A scanso di equivoci, precisiamo sin da principio che, per una volta, vogliamo fare una «eccezione alla regola» e pubblicare un testo un po’ diverso dal solito. Infatti, qui formuliamo più che altro delle ipotesi e diamo voce a degli interrogativi che ci sono sorti nell’ultimo periodo collegando tutta una serie di fatti antecedenti: potremmo sbagliare, pertanto non consideriamo queste riflessioni dei dati di fatto, ma le proponiamo ai lettori come spunti da riesaminare.
Partiamo dalla fine degli anni ’90, quando il neonato movimento politico di estrema destra «Forza Nuova», guidato da Roberto Fiore, pregiudicato per banda armata e associazione sovversiva nel processo per la strage di Bologna, da poco rientrato in Italia dall’Inghilterra, congloba nel proprio manifesto la «lotta alle sette religiose»:
Come si può notare, si trattava di dichiarazioni piuttosto esplicite e categoriche che non lasciavano spazio a nessun genere di dialettica, tant’è che già in quel periodo alcune «squadracce» di forzanovisti si resero responsabili di atti violenti, fra cui in particolare vanno ricordati i fatti di Roma del Maggio 1998 e il coinvolgimento nei tragici disordini di Genova del 2001.
Ma il legame con i gruppi «anti-sette» si evidenziò in maniera inequivocabile nel Marzo del 2002, quando Forza Nuova diede spazio ad una sigla famigerata come la «Associazione per la Ricerca e Informazione sulle Sette» (ARIS, oggi sostanzialmente defunta dopo vari guai giudiziari dei suoi soci) avendola assunta come punto di riferimento per fornire l’indispensabile materiale ideologico al fine di combattere i movimenti da loro considerati più «discutibili» e quindi (va da sé) più facilmente attaccabili sul piano dell’opinione pubblica.
Le attività antireligiose di Forza Nuova scemarono un po’ alla volta di fronte al rigetto pressoché spontaneo che se ne registrò da parte della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, a cui la repressione violenta della diversità (per quanto la si possa dipingere come «discutibile») non sembra proprio andare a genio.
Nel 2001, Renato Meduri, senatore della Repubblica di «fede politica» notoriamente fascista (sic!), presentò il progetto di legge nr. 800 «Norme per contrastare la manipolazione psicologica», espressamente mirato contro i nuovi movimenti religiosi anche se, ovviamente, presentati alla maniera allarmistica tipica degli «anti-sette».
Per la cronaca, quella proposta di legge non ebbe alcun seguito concreto, ma negli anni successivi vi furono ancora vari tentativi simili di restaurare il «reato di plagio», nessuno dei quali però passò il vaglio del dibattimento parlamentare.
Sempre Meduri, in Gennaio 2006, presentò un’interrogazione parlamentare palesemente istigata dall’associazione FAVIS di Maurizio Alessandrini e Sonia Ghinelli. Anche quell’iniziativa finì lettera morta in quanto la situazione tanto «allarmante» che veniva riferita (con tanto di esplicita richiesta di intervento dello Stato) risultò essere più che altro una bega di cortile. Infatti, in seguito fu proprio il figlio di Alessandrini a smascherare le gravi incongruenze nell’operato della FAVIS, che in fin dei conti era composta principalmente dai suoi stessi genitori e da quella Sonia Ghinelli che oggi cerca di operare nell’anonimato tramite il controverso profilo Facebook «Ethan Garbo Saint Germain». A questo proposito vi è una interessante intervista resa pubblicamente da Fabio Alessandrini.
Sono invece recentissimi le dichiarazioni sdegnate degli «anti-sette» nei confronti (addirittura!) del cardinale Giuseppe Betori, a loro avviso «reo» di aver contrattato con un’altra confessione religiosa (la comunità islamica) la cessione di un terreno sul quale edificare un luogo di culto. Ecco come commenta il fatto lo psichiatra Mario Di Fiorino, un «anti-sette» e sostenitore delle teorie sul «plagio» sin dagli anni ’80:
Addirittura esorta i suoi contatti alla protesta pubblica contro il porporato:
Di Fiorino, il cui colore politico notoriamente non rosseggiante, si accoda alle voci polemiche di bigotti e intransigenti che, in effetti, attaccano il vescovo di Firenze con le stesse identiche argomentazioni degli estremisti di Forza Nuova:
Ecco infatti un post pubblicato su un gruppo Facebook che frequentemente pubblica le stesse notizie propalate da CeSAP, FAVIS, ecc.
