qui di seguito, facilitata e in parte derivante proprio da quel genere di propaganda.
Nella fattispecie: una porzione della trasmissione «Presa Diretta» (da 1h03m26s a 1h17m19s - a breve metteremo a disposizione il video) ha preso di mira la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.
Vediamo come viene commentato da uno dei vari gruppi Facebook contro i Testimoni di Geova, collegati agli attivisti «anti-sette» ed ispirati alla mezza dozzina dei loro ideologi militanti (don Aldo Buonaiuto, Lorita Tinelli e Luigi Corvaglia, Sonia Ghinelli e Maurizio Alessandrini, Patrizia Santovecchi, Giovanni Ristuccia):
Il fumetto, però, è un falso bello e buono.
Ecco, infatti, cosa aveva invece affermato Alberto Troisi, l’addetto stampa dei Testimoni di Geova (cfr. da 1h05m44s a 1h07m04s; qui un estratto del video):
La breve sequenza appena successiva porta un'ulteriore testimonianza dalla quale si può comprendere qual è la posizione dei Testimoni di Geova sul punto:
Ma tornando alla dichiarazione dell'addetto stampa Troisi, eccone la trascrizione:
(Troisi) «Allora, è vero: chi entra a far parte della comunità dei Testimoni di Geova col passo del battesimo, sa che ci sono delle regole da rispettare; ecco perché – le dicevo prima – dev’essere consapevole di quello che sta facendo. D’altra parte la persona che commette una trasgressione, se vogliamo chiamarla così, non viene automaticamente allontanata dalla comunità. Una persona viene allontanata dalla comunità quando questo… questo problema, questa trasgressione, viene praticata in maniera impenitente. (…)»
(Pusceddu) «Quindi non c’è la chiusura, ad esempio bisogna evitare i familiari, vengono interrotti i rapporti con i familiari…»
(Troisi) «Allora: i rapporti che s’interrompono con la comunità sono quelli di natura spirituale. È vero che nel momento in cui una persona che è un mio familiare in qualche modo tradisce i suoi principi che sono anche i miei, io comincio a tenerlo un po’ più lontano. (…) »
(Pusceddu) «Anche se è un familiare, dice…»
(Troisi) «Invece i normali rapporti familiari soprattutto quelli che avvengono in casa, quindi tra moglie e marito, il marito se ne va e la moglie rimane una testimone o viceversa, quelli rimangono, o i figli, quelli rimangono.»
Condivisibile o non condivisibile che sia la posizione di questo rappresentante dei TdG, come si può ben vedere, è inconfutabile che il senso della risposta di Troisi è stato completamente stravolto e travisato con un «taglia e cuci» alquanto malizioso. Questa è «informazione tendenziosa», se non pura e semplice disinformazione.
Ed è naturale che produca i risultati evidentemente voluti, come queste manifestazioni di ostilità e di odio che si notano nei commenti in calce al post:
Non è strano: questi commenti sono basati sul post, non sulle parole vere e proprie dell’esponente TdG.
E non solo quel post «anti-sette» non è stato smentito o rettificato. Al contrario, ne è stata realizzata una versione ulteriormente offensiva che dileggia impunemente il rappresentante di una minoranza religiosa:
Qui il falso «bello e buono» diventa un falso «brutto e cattivo», potremmo dire con una punta di ironia per stemperare dei toni tanto deprimenti (e preoccupanti).
Una siffatta trasmissione, d’altro canto, produce giudizi sommari come questo espresso sempre quel giorno da Pier Paolo Caselli, un pubblico sostenitore del CeSAP (alias Lugi Corvaglia e Lorita Tinelli):
I fedeli dei movimenti religiosi o delle correnti filosofiche «alternative» come Damanhur o Arkeon sono quindi «gentaglia»: a quando delle leggi repressive per impedirne il libero pensiero e autorizzarne la deportazione?
Questo modo di «fare informazione» tanto caro agli «anti-sette», altro non è se non la creazione e propagazione di «fake news» e, come s’è visto, generano intolleranza.
giovedì 1 marzo 2018
«Presa Diretta»: l’ignoranza degli «anti-sette» e dei loro sostenitori
[Post aggiornato il 4 Marzo 2018]
Nei giorni scorsi gli «anti-sette» hanno trionfato all’unanimità (o quasi) per l’ultima puntata della trasmissione televisiva «Presa Diretta», andata in onda Sabato scorso (24 Febbraio) su RAI 3 con il titolo «Io ci credo» e dedicata al fenomeno della religiosità «alternativa».
