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giovedì 24 gennaio 2019

Business «anti-sette»: ecco come Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni lucrano sull’odio

Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, giornalisti «anti-sette» recentemente autori del libro «Nella Setta» che stanno pubblicizzando accanitamente su tutti i media del paese inclusa Internet, non hanno mai confutato i nostri rilievi a proposito del loro movente economico. Al contrario, con attacchi personali piuttosto che spiegazioni hanno mostrato di non avere argomenti per negare quella che noi abbiamo riscontrato essere l’evidenza dei fatti e abbiamo quindi raccontato come tale, peraltro a partire da ben prima che il loro libro vedesse la luce.

Beninteso, non c’è nulla di male nello svolgere un’attività professionale a scopo di lucro. E ci mancherebbe! Ciò che stona (e che finisce per far trasparire una certa malafede) è l’intento dissimulato. Ovvero: di fatto è un’operazione commerciale in piena regola, però viene condita con leziose dichiarazioni di intenti di natura assistenziale o culturale o addirittura di utilità sociale.

Una «minestra perfetta» come quella già vista appena un anno prima per la soubrette «anti-sette» Michelle Hunziker: stesso obiettivo (il denaro), stesse modalità (la creazione di un nemico immaginario da propinare al popolo credulone seminando allarmismo e infamando chi aiuta davvero la gente o chi non ha altre colpe se non portare avanti un propria fede diversa da quella della maggioranza).

Operazione di marketing, quella architettata dalla showgirl svizzera, che dev’essere stata presa ad esempio proprio da Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni: infatti, a chi ha osservato con attenzione l’exploit mediatico «anti-sette» della Hunziker dell’autunno 2017 non è sfuggito che il suo periodo di onnipresenza sui media nazionali le ha fatto da viatico per l’ingaggio a cinque zeri al festival di Sanremo e per quello successivo a «Striscia la Notizia». Quindi, se i proventi del libro pubblicato ai danni della pranoterapeuta che l’aveva accolta molti anni prima presunta non saranno stati granché, i veri soldi li ha poi guadagnati grazie al clamore destato per mezzo di quel lancio editoriale.

In maniera tutt’altro che dissimile, ai loro amici giornalisti che li intervistano Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni mostrano la facciata di chi vorrebbe farsi paladino degli indifesi e portabandiera di un cambiamento normativo (è la solita, vexata quaestio del ripristino del «reato di plagio» di fascista memoria, alias «manipolazione mentale»):


Fatta la tara alle fesserie giuridiche e all’allarmismo gratuito (anzi, a pagamento), quello che rimane sono esultanze come questa:


Ma Gazzanni e Piccinni sapranno sicuramente spiegarci come i «diritti cinematografici e televisivi già venduti» si traducano in un beneficio per le presunte «vittime» di ipotetici «culti abusanti», oltre che per le loro tasche.

Si veda anche questo post che festeggia le vendite del libro:



Per non parlare delle molteplici affermazioni di giubilo sulla notorietà acquisita, dalla quale ovviamente si traggono ulteriori vantaggi economici e che, evidentemente, rappresenta il loro vero obiettivo commerciale: la popolarità mediatica nel loro settore vale oro; Gazzanni e Piccinni questo lo sanno molto bene. E sfruttano la situazione, anche se la loro facciata vorrebbe essere di tutt’altro genere.

Ecco qui un altro esempio, solo uno sui numerosi:


Provino ora a smentirci, Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, quando sosteniamo che lucrano sull’odio.

Finora, a distanza di mesi, di repliche argomentate nemmeno l’ombra.

Forse che non siamo affatto in errore?

sabato 24 marzo 2018

Contributo esterno: il caso di Mario Pianesi e la macrobiotica

Presentiamo il seguito del nostro primo post sull’avvilente caso di Mario Pianesi e della sua catena di punti vendita di prodotti e cucina macrobiotica.

Sebbene l’inchiesta sia in corso e la verità resti ancora tutta da accertare, i giornali e le TV aizzati dai (soliti) «anti-sette» hanno messo in atto un linciaggio mediatico violento e assordante.

Ecco una lettura controcorrente (e – lo ammettiamo – anche un poco satirica) di questi fatti.


venerdì 16 febbraio 2018

Gli «anti-sette» si criticano l’un l’altro

Abbiamo già esaminato e documentato (qui un esempio da un recente post) come il fronte dei militanti «anti-sette» sia non solo alquanto eterogeneo ma anche e soprattutto estremamente contraddittorio e litigioso.