I commenti stimolati da quel post parlano da sé:
Notare il livello culturale, come sempre elevatissimo, della dialettica «anti-sette»:
E poi non mancano mai i «leoni da tastiera» che da «anti-sette» si palesano per quel che sono, antireligiosi:
Avanziamo solo di una decina di giorni, quando l’accoppiata Lorita Tinelli (CeSAP) e Sonia Ghinelli (FAVIS) dà spazio e pubblica condivisione a questa notizia:
Lo stesso fa Toni Occhiello dell’AIVS praticamente in coincidenza:
Piccola nota di colore, questi post sono stati condivisi il giorno di Natale! Sbalorditivo… non pare un’ossessione?
Ma a parte la peculiarità cronologica, la condivisione e ripubblicazione di questa notizia richiama alla memoria quanto era avvenuto solo qualche mese prima (Luglio 2017) quando un tale di nome Adrian Oertli, un ex militante di estrema sinistra, raccontò ai media il suo «caso» per dimostrare in che modo, a suo dire, le organizzazioni comuniste sono del tutto equiparabili a «sette» nelle quali si pratica la «manipolazione mentale» coercitiva. Manco a dirlo, un’altra occasione creata ad arte per riproporre il solito minestrone del «plagio nei culti distruttivi»:
Non pare affatto strano che Oertli abbia stretto proprio in quel periodo amicizia su Facebook con Luigi Corvaglia, lo psicologo amico di Lorita Tinelli dalla quale ha anche raccolto il testimone della presidenza del CeSAP:
Tutto ciò premesso, dobbiamo ammettere che da queste riflessioni ne sono scaturite altre e ci siamo via via resi conto che l’argomento meriterebbe ulteriori e più consistenti indagini.
Sebbene molte delle attività degli «anti-sette» coinvolgano dei nostalgici del «ventennio» o, in ogni caso, degli estimatori dell'autoritarismo, forse non è completamente corretto sostenere che gli «anti-sette» siano tendenzialmente di destra.
Infatti, in più occasioni personaggi come Maurizio Alessandrini della FAVIS e i suoi compari si sono aggrappati al carrozzone della sinistra, pur di ottenere qualche interrogazione parlamentare preconfezionata: basti pensare al comunista Tiziano Arlotti o al democristiano Pino Pisicchio (ne davamo conto in questo post).
Sarebbe allora più corretto, forse, affermare che agli «anti-sette» piacerebbe essere di estrema destra per dispensare olio di ricino e manganellate in tutta libertà, ma al contempo devono fingersi democratici e garantisti per ottenere qualche appoggio politico.
Semplici opportunisti? O profittatori qualunquisti?
Questo blog si propone di promuovere un'informazione puntuale e ad ampia diffusione sulle notizie e i fatti concreti che riguardano il controverso mondo dei gruppi "anti-sette" e di tutti quei soggetti ed associazioni che portano avanti un attivo contrasto a movimenti spirituali e confessioni religiose.
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sabato 30 dicembre 2017
Un interrogativo: gli «anti-sette» sono estremisti di destra?
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mercoledì 6 dicembre 2017
Gli «anti-sette», Michelle Hunziker e la «minestra perfetta»
Da idolo televisivo ad autrice il passo può essere assai breve, soprattutto in Italia dove c’è un pubblico sempre pronto ad accogliere con entusiasmo qualsiasi cosa provenga da una donna bella e famosa. Stiamo anche parlando di una conduttrice di Striscia la Notizia, quindi il successo editoriale è garantito.
Ma questa volta Michelle sembra aver preso un granchio. Anziché parlare dei numerosi aspetti della sua vita pubblica e privata che avrebbero sicuramente attratto il lettore italiano come la carta moschicida, si butta in un «amarcord» abbastanza nebuloso su vicende che gravitano attorno a un fenomeno che ha già regalato innumerevoli fallimenti a chi ha cercato di cavalcarlo: le «sette».