La giornalista che ha confezionato il servizio è Raffaella Pusceddu, già nota al pubblico per i propri «calderoni terroristici» come quello contro i produttori di vino andato in onda due anni fa e contestato da più di un media legato agli esperti (quelli veri) di settore.
Al minuto 50:44 del reportage «Io ci credo», la Pusceddu afferma:
«per le altre religioni e confessioni [diverse dalla cattolica, N.d.R.] il rapporto è col Ministero dell’Interno che deve riconoscere la personalità giuridica come enti di culto».
Tale dichiarazione è gravemente fuorviante: infatti, il rapporto dell’associazione religiosa è eventualmente con il Ministero laddove essa richieda di stipulare un’intesa. Diversamente, non vi è alcun obbligo o vincolo di instaurare un rapporto con il governo, dal momento che la Costituzione stessa riconosce ad ogni individuo la libertà di professare il proprio credo «in forma individuale o associata» (cfr. art. 19 e art. 8).
A qualcuno potrà apparire un cavillo. Non lo è.
Al contrario, è un fatto grave: trattasi infatti di un giornalista della TV di stato (RAI 3) che dà ad intendere di «fare informazione» su questioni di rilevanza costituzionale (libertà di credenza), e invece mostra di non conoscere nemmeno l’ABC della materia. Ciò risulta in una mera disinformazione propinata a circa un milione di italiani (secondo le stime Auditel), fondata sulla «consulenza» degli «anti-sette» come Lorita Tinelli del CeSAP (già più che notoriamente schierata contro le minoranze spirituali e pubblicamente attiva per osteggiare tutto ciò che non le vada a genio).
Verso il minuto 57:40, Gianni Del Vecchio giornalista e co-autore di un controverso libro contro i gruppi religiosi, intervistato dalla collega Pusceddu dichiara: «tutte queste organizzazioni, quasi tutte, poi alla fine vogliono tutte quante diventare delle religioni. C’è un motivo: che secondo la legislazione italiana se tu, movimento, fai un'intesa con lo stato, il quale appunto ti riconosce come confessione religiosa hai una serie di vantaggi strepitosi». Ecco un altro, clamoroso esempio di «dotta» ignoranza: una confessione religiosa non diventa una religione perché lo stato la riconosce tale. Un movimento è religioso sia perché lo è, sia perché la Costituzione lo sancisce, a prescindere dal fatto che quel movimento stipuli o meno un’intesa!
Costoro sarebbero degli «esperti» (e come tali vengono presentati dalla Pusceddu nella fanfara di RAI 3) che hanno voluto scrivere un intero libro sui gruppi religiosi minoritari per bollarli allarmisticamente come «sette pericolose», ma in verità non conoscono nemmeno i principi basilari della materia! E infatti sono proprio loro gli idoli degli «anti-sette» e della stessa Pusceddu (giornalista del servizio pubblico), che sembra ascoltarli con una sorta di timore reverenziale e li idealizza quali autori di «uno dei pochi saggi approfonditi sull’argomento». Talmente «approfondito» da risultare discrepanti rispetto al testo giuridico per eccellenza, la Costituzione della Repubblica Italiana!
Al minuto 01:26:06, il parlamentare Pino Pisicchio (sostenitore del CeSAP e da tempo schierato con gli «anti-sette», come si riferiva in un precedente post) afferma «Gli americani in modo particolare hanno molto lavorato su questo e parlano di ‘lavaggio del cervello’. Ecco… credo che sia più chiaro alla pubblica opinione questo temine».
Di nuovo, clamorosamente, l’ignoranza più disarmante: la teoria del «lavaggio del cervello» è stata completamente smentita proprio in America. Si veda, ad esempio, la sezione dal titolo «L'APA e il lavaggio del cervello: la storia e i documenti» in questo articolo sul sito del CESNUR.
Ecco quanto è «preparato» il politico amico degli «anti-sette» che da anni vorrebbe reintrodurre il «reato di plagio» e che la Pusceddu, sulla TV di stato, vorrebbe far apparire come un «eroico parlamentare» che da anni conduce una «lodevole lotta» per difendere le «vittime delle sette».