A volte, però, i diversi esponenti del gruppetto di associazioni attive sul territorio nazionale contro la religiosità alternativa (CeSAP, FAVIS, AIVS, ONAP e qualche altra sigla) finiscono davvero per suscitare l’ilarità dei loro osservatori.

Ecco ad esempio un post di qualche giorno fa scritto da Toni Occhiello per criticare l’ultima edizione, appena conclusa, del Festival di San Remo:


Qualcuno obietterà: che c’entra con la sua campagna propagandistica contro la Soka Gakkai e la spiritualità in generale? Nulla, in effetti, a parte fornire un indice della quantità gargantuesca di frustrazioni represse e livori inespressi.

Ma si noti come definisce Michelle Hunziker, che negli ultimi mesi si è fatta «paladina» della nuova «crociata» mediatica contro tutto ciò che è religiosità non convenzionale: «la stucchevole svizzera bionda tutto latte, miele, panna e cioccolata che sembra uscita da un poster di pubblicità alla maternità ariana...»

Sic! Ma Occhiello sa di dileggiare una sua «collega», alleata del CeSAP proprio come lui?

Forse la considera una «concorrente scomoda»? Chissà.

Pare una sorta di nemesi, se pensiamo che appena due giorni prima uno dei vari gruppi Facebook che gravitano attorno al network degli «anti-sette» italiani, e di cui fanno parte Sonia Ghinelli del FAVIS, Luigi Corvaglia del CeSAP e Armando De Vincentiis del CICAP, ha avviato una veemente, livorosa discussione contro Bartolomeo Pepe, un parlamentare della Repubblica a cui poco meno di un anno fa proprio Toni Occhiello ha rivolto un ringraziamento pubblico per il sostegno dato in occasione della conferenza di presentazione dell’AIVS tenuta in Senato.

Ecco l’esordio del post:


Non entriamo nel merito della questione sui vaccini, facciamo soltanto notare con quale astio viene apostrofato il senatore Pepe senza alcun riguardo per il suo supporto (comunque assai discutibile) all’AIVS.

Eppure il parlamentare che quegli «anti-sette» tacciano di «analfabetismo funzionale» è un loro sostenitore:


Insomma, a quanto pare il «tutti contro tutti» fra gli «anti-sette» è all’ordine del giorno.


sabato 10 febbraio 2018

Gli «anti-sette», Michelle Hunziker e la “Doppia Minestra Perfetta”

Abbiamo già trattato in un precedente post la questione riguardante il presunto idolo televisivo Michelle Hunziker, scrittrice di un libro edito da Mondadori sulla sua «triste storia» (anche se, veramente, dalle foto dell’epoca non pare fosse così triste) vissuta all'interno di un cosiddetto «gruppo settario», di cui non ha volutamente fornito dati identificativi.

Si è trattato di una strana strategia mediatica, gettare il sasso senza voler dire a chi è destinato? Che temesse ripercussioni legali?

Comunque la campagna per la promozione del libro si è accompagnata alla campagna di marketing allarmistica ripresa dai soliti faccendieri «anti-sette» a tamburo battente:



Dopodiché la soubrette viene selezionata per presentare la 68ma edizione del Festival di San Remo, che in realtà è diventato di fatto il suo palcoscenico privato: infatti, Michelle Hunziker non ha perso occasione per promuovere il marchio e gli affari di famiglia, come pure le sue (molto ipotetiche) attività sociali.

Infatti, i social media italiani hanno dato ampia eco a una serie di comportamenti discutibili della disinvolta conduttrice, che sono anche stati ripresi da alcune testate online.


La più accesa tra le critiche viene da Raffaella Palladino presidente di D.i.Re., la rete che raccoglie ottanta centri italiani che si adoperano per difendere le donne dalla violenza. In una dura lettera inviata direttamente al Presidente della Rai, Monica Maggioni, pone in evidenza come San Remo sia stato strumentalizzato per fare propaganda all’associazione Doppia Difesa presieduta dalla Hunziker e Giulia Bongiorno, candidata con la Lega Nord di Matteo Salvini.

Non solo Doppia Difesa viene descritta come un’associazione di fatto inesistente, che raccoglie donazioni senza operare in alcun modo a difesa delle donne, ma si accusa la Hunziker di strumentalizzare la sofferenza di altre donne unicamente allo scopo di farsi pubblicità. Sostanzialmente la stessa cosa che ha fatto e sta tuttora facendo con la sua strumentalizzazione dell’allarmismo «anti-sette» per mettersi in mostra ai danni delle minoranze religiose e di chi subisce i soprusi di qualche facinoroso.