In particolare, fa testo in tal senso la conferenza stampa tenuta a Milano Domenica 19 novembre scorso presso il Museo della Scienza e delle Tecnica, con la contestuale intervistata di Michela Proietti, giornalista del Corriere della Sera. Curiosamente, quest’ultima si affretta sin da subito ad ammettere di non poter essere obiettiva perché «ammaliata» dal fascino della Hunziker.
Inutile dire che Michelle esordisce facendo di tutta un’erba un fascio e perciò ritroviamo tra i «santoni» anche i «life coach», una figura professionale molto affermata e accreditata in tutto il mondo. Che dire ad esempio di Tony Robbins? Se diamo credito alla «velina» d’importazione, trattandosi di un «life coach» che si fa persino pagare, dovrebbe essere immediatamente arrestato. Peccato che Tony Robbins abbia costruito un impero mediatico di dimensioni gigantesche e sia una delle persone meglio pagate al mondo. Un livello a cui la Hunziker non arriverà mai nonostante gli indubbi attributi di cui dispone.
Senza contare che criticando «life coach» e figure simili, indirettamente, la Hunziker taccia di delinquenza personaggi come alcuni «anti-sette», un esempio fra tutti è il Pier Paolo Caselli di cui si riferiva in un precedente post. Ecco come ne parla la soubrette:
Invoca persino una forma di censura per direttissima:
In definitiva, nel corso dell’intervista per la presentazione del suo libro sulla «tempesta perfetta», sentiamo un confuso minestrone di idee personali frammiste a racconti frammentari e dati spesso contraddittori, il tutto condito con le solite e tipiche accuse propagandistico-allarmistiche da «anti-sette»:
Ma non ha raccontato lei stessa che è grazie alla sua «setta» che ha potuto riavvicinarsi a suo padre, potendo così stargli vicino poco prima che morisse?
Ridicolo (per essere eufemistici) è il paragone con una realtà drammatica ed efferata come quella di Daesh:
Proseguendo: a queste boutade sono da aggiungere gli auspici di Ineke per una nuova legge che ripristini il reato di «plagio» (già in vigore nel codice penale di epoca fascista e giudicato incostituzionale nel 1981) e il racconto di come si sarebbero potuti risolvere i problemi fra Michelle e la sua «setta» mediante l’uso di una mazza da baseball (a noi ricorda un po’ la «dialettica erudita» di Toni Occhiello di cui ai nostri post degli scorsi 22 Novembre e 30 Novembre):
Addirittura esilarante il momento in cui Ineke, soprappensiero, pronuncia il nome vero della pranoterapeuta finita nel mirino della figlia, vittima sacrificale di una cinica trovata pubblicitaria, e Michelle, assieme alla giornalista, la zittisce:
Insomma, tutti elementi che hanno fugato anche gli ultimi dubbi, se mai ve ne fossero stati: è lapalissiano che ad alimentare (fornendo il carburante ideologico per sostanziarla) la campagna di marketing allarmistica della Hunziker e di sua madre, sono i soliti faccendieri «anti-sette».
Tant’è vero che, come peraltro si rammentava già nel nostro precedente post sul tema, già nel 2003 Ineke era in contatto con l’associazione «ARIS Toscana», ora sciolta da qualche anno ma in quel periodo piuttosto attiva nel contrastare le spiritualità alternative in collaborazione con FAVIS e CeSAP e persino con Forza Nuova.
In ultima analisi, la sequela di scivoloni logici e dialettici di Michelle mostrano chiaramente come la nostra autrice non è ben documentata e non ha capito veramente di che cosa sta parlando. Ha dovuto persino mutuare il titolo di un film che ha venduto benissimo al botteghino: più «plagio» di così! Più che una «tempesta perfetta», è una «minestra perfetta»!
Michelle racconta della sua storia con una pranoterapeuta avvenuta in tempi molto remoti, cercando di far apparire come misteriosa e inedita una vicenda di cui si sa già tutto e si è già detto tutto anche pubblicamente. La soubrette, però, ci racconta di un periodo orribile in cui il suo successo professionale e personale era sfavillante, ma ciò nonostante oscurato da ombre che non riusciamo a decifrare o identificare, nemmeno dal suo raffazzonato racconto.