Non è forse proprio questa, invece, una vera e propria «manipolazione mentale»? Ecco perché, quanto prima, torneremo ad occuparci di questa trasmissione di «pubblico (dis)servizio».
Di fatto, costoro stanno perseguendo la direzione opposta rispetto a quel che è il comune sentire della gente, ovvero di quei telespettatori e di quegli elettori che essi dovrebbero servire.
Ad esempio, ecco cosa si legge in un articolo che riporta le dichiarazioni dell’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sede presso l’ONU: «molte società nel mondo sembrano adottare un'attitudine di rifiuto verso la religione, marginalizzando o persino perseguitando le minoranze religiose, sia che ci siano da sempre o che siano arrivate da poco». E ancora: «le leggi che discriminano le minoranze religiose sono sfortunatamente troppo presenti del mondo», e così pure «gli stati che permettono e coltivano una ideologia radicale e culturale che nega i sentimenti religiosi dei loro cittadini, sebbene sia ormai evidente che una società basata sul rispetto della libertà di religione e credo sia più forte e non più debole».
Tali dichiarazioni fanno virtualmente eco a Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS). In un'intervista riportata sul sito Internet della rivista «L’Indro», il Rev. Negro parla dei «politici che strumentalizzano il discorso sulle religioni dandone una lettura esclusivamente in termini di ordine pubblico, alimentando la paura e stigmatizzando le diversità a fini propagandistici». Esattamente ciò che ripetutamente denunciamo qui sul nostro blog.
L’intervista de «L’Indro» accenna infine a «forze politiche di matrice xenofoba, che tendono a cavalcare le paure di presunte invasioni e di perdita di (fittizie) radici cristiane dovute al doppio fattore immigrazione/differenze religiose, di fatto del tutto smentite dai dati numerici» e conclude con un concetto che riteniamo di assoluta importanza: «è fuor di dubbio che sia necessario lavorare affinché si crei una coscienza comune sempre più forte che prenda atto che il pluralismo religioso è già un dato concreto e vivente e che l’allargamento dei diritti è un dovere morale prima ancora che giuridico, oltre che un percorso inarrestabile».
A breve, ulteriori confutazioni della trasmissione televisiva in questione.
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mercoledì 28 febbraio 2018
Gli «anti-sette» e le censure di Lorita Tinelli: una «democrazia» repressiva?
Qualche giorno fa avevamo letto un interessante e ben documentato resoconto scritto dalla dott.ssa Simonetta Po (tramite il suo ormai «storico» nomignolo «Alessia Guidi») a proposito di Lorita Tinelli e di un documento che ella aveva pubblicato sul proprio sito omettendone una parte fondamentale per osteggiare Arkeon, il gruppo di ricerca filosofica finito nel suo mirino molti anni fa. Dell’incresciosa, deprimente vicenda giudiziaria che ne era scaturita (e che ha mietuto molte vittime) abbiamo parlato a più riprese sin dall’inizio del nostro blog.
Di fronte a una denuncia tanto precisa e circostanziata come quella della dott.sa Po, Lorita Tinelli è dovuta velocemente correre ai ripari e ha subito modificato la pagina del proprio sito in cui aveva compiuto quella omissione; una negligenza che come minimo si può considerare sospetta, ma che i meno ingenui e più disillusi definirebbero alquanto maliziosa. L’assessore alla trasparenza del comune di Noci non ha poi tardato ad esporre la propria lamentela nei confronti di Simonetta Po (come è solita fare) mediante un post su Facebook, motivando il fattaccio con una dichiarazione di tono vittimistico:
Di fatto, però, anche se non lo dice la Tinelli aggiunge la pagina precedentemente omessa, che ora è disponibile sul suo sito. Il che è una sostanziale, inequivocabile conferma che l’errore/negligenza esisteva ed era tale.
Curiosamente, al di là dell’ostentata sicurezza di sé, è evidente che la preoccupazione e l’angoscia per essere stata nuovamente colta in fallo devono essere state piuttosto forti. Non solo, infatti, la Tinelli ha pubblicato quel post tanto apologetico e vittimistico in cui tenta di spostare l’attenzione sui propri presunti meriti mediatici, ma ha anche esercitato la propria censura nel tentativo di impedire che quella grave negligenza venisse resa nota più ampiamente.