Il Fatto Quotidiano sottolinea anche che una giornalista della stessa testata, Selvaggia Lucarelli, aveva pubblicato un articolo segnalando come i telefoni di Doppia Difesa, la ONLUS presieduta dalla Hunziker «erano perennemente muti, mentre le email restavano senza risposta», allegando peraltro i messaggi ricevuti da parecchie donne che si erano rivolte invano all’associazione. Qui sotto alcuni messaggi a titolo di esempio.




Notiamo con stupore e un certo interesse che la madre di Michelle, Ineke Hunziker, fa parte dello staff di questa associazione.

Comunque, l’unica risposta di fatto ricevuta è stata una querela per diffamazione dopo che l’articolo-denuncia era stato pubblicato, mentre i telefoni di Doppia Difesa ritornavano improvvisamente e magicamente a funzionare.

Una finzione sulla finzione che ben si addice allo stile della Hunziker e che trova nella RAI una cassa di risonanza visto che la direzione dell’emittente di stato ha lasciato correre sull’iniziativa (alquanto discutibile) della soubrette svizzera di distribuire ai conduttori una spilla della propria associazione da esibire proprio durante il Festival.

«A noi sembra un malcelato e fintamente ingenuo tentativo non solo di sostenere la campagna elettorale di Bongiorno, ma anche di far dimenticare le critiche piovute sull’associazione Doppia Difesa», scrive Raffaela Palladino nella propria lettera alla direzione RAI.

Manuela Ulivi, Presidente della «Casa di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano», parla di «antiviolenza spettacolo». In un suo post pubblicato su Facebook dichiara:

«Non so cosa faccia l’associazione di Hunziker e Bongiorno. Noi nella stessa città, Milano, abbiamo aperto da trent’anni il nostro centro, un’associazione di donne che ha costruito centinaia di percorsi di uscita dalla violenza, ospitando in case segrete le donne in pericolo».

E prosegue specificando di non aver mai incontrato né Michelle Hunziker né l’avvocata Bongiorno: «Ma le vediamo parlare di violenza contro le donne in televisione. Tutti corrono a dire che sono contro la violenza, in tanti anni di relazioni pubbliche e interventi a seminari, incontri, convegni, non ho mai trovato uno che dicesse di essere a favore. Ecco, la differenza è sempre tra il dire e il fare».

Perciò la finzione di Michelle e la sua sfacciata strumentalizzazione del Festival sia per fare pubblicità al marchio commerciale del marito sia per tirare l’acqua al mulino delle sue alleanze politiche non è sfuggita agli osservatori attenti. In particolare è stata notata e denunciata da chi lavora davvero e tutti i giorni per tutelare le donne vittime della violenza.

Ci domandiamo, in tutto ciò, dove siano finiti i propugnatori della campagna di marketing «anti-sette» che avevano promosso le attività della loro paladina Michelle Hunziker: da parte loro non un commento, non uno striminzito post di critica e denuncia di un siffatto, inammissibile sfruttamento della buona fede popolare.

Come mai hanno tralasciato di stigmatizzare questo episodio che, da quanto si evince, mette in luce gente che non si fa scrupoli a cavalcare le sofferenze altrui?

È un interrogativo a cui tenteremo di dare risposta...

lunedì 5 febbraio 2018

Cristina Caparesi e Lorita Tinelli: gli «anti-sette» cambiano idea secondo convenienza?

Alcuni mesi fa avevamo notato, non senza un certo stupore, che in occasione della trasmissione «anti-sette» su RAI 3 fortemente voluta e poi pubblicizzata da CeSAP (Lorita Tinelli, Pier Paolo Caselli) e FAVIS (Sonia Ghinelli e Maurizio Alessandrini), anche Cristina Caparesi (una delle varie ex collaboratrici della Tinelli che hanno abbandonato il CeSAP sbattendo la porta) ha esultato condividendo appieno la linea «anti-sette»:


È ben noto ormai da tempo che alcuni «anti-sette» sono anche accaniti detrattori degli studiosi di religiosità più accreditati, primo fra tutti il prof. Massimo Introvigne, il quale ha anche un incarico di docente presso un istituto romano legato proprio ai Legionari di Cristo, gruppo cattolico sovente osteggiato come «setta» alla pari di altri movimenti di estrazione completamente differente. Questo fatto può fornire una spiegazione per il supporto dato dalla Caparesi a una trasmissione tanto discutibile.