Cita vagamente un rapporto difficile con un padre alcolista, da cui si era distaccata da tempo. Menziona la madre come una santa e compassionevole donna finora tenuta all’oscuro di questa vicenda devastante (i cui contorni sono però quanto mai indefiniti ed evanescenti). Insomma, sembra il racconto di una bambina viziata che ha avuto tutto dalla vita e che ora tenta di emergere come autrice senza alcuna reale preparazione nella materia che sta discutendo.
E il vespaio già si leva: Roberto Simioli, il compagno della madre che ha vissuto con loro negli anni in cui la carriera di Michelle prendeva il via, ha creato un blog in cui mostra di poter sbugiardare tanto Michelle quanto la madre Ineke definendole come opportuniste pronte a calpestare chiunque pur di garantirsi notorietà. Ecco le sue parole: «Tu poi Michelle, da buona opportunista, come qualcuno dei veri Hunziker, che avete innata questa prerogativa, che esiste nel vostro D.N.A. per non affogare, hai sempre tolto il salvagente ad altri...»
Simioli promette una battaglia senza quartiere anche sul nuovo libro e apre con una salva che fa tremare il castello di carte della nostra Michelle d’importazione:
«Ribadisco che ciò che scrive la signora è solo una bella favola, è dal 2002 che io racconto la vera storia, molto è già stato scritto sul mio libro, uscito nel 2010. Smonterò il suo libro, indicando, punto per punto, le parti romanzate, e quelle nascoste... mi permetto di soffiare su quel castello costruito con le carte da gioco, impilato dalla Hunziker e far cadere quel maniero, che non ha fondamenta, ma è solo sostenuto da menzogne, menzogne che hanno arrecato danni non solo a me, anche ad altre persone».
Ma perché allora la Hunziker si accanisce nei confronti di personaggi ormai dimenticati e si trasforma in una matrigna virtuale di una causa persa da sempre? Che cosa la spinge a farlo?
Simioli ci promette di scoprirlo: «Oltre a ciò che leggo nel suo libro, devo assistere al teatrino di dichiarazioni fasulle, interviste pilotate, omissione di nomi, gossip a tutto campo, si intuiva già il clamore che avrebbe prodotto il libro, ciò che non era intuibile, il perché Michelle ha omesso i nomi, già PERCHE' ? Visto che la vicenda è arcinota, così pure i personaggi, credo che la spiegazione, sia abbastanza semplice, esiste senz'altro una ragione. Quale, potrebbe essere?».
Perciò scopriremo quale potrebbe essere il movente che ha spinto Michelle Hunziker a cavalcare quest’onda di fango che rischia di farla affogare. Capiremo perché si espone al ridicolo davanti a tutti con affermazioni che vengono immediatamente smentite, come quella in cui dichiara che la madre Ineke era una manager quando in realtà, stando a Simioli, che dovrebbe ben conoscerla, era semplicemente una venditrice porta a porta.
Ma Simioli ha le idee chiare e dice che il motto delle due Hunziker è risaputo ed ha profonde radici storiche: «Riferito sempre alle due furbe, madre e figlia, Hunziker, il 22 luglio del 2013 pubblicai il post, ‘Michelle, Ineke Hunziker e il loro motto Mors tua, vita mea’ (visibile in questo blog) dove anticipavo le stronzate che stanno contraddicendo adesso, glissando, celando. Travisando».
E quindi ci troviamo improvvisamente esposti a un nuovo volto di Michelle. Non più angelico, ma calcolatore. Non più simpatico, ma fasullo e cinico. Una carriera iniziata con un celeberrimo «fondo schiena» (famosissimo lo spot dell’intimo che tanto la rese famosa e desiderata dai maschietti di mezza Italia)… che rischia di finire all’insegna della medesima parte anatomica.
Forse Michelle dovrebbe recitare, a mo’ di mantra, proprio lo slogan di quella pubblicità: «Per stare così bene davanti, bisogna avere una bella storia dietro». Le servirebbe la guida e da monito, come del resto lei stessa ci ricorda...
Ma questa volta Michelle sembra aver preso un granchio. Anziché parlare dei numerosi aspetti della sua vita pubblica e privata che avrebbero sicuramente attratto il lettore italiano come la carta moschicida, si butta in un «amarcord» abbastanza nebuloso su vicende che gravitano attorno a un fenomeno che ha già regalato innumerevoli fallimenti a chi ha cercato di cavalcarlo: le «sette».