E ora spieghiamo come: preannunciando il presente post, avevamo pubblicato la stessa immagine (quella riportata qui sopra) sulla nostra pagina Facebook presentandola così:
Non è durato molto: «magicamente», nell’arco di poche ore il post è stato censurato da Facebook, evidentemente a causa delle proteste (del tutto ingiustificate, è il minimo che si possa dire) della stessa Tinelli.
Alquanto curioso il fatto che la Tinelli si risenta per quanto viene detto di lei, personaggio pubblico, considerandolo «denigratorio» o «umiliante», quando questo è esattamente ciò che ella fa ogni santo giorno dell’anno nei confronti delle minoranze religiose chiamandole «sette» e propalando ogni sorta di cattiva «notizia» ai loro danni.
Ma non è tutto.
Le censure di Lorita Tinelli evidentemente sono un’abitudine consolidata (come peraltro abbiamo reso noto sin dal principio della nostra iniziativa informativa).
Ecco infatti un commento che abbiamo tentato di pubblicare l’altro ieri su un articolo che porta sugli allori la psicologa di Noci proprio in relazione alla trasmissione di RAI 3:
Stesso identico trattamento è stato riservato sul sito web di «Noci24», con il medesimo commento censurato e rimosso nel giro di qualche decina di minuti.
Ecco dunque la «democrazia» repressiva di Lorita Tinelli: sono questi i valori che promuovono gli «anti-sette»?
Di fronte a una denuncia tanto precisa e circostanziata come quella della dott.sa Po, Lorita Tinelli è dovuta velocemente correre ai ripari e ha subito modificato la pagina del proprio sito in cui aveva compiuto quella omissione; una negligenza che come minimo si può considerare sospetta, ma che i meno ingenui e più disillusi definirebbero alquanto maliziosa. L’assessore alla trasparenza del comune di Noci non ha poi tardato ad esporre la propria lamentela nei confronti di Simonetta Po (come è solita fare) mediante un post su Facebook, motivando il fattaccio con una dichiarazione di tono vittimistico:
Di fatto, però, anche se non lo dice la Tinelli aggiunge la pagina precedentemente omessa, che ora è disponibile sul suo sito. Il che è una sostanziale, inequivocabile conferma che l’errore/negligenza esisteva ed era tale.
Curiosamente, al di là dell’ostentata sicurezza di sé, è evidente che la preoccupazione e l’angoscia per essere stata nuovamente colta in fallo devono essere state piuttosto forti. Non solo, infatti, la Tinelli ha pubblicato quel post tanto apologetico e vittimistico in cui tenta di spostare l’attenzione sui propri presunti meriti mediatici, ma ha anche esercitato la propria censura nel tentativo di impedire che quella grave negligenza venisse resa nota più ampiamente.
E ora spieghiamo come: preannunciando il presente post, avevamo pubblicato la stessa immagine (quella riportata qui sopra) sulla nostra pagina Facebook presentandola così:
Non è durato molto: «magicamente», nell’arco di poche ore il post è stato censurato da Facebook, evidentemente a causa delle proteste (del tutto ingiustificate, è il minimo che si possa dire) della stessa Tinelli.
Alquanto curioso il fatto che la Tinelli si risenta per quanto viene detto di lei, personaggio pubblico, considerandolo «denigratorio» o «umiliante», quando questo è esattamente ciò che ella fa ogni santo giorno dell’anno nei confronti delle minoranze religiose chiamandole «sette» e propalando ogni sorta di cattiva «notizia» ai loro danni.
Ma non è tutto.
Le censure di Lorita Tinelli evidentemente sono un’abitudine consolidata (come peraltro abbiamo reso noto sin dal principio della nostra iniziativa informativa).
Ecco infatti un commento che abbiamo tentato di pubblicare l’altro ieri su un articolo che porta sugli allori la psicologa di Noci proprio in relazione alla trasmissione di RAI 3:
Stesso identico trattamento è stato riservato sul sito web di «Noci24», con il medesimo commento censurato e rimosso nel giro di qualche decina di minuti.
Ecco dunque la «democrazia» repressiva di Lorita Tinelli: sono questi i valori che promuovono gli «anti-sette»?
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