In quello stesso periodo, la psicologa friulana si accodava alla speciosa propaganda montata da Michelle Hunziker per promuovere le vendite del suo nuovo libro nonché la propria figura di soubrette strumentalizzando l’ormai trito e ritrito allarmismo «anti-sette», con grande soddisfazione da parte di Sonia Ghinelli e delle stessa Lorita Tinelli, come si può ben vedere dal seguente post.

La Ghinelli condivide un post pubblicato della Caparesi tramite la sua pagina «SOS Abusi Psicologici» in cui (peraltro in modo velato ed allusivo) viene criticata la prof.ssa Raffaella Di Marzio per un suo parere riguardante la vicenda Hunziker, esposto in un’intervista radio.


Eppure, la Caparesi dei post qui sopra riportati è la stessa che era stata «scaricata» dal CeSAP della Tinelli a suon di carte bollate:


La stessa Caparesi che a quell’intimazione aveva reagito paventando una replica sul piano legale:


Ed è ancora la stessa Caparesi che, sempre nei confronti di Lorita Tinelli e del suo entourage (in occasione della vittoria legale proprio di Raffaella Di Marzio, Marzo 2011), aveva scritto queste esplicite parole:


Insomma, altro non ci si può domandare se non: da che parte sta questa esponente «anti-sette»?

Quanto si può considerare attendibile chi prima critica in maniera asperrima una ex collega, con tanto di reciproche minacce di azioni legali, e poi si aggrega alla sua campagna mediatica?

sabato 20 gennaio 2018

Il business «anti-sette» asservisce anche i giornalisti

Da questo blog abbiamo spesso acceso i riflettori (e continueremo a farlo) sulle false accuse e «notizie» fasulle prodotte o manipolate dagli «anti-sette».

Ma di quando in quando succede che qualche giornalista, forse per scarsità di «materia prima», va a pescare dal calderone dei vari CeSAP, FAVIS, ONAP, anti-TdG, ecc., per accatastare qualche «succosa» storia di presunti «abusi» e mettere assieme qualche centinaio di battute per un buon «pezzo» da rivendere al miglior offerente o al primo che è disposto a comprarlo (ve ne sono stati parecchi esempi anche recenti ed eclatanti).

Quando poi la catasta di scartoffie è sufficientemente consistente o può essere propinata con un’adeguata campagna di marketing, il giornalista di turno si improvvisa scrittore e cerca di piazzare la maggior quantità possibile di copie nelle librerie e fra il vasto pubblico. Si sa, gli affari sono affari (come nel caso di Michelle Hunziker).

Poco importa se il business viene fatto alle spalle di persone le cui vite vengono irrimediabilmente infangate o addirittura completamente devastate per il profitto o per l’interesse di qualcun altro.

In taluni casi, il giornalista di turno ha buon gioco a prendere di mira un’intera comunità spirituale o religione di minoranza, specialmente se in rapida crescita fra i giovani, additandola (tanto per cambiare) come «setta» o «culto distruttivo» (giusto per inquadrare bene sin da subito un contesto «torbido») e poi dando fondo a tutto il repertorio delle chiacchiere da comari, allarmismo e credulità popolare tipici degli anatemi «anti-sette», meglio se «dimostrati» dalla «testimonianza» di qualche ex membro del movimento, così il tutto si ammanta di una propria «credibilità».

Credibilità dello stesso valore che avrebbe domandare a una moglie, in lite con il marito da cui si è separata dopo molti anni di matrimonio, qual è la sua opinione dell’ex coniuge. Più o meno come chiedere a un fervido interista il suo parere su uno juventino, o viceversa: ci si può forse aspettare un esame equanime, sereno ed imparziale?

Non sempre si riesce a cogliere quanto sia assurdo considerare attendibile la testimonianza di un ex membro inviperito (esempio lampante è quello di Toni Occhiello), eppure è cosa di un’ovvietà disarmante.

Ma i giornalisti hanno bisogno di fare sensazione, e così scrivono articoli come questo:


Il pezzo è di Giovanni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, già autori di un controverso libro contro numerosi movimenti religiosi.

Su quell’articolo, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha diffuso un comunicato stampa di replica che suggeriamo di leggere per intero e che peraltro mostra modi ben più rispettosi di quelli adottati dai giornalisti nei loro confronti.

Ma al di là della voce ufficiale del gruppo religioso, sono forse ancora più interessanti i commenti all’articolo contro la Soka Gakkai riportato dal sito «Huffington Post»: diretti, privi di mediazione, spontanei e schietti, qua e là frizzanti quando non addirittura focosi, i contributi dei lettori rendono bene l’idea di quanta gente viene riguardata dall’intolleranza religiosa portata avanti da articoli di tale fatta. Un’offesa non solo alla spiritualità, ma al giornalismo stesso.