In particolare, fa testo in tal senso la conferenza stampa tenuta a Milano Domenica 19 novembre scorso presso il Museo della Scienza e delle Tecnica, con la contestuale intervistata di Michela Proietti, giornalista del Corriere della Sera. Curiosamente, quest’ultima si affretta sin da subito ad ammettere di non poter essere obiettiva perché «ammaliata» dal fascino della Hunziker.
Inutile dire che Michelle esordisce facendo di tutta un’erba un fascio e perciò ritroviamo tra i «santoni» anche i «life coach», una figura professionale molto affermata e accreditata in tutto il mondo. Che dire ad esempio di Tony Robbins? Se diamo credito alla «velina» d’importazione, trattandosi di un «life coach» che si fa persino pagare, dovrebbe essere immediatamente arrestato. Peccato che Tony Robbins abbia costruito un impero mediatico di dimensioni gigantesche e sia una delle persone meglio pagate al mondo. Un livello a cui la Hunziker non arriverà mai nonostante gli indubbi attributi di cui dispone.
Senza contare che criticando «life coach» e figure simili, indirettamente, la Hunziker taccia di delinquenza personaggi come alcuni «anti-sette», un esempio fra tutti è il Pier Paolo Caselli di cui si riferiva in un precedente post. Ecco come ne parla la soubrette:
Invoca persino una forma di censura per direttissima:
In definitiva, nel corso dell’intervista per la presentazione del suo libro sulla «tempesta perfetta», sentiamo un confuso minestrone di idee personali frammiste a racconti frammentari e dati spesso contraddittori, il tutto condito con le solite e tipiche accuse propagandistico-allarmistiche da «anti-sette»:
Ma non ha raccontato lei stessa che è grazie alla sua «setta» che ha potuto riavvicinarsi a suo padre, potendo così stargli vicino poco prima che morisse?
Ridicolo (per essere eufemistici) è il paragone con una realtà drammatica ed efferata come quella di Daesh:
Proseguendo: a queste boutade sono da aggiungere gli auspici di Ineke per una nuova legge che ripristini il reato di «plagio» (già in vigore nel codice penale di epoca fascista e giudicato incostituzionale nel 1981) e il racconto di come si sarebbero potuti risolvere i problemi fra Michelle e la sua «setta» mediante l’uso di una mazza da baseball (a noi ricorda un po’ la «dialettica erudita» di Toni Occhiello di cui ai nostri post degli scorsi 22 Novembre e 30 Novembre):
Addirittura esilarante il momento in cui Ineke, soprappensiero, pronuncia il nome vero della pranoterapeuta finita nel mirino della figlia, vittima sacrificale di una cinica trovata pubblicitaria, e Michelle, assieme alla giornalista, la zittisce:
Insomma, tutti elementi che hanno fugato anche gli ultimi dubbi, se mai ve ne fossero stati: è lapalissiano che ad alimentare (fornendo il carburante ideologico per sostanziarla) la campagna di marketing allarmistica della Hunziker e di sua madre, sono i soliti faccendieri «anti-sette».
Tant’è vero che, come peraltro si rammentava già nel nostro precedente post sul tema, già nel 2003 Ineke era in contatto con l’associazione «ARIS Toscana», ora sciolta da qualche anno ma in quel periodo piuttosto attiva nel contrastare le spiritualità alternative in collaborazione con FAVIS e CeSAP e persino con Forza Nuova.
In ultima analisi, la sequela di scivoloni logici e dialettici di Michelle mostrano chiaramente come la nostra autrice non è ben documentata e non ha capito veramente di che cosa sta parlando. Ha dovuto persino mutuare il titolo di un film che ha venduto benissimo al botteghino: più «plagio» di così! Più che una «tempesta perfetta», è una «minestra perfetta»!
Michelle racconta della sua storia con una pranoterapeuta avvenuta in tempi molto remoti, cercando di far apparire come misteriosa e inedita una vicenda di cui si sa già tutto e si è già detto tutto anche pubblicamente. La soubrette, però, ci racconta di un periodo orribile in cui il suo successo professionale e personale era sfavillante, ma ciò nonostante oscurato da ombre che non riusciamo a decifrare o identificare, nemmeno dal suo raffazzonato racconto.