Eccone uno:


Altri tre:


Naturalmente, qua e là nella discussione, non mancano interventi del «solito» Toni Occhiello, che esercita il suo ruolo di «troll» come ben descritto in un nostro precedente post:


Gli utenti, correttamente, lo ignorano del tutto e continuano ad esprimere liberamente la propria opinione:


Significativa la quantità degli interventi a favore della Soka Gakkai, di tenore ed ispirazione piuttosto differenti l’uno dall’altro.



Infine, addirittura una smentita nel cuore stesso dei «contenuti» proposti dai giornalisti:


A fronte di simili reazioni, cosa hanno fatto Giovanni Del Vecchio e Stefano Pitrelli? Cosa ha fatto la redazione di «Huffington Post»? Nulla, il nulla assoluto: non delle scuse, non delle precisazioni, niente di niente.

Ecco il rispetto dei giornalisti «anti-sette» nei confronti delle minoranze religiose.

domenica 10 dicembre 2017

Aggiornamento breve - La censura continua…

Abbiamo ricevuto delle segnalazioni di censura da parte di un paio di «aficionados» del nostro blog che hanno tentato di far sentire la loro voce ma, come già avvenuto recentemente anche a me medesimo, sono stati estromessi dal loro diritto alla libertà di parola.

Vogliamo allora dare loro spazio almeno noi qui su questo blog, anche per rendere l’idea di come la lobby «anti-sette» sia costantemente attiva nel cercare di mettere a tacere le critiche e i pareri controcorrente. Posizioni che, tuttavia, sono sempre più presenti e sempre più consapevoli da parte della gente: troppe menzogne, prima o poi, balzano all’occhio.

In questo post della rivista «Oggi» (il cui tema è la storia raccontata da Michelle Hunziker), il commento dell’utente «Gigi» del 20 di Novembre inizialmente si presentava così:


e adesso invece si presentava così (ovvero, è stato rimosso l’indirizzo del nostro blog):


L’utente «Gigi» ci informa anche di aver tentato più volte di inserire un commento del medesimo tenore su questo post dal sito de «Il Giornale» (l’argomento è sempre la stessa moina degli «abusi subiti da una setta», anche se questa volta la soubrette è la ex collega della Hunziker, Vera Atyushkina, cui si accennava in un nostro post su Facebook). Nulla da fare: anche dopo aver effettuato la registrazione per intero, «misteriosamente» il suo commento non è stato inserito e – ci informa – non gli è stata notificata alcuna moderazione.

E così è stato anche in altri casi, laddove però i malcapitati non hanno avuto la prontezza o l’accortezza di tenere traccia documentale delle proprie operazioni.

Altro esempio: un altro utente (che preferirebbe rimanere anonimo) ha segnalato di aver inviato, come già in precedenza, un commento alla rivista online «InTerris» che è stato completamente insabbiato, senza nemmeno un nota di rimando o una notifica di quale regolamento sarebbe stato applicato per non pubblicarlo. Eccone la bozza «in attesa di moderazione»:


Per carità! Nessuna opinione che possa anche solo lontanamente divergere dalla «linea editoriale» del sito gestito da Aldo Buonaiuto, il prete cattolico «referente della Squadra Anti-Sette (SAS)» e alleato di Lorita Tinelli del CeSAP e Maurizio Alessandrini e Sonia Ghinelli del FAVIS. Non è consentito esprimere un parere contrario, a maggior ragione se un po’ provocatorio. Non sia mai… censura!

D’altronde (vale la pena di rammentarlo una volta in più) il tanto sbandierato e controverso «reato di plagio» (screditato da fior fiore di esperti e giuristi), così caro agli «anti-sette», è figlio del ventennio fascista.

mercoledì 6 dicembre 2017

Gli «anti-sette», Michelle Hunziker e la «minestra perfetta»

Da idolo televisivo ad autrice il passo può essere assai breve, soprattutto in Italia dove c’è un pubblico sempre pronto ad accogliere con entusiasmo qualsiasi cosa provenga da una donna bella e famosa. Stiamo anche parlando di una conduttrice di Striscia la Notizia, quindi il successo editoriale è garantito.