Cita vagamente un rapporto difficile con un padre alcolista, da cui si era distaccata da tempo. Menziona la madre come una santa e compassionevole donna finora tenuta all’oscuro di questa vicenda devastante (i cui contorni sono però quanto mai indefiniti ed evanescenti). Insomma, sembra il racconto di una bambina viziata che ha avuto tutto dalla vita e che ora tenta di emergere come autrice senza alcuna reale preparazione nella materia che sta discutendo.
E il vespaio già si leva: Roberto Simioli, il compagno della madre che ha vissuto con loro negli anni in cui la carriera di Michelle prendeva il via, ha creato un blog in cui mostra di poter sbugiardare tanto Michelle quanto la madre Ineke definendole come opportuniste pronte a calpestare chiunque pur di garantirsi notorietà. Ecco le sue parole: «Tu poi Michelle, da buona opportunista, come qualcuno dei veri Hunziker, che avete innata questa prerogativa, che esiste nel vostro D.N.A. per non affogare, hai sempre tolto il salvagente ad altri...»
Simioli promette una battaglia senza quartiere anche sul nuovo libro e apre con una salva che fa tremare il castello di carte della nostra Michelle d’importazione:
«Ribadisco che ciò che scrive la signora è solo una bella favola, è dal 2002 che io racconto la vera storia, molto è già stato scritto sul mio libro, uscito nel 2010. Smonterò il suo libro, indicando, punto per punto, le parti romanzate, e quelle nascoste... mi permetto di soffiare su quel castello costruito con le carte da gioco, impilato dalla Hunziker e far cadere quel maniero, che non ha fondamenta, ma è solo sostenuto da menzogne, menzogne che hanno arrecato danni non solo a me, anche ad altre persone».
Ma perché allora la Hunziker si accanisce nei confronti di personaggi ormai dimenticati e si trasforma in una matrigna virtuale di una causa persa da sempre? Che cosa la spinge a farlo?
Simioli ci promette di scoprirlo: «Oltre a ciò che leggo nel suo libro, devo assistere al teatrino di dichiarazioni fasulle, interviste pilotate, omissione di nomi, gossip a tutto campo, si intuiva già il clamore che avrebbe prodotto il libro, ciò che non era intuibile, il perché Michelle ha omesso i nomi, già PERCHE' ? Visto che la vicenda è arcinota, così pure i personaggi, credo che la spiegazione, sia abbastanza semplice, esiste senz'altro una ragione. Quale, potrebbe essere?».
Perciò scopriremo quale potrebbe essere il movente che ha spinto Michelle Hunziker a cavalcare quest’onda di fango che rischia di farla affogare. Capiremo perché si espone al ridicolo davanti a tutti con affermazioni che vengono immediatamente smentite, come quella in cui dichiara che la madre Ineke era una manager quando in realtà, stando a Simioli, che dovrebbe ben conoscerla, era semplicemente una venditrice porta a porta.
Ma Simioli ha le idee chiare e dice che il motto delle due Hunziker è risaputo ed ha profonde radici storiche: «Riferito sempre alle due furbe, madre e figlia, Hunziker, il 22 luglio del 2013 pubblicai il post, ‘Michelle, Ineke Hunziker e il loro motto Mors tua, vita mea’ (visibile in questo blog) dove anticipavo le stronzate che stanno contraddicendo adesso, glissando, celando. Travisando».
E quindi ci troviamo improvvisamente esposti a un nuovo volto di Michelle. Non più angelico, ma calcolatore. Non più simpatico, ma fasullo e cinico. Una carriera iniziata con un celeberrimo «fondo schiena» (famosissimo lo spot dell’intimo che tanto la rese famosa e desiderata dai maschietti di mezza Italia)… che rischia di finire all’insegna della medesima parte anatomica.
Forse Michelle dovrebbe recitare, a mo’ di mantra, proprio lo slogan di quella pubblicità: «Per stare così bene davanti, bisogna avere una bella storia dietro». Le servirebbe la guida e da monito, come del resto lei stessa ci ricorda...
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