Ma questa volta Michelle sembra aver preso un granchio. Anziché parlare dei numerosi aspetti della sua vita pubblica e privata che avrebbero sicuramente attratto il lettore italiano come la carta moschicida, si butta in un «amarcord» abbastanza nebuloso su vicende che gravitano attorno a un fenomeno che ha già regalato innumerevoli fallimenti a chi ha cercato di cavalcarlo: le «sette».

In particolare, fa testo in tal senso la conferenza stampa tenuta a Milano Domenica 19 novembre scorso presso il Museo della Scienza e delle Tecnica, con la contestuale intervistata di Michela Proietti, giornalista del Corriere della Sera. Curiosamente, quest’ultima si affretta sin da subito ad ammettere di non poter essere obiettiva perché «ammaliata» dal fascino della Hunziker.

Inutile dire che Michelle esordisce facendo di tutta un’erba un fascio e perciò ritroviamo tra i «santoni» anche i «life coach», una figura professionale molto affermata e accreditata in tutto il mondo. Che dire ad esempio di Tony Robbins? Se diamo credito alla «velina» d’importazione, trattandosi di un «life coach» che si fa persino pagare, dovrebbe essere immediatamente arrestato. Peccato che Tony Robbins abbia costruito un impero mediatico di dimensioni gigantesche e sia una delle persone meglio pagate al mondo. Un livello a cui la Hunziker non arriverà mai nonostante gli indubbi attributi di cui dispone.

Senza contare che criticando «life coach» e figure simili, indirettamente, la Hunziker taccia di delinquenza personaggi come alcuni «anti-sette», un esempio fra tutti è il Pier Paolo Caselli di cui si riferiva in un precedente post. Ecco come ne parla la soubrette:


Invoca persino una forma di censura per direttissima:


In definitiva, nel corso dell’intervista per la presentazione del suo libro sulla «tempesta perfetta», sentiamo un confuso minestrone di idee personali frammiste a racconti frammentari e dati spesso contraddittori, il tutto condito con le solite e tipiche accuse propagandistico-allarmistiche da «anti-sette»:


Ma non ha raccontato lei stessa che è grazie alla sua «setta» che ha potuto riavvicinarsi a suo padre, potendo così stargli vicino poco prima che morisse?

Ridicolo (per essere eufemistici) è il paragone con una realtà drammatica ed efferata come quella di Daesh:


Proseguendo: a queste boutade sono da aggiungere gli auspici di Ineke per una nuova legge che ripristini il reato di «plagio» (già in vigore nel codice penale di epoca fascista e giudicato incostituzionale nel 1981) e il racconto di come si sarebbero potuti risolvere i problemi fra Michelle e la sua «setta» mediante l’uso di una mazza da baseball (a noi ricorda un po’ la «dialettica erudita» di Toni Occhiello di cui ai nostri post degli scorsi 22 Novembre e 30 Novembre):


Addirittura esilarante il momento in cui Ineke, soprappensiero, pronuncia il nome vero della pranoterapeuta finita nel mirino della figlia, vittima sacrificale di una cinica trovata pubblicitaria, e Michelle, assieme alla giornalista, la zittisce:


Insomma, tutti elementi che hanno fugato anche gli ultimi dubbi, se mai ve ne fossero stati: è lapalissiano che ad alimentare (fornendo il carburante ideologico per sostanziarla) la campagna di marketing allarmistica della Hunziker e di sua madre, sono i soliti faccendieri «anti-sette».
Tant’è vero che, come peraltro si rammentava già nel nostro precedente post sul tema, già nel 2003 Ineke era in contatto con l’associazione «ARIS Toscana», ora sciolta da qualche anno ma in quel periodo piuttosto attiva nel contrastare le spiritualità alternative in collaborazione con FAVIS e CeSAP e persino con Forza Nuova.

In ultima analisi, la sequela di scivoloni logici e dialettici di Michelle mostrano chiaramente come la nostra autrice non è ben documentata e non ha capito veramente di che cosa sta parlando. Ha dovuto persino mutuare il titolo di un film che ha venduto benissimo al botteghino: più «plagio» di così! Più che una «tempesta perfetta», è una «minestra perfetta»!

Michelle racconta della sua storia con una pranoterapeuta avvenuta in tempi molto remoti, cercando di far apparire come misteriosa e inedita una vicenda di cui si sa già tutto e si è già detto tutto anche pubblicamente. La soubrette, però, ci racconta di un periodo orribile in cui il suo successo professionale e personale era sfavillante, ma ciò nonostante oscurato da ombre che non riusciamo a decifrare o identificare, nemmeno dal suo raffazzonato racconto.

Cita vagamente un rapporto difficile con un padre alcolista, da cui si era distaccata da tempo. Menziona la madre come una santa e compassionevole donna finora tenuta all’oscuro di questa vicenda devastante (i cui contorni sono però quanto mai indefiniti ed evanescenti). Insomma, sembra il racconto di una bambina viziata che ha avuto tutto dalla vita e che ora tenta di emergere come autrice senza alcuna reale preparazione nella materia che sta discutendo.

E il vespaio già si leva: Roberto Simioli, il compagno della madre che ha vissuto con loro negli anni in cui la carriera di Michelle prendeva il via, ha creato un blog in cui mostra di poter sbugiardare tanto Michelle quanto la madre Ineke definendole come opportuniste pronte a calpestare chiunque pur di garantirsi notorietà. Ecco le sue parole: «Tu poi Michelle, da buona opportunista, come qualcuno dei veri Hunziker, che avete innata questa prerogativa, che esiste nel vostro D.N.A.  per non affogare, hai sempre tolto il salvagente ad altri...»

Simioli promette una battaglia senza quartiere anche sul nuovo libro e apre con una salva che fa tremare il castello di carte della nostra Michelle d’importazione:
«Ribadisco che ciò che scrive la signora è solo una bella favola, è dal 2002 che io racconto la vera storia, molto è già stato scritto sul mio libro, uscito nel 2010. Smonterò il suo libro, indicando, punto per punto, le parti romanzate, e quelle nascoste... mi permetto di soffiare su quel castello costruito con le carte da gioco, impilato dalla Hunziker e far cadere quel maniero, che non ha fondamenta, ma è solo sostenuto da menzogne, menzogne che hanno arrecato danni non solo a me, anche ad altre persone».

Ma perché allora la Hunziker si accanisce nei confronti di personaggi ormai dimenticati e si trasforma in una matrigna virtuale di una causa persa da sempre? Che cosa la spinge a farlo?

Simioli ci promette di scoprirlo: «Oltre a ciò che leggo nel suo libro, devo assistere al teatrino di dichiarazioni fasulle, interviste pilotate, omissione di nomi, gossip a tutto campo, si intuiva già il clamore che avrebbe prodotto  il libro, ciò che non era intuibile, il perché Michelle ha omesso i nomi, già  PERCHE' ? Visto che la vicenda è arcinota, così pure i personaggi, credo che la spiegazione, sia abbastanza semplice, esiste senz'altro una ragione. Quale, potrebbe essere?».

Perciò scopriremo quale potrebbe essere il movente che ha spinto Michelle Hunziker a cavalcare quest’onda di fango che rischia di farla affogare. Capiremo perché si espone al ridicolo davanti a tutti con affermazioni che vengono immediatamente smentite, come quella in cui dichiara che la madre Ineke era una manager quando in realtà, stando a Simioli, che dovrebbe ben conoscerla, era semplicemente una venditrice porta a porta.

Ma Simioli ha le idee chiare e dice che il motto delle due Hunziker è risaputo ed ha profonde radici storiche: «Riferito sempre alle due furbe, madre e figlia, Hunziker, il 22 luglio del 2013 pubblicai il post, ‘Michelle, Ineke Hunziker e il loro motto Mors tua, vita mea’ (visibile in questo blog) dove anticipavo le stronzate che stanno contraddicendo adesso, glissando, celando. Travisando».

E quindi ci troviamo improvvisamente esposti a un nuovo volto di Michelle. Non più angelico, ma calcolatore. Non più simpatico, ma fasullo e cinico. Una carriera iniziata con un celeberrimo «fondo schiena» (famosissimo lo spot dell’intimo che tanto la rese famosa e desiderata dai maschietti di mezza Italia)… che rischia di finire all’insegna della medesima parte anatomica.

Forse Michelle dovrebbe recitare, a mo’ di mantra, proprio lo slogan di quella pubblicità: «Per stare così bene davanti, bisogna avere una bella storia dietro». Le servirebbe la guida e da monito, come del resto lei stessa ci ricorda...

martedì 21 novembre 2017

Pier Paolo Caselli e le eterne contraddizioni degli «anti-sette»

Si era già citato il vicentino Pier Paolo Caselli in uno degli ultimi post.

Era balzato all’occhio, quale lapalissiana contraddizione, il sostegno dato da questo illustre nessuno (sostenitore della psicologa barese) ad una «guaritrice spirituale» dedita a dispensare consigli gratuiti su come conseguire tale qualifica, possibilmente retribuita.

Non contento, Caselli ora s’impegna in una delle attività più osteggiate dagli «anti-sette», con Lorita Tinelli e Sonia Ghinelli in prima fila, proprio quella di «counselor» o «life coach».

Ecco infatti cosa pubblicizza Caselli dal suo profilo Facebook:


E non manca la réclame del suo sito in cui si propone come «counselor»:


Tenendo presente che Caselli ha raccontato più e più volte (e con diffusione sui mezzi di comunicazione pubblica), di avere seriamente considerato di suicidarsi, ci si domanda come fa a proporsi ora quale figura idonea a consigliare ad altri il modo migliore di vivere.

Con che qualifica, poi? È iscritto all’albo degli psicologi? Ha qualche attestato professionale in materia di formazione o consulenza?

A giudicare da questo sito (qui il link*), deve trattarsi di qualifiche ben definite e cospicue, se si parla di «ruolo di formatore e professionista»:

[*] NOTA IMPORTANTE del 01 Febbraio 2018: la pagina linkata, di cui viene qui di seguito riportata un’istantanea, è stata modificata nei giorni scorsi dalla gestrice del relativo sito. In fondo al presente post abbiamo pubblicato una precisazione e rettifica.



Lo stesso vale per la pagina Facebook aperta proprio nelle ultime ore dal «resiliente» Caselli, ancora (e addirittura!) come «formatore»:



E dire che persino Michelle Hunziker, ben fiancheggiata dai soliti «anti-sette», proprio in questi giorni, si sta scagliando contro chiunque voglia portare avanti un’attività di «counseling» o «Life Coach» e simili; attività tanto osteggiate da psicologi come le citate Lorita Tinelli e Sabrina Camplone.

Per dirla tutta, la Hunziker e la madre sono su tutti i media nazionali per quella che riteniamo sia un’evidente operazione di marketing: promuovere il proprio libro e sfruttare l’allarmismo generato dagli «anti-sette» per convogliare audience e realizzare maggiore profitto.

Ma a parte questo – saremo prevenuti? – abbiamo il forte, inquietante sospetto che nessuna segnalazione alle autorità competenti sia stata inoltrata in proposito né da Lorita Tinelli, né da Michelle Hunziker, né da Sabrina Camplone, né da Maurizio Alessandrini, né da altri giustizialisti «anti-sette» che vedono ovunque concorrenti da annichilire…




martedì 7 novembre 2017

Aggiornamento breve - La «pia» Hunziker e l’assalto alla diligenza degli «anti-sette»

Nei giorni scorsi i media di tutta Italia (e oltre) hanno dato fiato alle trombe per pubblicizzare la storia strappalacrime della soubrette Michelle Hunziker che, assieme a sua madre, hanno fatto commuovere mezza Italia raccontando la loro versione del periodo di permanenza in un gruppo esoterico.

Gli «anti-sette» non hanno mancato di proclamare trionfalmente l’evento dai loro profili Facebook:


Tuttavia, il cliché ormai inflazionato della «setta brutta e cattiva che abusa dei suoi seguaci» sembra celare ben altra storia. Un altro blogger coraggioso, infatti, da tempo denuncia le inesattezze che sono state diffuse da giornalisti compiacenti circa la vicenda della Hunziker e del gruppo di Clelia Berghella (definita la «maga Giulia»): http://leveritanascoste-roberto-simioli.blogspot.it/



Dichiara il Simioli: «Chi sarà mai quel paladino, che la protegge, così strenuamente, spianandole la strada? Io una idea ce l'ho, qualcuno molto importante, che rimane nell'ombra».

Qual è la regia occulta dietro all’artefatta storia di Michelle? Sarà qualcuno dei “soliti noti” «anti-sette»?

Sembrerebbe di sì, se si considera che Ineke, madre della giovane showgirl, fu contattata tempo fa dall’ormai defunta Maria Pia Gardini, al tempo portavoce dell’oramai altrettanto defunta associazione «ARIS Toscana» (come si legge sul fascicolo nr. 44 di «Visto»). Contattata, cioè, dall’esponente allora più in vista del sodalizio di associazioni «anti-sette» che si proclamano referenti della «Squadra Anti Sette» (SAS) della Polizia di Stato, nonché associazioni federate alla controversa federazione «anti-sette» europea denominata FECRIS (Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione sul Settarismo). In quell’occasione, la Gardini offrì a mamma Hunziker la propria «competenza» nella lotta alle sette per allontanare la soubrette svizzera dalla pranoterapeuta milanese.

Niente di nuovo, dunque? Forse il tempo ce lo dirà.